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	<title>Lavoro &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Welfare: ecco &#8216;Italian welfare excellence&#8217;, 1° standard scientifico per certificare benessere in azienda</title>
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				<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 18:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Il welfare aziendale italiano entra in una nuova fase: per la prima volta diventa misurabile, certificabile e confrontabile attraverso uno standard scientifico. L&#8217;osservatorio Italian Welfare presenta &#8216;Italian Welfare Excellence&#8217;, la prima certificazione fondata su un modello scientifico proprietario sviluppato per valutare con criteri oggettivi la qualit&#224;, la completezza e l&#8217;efficacia dei sistemi di [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Il welfare aziendale italiano entra in una nuova fase: per la prima volta diventa misurabile, certificabile e confrontabile attraverso uno standard scientifico. L&#8217;osservatorio Italian Welfare presenta &#8216;Italian Welfare Excellence&#8217;, la prima certificazione fondata su un modello scientifico proprietario sviluppato per valutare con criteri oggettivi la qualit&agrave;, la completezza e l&#8217;efficacia dei sistemi di welfare adottati dalle organizzazioni. La certificazione nasce dall&#8217;attivit&agrave; di ricerca dell&#8217;Osservatorio Italian Welfare che, attraverso l&#8217;analisi di oltre 300 modelli di welfare aziendale, rappresentativi di circa un milione di lavoratori, ha costruito uno dei pi&ugrave; estesi patrimoni informativi oggi disponibili in Italia sul welfare d&#8217;impresa.&nbsp;</p>
<p>Le analisi dell&#8217;Osservatorio evidenziano come il welfare aziendale stia attraversando una fase di significativa evoluzione, ma con livelli di maturit&agrave; ancora molto differenti. Se il 97% delle aziende analizzate sviluppa iniziative di work-life integration e il 91% investe nella crescita personale, risultano ancora molto meno diffuse le misure dedicate ai pilastri della protezione di lungo periodo: sanit&agrave; (49%), caregiving (48%), grandi rischi (46%) e previdenza complementare (21%). Questa eterogeneit&agrave; conferma come il livello di maturit&agrave; di un sistema di welfare non possa essere valutato esclusivamente sulla base del numero delle iniziative offerte, ma richieda un&#8217;analisi della loro completezza, dell&#8217;equilibrio tra i diversi ambiti di intervento e della capacit&agrave; di rispondere ai bisogni delle persone.&nbsp;</p>
<p>L&#8217;introduzione di Italian Welfare Excellence si inserisce in un contesto in cui il benessere delle persone rappresenta uno dei principali fattori di competitivit&agrave; per le organizzazioni. La crescente attenzione agli aspetti sociali della sostenibilit&agrave;, l&#8217;evoluzione dei criteri esg e la competizione per attrarre e trattenere i talenti stanno infatti trasformando il welfare da costo accessorio a leva strategica di sviluppo. Le analisi dell&#8217;Osservatorio mostrano inoltre come solo il 13% delle aziende riesca oggi a rendicontare in modo efficace l&#8217;impatto delle proprie politiche di people care all&#8217;interno del bilancio di sostenibilit&agrave;. In questo scenario diventa sempre pi&ugrave; necessario disporre di strumenti oggettivi in grado di misurare, valorizzare e rendicontare il contributo del welfare alla dimensione sociale della sostenibilit&agrave;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Secopndo Stefano Castrignan&ograve;, presidente dell&#8217;Osservatorio Italian Welfare &#8220;per molti anni il welfare aziendale &egrave; stato valutato soprattutto sulla base del numero delle iniziative introdotte. Oggi questo approccio non &egrave; pi&ugrave; sufficiente. Ci&ograve; che distingue i modelli pi&ugrave; evoluti non &egrave; la quantit&agrave; dei benefit offerti, ma la capacit&agrave; di costruire un sistema equilibrato che integri protezione, prevenzione, sostegno alla famiglia, crescita delle persone e qualit&agrave; del lavoro. Italian Welfare Excellence nasce per offrire alle imprese una certificazione fondata su un modello scientifico proprietario, capace di misurare in modo oggettivo il livello di maturit&agrave; dei sistemi di welfare e di valorizzare le organizzazioni che rappresentano i benchmark nazionali in questo ambito&#8221;.  Per rispondere all&#8217;esigenza di misurare in modo oggettivo la qualit&agrave; dei sistemi di welfare aziendale nasce il Global Welfare Model, il modello scientifico proprietario sviluppato dall&#8217;Osservatorio Italian Welfare. Attraverso un algoritmo proprietario, il modello analizza in modo integrato l&#8217;insieme delle misure di welfare offerte dall&#8217;organizzazione, considerando sia gli strumenti previsti dalla contrattazione collettiva sia le iniziative introdotte dall&#8217;azienda e dagli enti bilaterali. L&#8217;analisi prende in esame dieci pilastri fondamentali del welfare: previdenza, sanit&agrave;, grandi rischi, caregiving, genitorialit&agrave;, crescita personale, work-life integration, educazione al welfare, wellbeing e sostegno al reddito.&nbsp;</p>
<p>A differenza dei tradizionali sistemi di valutazione, il Global Welfare Model non considera le singole iniziative come elementi isolati, ma valuta il livello di integrazione tra i diversi pilastri, la capacit&agrave; di rispondere ai fabbisogni della popolazione aziendale e il contributo complessivo del modello alla sostenibilit&agrave; sociale dell&#8217;organizzazione. L&#8217;analisi restituisce un Global Welfare Score, espresso in centesimi, e quattro indicatori proprietari dedicati ai fabbisogni, all&#8217;inclusivit&agrave;, alla comunicazione e alla sostenibilit&agrave; sociale, offrendo una valutazione complessiva del livello di maturit&agrave; del sistema di welfare aziendale. Le elaborazioni dell&#8217;Osservatorio evidenziano come meno del 3% delle organizzazioni analizzate raggiunga oggi gli standard richiesti per conseguire la certificazione Italian Welfare Excellence. Un dato che conferma come i modelli di welfare realmente completi, equilibrati e maturi rappresentino ancora un&#8217;eccellenza nel panorama nazionale e rafforza il valore distintivo del riconoscimento.&nbsp;</p>
<p>Oltre a certificare il livello di maturit&agrave; del modello di welfare, Italian Welfare Excellence mette a disposizione delle organizzazioni uno strumento concreto di governance. Gli indicatori prodotti dal modello possono infatti essere integrati nei Bilanci di Sostenibilit&agrave; e negli altri strumenti di rendicontazione non finanziaria, contribuendo a misurare e rappresentare in modo oggettivo la dimensione sociale delle politiche aziendali. La certificazione costituisce inoltre un elemento distintivo capace di rafforzare la reputazione dell&#8217;organizzazione, supportare le strategie di employer branding e valorizzare l&#8217;impegno dell&#8217;impresa nei confronti delle proprie persone e degli stakeholder. Le organizzazioni che completeranno con successo il percorso di assessment e raggiungeranno gli standard previsti dal Global Welfare Model entreranno ufficialmente nell&#8217;albo delle Italian Welfare Excellence, il registro delle organizzazioni certificate che rappresentano i modelli di riferimento del welfare aziendale in Italia.&nbsp;</p>
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		<title>Vino: in Champagne vendemmia 2026 la più anticipata di sempre, sfida cambiamenti climatici e mercati</title>
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				<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 21:31:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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<p> (Adnkronos) &#8211; Sar&agrave; la vendemmia pi&ugrave; anticipata di sempre, quella del 2026, per lo Champagne. Ben lontani i tempi in cui questo rito, che ogni anno segna l&rsquo;inizio del lungo viaggio del &lsquo;re dei vini&rsquo; dal chicco al calice, era associato al mese di settembre e prima ancora a quello di ottobre. Dal 2023, si comincia ormai ad agosto e sempre prima. Con il caldo record di quest&rsquo;estate, che imperversa in Francia &#8211; anche in questa terra di argilla e calcare tra la valle della Marna e la C&ocirc;te des Blancs, a est di Parigi, che &egrave; la Champagne &#8211; la stima &egrave; un avvio tra il 20 e il 25 agosto, ma non si esclude addirittura la met&agrave; del mese, con un anticipo rispetto alla media degli ultimi anni di almeno 12 giorni. L&rsquo;insorgere della siccit&agrave; fa seguito alle gi&agrave; intense ondate di calore di giugno, dopo un inverno con episodi di gelo, dunque condizioni climatiche fortemente variabili. &nbsp;</p>
<p>C&rsquo;&egrave; chi calcola l&rsquo;inizio della vendemmia contando 86 giorni dal primo fiore che sboccia a maggio. In realt&agrave;, il via ufficiale pu&ograve; deciderlo solo il R&eacute;seau Matu, rete di controllo della maturazione delle uve nella regione della Champagne creata proprio per monitorare l&rsquo;evoluzione dei grappoli, misurare zuccheri e acidit&agrave; e determinare cos&igrave; la data ottimale di inizio della vendemmia. Una decisione presa valutando ogni singolo &lsquo;cru&rsquo; (sono 319 quelli autorizzati), e quindi comune per comune, e inderogabile: i vignerons, come sono chiamati i coltivatori delle vigne, e le stesse &lsquo;Maisons&rsquo;, le aziende di Champagne, possono rinviare di qualche giorno ma mai iniziare prima. Impossibile sfuggire al &lsquo;ban des vendanges&rsquo;, la data ufficiale che, una volta stabilita per i diversi territori, viene pubblicata dal Comit&eacute; Champagne, l&rsquo;organizzazione interprofessionale della filiera. &nbsp;</p>
