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	<title>Lavoro &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Turismo, dagli Stati Uniti a Dubrovnik: John Malkovich protagonista del nuovo film promozionale della Croazia</title>
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				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 22:31:16 +0000</pubDate>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Il ministero del Turismo e dello Sport della Repubblica di Croazia e l&rsquo;Ente nazionale Croato per il Turismo, in collaborazione con la Federazione calcistica croata, hanno organizzato, in occasione della Coppa del Mondo Fifa 2026, l&rsquo;evento promozionale &#8216;Croatia in the game &#8211; Tourism. Sport. Culture. Flavors.&#8217;, svoltosi sabato sera presso l&rsquo;Hotel Aka nella citt&agrave; statunitense di Alexandria (Virginia), dove si trova il ritiro della nazionale croata di calcio. Con l&rsquo;occasione &egrave; stato presentato in anteprima anche il nuovo film promozionale del turismo croato &#8216;Croatia &#8211; I hear it&#8217;s beautiful&#8217;, il cui ruolo principale &egrave; affidato al celebre attore di fama mondiale di origini croate John Malkovich, che, insieme alla nazionale croata, &egrave; stato la grande star della serata. Alla realizzazione del video ha contribuito il direttore creativo Pete Radovich, rinomato produttore televisivo e sportivo, anch&rsquo;egli di origini croate, vincitore di 45 Emmy Awards in 18 diverse categorie.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;obiettivo principale dell&rsquo;evento era la promozione dell&rsquo;eccellenza dell&rsquo;offerta turistica croata, evidenziando i legami tra la Croazia e gli Stati Uniti attraverso lo sport e i numerosi successi degli atleti croati. Oltre a Ton&#269;i Glavina, ministro del Turismo e dello Sport della Repubblica di Croazia, e a Kristjan Stani&#269;i&#263;, direttore generale dell&rsquo;Ente nazionale Croato per il Turismo, all&rsquo;evento hanno partecipato anche Marijan Kusti&#263;, presidente della Federazione calcistica croata, Leila Kre&scaron;i&#263; Juri&#263;, direttrice dell&rsquo;Ente nazionale Croato per il Turismo a New York, nonch&eacute; i giocatori della nazionale croata di calcio guidati dal commissario tecnico Zlatko Dali&#263; e dal capitano Luka Modri&#263;. Era inoltre presente il celebre ex cestista croato Toni Kuko&#269;, insieme a numerosi rappresentanti della diplomazia statunitense, del settore turistico e sportivo e dei media.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Questo &egrave; il grande salto di qualit&agrave; che stiamo compiendo per la prima volta e che ci consente di rafforzare in modo significativo il posizionamento della Croazia sulla scena internazionale. Mentre il leggendario John Malkovich &egrave; il volto del nuovo video promozionale della Croazia, a Dubrovnik si sono riunite star dello sport di fama mondiale come LeBron James, Kyle Kuzma e Rafael Nadal che, attraverso la competizione E1 Series, che abbiamo portato anche in Croazia, stanno diffondendo immagini spettacolari della Croazia in ogni angolo del mondo&#8221;, ha dichiarato il ministro Glavina.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Ci&ograve; &egrave; un&rsquo;ulteriore conferma &#8211; ha proseguito &#8211; di quanto turismo e sport rappresentino una combinazione vincente, di grande forza e autenticit&agrave;. Insieme danno vita a storie che superano i confini, uniscono le persone e contribuiscono a posizionare la Croazia tra le destinazioni pi&ugrave; ambite a livello globale. E quando a questa narrazione si uniscono i nostri migliori ambasciatori, la Nazionale croata di calcio, il commissario tecnico Zlatko Dali&#263;, il capitano Luka Modri&#263; e l&rsquo;intera squadra, la promozione della Croazia acquista ulteriore forza, emozione e credibilit&agrave;. Oggi la Croazia non &egrave; soltanto una destinazione che tutto il mondo desidera visitare. La Croazia &egrave; una storia che conquista il mondo&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>Il mercato americano rappresenta il nostro principale mercato di provenienza a lungo raggio e uno dei mercati strategici per il turismo croato, come confermano anche i risultati e la crescita continua che registriamo anno dopo anno. La crescita complessiva dal 2019 in termini di arrivi e pernottamenti supera il 30%, a conferma del fatto che la Croazia oggi occupa una posizione di rilievo tra le destinazioni europee pi&ugrave; ambite dai turisti americani, grazie alla promozione costante, a un&rsquo;offerta turistica di qualit&agrave; e a sempre migliori collegamenti aerei.&nbsp;</p>
<p>A partire da quest&rsquo;anno, la Croazia dispone di due collegamenti diretti con gli Stati Uniti, da Dubrovnik e da Spalato, e si prevede la realizzazione di un totale di 440 voli diretti tra i due Paesi. Va inoltre sottolineato che i turisti americani viaggiano tutto l&rsquo;anno e che, secondo la ricerca TOMAS, Sono in cima alla classifica per spesa media giornaliera.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Il mercato americano rappresenta per il turismo croato il principale mercato a lungo raggio e quello da cui generiamo il maggior volume di flusso turistico. Se a questo si aggiunge il fatto che proprio qui si sta svolgendo la Coppa del Mondo di calcio, &egrave; evidente che si tratta di un&rsquo;ottima opportunit&agrave; per promuovere ulteriormente la Croazia come destinazione di qualit&agrave;, attrattiva e sicura. &Egrave; stata inoltre l&rsquo;occasione ideale per presentare in anteprima il nuovo film promozionale del turismo croato con John Malkovich come protagonista. Il video &egrave; originale, diverso, direi unico, e rappresenta una netta evoluzione rispetto ai precedenti contenuti promozionali, segnando al contempo un importante passo avanti nella promozione del turismo croato, di cui siamo particolarmente orgogliosi&rdquo;, ha affermato il direttore dell&rsquo;Ente nazionale Croato per il Turismo Stani&#269;i&#263;, augurando ai calciatori il successo ai mondiali e sottolineando come i nostri atleti e la nazionale croata di calcio contribuiscano da anni in modo significativo alla visibilit&agrave; internazionale della Croazia, in qualit&agrave; di preziosi ambasciatori del nostro Paese a livello globale.&nbsp;</p>
<p>Il programma dell&rsquo;evento &egrave; stato condotto da Marina Jurica, conduttrice e giornalista della Cbs, di origini croate. L&rsquo;atmosfera musicale &egrave; stata curata dal duo Mach &amp; Gilming, formato dalle pluripremiate musiciste croate Eva Mach e Petra Gilming, insieme al cantante croato Roko Bla&#382;evi&#263;, noto al grande pubblico per la vittoria al concorso musicale croato Dora 2019 e per aver rappresentato la Croazia all&rsquo;Eurovision con il brano &#8216;The Dream&#8217;, e che oggi vive e lavora a Los Angeles.&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Lavoro, Nhrg: per moda e lusso la caccia ai talenti non si ferma, ecco i profili più richiesti</title>
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				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 17:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Nonostante il rallentamento dei consumi e le difficolt&#224; che hanno interessato parte del comparto nel corso del 2025, il settore Moda e Luxury continua a confermarsi uno dei principali motori dell&#8217;economia italiana e uno dei mercati del lavoro pi&#249; dinamici del Paese. &#200; quanto emerge dall&#8217;ultimo Focus Settoriale dell&#8217;Osservatorio Nhrg dedicato a Moda, [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Nonostante il rallentamento dei consumi e le difficolt&agrave; che hanno interessato parte del comparto nel corso del 2025, il settore Moda e Luxury continua a confermarsi uno dei principali motori dell&#8217;economia italiana e uno dei mercati del lavoro pi&ugrave; dinamici del Paese. &Egrave; quanto emerge dall&#8217;ultimo Focus Settoriale dell&#8217;Osservatorio Nhrg dedicato a Moda, Lusso e Retail, che analizza l&#8217;andamento dell&#8217;occupazione e l&#8217;evoluzione delle competenze richieste dalle aziende nel 2026. Il comparto, che contribuisce per oltre il 5% al Pil nazionale e occupa pi&ugrave; di 1,2 milioni di persone, sta affrontando una fase di trasformazione caratterizzata da una crescita pi&ugrave; contenuta rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, la domanda di personale qualificato continua a mantenersi elevata, in particolare nelle funzioni commerciali e nelle attivit&agrave; direttamente collegate alla gestione della relazione con il cliente.&nbsp;</p>
<p>Le figure professionali maggiormente ricercate comprendono Sales Assistant, Client Advisor, Store Manager, Boutique Manager, Area Manager Retail, Visual Merchandiser, Crm &amp; Clienteling Specialist, E-commerce Specialist e Omnichannel Manager. Cresce inoltre la richiesta di professionisti capaci di integrare competenze commerciali, digitali e relazionali all&#8217;interno di un contesto sempre pi&ugrave; orientato all&#8217;esperienza del cliente.&nbsp;</p>
<p>L&#8217;evoluzione del retail di fascia alta sta infatti ridefinendo il concetto stesso di vendita. Le aziende ricercano consulenti in grado di costruire relazioni di lungo periodo con la clientela, valorizzando strumenti digitali, Crm, analisi dei dati e strategie di fidelizzazione. Accanto alle competenze tecniche, assumono un ruolo sempre pi&ugrave; rilevante la conoscenza delle lingue straniere, la capacit&agrave; di operare in contesti internazionali e l&#8217;attitudine alla gestione di una clientela globale.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal punto di vista geografico, la domanda di personale si concentra principalmente nei grandi hub del lusso italiano, con Milano che si conferma il principale polo occupazionale del settore, seguita da Roma, Firenze, Forte dei Marmi e dalle principali destinazioni turistiche premium e luxury.&nbsp;</p>
