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	<title>Lavoro &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Successo Italia al Seafood Expo Global 2026, innovazione e sostenibilità per rilancio filiera ittica</title>
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				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 19:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Si chiude con un bilancio estremamente positivo la partecipazione italiana al Seafood Expo Global 2026 di Barcellona. La fiera, punto di riferimento mondiale per il comparto ittico, ha confermato la leadership dell&rsquo;Italia in termini di innovazione, sostenibilit&agrave; e qualit&agrave; dei prodotti, sottolineando il ruolo della filiera come asset strategico per l&rsquo;economia nazionale. Il ministero dell&#8217;Agricoltura, della Sovranit&agrave; Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha guidato una delegazione di 93 aziende d&#8217;eccellenza, affiancate da otto Regioni &ndash; Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Campania, Toscana, Sardegna, Liguria e Calabria &#8211; in una missione istituzionale volta a consolidare il posizionamento del Made in Italy sui mercati mondiali, dove l&rsquo;Italia esporta prodotti per un valore superiore a 1 miliardo di euro, con la Spagna che si conferma il primo mercato di sbocco assorbendo il 12% delle esportazioni totali.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>La partecipazione italiana, supportata dal Feampa (Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l&rsquo;Acquacoltura), ha messo in luce la capacit&agrave; del settore di coniugare competitivit&agrave; e tutela ambientale. Un binomio vincente, considerando che la sola industria ittica italiana, secondo il XIII Rapporto Nazionale sull&#8217;Economia del Mare 2025, genera oggi un valore aggiunto complessivo superiore ai 10 miliardi di euro, dimostrando una capacit&agrave; di moltiplicazione economica superiore a molti comparti industriali tradizionali.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>La presenza istituzionale al Seafood Expo 2026 ribadisce l&#8217;impegno nel sostenere gli oltre 80.500 occupati diretti della filiera, puntando su qualit&agrave; e innovazione con l&rsquo;obiettivo di garantire la sovranit&agrave; alimentare del Paese: &ldquo;La partecipazione del Masaf a Barcellona &egrave; un ulteriore segnale di attenzione al settore. Attenzione che si &egrave; concretizzata in questi anni non solo con la presenza, ma con atti concreti incentrati sulla valorizzazione del settore sia in Italia sia che in ambito europeo, come evidenziato dalle nuove linee di indirizzo sul fermo pesca, l&rsquo;eliminazione degli obblighi tecnici, la maggiore attenzione all&rsquo;attivit&agrave; di impresa, l&#8217;impulso verso l&rsquo;aggregazione e la filiera per la valorizzazione del prodotto, in grado di determinare un maggiore valore aggiunto.&rdquo;, ha commentato il senatore Patrizio La Pietra, Sottosegretario al MASAF, &ldquo;Un lavoro che sta invertendo le scelte degli ultimi decenni, che demonizzavano la pesca, penalizzandola a causa di una politica europea ideologica che vedeva il pescatore come un nemico dell&rsquo;ambiente.&rdquo;&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p> Ad animare lo stand istituzionale, un fitto palinsesto di eventi, workshop, panel e degustazioni, con un programma che ha riflettuto la complessit&agrave; delle sfide ambientali ed economiche: dalla gestione del granchio blu nel Delta del Po &mdash; con il piano d&#8217;emergenza illustrato dal Commissario Enrico Caterino che ha gi&agrave; mobilitato 10 milioni di euro &mdash; alla presentazione della piattaforma &#8220;Ittico Dati&#8221; (itticodati.bmti.it). Realizzato da Bmti su iniziativa del Masaf, lo strumento offre dashboard interattive su prezzi e consumi, fornendo alle imprese bussole digitali per orientarsi nel mercato.&nbsp;</p>