<p>Dei tre vitigni utilizzati per fare lo Champagne, in blend o in purezza, si vendemmia per primo lo Chardonnay, poi il Pinot noir e infine il Meunier. Nei 34mila ettari della Champagne &#8211; che rappresentano solo il 4% di tutte le vigne francesi e lo 0,5% di quelle mondiali &#8211; la vendemmia viene rigorosamente fatta a mano, raccogliendo delicatamente grappolo per grappolo. Da ogni pianta si ricava circa 1,2 kg di uva, da cui poi si ottiene 1 bottiglia. Ogni anno una parte del vino viene destinata alla riserva, che poi sar&agrave; utilizzata negli anni successivi per creare i blend per gli Champagne &lsquo;non vintage&rsquo;, cio&egrave; non millesimati, e anche per affrontare le annate pi&ugrave; scarse.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intanto la settimana scorsa, riuniti presso il Comit&eacute; Champagne, i vignerons e le Maison hanno fissato la resa commercializzabile della vendemmia 2026 a 8.800 kg/ha. Questa decisione collettiva &egrave; volta a riequilibrare progressivamente gli stock, salvaguardando al tempo stesso la sostenibilit&agrave; economica del vigneto e il mantenimento dei loro elevati standard qualitativi. La resa commercializzabile rappresenta, infatti, una delle leve essenziali di resilienza del modello &lsquo;champenois&rsquo; che si basa sulle prospettive economiche e sul livello degli stock. L&rsquo;obiettivo &egrave; di adattare la produzione alle esigenze a medio e lungo termine dei mercati. In questo modo, i volumi di uve commercializzate si adeguano alla domanda reale, preservando al tempo stesso la qualit&agrave; dei vini e il valore della denominazione. Questo modello di regolazione, specifico della Champagne, consente di assumere decisioni con una visione di lungo periodo, mira a evitare brusche oscillazioni e a salvaguardare gli equilibri economici degli operatori, ed &egrave; frutto della cooperazione fra vignerons e Maison.&nbsp;</p>
<p>Proprio il Comit&eacute; Champagne &#8211; nato nel 1941, sebbene una rete di cooperazione in Champagne esistesse sin dal 1887 &#8211; ha il compito di difendere gli interessi comuni di chi coltiva e conferisce l&rsquo;uva e dei produttori di vino: una grande &lsquo;famiglia&rsquo; che rappresenta 16.460 vignerons, 120 cooperative, 410 Maison. Un network di stakeholder che ha anche l&rsquo;obiettivo di promuovere ricerca e sviluppo, tutelare la denominazione che &egrave; protetta dal 1936, monitorare il mercato, fare formazione.&nbsp;</p>
<p>Fra le principali sfide che si trova ad affrontare oggi, quella del cambiamento climatico la fa da padrona. Anche per un terreno, come quello gessoso della Champagne, che non ha bisogno di essere irrigato perch&eacute; in inverno assorbe l&rsquo;acqua come una spugna e la rilascia durante l&rsquo;anno. Da qui la costante ricerca della resilienza in vigna, con l&rsquo;adattamento dei metodi di piantagione e lo sviluppo di variet&agrave; resistenti (&egrave; stata la prima denominazione a farlo). Per disciplinare non si pu&ograve; usare pi&ugrave; del 10% di queste nuove variet&agrave;, ma i primi risultati sono soddisfacenti e servono per rendere sempre pi&ugrave; resistenti i vitigni tradizionali preservandone la qualit&agrave;. L&rsquo;impegno &egrave; rivolto anche alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, diminuite gi&agrave; nel 2025 del 25%, con l&rsquo;obiettivo di arrivare a zero nel 20230, come per i fitosanitari ridotti finora del 50%.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C&rsquo;&egrave; poi un&rsquo;altra sfida che attanaglia lo Champagne, come tutto il settore enologico, che &egrave; quella dei mercati. La denominazione rappresenta in volume l&rsquo;8% di tutti gli sparkling wines del mondo, con oltre 266 milioni di bottiglie spedite, ma &egrave; la prima per valore, pari a 5,7 miliardi di euro. Nel periodo Covid le vendite sono calate e lo stesso &egrave; avvenuto con le guerre in corso, a conferma che lo Champagne &egrave; un vino associato a momenti di festa e riflette l&rsquo;umore del momento. &nbsp;</p>
<p>Il primo mercato &egrave; la Francia, che assorbe nel 2025 il 43,5%. Tra i mercati esteri al primo posto gli Usa, seguiti da Uk, Giappone, Germania, Italia. Ma anche in Italia nel 2025 si &egrave; registrato, per il terzo anno consecutivo, un calo, pari al 7%, con un totale di 7,8 milioni di bottiglie spedite. Mentre guardando al lungo periodo, in 10 anni, dal 2015, il mercato &egrave; cresciuto di 1,4 milioni di bottiglie, con volumi aumentati del 2% annuo. &nbsp;</p>
<p>Performance positive, nonostante il momento, nel mercato italiano hanno fatto registrare due tipologie di Champagne: il basso dosaggio (+1%) e il brut millesimato (+3,4%). Se il brut non vintage &egrave; la cuv&eacute;e pi&ugrave; venduta in Italia, il basso dosaggio occupa ora il secondo posto, dopo una crescita quasi ininterrotta negli ultimi 15 anni pari in media al +23,6% annuo. L&rsquo;Italia assorbe cos&igrave; il 32% delle spedizioni di Champagne a basso dosaggio nell&rsquo;Unione europea.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Nel 2025 il mercato italiano per lo Champagne evidenzia un contesto di consumi pi&ugrave; moderati, dovuti a diversi cambiamenti economici e comportamentali. La domanda sta evolvendo in una congiuntura segnata dall&rsquo;erosione del potere d&rsquo;acquisto, dal consolidamento degli aumenti di prezzo post-Covid, da norme pi&ugrave; stringenti per il bere e la guida dei veicoli, e una maggiore ricerca di moderazione. Come risposta, i distributori stanno adottando strategie precauzionali caratterizzate da livelli pi&ugrave; bassi di scorte e pi&ugrave; frequenti riordini, e una dinamica promozionale pi&ugrave; sostenuta&rdquo;, afferma Domenico Avolio, direttore Comit&eacute; Champagne Italia.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Il canale Horeca-trade &#8211; spiega &#8211; &egrave; quello che appare pi&ugrave; indebolito: gli elevati margini hanno portato a carte dei vini percepite con prezzi eccessivi, un ricambio pi&ugrave; lento, mentre i vincoli normativi rafforzano il declino del consumo fuori casa. Nel frattempo, i rivenditori di vino mostrano una maggiore resilienza, supportata da una clientela pi&ugrave; preparata e margini pi&ugrave; controllati. Il segmento entry-level &egrave; rimasto sostanzialmente stabile, quello di fascia media si &egrave; dimostrato il pi&ugrave; dinamico nel 2025, incontrando una forte domanda dei consumatori, che sono sicuramente attenti al prezzo ma non meno affezionati all&rsquo;immagine dello Champagne; il segmento premium mostra una resilienza migliore in valore che in volume e questo non rappresenta un disimpegno ma piuttosto una domanda pi&ugrave; selettiva e acquisti quantitativamente pi&ugrave; limitati&rdquo;. &nbsp;</p>
<p>&ldquo;Dopo i recenti aggiustamenti, il mercato italiano sta entrando in una fase di stabilizzazione, in cui il consolidamento delle posizioni esistenti appare essere una leva per la resilienza e la continuit&agrave;&rdquo;, conclude.&nbsp;</p>
<p>(di Alessia Trivelli)&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Vino: sempre più enoturisti nella Champagne, alla scoperta di Maison blasonate e vignerons</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/vino-sempre-piu-enoturisti-nella-champagne-alla-scoperta-di-maison-blasonate-e-vignerons/</link>
				<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 21:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; E&#8217; un viaggio emozionale quello che porta alla scoperta della Champagne, la regione francese del Nord-Est che dalla citt&#224; d&#8217;arte di Reims attraversa la valle della Marna, dove si produce il pi&#249; blasonato dei vini. E se lo Champagne &#232; un simbolo universale, di festa e opulenza, &#8216;la&#8217; Champagne &#232; meno conosciuta. Qui [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; E&rsquo; un viaggio emozionale quello che porta alla scoperta della Champagne, la regione francese del Nord-Est che dalla citt&agrave; d&rsquo;arte di Reims attraversa la valle della Marna, dove si produce il pi&ugrave; blasonato dei vini. E se lo Champagne &egrave; un simbolo universale, di festa e opulenza, &lsquo;la&rsquo; Champagne &egrave; meno conosciuta. Qui dove hanno sede le Maison pi&ugrave; rinomate al mondo e dove i vignerons coltivano operosamente la loro terra argillosa, l&rsquo;enoturismo &egrave; sorprendentemente un fenomeno abbastanza recente, se paragonato allo sviluppo che invece ha avuto in alcune delle pi&ugrave; famose zone vitivinicole italiane. Dal 2015 Colline, case e produttori di Champagne sono riconosciuti Patrimonio dell&rsquo;umanit&agrave; dell&rsquo;Unesco e oggi sempre pi&ugrave; wine lovers e non solo visitano questa piccola ma ricchissima regione francese.&nbsp;</p>
<p>Visitare una cantina che produce Champagne &egrave; un viaggio sensoriale all&rsquo;interno di un patrimonio unico, dove ogni pietra racconta una storia e ogni bottiglia incarna l&rsquo;eccellenza della casa che la produce. Vuol dire assistere al racconto di quel sapere che trasforma l&rsquo;uva in vino e di quella &lsquo;magia&rsquo; che in bottiglia fa nascere le bollicine. Si ripercorrono le tappe che dalla vigna portano al calice grazie al metodo cosiddetto &lsquo;champenois&rsquo;, proprio perch&eacute; inventato per fare lo Champagne, e cos&igrave; si apprendono termini rigorosamente francesi come prise de mousse, liqueur d&rsquo;exp&eacute;dition, remuage, d&eacute;gorgement. Si attraversano bottaie, vinoteche, talvolta musei, e cave sotterranee dove le bottiglie restano distese per anni. &nbsp;</p>