<p>Parallelamente, le aziende continuano a confrontarsi con alcune criticit&agrave; strutturali del mercato del lavoro. Tra queste emergono la difficolt&agrave; nel reperire professionisti con esperienza specifica nel luxury retail, la scarsit&agrave; di candidati multilingua, l&#8217;elevato turnover delle figure commerciali e una crescente competizione tra brand per attrarre e trattenere i migliori talenti. Per rispondere a queste sfide, le organizzazioni stanno investendo sempre pi&ugrave; in programmi di formazione, sviluppo professionale e retention, riconoscendo nel capitale umano uno degli asset strategici pi&ugrave; rilevanti per la crescita futura.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Il settore moda e lusso sta attraversando una fase di profonda evoluzione. In un contesto economico pi&ugrave; complesso, la capacit&agrave; di attrarre e valorizzare professionisti qualificati rappresenta un elemento determinante per la competitivit&agrave; delle aziende&rdquo;, dichiara Gianni Scaperrotta, ad di Nhrg. &ldquo;Oggi i brand &#8211; aggiunge &#8211; non cercano soltanto competenze commerciali, ma figure capaci di coniugare relazione, esperienza cliente, cultura digitale e conoscenza dei mercati internazionali. La vera sfida dei prossimi anni sar&agrave; investire sul talento come leva strategica per sostenere crescita, innovazione e valore del brand&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Turismo, in Finlandia il Kuopio Dance Festival apre la lunga estate di arte e cultura in riva al lago</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/turismo-in-finlandia-il-kuopio-dance-festival-apre-la-lunga-estate-di-arte-e-cultura-in-riva-al-lago/</link>
				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 17:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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<p> (Adnkronos) &#8211; Si &egrave; appena chiuso, in Finlandia, il Kuopio Dance Festival, la pi&ugrave; importante manifestazione di danza dei paesi nordici, che ogni anno, per una settimana a giugno, attrae in media 35mila spettatori da tutto il Paese e anche, sempre pi&ugrave;, dall&rsquo;estero data la caratura internazionale delle star che vi si esibiscono. Il Festival, che si tiene dal 1969, propone infatti performance di altissimo livello, per il 70 per cento ad ingresso gratuito, cui si affianca un ricco e originale programma di lezioni e laboratori, dallo yoga del risveglio mattutino alle lezioni di danza, fino agli spettacoli degli allievi della scuola locale che &egrave; una delle pi&ugrave; accreditate per la formazione artistica. E, ancora, eventi e musica che animano piazze e centri commerciali. Un Festival per tutti, quindi, e di tutti, un po&rsquo; come &egrave; lo stile di vita dei finlandesi, che in questo angolo della Regione dei laghi &#8211; la pi&ugrave; estesa zona lacustre d&rsquo;Europa &#8211; amano trascorrere il tempo libero in uno dei 10.800 cottage che si concentrano con la maggiore densit&agrave; proprio nella zona. &nbsp;</p>
<p>A fare da cornice a quella che viene comunemente chiamata Settimana della danza &egrave; infatti la cittadina di Kuopio, capoluogo della Regione dei laghi, affacciata sulla baia di uno dei pi&ugrave; grandi arcipelaghi interni. Una meta per tutto l&rsquo;anno, dove la calma del lago incontra la vita urbana. Basti pensare che una foresta sempreverde (Puijo) sorge proprio nel centro di Kuopio, su una collina dove si erge anche la torre costruita nel 1963, diventata simbolo della citt&agrave;, che ospita un ristorante roteante con una vista incomparabile sul lago Kallavesi. &nbsp;</p>
<p>E se la natura si pu&ograve; trovare nel raggio di mezzo chilometro ovunque si volga lo sguardo, &egrave; la storia, pi&ugrave; ricca di quanto si possa immaginare, e la vita culturale che si respirano passeggiando per le vie della citt&agrave; e che fanno di Kuopio una destinazione molto attrattiva per gli amanti delle arti dello spettacolo e non solo. Soprattutto nella stagione estiva quando il sole prende il sopravvento dopo il lungo e buio inverno e, a queste latitudini, regala la sensazione di giornate senza fine. Il Kuopio Dance Festival, infatti, &egrave; il primo di una serie di manifestazioni che si succedono nei mesi estivi, tra cui il Kuopio Wine Festival a inizio luglio, il Kuopiorock a fine luglio e inizio agosto e l&rsquo;Anti-Contemporary Art Festival a settembre.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una tradizione culturale che viene da lontano e che ha fatto di Kuopio un luogo di incontro di artisti e intellettuali. Punto di riferimento, per i personaggi del mondo culturale e del palcoscenico l&rsquo;albergo principale della citt&agrave;, oggi Original Sokos Hotel Puijonsarvi. Tanto da avere un&rsquo;ala dedicata al Kuopio Dance Festival e addirittura una stanza, la Jorma Uotinen Suite, a tema rosso e nero, che &egrave; un tributo al maestro Jorma Uotinen, il quale, dopo la ristrutturazione della struttura, non ha voluto rinunciare alla sua stanza preferita, tanto da disegnarla personalmente nel nuovo look. &ldquo;Il Kuopio Dance Festival porta in citt&agrave; amanti della danza finlandesi e internazionali e ha un&rsquo;atmosfera veramente magica. Godere dell&rsquo;offerta artistica del Festival &egrave; un&rsquo;esperienza fantastica soprattutto soggiornando in camere che ne esprimono l&rsquo;essenza&rdquo;, afferma l&rsquo;Hotel manager Tatu Ahonen. &nbsp;</p>
<p>All&rsquo;Original Sokos Hotel Puijonsarvi si &egrave; voluto rendere omaggio anche all&rsquo;altro importante festival di Kuopio, quello della musica rock. E&rsquo; disponibile, infatti, anche una Rock Suite: un letto che ricorda un palcoscenico con luci al neon, circondato da dettagli decorativi che riflettono il rock lifestyle, come costumi e strumenti di musicisti locali. La stanza &egrave; disegnata in collaborazione con la KuopioRock-Organization ed &egrave; completamente insonorizzata proprio per permettere ai clienti-fan di poter ascoltare la musica preferita a tutto volume. In questa, come in altre camere superior, a disposizione anche una sauna privata. &nbsp;</p>
<p>&ldquo;La Rock Suite offre molti grandi dettagli di lusso. Alcuni degli elementi pi&ugrave; divertenti possono forse essere trovati nel bagno, ad esempio la doccia con luci che cambiano colore. Questa suite unica &egrave; ideale per le bands che si esibiscono a Kuopio, ospiti del Festival, ma anche feste di diploma o altre occasioni che richiedano un&rsquo;atmosfera speciale. La Rock Suite &egrave; disegnata per tutte le stelle rock e i music-lovers&rdquo;, spiega la General manager Anna H&auml;m&auml;l&auml;inen.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sar&agrave; anche per questo che in citt&agrave; si trovano il Kuopio Music Centre, uno dei centri concerti e congressi pi&ugrave; rilevanti della Finlandia, cuore della vita musicale della regione e casa della Kuopio Symphony Orchestra, che periodicamente ospita grandi nomi nazionali e internazionali. E il Kuopio City Theatre, il pi&ugrave; grande teatro della Finlandia orientale, con una stagione annuale di musical, prosa, show, anche per bambini, che si alternano in due palcoscenici, da 464 e 184 posti, per un totale di circa 300 spettacoli l&rsquo;anno. Avveniristico l&rsquo;edificio sede della scuola superiore di formazione artistica, tra le migliori del paese. &nbsp;</p>
<p>La vocazione formativa che ha reso Kuopio un centro di eccellenza dove hanno studiato politici e scrittori, si deve a Johan Vilhelm Snellman, insegnante e autore vissuto nel 1800 che ha dedicato gran parte della sua vita, trascorsa proprio a Kuopio, allo sviluppo dell&rsquo;istruzione. A lui &egrave; dedicato il busto al centro di una delle due piazze principali, quella su cui svetta la cattedrale di inizio 1800 (iniziata sotto il regno svedese e terminata sotto il dominio dell&rsquo;impero russo), imponente costruzione bianca con pietre a vista, essa stessa sede di concerti, ad esempio durante un altro dei Festival estivi, il BarokkiKuopio, a luglio, dedicato alla musica barocca. Sulla stessa piazza, occupata da un bellissimo giardino che ha vinto anche un premio europeo, si trova il pi&ugrave; antico edificio di Kuopio, recentemente rinnovato, che ospita il museo d&rsquo;arte, con una collezione permanente di artisti finlandesi e mostre temporanee di rilevanza internazionale. &nbsp;</p>
<p>Altri musei da non perdere sono il Riisa, il Museo ortodosso, uno dei pi&ugrave; grandi d&rsquo;Europa, dedicato alla conservazione dell&rsquo;eredit&agrave; culturale della chiesa ortodossa finlandese, e il VB Photography Center, il primo centro regionale di fotografia in Finlandia, che organizza mostre nazionali e internazionali. Ma anche l&rsquo;Old Kuopio Museum, distribuito in 11 antiche case di legno risalenti al 1700 e 1800, che rappresenta stili e condizioni di vita delle famiglie dell&rsquo;epoca. Fra i grandi progetti in programma, la creazione di una casa museo nel luogo in cui visse la scrittrice Minna Canth, paladina dei diritti femminili in una citt&agrave; che ha avuto anche un&rsquo;attiva associazione delle donne, la cui sede &egrave; tutt&rsquo;oggi utilizzata per rappresentanza, e che ha espresso la prima candidata al Parlamento del paese.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Animatissima in estate e durante il Kuopio Dance Festival &egrave; l&rsquo;altra grande piazza della citt&agrave;, quella del Mercato. Qui si tengono molti degli spettacoli all&rsquo;aperto, tanto che &egrave; in costruzione una struttura fissa per offrire un palcoscenico permanente. Ai lati opposti della piazza due edifici in stile neo-rinascimentale, quello del Municipio e quello dell&rsquo;Universit&agrave;. &nbsp;</p>
<p>Ma ad attirare l&rsquo;attenzione &egrave; il vecchio mercato coperto, una originale struttura gialla ornata con bassorilievi a tema animale e vegetale, dove si possono trovare prodotti locali e un caff&egrave;. Di fronte le statue di due giovani, care agli studenti della citt&agrave;, e tutto intorno moderni edifici con negozi, mentre nel sotterraneo della piazza si apre un altro mondo fatto di spazi commerciali pi&ugrave; adatti alle fredde giornate invernali. &nbsp;</p>
<p>Tra le due piazze c&rsquo;&egrave; un sistema di stradine laterali, oggi pedonalizzate, che un tempo erano le strade dove abitava il popolo e su cui si affacciano le case di legno sopravvissute. Ed &egrave; percorrendo queste stradine che si raggiunge, sul lato opposto, una terza piazza, affacciata sul lago, anch&rsquo;essa palcoscenico di performance, l&igrave; dove ancora una volta cultura e natura si prendono per mano.&nbsp;</p>
<p>(di Alessia Trivelli)&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Relazione annuale Fondazione Enpaia, conti in ordine e know how verso Paesi che rientrano nel Piano Mattei</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/relazione-annuale-fondazione-enpaia-conti-in-ordine-e-know-how-verso-paesi-che-rientrano-nel-piano-mattei/</link>