<p>Per poi arrivare all&rsquo;agognata degustazione, quasi sempre comparata, dove anche i neofiti imparano a distinguere un Blanc de blancs, ottenuto da sola uva bianca, principalmente Chardonnay, fine e fresco, da un Blanc de noirs, che si ottiene da uva rossa e quindi soprattutto Pinot Noir, pi&ugrave; strutturato, e Meunier che, come spiegano gli enologi, d&agrave; &lsquo;rotondit&agrave;&rsquo;. Si capisce anche perch&eacute; le annate calde, come questa, danno note pi&ugrave; dolci e sono pi&ugrave; adatte all&rsquo;invecchiamento. Ogni Maison ha la sua eccellenza e ogni famiglia la sua storia, in comune quel savoir-faire ancestrale che ancora oggi guida la produzione dello Champagne.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Il riconoscimento Unesco &egrave; arrivato dopo un lavoro durato 10 anni; abbiamo voluto che tutta la regione della Champagne, quindi Colline, Case e cantine, fosse riconosciuta con i suoi 19 Comuni. Ora c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; consapevolezza da parte degli abitanti della responsabilit&agrave; che hanno nel preservare il loro territorio che &egrave; patrimonio dell&rsquo;Umanit&agrave;. E hanno anche capito l&rsquo;importanza di aprire le loro porte&rdquo;, afferma Anne Cabin Saint Marcel, un passato in Veuve Clicquot, oggi membro del consiglio scientifico dell&rsquo;associazione Coteaux, Maisons et Caves de Champagne &#8211; Patrimoine mondial de l&rsquo;Unesco, che ha seguito tutto il cammino che ha portato al riconoscimento. &nbsp;</p>
<p>&ldquo;L&rsquo;enoturismo, quindi, si sta sviluppando; &egrave; arrivato in ritardo qui rispetto ad altri paesi come l&rsquo;Italia, nonostante la Route du Champagne esista da 72 anni, ma dal 2015 &egrave; cresciuto sette volte. Ci sono eventi che si tengono ogni anno e che attraggono sempre pi&ugrave; visitatori. Ormai anche la Champagne &egrave; nella mappa dell&rsquo;enoturismo e offre molte opportunit&agrave; fra degustazioni, visite, biking etc. In Champagne la sensibilit&agrave; verso l&rsquo;enoturismo sta cambiando molto. L&rsquo;enoturismo &egrave; agli albori nonostante lo Champagne sia internazionalmente apprezzato, perch&eacute; prima si conosceva lo Champagne ma non la Champagne&rdquo;, spiega. &nbsp;</p>
<p>&ldquo;La sfida ora &#8211; sottolinea &#8211; &egrave; proprio di fare della Champagne una destinazione turistica, gestendo in modo consapevole la crescita. Gli strumenti ci sono, l&rsquo;importante &egrave; promuovere e monitorare. Per i prossimi dieci anni l&rsquo;impegno &egrave; poi rivolto molto verso la protezione dell&rsquo;ambiente, la sfida del cambiamento climatico, sempre puntando sulla forza dello spirito di collettivit&agrave; condiviso tra Maison e vignerons che insieme seguono tutta la filiera&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un tour della regione non pu&ograve; che cominciare da Epernay, indiscussa capitale mondiale dello Champagne. E&rsquo; qui, infatti, nella celebre Avenue de Champagne, un viale lungo 1 km sotto il quale si snodano 110 km di cantine, che si concentrano ben 112 Maison sulle 410 totali che vanta la denominazione. Una dietro l&rsquo;altra, senza soluzione di continuit&agrave;, occupano per lo pi&ugrave; dimore d&rsquo;epoca, che se non fosse per il nome riconoscibile all&rsquo;esterno sembrerebbero case nobiliari. &nbsp;</p>
<p>Epernay &egrave;, infatti, una cittadina d&rsquo;arte, con la sua chiesa in stile gotico che ha sostituito la precedente andata distrutta, di cui resta solo il portale, il Municipio al centro di un parco, anch&rsquo;esso appartenuto a una famiglia aristocratica. E ancora il teatro Gabrielle Dorziat, inaugurato nel 1902, la Casa della Luna in stile Art Nouveau, la facciata &lsquo;Renaissance&rsquo;. E poi il Museo dello Champagne, per scoprire tutto su morfologia del suolo, archeologia, reperti d&rsquo;epoca, produzione di Champagne, in un percorso ludico e interattivo diviso in quattro sezioni. &nbsp;</p>
<p>Epernay si trova in una posizione storicamente strategica, sulle vie del commercio; da qui passava e passa tuttora la ferrovia (con tanto di stazione per l&rsquo;alta velocit&agrave; a poca distanza, sulla linea Parigi-Strasburgo) e addirittura qui fermava anche il mitico Orient Express. E proprio a Epernay ha la sede storica il Comit&eacute; Champagne, l&rsquo;organizzazione interprofessionale della filiera: il luogo in cui i vigneron, i piccoli coltivatori che conferiscono le uve, e le Maison de Champagne, le aziende produttrici, difendono i loro interessi comuni e contribuiscono all&rsquo;equilibrio e al prestigio dell&rsquo;intera denominazione.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Difficilissimo scegliere quali cantine visitare nella Avenue de Champagne, ma gli appassionati di castelli e dimore certamente non possono perdere la Maison Comtesse Lafond, di propriet&agrave; di una famiglia originaria della Loira che in Francia fa vino da 200 anni e dal 2010 ha avviato anche la produzione di Champagne, acquistando a Epernay un castello del 1860, in passato di propriet&agrave; di un altro produttore, poi passato di mano e quindi caduto in abbandono. Di originale resta solo la scala, ma i lavori di ristrutturazione hanno permesso di riportarlo allo splendore, con ampi spazi oggi a disposizione per eventi privati, matrimoni, feste aziendali. Comprende anche un Caveau sotterraneo usato per le cene e dove sono esposti quadri di tutte le propriet&agrave; dei titolari, dalla Loira alla Borgogna, e chiss&agrave; che un giorno qui non far&agrave; bella mostra anche un&rsquo;immagine della Toscana a cui la famiglia strizza l&rsquo;occhio. &nbsp;</p>
<p>Una curiosit&agrave; &egrave; il laboratorio di carpenteria, adiacente, che lavora il legno ed esegue restauri, creato quando fu acquistato il castello, che quindi &egrave; stato ristrutturato &lsquo;in casa&rsquo; e ancora oggi &egrave; attivo per tutti i lavori necessari anche alla manutenzione. I vini sono conservati nella cantina del 1900 riscoperta proprio durante i lavori di ristrutturazione. Le bottiglie sono stipate in un&rsquo;intera parete l&rsquo;una contro l&rsquo;altra in modo che siano protette nel caso una esploda. In totale, la Maison Comtesse Lafond &#8211; il nome &egrave; un omaggio a un&rsquo;ava che nel 1797 per prima avvi&ograve; il commercio del vino &#8211; produce 80mila bottiglie l&rsquo;anno di Champagne, in 7 cuv&eacute;es. Il 50% &egrave; esportato e il 50% venduto in Francia, con Italia e Svizzera come principali mercati.&nbsp;</p>
<p>La Maison &egrave; aperta alle visite, compreso il castello, e durante il tour nella cantina si pu&ograve; fare l&rsquo;esperienza del d&eacute;gorgement con la sciabola, una tecnica che risale all&rsquo;epoca di Napoleone, che era appassionato di Champagne e lo beveva per festeggiare le sue vittorie. Le visite guidate sono concepite come un&rsquo;esperienza itinerante dalla cantina, dove si fa anche il tasting assaggiando direttamente dalle bottiglie &lsquo;sboccate&rsquo; dai visitatori, agli interni del castello.&nbsp;</p>
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<p>Chiunque ami lo Champagne, poi, non pu&ograve; non visitare Hautvillers, un piccolo centro di appena 600 abitanti, che ospita 20 Maison di Champagne e 1 cooperativa. Ma soprattutto custodisce le spoglie del leggendario Dom Pierre P&eacute;rignon, considerato il padre spirituale dello Champagne, in quanto invent&ograve; i tre metodi di base della produzione: il blend, la pressatura e il lavoro in vigna che determina la qualit&agrave;. Arriv&ograve; nel 1668 a Hautvillers, dove fu abbate per 47 anni. E nella stessa abbazia c&rsquo;&egrave; la sua tomba, una semplice lapide di marmo nero, a terra, posta accanto a quella di un altro monaco, il cui nipote Ruinart nel 1729 fond&ograve; la pi&ugrave; antica Maison di Champagne. &nbsp;</p>
<p>L&rsquo;abbazia, in stile romanico e gotico, fu ricostruita tre volte, il soffitto &egrave; a forma di cesta per la vendemmia. Nel 1721 i monaci sono andati via e nel 1836 &egrave; morto l&rsquo;ultimo monaco. Nel 1936 Mo&euml;t &amp; Chandon ha creato il brand Dom P&eacute;rignon in onore dell&rsquo;abbate e tuttora Lvmh, attuale holding proprietaria del marchio, possiede una parte della vecchia abbazia accanto alla chiesa. Lo Champagne Dom P&eacute;rignon oggi &egrave; un&rsquo;eccellenza assoluta, invecchia 8 anni, millesimato, fatto solo da grand cru e solo nelle annate migliori. Nel 2022 nei giardini poco lontani &egrave; stata posta una statua di Dom P&eacute;rignon con elementi ispirati al vino, una base a forma di grande bottiglia, ornata da rami di vigne e bollicine dorate. Ai margini del paese, nell&rsquo;area pic-nic denominata &lsquo;Les Tuileau&rsquo;, si pu&ograve; godere di una magnifica vista sulla valle della Marna e sui villaggi sorti sulle sponde del fiume, abitati soprattutto dai vignerons.&nbsp;</p>
<p>Un&rsquo;altra cittadina da non perdere &egrave; Ch&acirc;lons-en-Champagne, che ha conservato numerose testimonianze del suo passato, come le facciate a graticcio e due importanti chiese, la cattedrale gotica di Saint &Eacute;tienne e Notre Dame en Vaux, antica collegiata in stile romanico e gotico. Nel cuore del centro un grande parco, il Jard, diviso in tre parti che si snodano lungo il canale che attraversa la citt&agrave;. Proprio per far conoscere questi gioielli nascosti e far vivere un&rsquo;esperienza sensoriale, da dieci anni si organizza &lsquo;M&eacute;tamorph&rsquo;eau&rsquo;ses&rsquo;, un tour di suoni e luci lungo il canale a bordo di una barca, l&rsquo;unico del genere in Europa, con uno spettacolo che illumina le facciate dei monumenti e una voce narrante che racconta antiche leggende. Ch&acirc;lons, al crocevia di importanti vie di comunicazione, &egrave; conosciuta anche per la sua fiera di origine medievale, tradizione ripresa nel 20&deg; secolo e diventata la seconda fiera agricola di Francia, che unisce incontri e spettacoli ogni fine agosto, per 10 giorni.&nbsp;</p>