				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Conti in ordine, investimenti nelle aziende dell&#8217;agroalimentare, valorizzazione dei prodotti del made in Italy a tutela dei consumatori italiani. Sono questi gli asset strategici su cui si &#232; mossa Enpaia, Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, nel 2025. I prodotti agroalimentari italiani restano al centro degli [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; Conti in ordine, investimenti nelle aziende dell&rsquo;agroalimentare, valorizzazione dei prodotti del made in Italy a tutela dei consumatori italiani. Sono questi gli asset strategici su cui si &egrave; mossa Enpaia, Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, nel 2025. I prodotti agroalimentari italiani restano al centro degli interessi dei produttori, dei consumatori e degli investitori istituzionali come la cassa di previdenza del settore agricolo. Ed Enpaia si &egrave; mossa coerentemente su queste direttrici.&nbsp;</p>
<p>E&rsquo; quanto emerge dalla Relazione annuale della Fondazione Enpaia presentata al Senato. Dalla Relazione, ha spiegato infatti il presidente di Enpaia, Giorgio Piazza, saltano agli occhi soprattutto tre elementi: &#8220;Il valore dei prodotti nostrani per i consumatori italiani, la centralit&agrave; dei produttori nel futuro di Enpaia e la valorizzazione della filiera agroalimentare come volano per l&rsquo;economia nazionale. Da qui la nostra scelta d&rsquo;investire 500 milioni nell&rsquo;economia reale e nell&rsquo;agroalimentare di qualit&agrave;&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Una scelta &#8211; ha sottolineato il direttore generale della Fondazione, Roberto Diacetti &#8211; che si &egrave; resa possibile grazie ad un bilancio solido che nel 2025 ha fatto registrare un avanzo di oltre 27 milioni di euro ed un patrimonio in crescita che consentir&agrave; di replicare, anche nel corso di quest&rsquo;anno, investimenti mirati a sostegno soprattutto delle aziende italiane del settore primario. Non a caso dopo l&rsquo;ingresso nel capitale di Masi Agricola (produttore del famoso Amarone della Valpolicella), di BF (la pi&ugrave; grande azienda agricola italiana), di Granarolo (l&rsquo;unico grande player del settore lattiero-caseario italiano) e di Granterre (tra le primarie aziende produttrici di salami e formaggi) puntiamo ad entrare nel capitale di altre aziende agroalimentari italiane&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Come Enpaia &#8211; ha annunciato il direttore generale della Fondazione Enpaia, Roberto Diacetti &#8211; stiamo valutando di trasferire un pezzo del nostro know how in vari Paesi che rientrano nel Piano Mattei. Ampliamo cos&igrave; l&#8217;ambito di aplicazione della Fondazione&#8221;. &nbsp;</p>
<p>&#8220;La previdenza con l&#8217;acqua e il lavoro costituiscono tre aspetti fondamentali nel quadro della costruzione e del mantenimento della sicurezza nazionale&#8221;. A dirlo Massimo Gargano, consigliere Fondazione Enpaia e direttore generale Anbi, Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue. &#8220;L&#8217;acqua &#8211; ha sottolineato &#8211; non &egrave; pi&ugrave; una variabile tecnica, ma la prima infrastruttura della democrazia. Dove l&#8217;acqua &egrave; governata, il lavoro cresce; dove il lavoro cresce, la previdenza &egrave; solida&#8221;. Gargano ha poi ricordato il legame esistente tra Enpaia e Anbi: &#8220;Gli investimenti di Enpaia nelle filiere agroalimentari, nella resilienza dei territori e nella modernizzazione agricola sono parte della stessa responsabilit&agrave; nazionale che Anbi ha nella gestione dell&#8217;acqua&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Le imprese agricole, Trump o non Trump, hanno dimostrato una capacit&agrave; di resistere e di far fare al nostro Paese ulteriori passi in avanti di qualit&agrave;&#8221;. Ha precisato Annamaria Furlan, vicepresidente della Commissione parlamentare per il controllo sull&#8217;attivit&agrave; degli enti di previdenza. &#8220;Parliamo &#8211; ha chiarito &#8211; di un settore che ha il made in Italy in tutto il mondo, ma che allo stesso tempo ha il fenomeno del caporalato che si sta esplicitando in tutta la sua brutalit&agrave;. Il caporalato  si sconfigge con strumenti di controllo, certezza delle pene e ribellione. Questo si pu&ograve; attuare con imprese e contratti &#8216;sani&#8217; e con presa in carico delle responsabilit&agrave;. Fondamentale &egrave; anche l&#8217;azione che si fa contro il dumping contrattuale perch&eacute; i primi a rimetterci sono proprio le imprese sane, i lavoratori e le lavoratrici&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Per Furlan, &#8220;c&#8217;&egrave; bisogno di un mercato del lavoro che riconosca la dignit&agrave; dei lavoratori e delel lavoratrici. La grande sfida &egrave; quella di sapere tenere insieme le diverse generazioni nel mercato del lavoro&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Ci troviamo in uno scenario interno &#8211; ha affermato Raffaella Buonaguro, Fai Cisl &#8211;  seguito da tensioni geopolitiche che rappresenta un costo per il settore agroalimentare. Il settore ha sempre dato un supporto importante anche durante il Covid. Il nostro agroalimentare continua a dimostrare una forza che va oltre le crisi: produce valore, lavoro e qualit&agrave;. La qualit&agrave; del lavoro agricolo &egrave; un bene pubblico: va difesa con contratti solidi, salari adeguati e politiche che sostengano la produttivit&agrave;&#8221;. Buonaguro, ricordando i risultati positivi della Fondazione Enpaia, ha commentato che ci&ograve; evidenza una gestione oculata e partecipata, a vantaggio di tutti gli iscritti del settore agricolo&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Ricerca Enpaia-Censis&nbsp;</p>
<p>Gli italiani chiedono di mangiare sano e si &egrave; anche disponibili a spendere di pi&ugrave; (in prodotti soprattutto italiani) ma ci sono molte famiglie, con redditi bassi, che devono rinunciare al made in Italy a causa dell&rsquo;aumento dei prezzi. Emerge dalla ricerca Enpaia-Censis sui &lsquo;Consumi alimentari degli italiani&rsquo;.&nbsp;</p>
<p>Tra il 2021 e il 2025, secondo la ricerca, l&rsquo;indice generale dei prezzi &egrave; salito del 17,1%, mentre quello dei prodotti alimentari di ben il 26,6%. Una accelerazione che produce effetti negativi sui consumi. Con i salari al palo da anni, il potere d&rsquo;acquisto delle famiglie si &egrave; ridotto, anche per la spesa alimentare. E nonostante l&rsquo;88% degli italiani individui nelle abitudini alimentari nazionali il modello pi&ugrave; affidabile per nutrirsi correttamente, la rincorsa dei prezzi rischia di vanificare questo obiettivo. Per 9 italiani su 10 la filiera agroalimentare italiana viene percepita come la principale garanzia di qualit&agrave;.&nbsp;</p>
<p>La dieta mediterranea resta dunque un modello condiviso ma la rincorsa dei prezzi rischia di trasformarla in un privilegio pi&ugrave; che in una abitudine diffusa. Una frattura socialeche passa per famiglie, territori e stili di vita e che rischia di ampliarsi a causa delle guerre in Ucraina e nel Medio Oriente. La dieta mediterranea resta un modello condiviso, ma la rincorsa dei prezzi rischia di trasformarla in un privilegio pi&ugrave; che in una abitudine diffusa. Una frattura sociale che passa per famiglie, territori e stili di vita e che rischia di ampliarsi a causa delle guerre in Ucraina e nel Medio Oriente.L&rsquo;obiettivo della Fondazione Enpaia &egrave; quello di garantire la solidit&agrave; delle aziende italiane del settore agricolo e di conseguenza della propria base contributiva. Oltre che di sostenere l&rsquo;intera filiera del settore (come nel caso Granarolo). Ed &egrave; qui che si lega la strategia degli investimenti della Fondazione con la domanda di prodotti alimentari di alta qualit&agrave; da parte degli italiani, certificata dai dati della ricerca Enpaia-Censis sui &lsquo;Consumi alimentari degli italiani&rsquo; presentata oggi a Roma. Dalla ricerca emerge, inoltre, che il 93% degli italiani considera il mangiare sano un investimento sulla salute ed oltre il 90% lo ritiene un&rsquo;esigenza irrinunciabile.&nbsp;</p>
<p>Enpaia conta 42.000 iscritti, 9.200 aziende associate e un patrimonio di 2,2 miliardi&nbsp;</p>
<p>Tra gli obiettivi principali della Fondazione, oltre gli investimenti nell&rsquo;economia reale e nell&rsquo;innovazione agricola, anche la valorizzazione patrimonio immobiliare ma soprattutto la riduzione del livello di tassazione delle Casse di previdenza allineandolo a quello dei Fondi pensione.&nbsp;</p>
<p>L&#8217;esercizio 2025 della Fondazione Enpaia, Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura, si &egrave; chiuso con un avanzo di 27,1 milione di euro, superiore a quello del 2024, quando era stato pari a 22,8 milioni, +18,9%. Il risultato positivo &egrave; frutto in prevalenza della performance della gestione finanziaria, delle dismissioni immobiliari, ma soprattutto di una strategia moderna del consiglio di amministrazione e di un assetto organizzativo della Fondazione che riesce a far fronte all&#8217;instabilit&agrave; e all&#8217;incertezza del contesto economico-finanziario.&nbsp;</p>
<p>Il rendimento netto complessivo, calcolato sui valori di libro dell&#8217;intero protafoglio (mobiliare e immobiliare) della Fondazione, si attesta sul 38,1%, rispetto al 3,19% del 2024. Considerando il &#8216;fair value&#8217; del protafoglio della Fondazione (mobiliare e immobiliare), il rendimento complessivo si attesta sul 3,83%, superiore al 3,24% del 2024. A consuntivo il patrimonio totale si &egrave; attestato a 2.181 milioni di euro, in crescita del 3,6% rispetto al 2024.&nbsp;</p>
<p>Nello scenario economico contraddistinto da forte incertezza, i risultati della gestione previdenziale della Fondazione Enpaia nel 2025 sono migliorati rispetto all&#8217;anno precedente. I contributi accertati ammontano a 176,5 milioni di euro, in crescita del 3% rispetto all&#8217;anno 2024 (171,5 milioni di euro). La Fondazione &egrave; riuscita regolarmente ad erogare le prestazioni e a garatire tutti gli altri servizi ai propri iscritti. In particolare, nel 2025 la Fondazione ha erogato complessivamente prestazioni del Fondi Tfr previdenza e infortuni per 168, 2 milioni di euro (160,6 milioni nel 2024). I buoni risultati della gestione previdenziale sono da ascrivere alla solidit&agrave; dell&#8217;agroalimentare italiano, settore che si dimostra fortemente resiliente alle incertezze del contesto geopolitico.&nbsp;</p>