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<p>Ma uno dei pi&ugrave; importanti monumenti di Ch&acirc;lons-en-Champagne &egrave; nascosto nei sotterranei della Maison Joseph Perrier: le cave del 4&deg; secolo, risalenti all&rsquo;epoca gallo-romana, scavate nella roccia calcarea, lunghe in totale 5 km, dove riposano 4 milioni di bottiglie, in condizioni ideali per l&#8217;invecchiamento, e che sono Patrimonio Unesco. Fondata nel 1825, la Joseph Perrier oggi &egrave; guidata dalla sesta generazione della famiglia e lo scorso anno ha festeggiato il 200&deg; anniversario. Durante la visita, prima di scendere nelle cave, si attraversano le sale del Museo che la Maison ha creato per conservare reperti d&rsquo;epoca e illustrare la storia della famiglia e dei suoi 200 anni, con un faro su tutte le occasioni speciali in cui il suo Champagne &egrave; stato protagonista, ad esempio come fornitura ufficiale per la corona inglese o come vino scelto per il primo volo del Concorde Londra-New York, ma anche il lavoro svolto in collaborazione con lo scienziato Louis Pasteur sulle tecniche di vinificazione.&nbsp;</p>
<p>La Maison &egrave; sempre rimasta fedele alla sua tradizione internazionale (esporta il 70% delle sue bottiglie e il primo mercato &egrave; il Regno Unito) e ai suoi valori fondanti: radici, qualit&agrave;, autenticit&agrave; e competenza, applicate a 24 ettari di vigneti di propriet&agrave;, tutti in viticoltura sostenibile. Produce 1 milione di bottiglie all&rsquo;anno e la &lsquo;signature&rsquo; &egrave; ancora oggi la Cuv&eacute;e royale. &nbsp;</p>
<p>La Maison &egrave; molto attiva sul fronte enoturistico fin dal 2020: nel 2025 ha accolto 17mila persone. La visita guidata dura 40 minuti, seguita dal tasting. Sono proposte tre diverse opzioni, compresa una degustazione alla cieca, disponibili in pi&ugrave; lingue. Inoltre, la Maison Joseph Perrier ama accogliere le famiglie e ha ideato un format dedicato ai pi&ugrave; piccoli, che si conclude con la degustazione di succhi d&rsquo;uva monovitigno. Si pu&ograve; anche optare per un&rsquo;esperienza immersiva nel cuore dei vigneti o per giornate su misura, concepite come veri e propri viaggi enoturistici privati, interamente personalizzabili. In cantina si possono organizzare anche eventi privati e per gli avventori c&rsquo;&egrave; uno Champagne bar e una proposta di pranzo del fine settimana.&nbsp;</p>
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<p>Risalendo verso Nord si attraversa la cosiddetta Montagna di Reims, altopiano boscoso dove le vigne di Champagne sono coltivate in pendenza. Un terroir molto adatto al Pinot noir e anche pi&ugrave; favorito nella resistenza ai cambiamenti climatici. E&rsquo; qui, a Rilly-la Montagne, che ha scelto di produrre la Maison Vilmart, creata nel 1890, ora alla sesta generazione. Una casa che ha fatto scelte in controtendenza, puntando, in una zona vocata per i vitigni a bacca rossa, invece sullo Chardonnay, utilizzato al 70% in blend con un 30% di Pinot noir. Solo una delle etichette ha in prevalenza Pinot noir, creata, per rispondere alla crescente domanda, con la vendemmia del 2017 e sul mercato da quest&rsquo;anno. &nbsp;</p>
<p>La loro &egrave; una produzione di nicchia (120mila bottiglie e 7 etichette). Usano solo le uve delle loro vigne (11 ettari), contrariamente alla maggior parte della Maison di Champagne che integrano la loro produzione con quella dei piccoli coltivatori diretti, i cosiddetti vignerons. Un&rsquo;altra caratteristica &egrave; che usano molto legno, con la prima fermentazione che avviene nelle grandi botti d&rsquo;Alsazia, acquistate dal nonno negli anni Sessanta e ancora in uso. La pressatura &egrave; molto soft (la pressa risale al 1971 ed &egrave; tuttora in funzione) e il mosto cade per gravit&agrave;, senza forzature. Negli anni Settanta l&rsquo;idea di creare nuove forme di bottiglie per lo Champagne, custodite nella vinoteca creata per conservare tutte le annate. Dieci anni fa &egrave; stata creata una nuova cantina per i vini riserva, mentre la vecchia sotterranea esisteva gi&agrave; quando comprarono nel 1944 la sede, dalla tipica facciata a graticcio. &nbsp;</p>
<p>La cantina &egrave; aperta alle visite e da quest&rsquo;anno la proposta spazia fra tre nuove esperienze di cui 1 in vigna e 2 in cantina. Si fa il giro in vigna con la spiegazione del suolo, poi il tasting con il food pairing, in quanto l&rsquo;azienda crede molto nell&rsquo;abbinamento dello Champagne al cibo. Ma anche la degustazione comparata con vino fermo e champagne. Tra i mercati pi&ugrave; importanti per l&rsquo;export, ci sono gli Usa e al secondo posto l&rsquo;Italia (dove la distribuzione &egrave; affidata a Cottarella).&nbsp;</p>
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<p>Si arriva cos&igrave; a Reims, la seconda capitale dello Champagne, ma molto pi&ugrave; conosciuta turisticamente rispetto a Epernay per la sua maestosa cattedrale di Notre Dame che fa concorrenza all&rsquo;omonima parigina. Anche questa, costruita nel 13&deg; secolo sopra il sito di terme romane, dal passato burrascoso, in quanto quasi distrutta dai bombardamenti della Prima Guerra mondiale e poi ricostruita nei minimi dettagli. Qui &egrave; stato incoronato il primo re di Francia e poi altri 25 dei 31 che si sono succeduti nei secoli, con riti che richiedevano due anni di preparazione. La cattedrale &egrave; famosa anche per il numero di statue che ornano la facciata, scavate direttamente nella pietra, e per le vetrate, in parte risalenti al 15&deg; secolo e opera dell&rsquo;Atelier Simon-Marq (peraltro poi comprato dalla Maison di Champagne Taittinger) e in parte pi&ugrave; moderne, come quelle realizzate nell&rsquo;abside da Marc Chagall.&nbsp;</p>
<p>A Reims si possono visitare giganti dello Champagne e piccole realt&agrave; tutte da scoprire che sono le gemme nascoste di questo territorio. Tra i colossi, sicuramente la Maison Mumm, fra i primi cinque produttori di Champagne al mondo in termini di volumi, tanto che il numero di bottiglie che fanno resta top secret. La casa &egrave; stata fondata nel 1827 e l&rsquo;anno prossimo celebra i 200 anni. Il nome per esteso, G.H. Mumm, porta le iniziali del nipote del fondatore tedesco, George Hernann, che prese in mano l&rsquo;azienda &#8211; successivamente passata di propriet&agrave; &#8211; nel 1850 creando anche le cantine di 25 km che sono le seconde pi&ugrave; grandi di tutta la Champagne; nel 1840 l&rsquo;acquisto delle prime vigne. Oggi possiede 218 ettari di cui 165 sono grand cru, dal 2020 coltivate in agricoltura rigenerativa.&nbsp;</p>
<p>Il 78% degli Champagne Mumm &egrave; composto da Pinot Noir, che &egrave; una cifra distintiva della Maison. L&rsquo;etichetta iconica con la fascia rossa &egrave; ispirata alla Legion d&rsquo;onore e rappresenta il nome della cuv&eacute;e Cordon Rouge creata nel 1876 e tuttora la pi&ugrave; rappresentativa, che quest&rsquo;anno festeggia 150 anni. Alla linea storica Cordon Rouge si affianca la linea Rsrv delle riserve che si fa solo con le migliori annate. Mumm &egrave; stata una delle prime cantine ad aprirsi sin dagli anni Sessanta alle visite. Ogni giorno hanno una visita ogni 15 minuti con 25 persone in media, propongono 3 tipologie di tasting. L&rsquo;anno scorso accolti 40mila visitatori.&nbsp;</p>
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<p>Completamente diversa la storia di Thi&eacute;not, Casa di Champagne tra le pi&ugrave; giovani, fondata nel 1985 da Alain Thi&eacute;not, che ora ha 85 anni e negli anni Novanta fece la scommessa di acquistare vigne sfidando la crisi e suo padre, notaio, il quale vedendo la prima bottiglia comment&ograve; che quello della famiglia &egrave; un nome di notai e non di Champagne. Oggi l&rsquo;azienda &egrave; gestita dai due figli, possiede 35 ettari, 75 diversi crus, per il 60% Pinot noir, produce 8 etichette per un totale di 4.700 bottiglie ed esporta per il 75%, Italia compresa. &nbsp;</p>
<p>Credono talmente tanto nell&rsquo;enoturismo che lo scorso anno si sono lanciati in una nuova avventura. Al centro di Reims hanno aperto a settembre 2025 un Hotel cinque stelle, con 13 camere luxury e green (si usa solo energia geotermica), una sala eventi con annessa cucina attrezzata per ospitare chef, un bar &agrave; champagne nel rooftop con vista sulla Cattedrale, cantine sotterranee visitabili e un museo interattivo che racconta la storia di Reims, dello Champagne e della Maison, attraverso una miniatura della Cattedrale, un plastico mobile della struttura, pannelli interattivi che raccontano le caratteristiche del territorio e un laboratorio per ricreare e comprendere profumi e aromi. &nbsp;</p>
<p>Un giro dell&rsquo;hotel &egrave; una scoperta continua e la vera chicca sono le cantine sotterranee, dove si conservano le bottiglie (la produzione &egrave; in altra sede alle porte della citt&agrave;): un&rsquo;esperienza immersiva che inizia con un filmato in cui parla il fondatore, poi opere d&rsquo;arte e di suoni, ispirate alla lavorazione dello Champagne. Qui &egrave; custodito persino un mosaico romano del 2&deg; secolo. Poi si entra nella vinoteca a forma di tempio, dove gli ospiti possono prendere una bottiglia e sperimentare il d&eacute;gorgement semi-meccanico (sono gli unici a proporre un vero e proprio laboratorio di questa tecnica), e infine nella sala degustazione, sempre sotterranea. Come spiega Stanislas Thi&eacute;not, &ldquo;come Maison giovane volevamo fare qualcosa di originale, da qui l&rsquo;idea di un&rsquo;offerta integrata con un hotel di questo tipo che &egrave; tra i primi in Francia, se ne trovano solo in Provenza; l&rsquo;enoturismo si pu&ograve; dire che &egrave; ancora giovane qui, ma nel 2025 il 25% dell&rsquo;introito &egrave; derivato proprio dalle visite&rdquo;. Dunque, il posto ideale per brindare con le preziose bollicine a questo che &#8211; come amano ripetere nella Champagne &#8211; &egrave; sempre stato il &lsquo;vino dei re&rsquo; e che &egrave; anche il &lsquo;re dei vini&rsquo;.&nbsp;</p>
<p>(di Alessia Trivelli)&nbsp;</p>
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		<title>Incendi: Cuomo (Ass. Pirotecnici): &#8220;Causati da fuochi artificio? problema è illegalità&#8221;</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/incendi-cuomo-ass-pirotecnici-causati-da-fuochi-artificio-problema-e-illegalita/</link>
				<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 17:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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<p> (Adnkronos) &#8211; &#8220;Parliamoci chiaro: prendiamo ad esempio un fumogeno, quelli che si usano allo stadio. Viene venduto nei negozi, anche nei supermercati, e pu&ograve; essere acquistato da chiunque abbia superato i 18 anni. Se lo mettiamo a terra con un po&#8217; di roba secca e gli diamo fuoco, pu&ograve; tranquillamente con determinate condizioni creare un incendio. Il problema degli incendi che si possono verificare in questo periodo sta proprio qui: nella possibilit&agrave; che chiunque pu&ograve; acquistare facilmente questi prodotti e accenderli. Non c&#8217;entrano i fuochi pirotecnici legali, ma l&#8217;accensione di fuochi d&#8217;artificio illegali&#8221;. Cos&igrave;, con Adnkronos/Labitalia, Vincenzo Cuomo, presidente di Anisp, l&#8217;associazione nazionale imprese spettacoli pirotecnici, commenta la possibilit&agrave; che gli incendi degli ultimi giorni nel nostro Paese, a partire da quelli sul Gargano, siano stati innescati da fuochi d&#8217;artificio. &nbsp;</p>
<p>Per Cuomo, colonnello dell&#8217;esercito in pensione, &#8220;il problema non &egrave; l&#8217;accensione dei fuochi regolamentari, ma di quelli illegali&#8221;. &#8220;Se uno ad esempio prende la cosiddetta &#8216;cipolla&#8217;, articolo che &egrave; vietato per legge e che le fabbriche non possono produrre, e la utilizza per appiccare il fuoco. Oppure fa delle miscele, che sono facili da realizzare perch&eacute; i prodotti necessari come  il nitrato di potassio e il nitrato d&#8217;ammonio sono in commercio. Se una persona si diverte a fare il piccolo chimico nel nostro Paese pu&ograve; fare di tutto&#8221;, lancia l&#8217;allarme Cuomo. &nbsp;</p>
<p>Altra cosa, ci tiene a sottolineare Cuomo, sono i fuochi pirotecnici regolamentati.  &#8220;L&#8217;accensione dei fuochi d&#8217;d&#8217;artificio pu&ograve; essere effettuata solo ed esclusivamente dal personale abilitato che &egrave; in possesso di una idoneit&agrave; specifica che si prende facendo l&#8217;esame davanti a una commissione in Prefettura. Queste persone sono gli unici autorizzati all&#8217;accensione di fuochi d&#8217;artificio in pubblico rispettando determinate esigenze: ovvero la distanza di sicurezza del pubblico, la tipologia di fuochi d&#8217;artificio che si sparano. Bisogna essere in possesso di un&#8217;assicurazione, dell&#8217;idoneit&agrave; all&#8217;accensione, dell&#8217;autorizzazione dall&#8217;autorit&agrave; di pubblica sicurezza del luogo. E ancora dietro la presentazione di determinati documenti tra cui una planimetria dell&#8217;area di sparo con relative distanze, con relative sicurezze, con relativi vincoli eventualmente presenti&#8221;, spiega Cuomo. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidente di Anisp ricorda anche &#8220;normalmente nel periodo estivo, ovvero dal 15 luglio al 15 settembre, non si possono sparare fuochi d&#8217;artificio a una distanza inferiore ai 1000 metri da un&#8217;area boschiva&#8221;. &#8220;E questo capita sia nel privato che nel pubblico, per entrambi. E&#8217; quanto prevedono norme regionali proprio per il pericolo di probabili incendi&#8221;, ribadisce. Un settore, quello dei fuochi pirotecnici legali, che &#8220;occupa complessivamente circa 10.000 persone, comprendendo le imprese che producono e accendono i fuochi, ma anche chi li importa&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Tanta l&#8217;attenzione, secondo Cuomo, alla sicurezza: &#8220;Il titolare di una fabbrica deve essere in possesso della idoneit&agrave; alla fabbricazione di fuochi d&#8217;artificio. Tale idoneit&agrave; viene sempre rilasciata da una prefettura dietro l&#8217;espletamento di un esame davanti a una commissione. Commissione composta da sei, sette persone: rappresentanti di questura, vigili del fuoco, l&#8217;Ispettorato del lavoro, esperto del ministero della Difesa e quant&#8217;altro previsto dalla normativa&#8221;. &nbsp;</p>
<p>Una volta ottenuta l&#8217;idoneit&agrave; &#8220;l&#8217;imprenditore a sua volta, all&#8217;interno della fabbrica di fuochi di artificio, quando assume delle persone, deve fare dei corsi di preparazione, propedeutici all&#8217;attivit&agrave; lavorativa&#8221;, dice. &#8220;Oltre a questo le fabbriche di fuochi di artificio sono sottoposte ai controlli periodici da parte degli artificieri della Polizia d dei Carabinieri&#8221;, osserva. Cuomo, in conclusione, ricorda che i fuochi legali &#8220;hanno una certificazione Ce che viene rilasciata da un organismo certificatore a livello europeo, con delle specifiche caratteristiche che devono essere rispettate, come ad esempio il rumore&#8221;, conclude. &nbsp;</p>
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		<title>Spazio, Urso: &#8220;Italia e Francia insieme per autonomia strategica Ue&#8221;</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/spazio-urso-italia-e-francia-insieme-per-autonomia-strategica-ue/</link>
				<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 16:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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<p> (Adnkronos) &#8211; &#8220;E&#8217; una visita che segue e d&agrave; piena concretezza a quanto deciso al vertice bilaterale di Antibes tra i nostri due Paesi e tra i nostri governi. Per me &egrave; la terza visita a questo centro spaziale: la prima la feci per annunciare che il centro del Fucino sarebbe stato uno dei tre punti cruciali della nuova costellazione satellitare europea, la seconda la feci con il nuovo commissario Ue per lo Spazio, Andrius Kubilius, e oggi sono qui con il ministro Baptiste per dimostrare che la collaborazione tra Italia e Francia, che si &egrave; evidenziata in questo centro con la cooperazione tra Leonardo e Thales, d&agrave; l&#8217;esempio di quello che dobbiamo fare con la nostra Europa per garantire appieno l&#8217;autonomia strategica del nostro Continente&#8221;. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel corso della conferenza stampa congiunta con il ministro francese dell&#8217;Istruzione superiore, della Ricerca e dello Spazio, Philippe Baptiste, al termine della visita al Centro spaziale del Fucino di Telespazio, parte di Leonardo.<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;Ci auguriamo che in tale direzione possanno svolgersi i lavori della prossima ministeriale dell&#8217;Agenzia spaziale europea, che si riunir&agrave; il 15 dicembre a Roma e che &egrave; preceduta da un evento importante e significativo per la comunit&agrave; internazionale, e cio&egrave; il vertice che il presidente Macron ha convocato a Parigi per il 9 e 10 settembre, che mi auguro possa lanciare un messaggio di convivenza che dall&#8217;Europa possa raggiungere gli altri Continenti, nella piena consapevolezza che lo spazio appartiene a tutti, e in cui bisogna sviluppare la pi&ugrave; ampia collaborazione&#8221;, ha continuato. &nbsp;</p>
<p>Per il ministro &#8220;la visita di oggi conferma l&rsquo;importanza del rapporto tra Italia e Francia per garantire l&#8217;autonomia strategica europea sullo Spazio come dagli impegni sottoscritti al vertice bilaterale di governo di Antibes. Le sfide della nuova economia dello spazio richiedono visione, capacit&agrave; industriale e una sempre maggiore integrazione tra i nostri sistemi. Non &egrave; un caso &#8211; ha proseguito &#8211; che questo incontro si svolga al Centro Spaziale del Fucino, un&rsquo;eccellenza europea nella gestione delle costellazioni satellitari, tra cui Galileo e Cosmo-SkyMed. Una realt&agrave; di straordinario valore, gestita con grande competenza da Telespazio, azienda italo-francese del Gruppo Leonardo, che rappresenta essa stessa una testimonianza concreta della intesa tra i nostri due Paesi. &Egrave; da infrastrutture e imprese come questa che nasce la capacit&agrave; di Italia e Francia di affrontare insieme le sfide future dello spazio, anche attraverso progetti comuni come &#8216;Bromo&#8217;, esempio concreto del valore strategico della nostra cooperazione&#8221;, ha spiegato ancora Urso che ha ricordato come sullo spazio &#8220;lavoriamo insieme con la Francia per garantire sempre pi&ugrave; l&#8217;autonomia strategica europea; non significa escludere gli altri, ma partire dall&#8217;Europa per coinvolgere gli altri, per arrivare quanto possibile a una cooperazione comune globale: questo credo che deve essere il messaggio del summit di Parigi che si rvolge a tutti ma non solo ai paesi europei&#8221;.&nbsp;</p>
<p>E Urso ha ricordato gli investimenti italiani sul settore e annunciato un&#8217;ulteriore crescita del Centro del Fucino. &#8220;Questo centro crescer&agrave; ulteriormente anche con investimenti nazionali, per riaffermare la leadership globale nella ricezione di quello che &egrave; intorno e sopra di noi. Sono contento che il ministro Baptiste sia convinto anche esso di questo progetto. Noi abbiamo scommesso sullo spazio, allocato risorse fino al 2028 per 10 miliardi di euro, tra Pnrr, risorse nazionali e Agenzia spaziale europea. Ci&ograve; ci ha consentito di realizzare 4 space factory, e 16 distretti sullo spazio nel Paese. E&#8217; un comparto che unisce l&#8217;Italia e nel quale siamo convinti a svolgere un ruolo centrale a livello globale&#8221;, ha concluso. &nbsp;</p>