<p>Nel 2025 l&#8217;attivit&agrave; di accertamento delle entrate contributive ha prodotto un incremento dei contributi accertati rispetto all&#8217;esercizio precedente del 3%. La crescita dell&#8217;accertato per contributi &egrave; da imputare alla seconda tranche dei rinnovi contrattuali del settore agricolo e all&#8217;incremento del numero degli iscritti rispetto all&#8217;anno precedente (41.709 iscritti attivi a fine 2025, 41.033 a fine 2024, +1,6%). Analogamente agli iscritti, anche il numero delle aziende contribuenti attive nel 2025 &egrave; aumentato rispetto all&#8217;anno precedente (9.212 aziende nel 2025 rispetto alle 9.166 del 2024, +0,5%).&nbsp;</p>
<p>Previdenza: Enpaia, popolazione maschile 50,1% totale iscritti, ma futuro Fondazione sempre pi&ugrave; rosa&nbsp;</p>
<p>Anche nell&#8217;esercizio 2025 la progressiva erosione del divario di genere tra gli iscritti Enpaia. La popolazione maschile, che rimane comunque, seppur di stretta misura, maggioritaria, si &egrave; attestata a 20.906 unit&agrave;, pari al 50,1% del totale iscritti (50,7% nel 2024). La percentuale di donne iscritte &egrave; passata da 49,3% nel 2024 a 49,9% nel 2025. Si conferma ancora una volta la maggiore dinamicit&agrave; della popolazione femminile rispetto a quella maschile, dato che l&#8217;85,2% del 676 nuovi iscritti attivi a fine 2025 &egrave; rappresentato da donne (576). In continuit&agrave; con le evidenze degli ultimi anni, il contributo degli uomini all&#8217;aumento degli iscritti attivit continua a rimanere pi&ugrave; contenuto.&nbsp;</p>
<p>Il futuro della Fondazione &egrave; destinato ad essere sempre pi&ugrave; rosa, dato che anche nel 2025 le donne hanno rappresentato il genere prevalente nelle classi di et&agrave; fino a 50 anni; di contro tra gli iscritti con pi&ugrave; di 50 anni si registra una netat prevalenza del genere maschile. Gli iscritti attivi con et&agrave; pari o inferiore a 50 anni rappresentano il 63,6% del totale (26.564), di questi lavoratori il 54% (14.334) &egrave; di sesso femminile. Presumibilmente, nel giro di pochi anni, se si manterranno le dinamiche in atto nei rapporti di compensazione degli iscritti attivi, la maggioranza di essi apparterr&agrave; al genere femminile.&nbsp;</p>
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<p>(di Sabrina Rosci)&nbsp;</p>
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		<title>Lavoro domestico, un pilastro del welfare pubblico</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/lavoro-domestico-un-pilastro-del-welfare-pubblico/</link>
				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 12:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; In Italia il lavoro domestico resta un pilastro del welfare pubblico. Un settore che per&#242; deve fare i conti con il sommerso e con un preoccupante invecchiamento dei lavoratori domestici. Adnkronos/Labitalia, in occasione della Giornata internazionale del lavoro domestico che si celebra oggi 16 giugno, ha fatto il punto con Assindatcolf (Associazione nazionale [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; In Italia il lavoro domestico resta un pilastro del welfare pubblico. Un settore che per&ograve; deve fare i conti con il sommerso e con un preoccupante invecchiamento dei lavoratori domestici. Adnkronos/Labitalia, in occasione della Giornata internazionale del lavoro domestico che si celebra oggi 16 giugno, ha fatto il punto con Assindatcolf (Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico) per tracciare le linee di un comparto che secondo i dati del Rapporto Family (Net) Work registra 1,2 milioni di occupati, 17 miliardi di valore aggiunto, ma con il 55,4% dei rapporti che vanno ad alimentare il sommerso. Secondo il Rapporto Family (Net) Work di Assindatcolf nel 2024 gli occupati erano circa 1 milione e 229mila tra regolari e non, per un valore aggiunto di circa 17 miliardi di euro (quasi l&rsquo;1% del Pil). Tuttavia negli ultimi anni il settore ha registrato un affaticamento, il numero dei collaboratori regolari &egrave; andato progressivamente calando, mentre contestualmente si &egrave; registrata una crescita del tasso di irregolarit&agrave;, che nel 2023 ha raggiunto il 55,4%.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;La Giornata del 16 giugno &#8211; dichiara Andrea Zini, presidente di Assindatcolf &#8211; richiama il valore del lavoro dignitoso e la tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Non possiamo ignorare che oltre met&agrave; del comparto sia invisibile. Si tratta di un&rsquo;emergenza, sociale ed economica, sulla quale recentemente anche la Commissione europea ha puntato il dito, richiamando gli Stati membri sulla necessit&agrave; di rafforzare gli sforzi contro il lavoro non dichiarato nei settori pi&ugrave; esposti al fenomeno, come quello domestico in Italia. L&rsquo;emersione dei rapporti irregolari avrebbe effetti concreti: maggiore gettito contributivo e fiscale, rafforzamento della sostenibilit&agrave; del sistema previdenziale e piena valorizzazione di un settore che gi&agrave; oggi genera quasi l&rsquo;1% del Pil&rdquo;. &nbsp;</p>
<p>
Colf e badanti: nel 2029 ne serviranno 2,2 milioni (+122 mila in tre anni)<br />
&nbsp;</p>
<p>Per coprire il fabbisogno familiare di cura e assistenza nel 2029 in Italia serviranno almeno 2 milioni e 211 mila lavoratori domestici (colf e badanti), il 69% stranieri, in massima parte non comunitari. E&rsquo; la stima contenuta nel Paper commissionato da Assindatcolf al Centro studi e ricerche Idos, nell&rsquo;ambito del Rapporto 2026 Family (Net) Work.&nbsp;</p>
<p>Nel report analizza le necessit&agrave; di cura degli over 65 nel nostro Paese: una popolazione che cresce a un ritmo quasi esponenziale e che continuer&agrave; a farlo per almeno altri 15 anni, cio&egrave; fino a quando sar&agrave; ancora in vita la generazione del baby boom (anni Cinquanta e Sessanta) che ne costituir&agrave; la componente pi&ugrave; vecchia (over 85). Lo studio valuta che alla fine del 2026, dei 15 milioni di persone con pi&ugrave; di 65 anni, 2,2 milioni &lsquo;necessiteranno di aiuto&rsquo;, pari al 14,6% del totale, con quote che per&ograve; oscillano dal 12% delle regioni del Nord (Valle d&rsquo;Aosta, Trentino Alto-Adige e Veneto) al 19% di Sud e Isole (Molise, Abruzzo, Basilicata e Sardegna). Nello stesso anno, il 43,6% di quella quota (958 mila persone) ricever&agrave; aiuto a pagamento. Proiettando questi dati, si pu&ograve; quindi stimare che nel 2029 ci sar&agrave; bisogno di quasi 1 milione e 68 mila badanti, di cui 784 mila con cittadinanza straniera (73,4%). &nbsp;</p>
<p>Riguardo alla distribuzione territoriale va per&ograve; rilevato che la concentrazione di queste figure appare inversa a quella dei bisogni, con punte tra il 50 e il 52% nel Centro-Nord (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) e con Campania, Sicilia e Calabria che si attestano sul 32%. Lo stesso calcolo viene poi fatto per i lavoratori di cura della casa ed emerge che nel 2029 serviranno 1 milione e 144 mila colf, di cui 742 mila straniere (64,8%). Si arriva cos&igrave; al citato fabbisogno complessivo di 2 milioni e 211mila lavoratori, con un incremento nel triennio 2027-2029 di quasi 122 mila unit&agrave;, 40.522 all&rsquo;anno: 7.440 italiani e 33mila stranieri, di cui circa 24mila non comunitari.&nbsp;</p>
<p>
Italiani e stranieri: il doppio invecchiamento&nbsp;&nbsp;</p>
<p>A determinare questo scenario non sono soltanto le tendenze demografiche, quali la speranza di vita di 83,7 anni, che ci pone oggi al terzo posto nell&rsquo;Ue e che nel 2050 passer&agrave; a 84,3 anni per gli uomini e a 87,8 anni per le donne; o la riduzione della fascia di popolazione attiva, che passer&agrave; dall&rsquo;attuale 63,5% al 54,3% del 2050. Dallo studio risulta che la quota di over 65 sul totale della popolazione straniera &egrave; quasi triplicata dal 2012, attestandosi nel 2026 sul 6,9% (percentuale che sarebbe ben pi&ugrave; alta se si considerasse la platea di oltre 2 milioni di stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana). Ma il dato pi&ugrave; interessante riguarda la parte di stranieri che svolge lavori domestici e di cura, per i quali il processo di progressivo invecchiamento &egrave; molto pi&ugrave; accentuato di quello della popolazione generale: nel 2024 oltre l&rsquo;11% del lavoro in questo settore era svolto da stranieri oltre i 65 anni, dato che spinge il report a parlare di un mercato del lavoro &lsquo;caratterizzato da scarso ricambio generazionale e da una crescente dipendenza da lavoratori &lsquo;anziani&rsquo;, spesso ancora attivi per necessit&agrave; economiche e per la natura poco tutelata delle carriere nel settore&rsquo;. Nello specifico, sono le badanti donne a manifestare il trend pi&ugrave; accelerato: quelle con pi&ugrave; di 65 anni sono passate dal 4,3% del 2015 al 16% nel 2024. Ed &egrave; ovvio aspettarsi che &lsquo;molte lavoratrici dovranno lasciare nei prossimi anni l&rsquo;attivit&agrave; in questo settore se non per &lsquo;raggiunti limiti di et&agrave;&rsquo; almeno per motivi fisici&rsquo;. Un turn-over del tutto straordinario, in base al quale il rapporto calcola che, per colmare il vuoto, ben l&rsquo;81,6% di quei 122 mila lavoratori in pi&ugrave; che serviranno nel prossimo triennio dovranno essere stranieri, tre quarti dei quali non comunitari.&nbsp;</p>
<p>Per il presidente Zini, &ldquo;Il dato dei circa 24mila lavoratori non comunitari indica con chiarezza il fabbisogno familiare atteso per il 2029. Si tratta di una quota che auspichiamo possa trovare spazio nella futura programmazione dei flussi, che attualmente si ferma al 2028. In assenza di una sua prosecuzione, il rischio &egrave; una vera e propria implosione del sistema dell&rsquo;assistenza familiare, pilastro del welfare pubblico, con famiglie sempre pi&ugrave; anziane che non riescono a trovare sul mercato del lavoro una manodopera disponibile, anch&rsquo;essa sempre pi&ugrave; anziana: con il paradosso di avere assistenti familiari chiamate a prendersi cura degli anziani quando esse stesse si avvicinano a una condizione di bisogno assistenziale&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>
Soddisfazione e percezione del lavoro da parte degli stranieri&nbsp;&nbsp;</p>