<p>E per il ministro francese Baptiste &ldquo;lo spazio &egrave; oggi al centro della nostra sovranit&agrave; europea e le relazioni italo-francesi ne sono uno dei pilastri pi&ugrave; solidi. La mia presenza al Fucino, al fianco del mio omologo e amico Adolfo Urso, riflette la volont&agrave; comune espressa ad Antibes: costruire insieme un&#8217;Europa spaziale forte, in grado di controllare le sue infrastrutture critiche, le sue costellazioni e i suoi lanciatori. Il Centro Spaziale del Fucino illustra perfettamente ci&ograve; che i nostri due Paesi sanno fare insieme. Telespazio, azienda italo-francese, nata dall&#8217;alleanza tra Leonardo e Thales, &egrave; la prova che l&#8217;integrazione dei nostri ecosistemi industriali, non &egrave; uno slogan ma una realt&agrave; operativa, al servizio di programmi strutturanti come Galileo e, in futuro, Iris&sup2;. Il Vertice di Parigi del 9 e 10 settembre sar&agrave; l&#8217;occasione per portare avanti insieme questa ambizione: un&#8217;Europa che investe, che innova e che garantisce il suo accesso autonomo allo spazio&#8221;, ha concluso.&nbsp;</p>
<p>E Massimo Claudio Comparini, managing director della Divisione Spazio di Leonardo, ha sottolineato che &#8220;il Centro Spaziale del Fucino costituisce una testimonianza concreta dell&rsquo;eccellenza europea nel settore spaziale e del valore di lungo periodo della cooperazione industriale tra Italia e Francia in questo ambito. La visita odierna conferma il nostro impegno a promuovere l&rsquo;innovazione, rafforzare l&rsquo;autonomia strategica europea e sviluppare capacit&agrave; spaziali in grado di generare valore per istituzioni, cittadini e generazioni future&#8221;, ha concluso.  (dall&#8217;inviato Fabio Paluccio)&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fedecomlegno, Stefano Corà è il nuovo presidente</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/fedecomlegno-stefano-cora-e-il-nuovo-presidente/</link>
				<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 15:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Il Consiglio di presidenza di Fedecomlegno di FederlegnoArredo ha eletto Stefano Cor&#224; alla presidenza dell&#8217;associazione che rappresenta gli importatori, i commercianti e gli agenti di materia prima legno, semilavorati e derivati, per il quadriennio 2026-2030. Obiettivo di mandato, supportare le imprese del comparto ad affrontare un contesto di mercato caratterizzato da nuove sfide [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Il Consiglio di presidenza di Fedecomlegno di FederlegnoArredo ha eletto Stefano Cor&agrave; alla presidenza dell&#8217;associazione che rappresenta gli importatori, i commercianti e gli agenti di materia prima legno, semilavorati e derivati, per il quadriennio 2026-2030. Obiettivo di mandato, supportare le imprese del comparto ad affrontare un contesto di mercato caratterizzato da nuove sfide regolatorie, finanziarie e commerciali. Stefano Cor&agrave; opera da oltre trent&#8217;anni nel settore del legno come imprenditore. Da quasi vent&#8217;anni partecipa attivamente alla vita associativa di Fedecomlegno, di cui &egrave; stato vicepresidente dal 2008 al 2014 e dal 2020 al 2026, oltre a essere componente del Consiglio di Ppresidenza e del Consiglio generale di FederlegnoArredo. Ha inoltre ricoperto incarichi in organismi europei e internazionali del settore, tra cui l&#8217;European Timber Trade Federation (Ettf) e l&#8217;Association Technique Internationale des Bois Tropicaux (Atibt), di cui &egrave; membro del Consiglio di Amministrazione dal 2006. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Il settore del commercio del legno sta attraversando una fase di profonda trasformazione, determinata dalla volatilit&agrave; dei prezzi delle materie prime, dalle dinamiche geopolitiche e da un quadro normativo europeo sempre pi&ugrave; complesso. Fedecomlegno ha costruito negli anni un patrimonio importante di competenze, relazioni e rappresentanza che intendiamo valorizzare ulteriormente, mettendo a disposizione degli associati strumenti sempre pi&ugrave; efficaci per leggere i cambiamenti e affrontare le nuove sfide, rafforzando al tempo stesso la presenza dell&#8217;associazione nei principali tavoli di confronto nazionali ed europei&#8221;, commenta Stefano Cor&agrave;. &ldquo;Ringrazio il Consiglio di presidenza per la fiducia accordatami e il presidente uscente Alessandro Calcaterra per il prezioso lavoro svolto in questi anni. Il nostro impegno sar&agrave; proseguire nel percorso intrapreso dall&rsquo;associazione, con particolare attenzione al Regolamento Eudr sulla deforestazione e agli aspetti legati alla tracciabilit&agrave; delle materie prime&rdquo;, aggiunge. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Particolare attenzione sar&agrave; inoltre riservata al rafforzamento del dialogo con le associazioni europee e internazionali del settore, allo sviluppo di iniziative per la formazione e l&rsquo;innovazione digitale e all&rsquo;individuazione di nuovi strumenti a supporto dell&rsquo;accesso al credito, attraverso un maggiore confronto con il sistema finanziario. Fedecomlegno &egrave; l&rsquo;Associazione nazionale degli importatori, dei commercianti e degli agenti di materia prima legno, semilavorati e derivati. Ad affiancare per i prossimi quattro anni il presidente Cor&agrave; sar&agrave; il nuovo Consiglio di Presidenza di Fedecomlegno, cos&igrave; composto: Michele Alfano, Antonio Battaglia, Matteo Bonomi Pattini, Fabio Bruttini, Alessandro Calcaterra (past president), Domenico Cor&agrave;, Giancarlo Frezza, Stefano Ghinassi, Piero Luvisoni, Massimo Micali, Piero Paganoni, Paola Pieraccini, Matteo Poli, Pierluigi Schifino, Ilaria Voltattorni. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2025 il comparto del commercio legno inverte, con un +2,6%, il ridimensionamento avviato nel 2023: complessivamente il giro di affari del settore, come attestano i dati del Centro Studi FederlegnoArredo, viene stimato sopra i 3,3 miliardi di euro (nei volumi di vendita del sono compresi gli scambi del materiale di legno di qualsiasi tipologia sia importato che prodotto in Italia e trasferito tra i comparti della Filiera Legno-Arredo). L&rsquo;Italia ha carenza di materia prima, ed &egrave; molto dipendente dall&rsquo;estero anche per il reperimento di legname. Nel 2025 le importazioni del macrosistema legno sono cresciute del +14,7% rispetto al 2024 per un valore pari a poco meno di 5,8 miliardi di euro. Si importano soprattutto prime lavorazioni legno (tronchi e segati: +28,6% la variazione sul 2024 per 387 milioni di euro in pi&ugrave;), Pannelli (+14% la variazione per 176 milioni di euro in pi&ugrave;) e prodotti per edilizia (+17,6% per 124 milioni di euro in pi&ugrave;). A livello di mercati Austria e Germania si confermano i principali fornitori, entrambi in forte crescita. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Manageritalia: i manager hanno imparato a &#8216;staccare&#8217;, l&#8217;estate 2026 premia l&#8217;Italia, la famiglia e la disconnessione</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/manageritalia-i-manager-hanno-imparato-a-staccare-lestate-2026-premia-litalia-la-famiglia-e-la-disconnessione/</link>
				<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 11:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; L&#8217;estate 2026 segna una svolta nel modo in cui i manager italiani vivono le vacanze. Dopo anni in cui ferie significavano anche telefonate, videocall e pianificazione del rientro, oggi emerge una nuova priorit&#224;: recuperare tempo per s&#233; e per i propri affetti, limitando al minimo il lavoro. &#200; quanto emerge dalla nuova ricerca [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211;<br />
L&rsquo;estate 2026 segna una svolta nel modo in cui i manager italiani vivono le vacanze. Dopo anni in cui ferie significavano anche telefonate, videocall e pianificazione del rientro, oggi emerge una nuova priorit&agrave;: recuperare tempo per s&eacute; e per i propri affetti, limitando al minimo il lavoro. &Egrave; quanto emerge dalla nuova ricerca realizzata da AstraRicerche per Manageritalia, la Federazione nazionale dei dirigenti, quadri ed executive professional del commercio, trasporti, turismo, servizi e terziario avanzato, su un campione di oltre 1.000 manager italiani.&nbsp;</p>
<p>Il primo dato &egrave; netto: quasi nove manager su dieci, l&rsquo;86,8%, hanno gi&agrave; fatto o faranno una vacanza tra met&agrave; giugno e met&agrave; settembre. Ma &egrave; soprattutto il modo in cui la vivranno a raccontare il cambiamento. L&rsquo;Italia torna protagonista. Oltre otto manager su dieci, l&rsquo;82,8%, scelgono di trascorrere le ferie nel nostro Paese, mentre arretrano quasi tutte le principali destinazioni internazionali, dall&rsquo;Europa agli Stati Uniti e Africa. Una scelta che riflette il desiderio di contenere i costi senza rinunciare alla qualit&agrave; della vacanza, ma anche una maggiore prudenza verso uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche e incertezze economiche.&nbsp;</p>
<p>Cambia anche il significato stesso della vacanza. Per quasi la totalit&agrave; degli intervistati, il 97,8%, ferie significa soprattutto dedicare tempo al partner, alla famiglia e il 76,6% agli amici. Per l&rsquo;88% rappresenta invece l&rsquo;occasione per recuperare interessi e attivit&agrave; che durante l&rsquo;anno lavorativo restano inevitabilmente in secondo piano. Sempre meno, quindi, la vacanza viene vissuta come momento di pianificazione professionale o di preparazione al rientro.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche sul fronte della connessione emerge una novit&agrave; significativa: oltre la met&agrave; dei manager, il 53%, dichiara che durante le ferie sar&agrave; completamente disconnessa o reperibile soltanto per reali emergenze. Sorprende il dato generazionale: sono proprio i manager under 45 a risultare i meno reperibili 63%, mentre la fascia tra i 46 e i 50 anni &egrave; quella che mantiene il livello di connessione pi&ugrave; elevato (60%). Solo un manager su cinque continuer&agrave; invece a lavorare con una reperibilit&agrave; simile a quella ordinaria.&nbsp;</p>
<p>Per Marco Ballar&egrave;, Presidente di Manageritalia sottolinea che &#8221;I manager hanno compreso che il benessere non &egrave; in contrapposizione con i risultati, ma anzi ne &egrave; una condizione. Saper staccare, recuperare energie e dedicare tempo alle relazioni personali significa tornare al lavoro con maggiore lucidit&agrave;, motivazione e capacit&agrave; decisionale. L&#8217;equilibrio tra vita e lavoro &egrave; oggi una vera competenza manageriale necessaria a garantire anche a tutti i collaborati una adeguata work life balance&#8221;.&nbsp;</p>
<p>La disconnessione, tuttavia, non significa un completo abbandono degli strumenti digitali. Lo smartphone continua infatti ad accompagnare molti manager anche durante le ferie: due su cinque vi si dedicano ogni giorno tra i 30 minuti e un&#8217;ora per motivi di lavoro, mentre il 30,1% supera l&#8217;ora quotidiana e, tra questi, il 7,5% arriva a utilizzarlo per oltre due ore al giorno. Pi&ugrave; contenuta la quota di chi riesce a limitarne davvero l&#8217;uso: il 29,7% si ferma sotto la mezz&#8217;ora al giorno e soltanto il 2% dichiara di non utilizzare affatto lo smartphone per ragioni professionali. Un segnale che racconta come il desiderio di staccare sia sempre pi&ugrave; diffuso, ma che il legame con il lavoro, anche in vacanza, resti per molti difficile da interrompere completamente.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In fine se posti di fronte a un trade-off esplicito tra retribuzione e disconnessione totale, i manager italiani mostrano una disponibilit&agrave; contenuta: solo il 20,8% (5,1% &ldquo;certamente s&igrave;&rdquo; e 15,7% &ldquo;probabilmente s&igrave;&rdquo;) rinuncerebbe a una parte dello stipendio in cambio della garanzia di uno stacco completo durante le ferie, mentre quasi quattro su cinque (79,2%) non sarebbero disposti a farlo, con una componente di rifiuto netto (&ldquo;certamente no&rdquo;) che da sola vale il 31,8%. Le donne si mostrano leggermente pi&ugrave; disponibili al trade-off (22,8% contro 20,1% degli uomini); sul piano anagrafico spicca la fascia 51-55 anni, con il 25,4% di disponibilit&agrave;, ben pi&ugrave; della fascia 46-50 anni (16,0%).&nbsp;</p>
<p>Anche il rientro al lavoro racconta un equilibrio tra entusiasmo e fatica. La voglia di fare resta il sentimento prevalente e coinvolge il 44,7% dei manager, in crescita di 4,4 punti percentuali rispetto al 2025. Seguono la ricerca di nuove sfide (40,4%) e la curiosit&agrave; verso la ripresa lavorativa (34,6%), entrambe per&ograve; in calo rispetto allo scorso anno. Allo stesso tempo, emerge con maggiore forza la componente emotiva pi&ugrave; critica del ritorno alla quotidianit&agrave;: la tristezza per la fine delle vacanze sale dal 22,9% al 31,8%, registrando l&#8217;aumento pi&ugrave; significativo dell&#8217;indagine, mentre crescono anche il disagio per le dinamiche aziendali (16,2%) e la percezione di fatica e stress (14,2%). Diminuisce invece l&#8217;ottimismo puro, che passa dal 29,1% al 24,5%. Un quadro che evidenzia come i manager affrontino il rientro con energia e spirito propositivo, ma anche con una crescente consapevolezza dell&#8217;importanza di preservare il benessere e l&#8217;equilibrio tra vita professionale e personale conquistato durante la pausa estiva.&nbsp;</p>
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		<title>Barilla, rinnovata partnership con Fondazione Intercultura ets</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/barilla-rinnovata-partnership-con-fondazione-intercultura-ets/</link>
				<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 11:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Si &#232; rinnovata anche per l&#8217;anno scolastico 2026-2027 la collaborazione tra Barilla e Fondazione Intercultura ets. Una partnership storica avviata nel 2000 con l&#8217;Associazione Intercultura Aps e che, dal 2007, si &#232; consolidata e ampliata sotto l&#8217;egida della Fondazione Intercultura ets, integrando alla mobilit&#224; studentesca anche la ricerca scientifica e la formazione del [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211;<br />
Si &egrave; rinnovata anche per l&#8217;anno scolastico 2026-2027 la collaborazione tra Barilla e Fondazione Intercultura ets. Una partnership storica avviata nel 2000 con l&rsquo;Associazione Intercultura Aps e che, dal 2007, si &egrave; consolidata e ampliata sotto l&#8217;egida della Fondazione Intercultura ets, integrando alla mobilit&agrave; studentesca anche la ricerca scientifica e la formazione del personale scolastico. In oltre venticinque anni di collaborazione sono 53 le ragazze e i ragazzi che hanno potuto vivere un percorso internazionale grazie alle borse di studio istituite grazie al sostegno di Barilla, a fronte di 158 candidature raccolte nel corso delle diverse edizioni del programma. Il progetto integra il sostegno ai figli delle Persone Barilla che operano nelle sedi e negli stabilimenti italiani del Gruppo e frequentano la scuola secondaria di secondo grado con attivit&agrave; di formazione docenti e di ricerca scientifica. Un&#8217;iniziativa che continua a rappresentare un investimento nella formazione delle nuove generazioni e del personale scolastico, offrendo ai giovani l&#8217;opportunit&agrave; di confrontarsi con culture diverse e sviluppare autonomia, capacit&agrave; di adattamento e competenze interculturali.&nbsp;</p>
<p>
Le destinazioni scelte dai borsisti Barilla raccontano la dimensione internazionale del progetto: il 56% degli studenti ha svolto il proprio programma in Nord America, il 30% in Europa, l&#8217;11% in Sud America e l&#8217;1% in Asia, vivendo un&#8217;esperienza di immersione culturale e scolastica all&#8217;interno di famiglie ospitanti e frequentando istituti locali. Gli Stati Uniti rappresentano il pilastro storico dell&#8217;iniziativa con 21 partenze, soprattutto nei primi anni della collaborazione, mentre il programma si &egrave; progressivamente aperto anche all&#8217;America Latina, con esperienze in Argentina, Messico, Costa Rica, Ecuador e Repubblica Dominicana, e all&#8217;Europa, con soggiorni in Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi e Portogallo.&nbsp;</p>
<p>
Le borse di studio garantiscono un&rsquo;azione sinergica e un modello educativo integrato non profit basato su formazione e ricerca a cura di Fondazione Intercultura, e mobilit&agrave; internazionale organizzata e gestita da Intercultura Aps. Le borse di studio vengono assegnate attraverso un articolato percorso di selezione da parte di Intercultura APS che valuta non solo il rendimento scolastico, ma anche la motivazione, la maturit&agrave; personale e la capacit&agrave; dei candidati di affrontare un&#8217;esperienza di crescita in un contesto internazionale. L&#8217;obiettivo &egrave; individuare studenti pronti a mettersi in gioco, ad aprirsi al confronto con culture diverse e a valorizzare l&#8217;esperienza una volta rientrati in Italia.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
L&#8217;esperienza proposta da Intercultura va infatti ben oltre il semplice soggiorno all&#8217;estero. Ogni studente &egrave; accompagnato lungo tutto il percorso: dalla preparazione prima della partenza al supporto durante il periodo di studio, fino alle attivit&agrave; di rientro e rielaborazione dell&#8217;esperienza. Un modello educativo che trasforma la mobilit&agrave; internazionale in un vero percorso di formazione personale. Tra le 53 ragazze e i ragazzi che hanno beneficiato di una borsa di studio Barilla c&#8217;&egrave; Alice Archiani, partita nel 2016 per trascorrere un anno scolastico in Costa Rica. Per dieci mesi ha vissuto con una famiglia ospitante, frequentato una scuola locale e si &egrave; immersa in una cultura completamente diversa dalla propria, imparando a confrontarsi ogni giorno con nuove abitudini, una nuova lingua e un nuovo modo di guardare il mondo.&nbsp;</p>
<p>
A quasi dieci anni dal suo rientro, Alice racconta quell&#8217;esperienza come uno dei momenti pi&ugrave; importanti del proprio percorso di vita: &ldquo;C&#8217;&egrave; un prima e un dopo Intercultura. &Egrave; stato un punto di svolta che mi ha aiutata a capire chi fossi, cosa volevo fare e quale direzione dare al mio futuro. Quando parti impari a cavartela da sola, a gestire l&#8217;imprevisto, ad adattarti. Sono competenze che oggi mi accompagnano ogni giorno, sia nella vita personale sia nel lavoro.&rdquo; Quell&#8217;esperienza ha influenzato, infatti, anche il suo percorso professionale: &ldquo;Intercultura mi ha dato gli strumenti per guardare le situazioni da prospettive differenti e affrontare il cambiamento con curiosit&agrave; invece che con timore. Sono competenze che continuo a utilizzare ogni giorno.&rdquo;&nbsp;</p>
<p>
Figlia di una Persona Barilla che ha lavorato in azienda per oltre trent&#8217;anni, Alice racconta di aver sempre percepito l&rsquo;azienda come una presenza familiare nella propria vita. Proprio per questo, la possibilit&agrave; di partire grazie alla borsa di studio ha rappresentato per lei un&#8217;opportunit&agrave; dal valore ancora pi&ugrave; speciale. &ldquo;Senza il sostegno di Barilla probabilmente non sarei partita, o almeno, non per cos&igrave; tanto. Sono cresciuta vedendo quanto questa azienda fosse importante per mia mamma e, in un certo senso, &egrave; sempre stata presente anche nella mia vita. Ho vissuto questa opportunit&agrave; come un gesto di grande attenzione da parte di Barilla non solo nei confronti delle proprie Persone, ma anche delle loro famiglie. &Egrave; per questo che provo ancora oggi un profondo senso di gratitudine.&rdquo; E conclude: &ldquo;&Egrave; un viaggio che ti lascia strumenti che continuano ad accompagnarti anche nei momenti pi&ugrave; difficili della vita. Non &egrave; solo un viaggio per conoscere un altro Paese, ma soprattutto per conoscere meglio se stessi.&rdquo;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Varie indagini confermano il valore di queste esperienze: chi parte con Intercultura APS sviluppa con maggiore facilit&agrave; competenze linguistiche e trasversali, affronta con pi&ugrave; sicurezza il proprio percorso di studio e professionale e dimostra una maggiore propensione ad operare in contesti internazionali. Tra gli ex partecipanti, il 74% dichiara di affrontare positivamente il cambiamento e il 51% lavora in aziende multinazionali o in contesti internazionali. Che si tratti di un investimento capace di generare valore &egrave; confermato anche da uno studio di Social Return on Investment (SROI) realizzato da Human Foundation: ogni euro investito nei programmi educativi produce 3,13 euro di valore sociale, considerando gli impatti positivi sulla crescita personale dei partecipanti, sulle loro competenze e sulle opportunit&agrave; future.&nbsp;</p>