<p>E&rsquo; stato evidenziato che gli italiani hanno con il lavoro di cura un rapporto ambivalente: infatti il 72% degli intervistati ritiene che questo lavoro sia poco o per niente stimato socialmente e il 54,4% non vorrebbe che un figlio o una figlia lo svolgesse. Allo stesso tempo il riconoscimento della sua utilit&agrave; &egrave; molto elevato: per l&rsquo;80,1% degli italiani &egrave; un lavoro importante e per l&rsquo;89,4% contribuisce in modo significativo al benessere della societ&agrave;. Questa ambivalenza ritorna anche nell&rsquo;atteggiamento degli stranieri che lo svolgono. Emerge dalle testimonianze che anche molte badanti descrivono il loro lavoro come ambivalente: da un lato &egrave; visto come un lavoro faticoso, isolante e poco riconosciuto, con carichi emotivi e fisici elevati (assistenza continua, convivenza con l&rsquo;anziano, mancanza di tempo libero); dall&rsquo;altro &egrave; spesso considerato una opportunit&agrave; concreta di reddito e autonomia economica, soprattutto per donne migranti che nei Paesi d&rsquo;origine avrebbero meno possibilit&agrave; occupazionali. &nbsp;</p>
<p>Molte intervistate sottolineano anche che il lavoro di cura non &egrave; percepito come &#8216;di basso livello&#8217; in s&eacute;, ma diventa tale per via delle condi&not;zioni in cui si svolge: numerose ore, scarsa tutela contrattuale, solitudine e mancanza di riconoscimento sociale. Alcune, inoltre, rivendicano una forma di professionalit&agrave; costruita &lsquo;sul campo&rsquo;, basata sull&rsquo;esperienza e sulla relazione quotidiana con la persona assistita. Anche le stesse badanti colgono il dualismo &#8216;difficolt&agrave;/necessariet&agrave;&#8217; del loro lavoro. Si legge in una testimonianza: &ldquo;E&rsquo; un lavoro come tanti, molto duro, ma che si pu&ograve; fare, bisogna affrontarlo a fronte alta. E&rsquo; molto duro, ma qualcuno deve farlo&rdquo;. &nbsp;</p>
<p>La quota di quanti ritengono di svolgere un lavoro poco qualificato rispetto alle proprie competenze tra gli occupati stranieri &egrave; quasi doppia rispetto agli italiani dalla nascita (19,2% contro 9,8%). Sono proprio le collettivit&agrave; maggiormente impiegate nel lavoro di cura presso le famiglie ad essere meno soddisfatte del lavoro svolto: i valori pi&ugrave; elevati si registrano per la collettivit&agrave; ucraina (39,6%), moldava (26,3%), filippina (22,2%) e romena (22,2%)18; tra gli occupati stranieri si rileva anche un peggioramento delle condizioni di lavoro rispetto alle esperienze lavorative avute all&rsquo;estero prima della migrazione in Italia: il 14,7% degli occupati stranieri ritiene di svolgere un lavoro che richiede meno competenze rispetto all&rsquo;ultimo svolto all&rsquo;estero. Anche in questo caso sono soprattutto ucraini e moldavi a essere penalizzati. Emerge per&ograve; che il 31,1% degli stranieri non ha mai cercato un lavoro adeguato (contro l&rsquo;8,8% degli italiani dalla nascita), con quote che arrivano al 45,4% per i moldavi e al 39,8% per gli ucraini. Come pi&ugrave; volte esplicitato dagli studi sul tema, i network migratori e le nicchie etniche sono allo stesso tempo risorsa e trappola, perch&eacute; se da un lato, consentono di trovare pi&ugrave; facilmente un&rsquo;occupazione, dall&rsquo;altra risulta poi difficile uscire dallo spazio ristretto di quella at-tivit&agrave; anche se si &egrave; in possesso di un titolo di studio per cercare occasioni migliori. Considerando i dati dell&rsquo;indagine riferiti al solo comparto del personale non qualificato addetto ai servizi domestici, si evidenzia che tra questi lavoratori &egrave; pi&ugrave; elevata, rispetto alla media generale per gli oc&not;cupati, la quota di coloro che non hanno mai cercato un lavoro adeguato al proprio titolo di studio (oltre il 40%) ed &egrave; molto elevata la percentuale di quelli che ritengono di svolgere un lavoro poco qualificato rispetto al titolo di studio: oltre il 36%.&nbsp;</p>
<p>
Il paradosso del lavoro domestico<br />
&nbsp;</p>
<p>Nonostante il ruolo fondamentale che svolge nella vita quotidiana delle famiglie, il lavoro domestico soffre di una reputazione sociale fragile. Emerge da un&rsquo;indagine che Assindatcolf ha commissionato al Censis. Il 72% degli italiani ritiene che questo lavoro sia poco o per niente stimato socialmente e il 54,4% non vorrebbe che un figlio o una figlia lo svolgesse. Eppure, il riconoscimento della sua utilit&agrave; &egrave; molto elevato: per l&rsquo;80,1% degli italiani &egrave; un lavoro importante e per l&rsquo;89,4% contribuisce in modo significativo al benessere della societ&agrave;. I dati sono contenuti nel 1&deg; Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work &lsquo;La social reputation nel lavoro domestico. Dalla percezione sociale alla situazione contrattuale&rsquo;.&nbsp;</p>
<p>
Una reputazione sociale fragile&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Solo il 28% degli italiani ritiene che chi svolge questo lavoro sia molto o abbastanza stimato socialmente &ndash; il 5,5% molto e il 22,5% abbastanza &ndash; mentre il 72% lo considera poco o per niente stimato (61,1% poco e 10,9% per niente). A incidere sulla percezione &egrave; anche l&rsquo;idea che si tratti perlopi&ugrave; di una scelta obbligata: il 52,3% degli italiani ritiene che chi svolge lavoro domestico lo faccia perch&eacute; non ha alternative; il 17,2% lo considera una scelta professionale libera e il 22,8% lo interpreta come un lavoro temporaneo in attesa di opportunit&agrave; migliori. Incide anche la percezione di tutele insufficienti: per il 57,3% degli italiani il lavoro domestico non &egrave; adeguatamente tutelato dallo Stato, mentre per il 28,7% lo &egrave; solo in parte e appena il 7,8% ritiene che sia sufficientemente protetto. L&rsquo;irregolarit&agrave; diffusa pesa, agli occhi degli italiani, in maniera consistente sulla reputazione del settore: il 34,5% degli italiani ritiene che incida molto e il 44,3% abbastanza, mentre il 14,8% pensa che incida poco o per niente. E ancora, il 49,5% degli italiani ritiene che le responsabilit&agrave; del lavoro nero siano condivise tra lavoratori e famiglie; il 40% le attribuisce alle famiglie, mentre solo il 6,5% ai lavoratori domestici. Una quota minoritaria (4%) ritiene invece che il fenomeno non dipenda direttamente n&eacute; dagli uni n&eacute; dagli altri.&nbsp;</p>
<p>
Il lavoro domestico e le aspettative per i figli&nbsp;&nbsp;</p>
<p>La maggioranza degli italiani, ovvero il 54,4%, non vorrebbe che un figlio o una figlia svolgesse un lavoro domestico, mentre il 15,1% si dice indifferente, mentre il 30,5% afferma invece che sarebbe molto o abbastanza contento di questa scelta. Tra questi ultimi, ovvero tra chi vede positivamente questa possibilit&agrave;, prevale il riconoscimento della dignit&agrave; del lavoro: il 59,6% lo considera un lavoro dignitoso come gli altri, mentre il 33,4% ne valorizza la dimensione di assistenza e cura delle persone. Altri aspetti apprezzati riguardano la dimensione relazionale (20,2%), la stabilit&agrave; dell&rsquo;occupazione (12,1%) e il carattere dinamico delle attivit&agrave; svolte (11,6%). Tra chi invece si dichiara contrario pesano soprattutto fattori economici e prospettive professionali: il 43,8% ritiene che offra poche possibilit&agrave; di crescita, il 42% lo considera poco pagato e il 25,2% lo giudica faticoso. Una quota pi&ugrave; contenuta richiama anche il tema del prestigio sociale (15,8%). Complessivamente, secondo gli italiani per rafforzare la reputazione del lavoro domestico servirebbero soprattutto incentivi alla regolarizzazione contrattuale (47,6%) e un aumento delle retribuzioni (45,5%).&nbsp;</p>
<p>
Un lavoro riconosciuto come essenziale per la societ&agrave;&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Per l&rsquo;80,1% degli italiani il lavoro domestico &egrave; un lavoro importante, tra questi il 67,1% sostiene per&ograve; che sia poco valorizzato e solo il 13% che sia rispettato. Per il restante 12,2% si tratta di un lavoro come altri, e solo per il 6,7% di un&rsquo;attivit&agrave; superflua. Ancora pi&ugrave; forte il riconoscimento del contributo al benessere collettivo: l&rsquo;89,4% degli italiani ritiene che il lavoro domestico contribuisca in modo significativo al benessere della societ&agrave; -per il 45,7% molto rilevante, per il 43,7% abbastanza rilevante. Solo il 10,6% ritiene che abbia un impatto limitato o che non abbia alcun impatto.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;L&rsquo;indagine &#8211; sottolinea Andrea Zini &#8211; mette in luce un paradosso: &egrave; un lavoro riconosciuto come indispensabile, ma ancora poco considerato. In pi&ugrave; emerge che negli ultimi dieci anni la reputazione del settore &egrave; rimasta sostanzialmente ferma: per il 52,2% degli italiani non &egrave; cambiata, mentre solo il 22,9% ritiene che sia migliorata e il 18,9% che sia peggiorata. In un Paese che affronta un inverno demografico senza precedenti non possiamo permetterci che resti un settore di serie B: chiediamo alle istituzioni di investire per valorizzarlo&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>
I contratti avviati e cessati nel 2025. La soglia dei trenta giorni di durata come indice di &lsquo;stress contrattuale&rsquo;<br />
&nbsp;</p>
<p>Una prospettiva di analisi assai interessante per cogliere gli aspetti dinamici dei contratti di lavoro domestico la offre l&rsquo;andamento dei con&not;tratti del 2025 avviati e cassati nello stesso anno. I dati di fondo sono rappresentati dal 18,6% dei contratti avviati e cessati nel corso del 2025, fatto 100 il totale dei contratti attivi nel corso del 2025 (base complessiva pari a 247.041 contratti), e la quota di questi che sono rimasti attivi per meno di trenta giorni che risulta pari al 7,6% sul totale dei contratti. Se osservati per categoria lavorativa, i due dati presi in esame presentano una differente quantificazione. Dodici contratti su 100 relativi a lavoratori non conviventi sono stati avviati e cessati nel corso del 2025; il 4,2% ha avuto una durata inferiore ai trenta giorni. Maggiore &egrave; la quota che riguarda i lavoratori conviventi a tempo pieno poich&eacute; raggiunge il 29,5%, mentre il 13,3% ha avuto una durata inferiore ai trenta giorni; ancora pi&ugrave; elevate risultano le percentuali relative a contratti in sostituzione per copertura riposi (37,1%) e a contratti per assistenza notturna (44,4%). Per quest&rsquo;ultima categoria di contratti si osserva anche il pi&ugrave; alto livello dell&rsquo;indicatore di &lsquo;stress contrattuale&rsquo; (28,1%), se si assume che la quota di contratti avviati e cessati nel 2025 con durata inferiore ai trenta giorni possa riflettere adeguatamente questa condizione che accomuna sia le famiglie datrici di lavoro domestico, le quali sono costrette a &lsquo;inseguire&rsquo; un&rsquo;offerta spesso in momenti di particolare emergenza e complessit&agrave;, sia gli stessi lavoratori che, dall&rsquo;altro lato, si scontrano di frequente con fasi di incertezza sul piano del lavoro e su quello del reddito atteso. &nbsp;</p>