<p>
Fondata nel 1955, Intercultura APS &egrave; un&#8217;associazione di volontariato che promuove programmi di mobilit&agrave; internazionale con l&#8217;obiettivo di favorire il dialogo tra culture e formare cittadini aperti, consapevoli e responsabili. Oggi pu&ograve; contare su una rete di circa 5.000 volontari, &egrave; presente in oltre 160 citt&agrave; italiane e realizza programmi di studio in pi&ugrave; di 60 Paesi, consentendo ogni anno a migliaia di studenti delle scuole superiori di vivere un&#8217;esperienza di studio all&#8217;estero. Le borse di studio rappresentano uno degli strumenti attraverso cui Intercultura rende queste esperienze accessibili al maggior numero possibile di studenti. Dal 2007, la Fondazione Intercultura ets affianca l&#8217;Associazione promuovendo attivit&agrave; di ricerca, di formazione e innovazione educativa e sostenendo la mobilit&agrave; studentesca per favorire l&#8217;internazionalizzazione della scuola italiana e diffondere una cultura del dialogo interculturale tra i giovani.&nbsp;</p>
</div>
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		<item>
		<title>Fisco, Int: &#8220;Bene la riforma della giustizia tributaria ma non mancano le criticità&#8221;</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/fisco-int-bene-la-riforma-della-giustizia-tributaria-ma-non-mancano-le-criticita/</link>
				<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 13:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Un positivo giudizio di massima sulla riforma della giustizia tributaria, senza tralasciare alcune criticit&#224;. E&#8217; quello espresso dall&#8217;Istituto nazionale tributaristi (Int), che &#232; stato invitato, dalle commissioni Giustizia e Finanze del Senato della Repubblica, a presentare una memoria in merito allo schema di decreto legislativo Ag 419, recante disposizioni in materia di ordinamento [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Un positivo giudizio di massima sulla riforma della giustizia tributaria, senza tralasciare alcune criticit&agrave;. E&#8217; quello espresso dall&#8217;Istituto nazionale tributaristi (Int), che &egrave; stato invitato, dalle commissioni Giustizia e Finanze del Senato della Repubblica, a presentare una memoria in merito allo schema di decreto legislativo Ag 419, recante disposizioni in materia di ordinamento della giurisdizione tributaria. Il presidente dell&#8217;Int, Riccardo Alemanno, che ha firmato la memoria, ringraziate le commissioni, ha espresso un positivo il giudizio di massima sull&#8217;Ag 419 e pi&ugrave; in generale sulla riforma della giustizia tributaria, senza per&ograve; tralasciare di evidenziare alcuni punti di criticit&agrave;. &nbsp;</p>
<p>Nella relazione dell&rsquo;Int, in particolare, si legge: &ldquo;Viene colmato il vuoto normativo sullo &#8216;status&#8217; del magistrato togato: la legge n. 130/2022 aveva introdotto i magistrati tributari professionali disciplinandone il reclutamento e il trattamento economico, ma senza regolarne l&#8217;assetto ordinamentale. Il decreto colma questa lacuna equiparando, per quanto compatibile, lo status dei magistrati tributari a quello dei magistrati ordinari e istituisce il Ruolo unico nazionale, che sar&agrave; pubblicato annualmente e sar&agrave; tenuto dal Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt), ci&ograve; &egrave; sicuramente di grande importanza e si auspica una celere emanazione di decreti ministeriali e delle necessarie delibere del Cpgt&rdquo;. &nbsp;</p>
<p>L&rsquo;Int inoltre condivide gli interventi sulla responsabilit&agrave; disciplinare, in particolare &ldquo;il chiarimento che l&#8217;attivit&agrave; di interpretazione del diritto e valutazione delle prove non costituisce illecito disciplinare e il rafforzamento delle garanzie difensive&#8221;. &nbsp;</p>
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<p>Per quanto riguarda le criticit&agrave;, si possono cos&igrave; sintetizzare. Procedura d&#8217;Infrazione Ue sui giudici onorari: la Commissione europea ha avviato (con lettera del 4 giugno 2026) una procedura d&#8217;infrazione per la disparit&agrave; di trattamento e le differenti condizioni di lavoro tra giudici tributari onorari e magistrati professionali. Il decreto disciplina lo stato dei soli magistrati togati, lasciando aperto il nodo della tutela dei giudici onorari ancora presenti.&nbsp;</p>
<p>Ancora, il decreto Ag 419 rappresenta un fondamentale passo in avanti nell&#8217;istituzione di una magistratura tributaria professionale e strutturata al pari di quella ordinaria. Tuttavia, lascia irrisolti, secondo l&#8217;Int, nodi strutturali pressanti, in primis la procedura d&#8217;infrazione europea sui giudici onorari e la sostenibilit&agrave; dei carichi di lavoro nel periodo transitorio di ricambio generazionale.&nbsp;</p>
<p>E per l&#8217;Int, si ritengono elementi di criticit&agrave; le incompatibilit&agrave; familiari e territoriali nel contesto dello schema di decreto legislativo, i magistrati tributari finiscono per subire limitazioni geografiche e professionali pi&ugrave; stringenti rispetto a quelle previste per i magistrati ordinari o amministrativi, ponendo l&#8217;esigenza di un riallineamento che valorizzi l&#8217;accertamento concreto dell&#8217;interferenza anzich&eacute; automatismi su vasta scala territoriale.&nbsp;</p>
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<p>Alemanno ha colto l&rsquo;occasione per sottolineare la necessit&agrave; di rivedere l&rsquo;abilitazione del tributarista all&rsquo; assistenza tecnica dinanzi alle Corti di Giustizia Tributaria: &ldquo;Attualmente i tributaristi iscritti al 30/09/1993 nei ruoli dei periti ed esperti in tributi sono abilitati all&rsquo;assistenza tecnica dinanzi alle Corti di giustizia tributaria ed inseriti nell&rsquo;Elenco unico nazionale per l&rsquo;esercizio di tale funzione. L&rsquo;iscrizione nei ruoli ha evidentemente funzione di tutela della parte assistita e di qualifica del tributarista, essendo per&ograve; legata alla data del 30/09/1993, il ministero della Giustizia, in ossequio al D.Lgs. del 10/10/2022 n.149, ha individuato nel tributarista qualificato ai sensi della legge 4/2013 una adeguata e nuova forma di tutela dei terzi, nonch&eacute; di qualificazione professionale, tant&rsquo;&egrave; che il tributarista qualificato &egrave; abilitato all&rsquo;iscrizione negli albi Ctu/Ctp&#8221;, ha continuato. &nbsp;</p>
<p>&#8220;Un professionista che per ruolo e competenza pu&ograve; essere ausiliario del giudice in ambito civile e penale, dovrebbe poter assistere in contenzioso il contribuente per cui cura gi&agrave; tutti gli adempimenti tributari e contabili. Ci si scusa per questa introduzione ad una problematica relativa alla Giustizia tributaria, ma non propriamente all&rsquo;Ag 419, ma l&rsquo;occasione di poter evidenziare a codeste commissioni un&rsquo;esigenza professionale non pi&ugrave; differibile, &egrave; troppo importante per chi, ai sensi della legge 4/2013, ha compiti di tutela dell&rsquo;utenza e di qualificazione dei professionisti rappresentati&#8221;,  ha concluso il presidente dell&#8217;Int. &nbsp;</p>
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		<title>Carburanti, prezzo record per benzina: prezzo medio a 1,986 euro/l, gasolio a 2,074 euro/l</title>
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				<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 10:31:17 +0000</pubDate>
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<p>Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna &#8211; mercoledì 29 luglio 2026 &#8211; il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,986 euro/l per la benzina e 2,074 euro/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,074 euro/l per la benzina e 2,169 euro/l per il gasolio.</p>
<p>“Che il gasolio sarebbe rimasto sopra i 2 euro lo avevamo detto subito, era matematicamente certo, ma che dopo 2 giorni dal taglio di 14 cent di accise, 17,08 con Iva al 22%, non scendesse nemmeno sotto i 2,1 euro, è il colmo. In autostrada si paga ancora 2,169 euro al litro, più vicino a 2,2 che non a 2,1. Solo nella rete stradale è sceso sotto quella soglia, anche se avrebbe dovuto vendersi, a parità di prezzo industriale, a 2,014 euro al litro e non a 2,074, 6 cent al litro in meno, pari a un risparmio di 3 euro per un pieno di 50 litri” afferma Massimiliano Dona, presidente dell&#8217;Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Mimit.</p>
<p>“Quanto alla benzina, è emblematico il fatto che in autostrada si paghi esattamente come il gasolio nella rete stradale, 2,074, un prezzo che non si aveva dal 27 settembre 2023. La prova del 9 che bisognava intervenire anche sulla verde, che dal 3 luglio a oggi costa 18 cent al litro in più, 18,3 cent nella rete stradale e 18 cent in autostrada, pari, rispettivamente, a una stangata da 9,15 e 9 euro per un rifornimento di 50 litri”, conclude Dona.</p>
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