<p>Se osservati per livello retributivo e profilo professionale, i contratti pi&ugrave; esposti in termini di &#8216;stress contrattuale&#8217; risultano i lavoratori inquadrati nel livello C super (12,6%), quello cio&egrave; che individua il lavoro di badante non formata e, dunque, uno dei profili pi&ugrave; diffusi nel settore e pi&ugrave; richiesto dalle famiglie. Per lo stesso livello si riscontra la quota pi&ugrave; elevata di contratti avviati e cessati nel corso del solo 2025 (27,9%, contro una media del 18,6%). &nbsp;</p>
<p>
La personalizzazione del contratto di lavoro domestico attraverso l&rsquo;uso del superminimo nella retribuzione<br />
&nbsp;</p>
<p>All&rsquo;osservazione strettamente legata alle informazioni di tipo amministrativo-contrattuale del rapporto di lavoro domestico, il database Family (Net) Work offre anche una ricognizione sulla realt&agrave; retributiva del settore. Considerando in questo caso i rapporti che hanno riportato correttamente le voci di costo, per un totale di 239.144 contratti, si &egrave; focalizzata l&rsquo;attenzione sulla presenza del superminimo nella formazione delle componenti retributive, essendo questo l&rsquo;unico elemento di discrezionalit&agrave;, dal punto di vista contrattuale, di cui dispone il datore di lavoro domestico per gestire il rapporto con il collaboratore o l&rsquo;assistente familiare. &nbsp;</p>
<p>Sul totale dei contratti analizzati, nel 35,9% &egrave; inserito il superminimo con un valore mensile medio pari a 119 euro. Se rapportato all&rsquo;importo della paga base contrattuale, ogni 100 euro di quest&rsquo;ultima si riscontrano 22 euro di superminimo. Se dal totale dei contratti si passa ad analizzare le singole categorie, si ottiene che per i rapporti di lavoro dove non &egrave; prevista la convivenza, la quota dei contratti con superminimo raggiunge il 47,1%, il valore mensile medio passa a 103 euro, mentre il rapporto fra paga base e su&not;perminimo &egrave; di 24 euro. &nbsp;</p>
<p>In base a quest&rsquo;ultimo elemento di confronto, sono i contratti di presenza notturna ad avere il livello pi&ugrave; elevato di superminimo ogni 100 euro di paga base (34 euro e il 22,6% la quota di contratti che contemplano il superminimo), seguiti dai contratti con impegno a tempo parziale e convivenza (32 euro e 39,2% dei contratti con superminimo). L&rsquo;analisi retributiva e la presenza di superminimo nella composizione della retribuzione, vista dall&rsquo;ottica della durata dei contratti, mette in evidenza una relazione lineare fra questi due elementi. Fra i contratti pi&ugrave; brevi, pari a 116.206, il 29,9% ha introdotto il superminimo, il cui valore medio mensile &egrave; pari a 135 euro. Fra i contratti avviati nel corso del 2025 e i contratti avviati prima dell&rsquo;anno preso in esame, si osserva uno scostamento di 5 euro a favore dei contratti pi&ugrave; recenti. &nbsp;</p>
<p>La quota dei contratti con durata superiore ai sei anni che prevede il superminimo (in questo caso pari a poco pi&ugrave; di 25 mila) &egrave; sostanzialmente superiore a quella relativa al totale dei contratti: il 49,3% contro il 35,9%. Si aggirano intorno al 40% anche i contratti con durata superiore ai due anni e fino a sei anni (rispettivamente 39,4% e 42,6%). Per queste tre tipologie di contratto i valori mensili sono, invece, inferiori alla media: 118 euro nei contratti oltre i due anni e fino a tre anni, 102 euro nei contratti oltre i tre anni e fino a sei anni, 87 euro nei contratti con durata superiore ai sei anni. &nbsp;</p>
<p>Dal dettaglio regionale emerge, in primo luogo, che il 50,5% del totale dei contratti attivi nel 2025 si concentra in Lombardia (oltre 70 mila), nel Lazio e in Emilia-Romagna. In secondo luogo, si osserva una maggiore presenza del superminimo in regioni come il Lazio (il 51,9% sul totale regionale), la Lombardia (46,6%) e il Molise (42,0%). In Sardegna solo il 9,1% dei contratti attivi prevede il superminimo, un dato questo che potrebbe essere ricollegato alla presenza di benefici economici, erogati dalla Regione, per l&rsquo;acquisizione di servizi professionali di assistenza presso le famiglie. Il valore mensile &egrave; ampiamente sopra la media nazionale (pari a 119 euro) nelle regioni della Valle d&rsquo;Aosta e del Trentino-Alto Adige, dove si attesta sui 146 euro; seguono la Lombardia e la Basilicata con valori superiori ai 130 euro. Le Marche e l&rsquo;Emilia-Romagna presentano, invece, gli importi pi&ugrave; bassi, pari a 77 euro nel primo caso e a 98 euro nel secondo. Rispetto a 100 euro di paga base, il superminimo raggiunge i 27 euro in Sardegna, i 25 euro nel Lazio e in Liguria.&nbsp;</p>
<p>(di Sabrina Rosci)&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Transizione energetica: da sfida ambientale a leva di crescita</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/transizione-energetica-da-sfida-ambientale-a-leva-di-crescita/</link>
				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 12:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Nonostante la percezione di un rallentamento della transizione energetica, alimentata dalle tensioni geopolitiche e dall&#8217;incertezza economica degli ultimi anni, i dati mostrano una realt&#224; diversa. Il percorso verso la decarbonizzazione, infatti, continua a rafforzarsi, sostenuto sempre pi&#249; dalle dinamiche di mercato. A confermarlo sono gli investimenti: secondo l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia (IEA), gli investimenti [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Nonostante la percezione di un rallentamento della transizione energetica, alimentata dalle tensioni geopolitiche e dall&rsquo;incertezza economica degli ultimi anni, i dati mostrano una realt&agrave; diversa. Il percorso verso la decarbonizzazione, infatti, continua a rafforzarsi, sostenuto sempre pi&ugrave; dalle dinamiche di mercato. A confermarlo sono gli investimenti: secondo l&rsquo;Agenzia Internazionale dell&rsquo;Energia (IEA), gli investimenti globali nel settore energetico nel 2026 dovrebbero raggiungere i 3.400 miliardi di dollari, di cui 2.200 circa destinati alle fonti rinnovabili, alle reti elettriche e all&rsquo;efficienza energetica. Una quota quasi doppia rispetto ai combustibili fossili. &nbsp;</p>
<p>La sostenibilit&agrave; sta assumendo un ruolo sempre pi&ugrave; centrale nelle strategie aziendali. Se, infatti, sino ad oggi era un tema prevalentemente legato alla compliance e alla reputazione aziendale, ora si sta trasformando in un fattore di competitivit&agrave;, innovazione e catalizzatore di capitali. Oggi circa 10 mila aziende hanno adottato obiettivi climatici basati sulla scienza, rappresentando quasi il 40% della capitalizzazione di mercato globale. Secondo Marco Duso, EY-Parthenon Global Leader Sustainability and Decarbonization: &ldquo;Esiste oggi una evidente dissonanza tra la percezione di rallentamento e l&rsquo;andamento reale della transizione: i numeri mostrano una prosecuzione del percorso e una progressiva accelerazione guidata dal mercato. La transizione &egrave; ormai inevitabile e la vera sfida riguarda la capacit&agrave; di competere in un contesto sempre pi&ugrave; low-carbon&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>La decarbonizzazione, inoltre, ha una portata strategica in ottica sicurezza energetica. Le recenti crisi, infatti, hanno evidenziato la vulnerabilit&agrave; delle economie dipendenti dalle importazioni di energia e di combustibili fossili &ndash; come l&rsquo;Italia &#8211; mentre gli investimenti in rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica contribuiscono a rafforzare resilienza e stabilit&agrave; dei costi. In questo contesto, le nuove tecnologie come l&rsquo;intelligenza artificiale diventano un fattore abilitante nella trasformazione della decarbonizzazione in un vantaggio competitivo duraturo. &nbsp;</p>
<p>Clicca qui per l&rsquo;analisi di EY.&nbsp;</p>
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		<title>Novara, nasce &#8216;Caffè AUTentico&#8217;, primo bar aziendale con persone autistiche</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/novara-nasce-caffe-autentico-primo-bar-aziendale-con-persone-autistiche/</link>
				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Andrea si considera l&#8217;esperto di caff&#232;, ma c&#8217;&#232; chi &#232; il &#8216;maestro&#8217; di cappuccini e chi prepara focacce e brioche che riscuotono gran successo. In comune hanno un bancone, quello di un bar che ogni giorno rende piacevoli le pause di centinaia di persone che lavorano in Novamont, la societ&#224; di Versalis (Eni) [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Andrea si considera l&rsquo;esperto di caff&egrave;, ma c&rsquo;&egrave; chi &egrave; il &#8216;maestro&#8217; di cappuccini e chi prepara focacce e brioche che riscuotono gran successo. In comune hanno un bancone, quello di un bar che ogni giorno rende piacevoli le pause di centinaia di persone che lavorano in Novamont, la societ&agrave; di Versalis (Eni) con sede a Novara, tra i leader nella produzione di biopolimeri e bioprodotti. E&#8217; &#8216;Caff&egrave; AUTentico&#8217;, un progetto unico nel suo genere e realizzato dall&rsquo;azienda novarese insieme all&rsquo;associazione per l&rsquo;autismo Enrico Micheli e da Angsa Novara e Vercelli (Associazione nazionale genitori soggetti autistici) e alla Cooperativa Gerico di Novara, partner attraverso il progetto &#8216;L&#8217;Orto in Cucina&#8217; che integra ristorazione, housing sociale e agricoltura sostenibile. A essere coinvolte sono persone autistiche ed &egrave; nato per creare opportunit&agrave; reali a coloro che ancora oggi sono fortemente penalizzati dal mondo del lavoro. A renderlo possibile &egrave; stato il progetto &#8216;Autismo al Lavoro&#8217;, inserito nel programma Interreg 2021-2027 Italia-Svizzera cofinanziato dall&#8217;Unione Europea.&nbsp;</p>
<p>
In Europa il tasso di occupazione delle persone autistiche resta sotto il 10%, mentre in Italia si attesta intorno al 20%. Da qui l&rsquo;idea di costruire un contesto protetto ma autentico, capace di coniugare formazione, autonomia e partecipazione attiva. &#8220;L&rsquo;inclusione lavorativa delle persone con disturbo dello spettro autistico &#8211; spiega Priscila Beyersdorf Pasino, presidente di Angsa Novara Vercelli &#8211; rappresenta oggi una delle principali sfide sociali e sanitarie nei contesti occidentali. Nonostante molte persone autistiche possiedano competenze cognitive e operative significative, i dati evidenziano una forte sottorappresentazione nel mercato. Il progetto di Caff&egrave; AUTentico favorisce l&rsquo;inclusione lavorativa, sviluppa autonomia e competenze, migliora la qualit&agrave; della vita e favorisce la partecipazione sociale. I primi risultati confermano l&rsquo;efficacia del modello, con un aumento delle capacit&agrave; operative, relazionali e dell&rsquo;autostima dei ragazzi coinvolti&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Il Caff&egrave; Sociale AUTentico &#8211; afferma Giulia Gregori, responsabile Systemic Pmo, comunicazione e collegamento relazioni istituzionali di Novamont &#8211; non &egrave; solo un bar aziendale, ma un vero e proprio percorso verso l&#8217;inclusione e la valorizzazione di tutte le diversit&agrave;, in dialogo con le comunit&agrave; locali. Con Caff&egrave; AUT abbiamo voluto creare uno spazio per le persone Novamont che rendesse concreta la nostra visione di bioeconomia circolare, responsabilit&agrave; sociale e collaborazione. Un luogo capace di offrire ai ragazzi e alle ragazze nello spettro autistico un contesto protetto e strutturato, in cui sperimentarsi, valorizzare le proprie competenze e sviluppare capacit&agrave; relazionali e operative&#8221;. &nbsp;</p>
<p>
Sei ragazzi, di et&agrave; compresa tra i 18 e i 40 anni, sono coinvolti in un percorso graduale e personalizzato: affiancati da tutor professionali o terapisti, possono acquisire competenze operative e relazionali in un contesto reale. Fondamentale &egrave; il ruolo della formazione interna: anche i dipendenti Novamont sono stati preparati per interagire in modo pi&ugrave; consapevole, contribuendo a creare un clima inclusivo e collaborativo. La supervisione clinica dell&rsquo;associazione Enrico Micheli, inoltre, garantisce un monitoraggio costante dei progressi e del benessere dei partecipanti. Caff&egrave; AUTentico si propone come un esempio concreto e replicabile di inclusione, dimostrando che un diverso approccio al lavoro non solo &egrave; possibile, ma genera valore per tutta la comunit&agrave;.&nbsp;</p>
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		<title>Accredia, Simona Quinzi è il nuovo direttore generale</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/accredia-simona-quinzi-e-il-nuovo-direttore-generale/</link>
				<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 11:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Simona Quinzi &#232; il nuovo Direttore Generale di Accredia, l&#8217;Ente italiano di accreditamento, designato dal Governo italiano per attestare la competenza, l&#8217;imparzialit&#224; e l&#8217;indipendenza degli organismi e dei laboratori che verificano la conformit&#224; di prodotti, servizi, processi, sistemi e persone agli standard di riferimento. Il Consiglio Direttivo dell&#8217;Ente, accogliendo la proposta del Presidente [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; Simona Quinzi &egrave; il nuovo Direttore Generale di Accredia, l&rsquo;Ente italiano di accreditamento, designato dal Governo italiano per attestare la competenza, l&rsquo;imparzialit&agrave; e l&rsquo;indipendenza degli organismi e dei laboratori che verificano la conformit&agrave; di prodotti, servizi, processi, sistemi e persone agli standard di riferimento. Il Consiglio Direttivo dell&rsquo;Ente, accogliendo la proposta del Presidente prof. Massimo De Felice, ha deliberato all&rsquo;unanimit&agrave; la sua nomina con decorrenza dal prossimo 7 settembre, prendendo cos&igrave; il posto dell&rsquo;attuale Direttore Generale Filippo Trifiletti.&nbsp;</p>
<p>Simona Quinzi proviene dal mondo confindustriale, nel quale ha maturato oltre 25 anni di esperienza all&rsquo;interno di Federazioni nazionali attive nei servizi innovativi, professionali e tecnologici ad alto valore aggiunto e nei settori regolamentati. Dal 2017 ricopre l&rsquo;incarico di Direttore Ge-nerale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Federazione che rappresenta 22 Associazioni di categoria, 33 Sezioni territoriali e oltre 5.000 imprese. In passato ha ricoperto l&rsquo;inca-rico di Segretario Generale di Sistema Gioco Italia, Federazione della filiera del Gioco e dell&rsquo;Intrattenimento ed &egrave; stata Direttore della Federazione Italiana del Terziario Avanzato e dei Servizi Professionali. Nel corso della sua carriera ha affiancato Presidenze e Organi di vertice nella gestione organizzativa, istituzionale e strategica, acquisendo una consolidata esperienza nel governo di strutture associative complesse, nella mediazione tra interessi diversi e nella conduzione di processi di riorganizzazione. Ha inoltre coordinato attivit&agrave; di rappresentanza, policy e comunicazione istituzionale in ambiti caratterizzati da un&rsquo;elevata complessit&agrave; normativa.&nbsp;</p>
<p>&#8221;Assumere la Direzione Generale di Accredia &egrave; per me un grande onore e una responsabilit&agrave; importante. Metter&ograve; a disposizione dell&rsquo;Ente l&rsquo;esperienza maturata nel sistema Confindustria e nel confronto con imprese, associazioni, istituzioni e Pubblica Amministrazione, per consolidare ulteriormente il ruolo dell&rsquo;accreditamento quale infrastruttura di fiducia per il Paese. Insieme agli Organi dell&rsquo;Ente, alle professionalit&agrave; di Accredia e agli stakeholder coglieremo le opportunit&agrave; delle trasformazioni tecnologiche e digitali e le sfide della sostenibilit&agrave;, accompagnando l&rsquo;evoluzione dei mercati e supportando imprese e amministrazioni pubbliche nei processi di innovazione e crescita&#8221;, ha dichiarato il nuovo Direttore Generale di Accredia, Simona Quinzi.&nbsp;</p>
<p>Accredia, con i suoi Organi e l&rsquo;intera struttura, rivolge un sentito ringraziamento a Filippo Trifiletti, che lascia la Direzione Generale dopo 17 anni, per la competenza, la dedizione e il contributo determinante offerto alla nascita, alla crescita e all&rsquo;affermazione dell&rsquo;Ente nel sistema nazionale ed europeo dell&rsquo;accreditamento. &ldquo;Desidero &#8211; afferma Trifiletti &#8211; augurare alla Dott.ssa Quinzi tutto il meglio per il suo nuovo incarico confermando il pieno supporto nella delicata fase di avvio della nuova Direzione&rdquo;.&nbsp;</p>
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		<title>Turismo, per FH55 Grand Hotel Palatino seconda fase di lavori e crescita dell&#8217;asset value</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/turismo-per-fh55-grand-hotel-palatino-seconda-fase-di-lavori-e-crescita-dellasset-value/</link>
				<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 18:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Prosegue il percorso di trasformazione dell&#8217;FH55 Grand Hotel Palatino, storico e iconico indirizzo dell&#8217;ospitalit&#224; romana firmato FH55 Hotels, recentemente inserito tra gli Alberghi Storici di Federalberghi Roma. L&#8217;hotel entra oggi nella seconda fase dell&#8217;ambizioso progetto di riqualificazione che sta ridefinendo il concetto di ospitalit&#224; di alta gamma nel cuore della Capitale, con nuovi [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; Prosegue il percorso di trasformazione dell&rsquo;FH55 Grand Hotel Palatino, storico e iconico indirizzo dell&rsquo;ospitalit&agrave; romana firmato FH55 Hotels, recentemente inserito tra gli Alberghi Storici di Federalberghi Roma. L&rsquo;hotel entra oggi nella seconda fase dell&rsquo;ambizioso progetto di riqualificazione che sta ridefinendo il concetto di ospitalit&agrave; di alta gamma nel cuore della Capitale, con nuovi spazi pensati per coniugare eleganza contemporanea, accoglienza internazionale ed esperienze lifestyle dedicate tanto agli ospiti quanto alla citt&agrave;. Dopo un investimento che ha gi&agrave; superato i 27 milioni di euro e il completamento del restyling delle camere e delle suite (tra cui la nuova Presidential Suite che ha gi&agrave; contribuito a un incremento del 48% dell&rsquo;Adr e del 40% del RevPar) il focus si sposta ora sulle nuove aree comuni: hall, lounge bar e ristorante fine dining, elementi centrali della strategia di riposizionamento a cinque stelle lusso. &ldquo;Il vero lusso oggi &egrave; il tempo e l&rsquo;esperienza, non la camera; un&rsquo;esperienza concreta con la possibilit&agrave; di avere scelte. Credo da sempre nel valore strategico della ristorazione d&rsquo;hotel e ho avuto modo di verificare pi&ugrave; volte l&rsquo;efficacia dei progetti legati al fine dining&rdquo;,  dichiara Claudio Catani, vicepresident Operations del gruppo FH55 Hotels.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nuova fase di sviluppo punta infatti a rafforzare il peso delle attivit&agrave; Food &amp; Beverage nel mix complessivo dei ricavi, seguendo una strategia ormai centrale nel segmento luxury internazionale. &ldquo;Il nostro comparto Food &amp; Beverage subir&agrave; un&rsquo;importante evoluzione nei prossimi due anni, introducendo novit&agrave; di alto profilo focalizzate sulla qualit&agrave; e sull&rsquo;eccellenza gastronomica&rdquo;, prosegue il vicepresident. &ldquo;Prevediamo che l&rsquo;impatto di queste nuove aree sui ricavi complessivi si attesti tra il 20% e il 22%. Inoltre, apriremo le porte della nostra struttura anche alla citt&agrave;, proponendo un&rsquo;offerta innovativa e attrattiva per la clientela locale&rdquo;, spiega. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;investimento sulle nuove aree comuni rappresenta una leva fondamentale anche sotto il profilo della redditivit&agrave;. Il gruppo FH55 Hotels ha infatti introdotto nuovi strumenti di controllo gestionale e Kpi internazionali per monitorare l&rsquo;evoluzione dell&rsquo;asset, tra cui il RevPASH (Revenue per Available Seat Hour) e il TRevPar (Total Revenue per Available Room), con l&rsquo;obiettivo di ottimizzare le performance integrate di ospitalit&agrave; e ristorazione. &ldquo;&Egrave; evidente che nel periodo post-Covid le tariffe alberghiere abbiano sub&igrave;to rialzi significativi, ma questo trend non potr&agrave; proseguire all&rsquo;infinito. Per questo motivo, al fine di garantire una crescita costante e sostenibile, stiamo potenziando i ricavi da servizi accessori (ancillary revenues), con l&rsquo;obiettivo di conferire loro un peso sempre maggiore sul fatturato complessivo&rdquo;, sottolinea il manager.&nbsp;</p>
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<p>Il nuovo comparto F&amp;B sar&agrave; strutturato come un vero hub gastronomico multifunzionale nel centro di Roma. &ldquo;Ad oggi, circa il 20% dell&rsquo;investimento totale &egrave; stato destinato alle aree ristorative. L&rsquo;intervento ha previsto l&rsquo;allestimento di tre cucine distinte, ognuna delle quali dedicata a servizi specifici, cos&igrave; da garantire la gestione contemporanea di pi&ugrave; eventi e la massima soddisfazione degli ospiti&rdquo;, spiega Catani. A pieno regime, la struttura potr&agrave; gestire simultaneamente un lounge American bar, eventi e banchettistica fino a 200 commensali, il ristorante fine dining, il room service e una terrazza panoramica sul Rione Monti con 80 coperti. La riqualificazione ha inoltre comportato una revisione strategica della capacit&agrave; ricettiva: le camere sono state ridotte da 198 a 157 unit&agrave; per privilegiare ambienti pi&ugrave; ampi, standard qualitativi pi&ugrave; elevati e una permanenza media pi&ugrave; lunga, in linea con l&rsquo;evoluzione della domanda luxury internazionale.&nbsp;</p>
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<p>&ldquo;Entrambi gli obiettivi &#8211; afferma Catani riferendosi all&rsquo;aumento della permanenza media e all&rsquo;apertura alla clientela esterna &#8211; sono centrali. Abbiamo privilegiato spazi ampi e confortevoli per assecondare un soggiorno medio in crescita. Parallelamente, la creazione di due ingressi dedicati su via Cavour ci consentir&agrave; di essere facilmente accessibili e fruibili anche da parte della clientela esterna e locale&rdquo;. A supporto del piano di crescita, FH55 Hotels ha inoltre implementato nel 2023 il sistema internazionale Usali (Uniform System of Accounts for the Lodging Industry), rafforzando il controllo economico analitico della struttura. &ldquo;Sarebbe stato impensabile pianificare una crescita del fatturato di circa il 45% in tre anni senza una solida base di controllo economico analitico. La nostra filosofia aziendale si riassume nel soddisfare i bisogni dell&rsquo;ospite garantendo il giusto profitto all&rsquo;azienda&rdquo;, evidenzia Catani.&nbsp;</p>
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<p>Secondo le previsioni del gruppo, il completamento del progetto contribuir&agrave; a una significativa rivalutazione dell&rsquo;asset immobiliare e della capacit&agrave; reddituale della struttura. &ldquo;Una volta completata la ristrutturazione e consolidata la fase di riposizionamento, il valore immobiliare dell&rsquo;asset rifletter&agrave; la nuova redditivit&agrave; generata dalla struttura, sostenuta da un incremento del fatturato previsto pari a circa il 48%&rdquo;, conclude Claudio Catani. Con questa nuova fase di sviluppo, l&rsquo;FH55 Grand Hotel Palatino consolida cos&igrave; il proprio percorso di evoluzione verso un modello di hospitality contemporanea in cui ospitalit&agrave;, gastronomia, lifestyle e sostenibilit&agrave; economica convergono in un&rsquo;unica esperienza ad alto valore aggiunto.&nbsp;</p>
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		<title>Università: Rapporto Censis-United su didattica digitale, componente strutturale sistema italiano</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/universita-rapporto-censis-united-su-didattica-digitale-componente-strutturale-sistema-italiano/</link>
				<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 16:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; Universit&agrave; telematiche: una componente strutturale del sistema universitario italiano. Secondo il primo rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su 3.993 laureati delle 7 universit&agrave; telematiche associate United, gli atenei digitali non rappresentano pi&ugrave; soltanto una modalit&agrave; alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre pi&ugrave; rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessit&agrave; di rendere l&rsquo;istruzione universitaria pi&ugrave; accessibile. L&rsquo;86,8% dei laureati intervistati ritiene infatti che le universit&agrave; telematiche siano maggiormente in grado di rispondere alle nuove esigenze tecnologiche della societ&agrave; contemporanea, mentre l&rsquo;82,7% ne sottolinea il contributo alla promozione dell&rsquo;apprendimento permanente e al miglioramento delle competenze professionali. &nbsp;</p>
<p>Molto significativa anche la valutazione relativa al rapporto con le universit&agrave; tradizionali: per l&rsquo;81,6% degli intervistati i due modelli formativi si integrano reciprocamente, contribuendo ad arricchire il panorama dell&rsquo;offerta universitaria italiana e a rispondere a bisogni formativi sempre pi&ugrave; differenziati. Positiva anche la valutazione del contributo culturale e scientifico delle universit&agrave; digitali: il 48,1% dei laureati si dichiara abbastanza d&rsquo;accordo e il 30,8% molto d&rsquo;accordo con l&rsquo;idea che le universit&agrave; telematiche favoriscano il progresso culturale e scientifico del Paese.&nbsp;</p>
<p>Pi&ugrave; della met&agrave; dei laureati ha conseguito una laurea triennale (57,1%), il 53,7% &egrave; donna e quasi il 40% ha almeno 46 anni. Al momento dell&rsquo;iscrizione, il 75,3% degli studenti risultava occupato e il 48,4% proveniva da percorsi di istruzione tecnica e professionale. Significativa anche la dimensione territoriale: oltre la met&agrave; degli intervistati al momento dell&rsquo;iscrizione risiede nel Mezzogiorno (51,2%), segnale della capacit&agrave; delle universit&agrave; telematiche di contribuire a ridurre i divari territoriali nell&rsquo;accesso all&rsquo;istruzione universitaria. Le universit&agrave; digitali intercettano oggi una domanda formativa sempre pi&ugrave; ampia e diversificata: non soltanto lavoratori adulti e persone che riprendono studi interrotti, ma anche giovani neodiplomati che scelgono la formazione online per la maggiore flessibilit&agrave; organizzativa e per la possibilit&agrave; di integrare studio, lavoro ed esperienze internazionali.&nbsp;</p>
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<p>Le universit&agrave; telematiche intercettano soprattutto una domanda di formazione che pi&ugrave; difficilmente trova risposta nei percorsi accademici tradizionali. Il 45,1% dei laureati intervistati dichiara infatti che, senza la possibilit&agrave; di frequentare un&rsquo;universit&agrave; telematica, con ogni probabilit&agrave; non avrebbe conseguito la laurea, mentre il 39,4% ritiene che avrebbe raggiunto il titolo solo con tempi pi&ugrave; lunghi. Solo il 15,5% &egrave; convinto che si sarebbe laureato indipendentemente dalla modalit&agrave; di studio scelta. L&rsquo;opzione telematica &egrave; stata dirimente soprattutto tra coloro che provengono dall&rsquo;istruzione tecnica (50,5%) e professionale (46,9%), tra chi ha genitori con al massimo la licenza media (circa 49%) e tra chi definisce &#8216;bassa&#8217; o &#8216;medio bassa&#8217; la condizione economica della famiglia di origine (48,8%). Si sono laureati solo grazie alla didattica digitale il 55,3% dei coniugati conviventi con figli e il 51,7% dei single con figli, che hanno potuto in questo modo conciliare non solo lo studio con il lavoro ma anche con gli impegni familiari.&nbsp;</p>
<p>Nell&rsquo;anno accademico 2024/2025 gli iscritti agli atenei telematici hanno superato le 309.000 unit&agrave;, pari al 15,3% del totale degli studenti universitari italiani, contro il 3,2% registrato dieci anni prima. In un decennio gli iscritti alle universit&agrave; telematiche sono cresciuti di quasi il 470%, mentre i laureati sono aumentati di oltre l&rsquo;860%, arrivando a rappresentare il 18% del totale dei laureati italiani. Si tratta di una crescita che riflette l&rsquo;emergere di una domanda di formazione pi&ugrave; flessibile, personalizzabile e compatibile con percorsi professionali e familiari sempre pi&ugrave; articolati. &nbsp;</p>
<p>Particolarmente significativa &egrave; anche la crescita della componente femminile. Se nel 2019 le donne rappresentavano ancora una minoranza tra i laureati delle universit&agrave; telematiche, oggi costituiscono il 53,1% del totale. Un dato che segnala come la formazione digitale stia ampliando le opportunit&agrave; di accesso all&rsquo;universit&agrave; anche per molte donne impegnate nella conciliazione tra lavoro, famiglia e percorsi di crescita professionale.&nbsp;</p>
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<p>La valutazione dell&rsquo;esperienza universitaria &egrave; ampiamente positiva: oltre 9 laureati su 10 si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti del percorso svolto. Gli aspetti pi&ugrave; apprezzati sono la possibilit&agrave; di conciliare studio, lavoro e vita personale (82,5%) e l&rsquo;autonomia nella gestione dello studio (47,7%). La principale motivazione che spinge alla scelta dell&rsquo;universit&agrave; telematica resta infatti la possibilit&agrave; di conciliare studio e lavoro, indicata dal 73,7% dei laureati, seguita dalle esigenze legate alla gestione dei tempi di vita e familiari (55,5%). Molto positivi anche i giudizi sulla qualit&agrave; della didattica e sulle tecnologie utilizzate: oltre il 96% degli intervistati considera facilmente accessibili i materiali online e intuitive le piattaforme di e-learning. Il 78,4% valuta positivamente anche l&rsquo;impiego di strumenti avanzati come intelligenza artificiale, metaverso e laboratori virtuali.&nbsp;</p>
<p>Intelligenza artificiale, chatbot didattici, ambienti immersivi e strumenti di apprendimento personalizzato stanno progressivamente ridefinendo le modalit&agrave; della formazione universitaria digitale, rendendo i percorsi sempre pi&ugrave; accessibili, interattivi e flessibili. La modalit&agrave; asincrona viene apprezzata soprattutto per la possibilit&agrave; di personalizzare i tempi di apprendimento e rivedere pi&ugrave; volte i contenuti. Complessivamente, il 73,9% dei laureati dichiara che si iscriverebbe nuovamente allo stesso corso nello stesso ateneo.&nbsp;</p>
<p>Il Rapporto evidenzia anche una percezione positiva dell&rsquo;utilit&agrave; professionale del percorso universitario svolto nelle telematiche. Tra coloro che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno dalla laurea, il 79,1% considera infatti il titolo utile nella ricerca di un&rsquo;occupazione, soprattutto grazie alle competenze e alle conoscenze acquisite durante il percorso formativo. Resta tuttavia aperta la questione del riconoscimento del valore del titolo da parte dei datori di lavoro: il 57,2% degli intervistati ritiene che le lauree telematiche non siano ancora adeguatamente valorizzate nel mercato del lavoro.&nbsp;</p>
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