<p>Protagonisti anche i territori: dalle Marche con i modelli di trasformazione, alla Campania con lo sviluppo dei sistemi Dop e Igp, fino all&#8217;Emilia-Romagna con l&rsquo;eccellenza delle ostriche dell&#8217;Alto Adriatico. Spazio anche alla Calabria, con focus sulla valorizzazione del tonno rosso e delle produzioni locali, e ai progetti dei Gal Fish in Liguria, Toscana e Sardegna. Grande rilievo &egrave; stato dato anche all&#8217;Ittiturismo, con la Sardegna in prima fila nel promuovere modelli di ospitalit&agrave; esperienziale e filiera corta &mdash; come l&rsquo;esempio storico della cooperativa &#8220;La Tramontana&#8221; &mdash; che permettono di valorizzare il pescato locale e diversificare il reddito dei pescatori.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;&nbsp;</p>
<p>Ogni specie presentata racconta un equilibrio tra prelievo responsabile e innovazione, sostenuto dai programmi di ripristino supportati dal Feampa. &ldquo;Questo modello di resilienza, innovazione e sostenibilit&agrave; &egrave; stato il fulcro della nostra partecipazione a Barcellona&rdquo;, ha dichiarato Graziella Romito, Direttrice Generale della Pesca marittima e dell&rsquo;Acquacoltura del MASAF. &ldquo;Il successo ottenuto qui testimonia la fiducia dei mercati internazionali verso il nostro modello di pesca e acquacoltura, sempre pi&ugrave; orientato alla tracciabilit&agrave; e alla qualit&agrave; certificata. Il Ministero sta lavorando intensamente per superare l&rsquo;attuale fase di crisi e per rafforzare il settore attraverso la cooperazione e il dialogo tra le istituzioni e le imprese.&rdquo;&nbsp;</p>
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		<title>Boom costi e stretta creditizia: l&#8217;appello di Assoconfidi per le Mpmi italiane</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/boom-costi-e-stretta-creditizia-lappello-di-assoconfidi-per-le-mpmi-italiane/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 16:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Con il contesto geopolitico attuale, tra guerre e boom dei costi, le mPmi italiane sono sempre pi&#249; a rischio, anche per la crescente difficolt&#224; nell&#8217;accesso al credito. E&#8217; lo scenario che &#8216;disegna&#8217; in un&#8217;intervista ad Adnkronos/Labitalia, Paolo Ferr&#232;, presidente di Assoconfidi, che rappresenta 67 Confidi (dei quali 19 sono &#8216;Confidi maggiori&#8217; o &#8216;vigilati&#8217;). [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Con il contesto geopolitico attuale, tra guerre e boom dei costi, le mPmi italiane sono sempre pi&ugrave; a rischio, anche per la crescente difficolt&agrave; nell&#8217;accesso al credito. E&#8217; lo scenario che &#8216;disegna&#8217; in un&#8217;intervista ad Adnkronos/Labitalia, Paolo Ferr&egrave;, presidente di Assoconfidi, che rappresenta 67 Confidi (dei quali 19 sono &#8216;Confidi maggiori&#8217; o &#8216;vigilati&#8217;). I Confidi rappresentati detengono, complessivamente, circa 3,4 miliardi di euro di garanzie in essere rilasciate a favore di circa 380mila micro, piccole e medie imprese. Le garanzie rilasciate dai soli &#8216;Confidi Maggiori&#8217; rappresentati ammontano a 2,6 miliardi di euro a favore di circa 270mila micro, piccole e medie imprese. &nbsp;</p>
<p>
Presidente Ferr&egrave;, che ruolo stanno svolgendo i Confidi oggi a supporto del sistema economico del Paese?<br />
&nbsp;</p>
<p>Il sistema dei Confidi rappresenta un&rsquo;infrastruttura essenziale e un pilastro insostituibile a supporto delle micro, piccole e medie imprese e dei professionisti. I Confidi sono stati e sono ancora oggi attori che agiscono secondo logiche di mutualit&agrave; e prossimit&agrave;, fungendo da ponte tra il sistema finanziario e il tessuto produttivo locale. Questa vicinanza ci permette di conoscere le imprese, comprenderne i bisogni reali e accompagnarle in modo efficace nel percorso di accesso al credito. Il ruolo della garanzia privata &egrave; per&ograve; evoluto: i Confidi non sono pi&ugrave; solo facilitatori per le micro, piccole e medie imprese dell&rsquo;accesso al credito, ma anche fornitori di servizi ed erogatori diretti di credito secondo quanto previsto dalle norme introdotte negli ultimi anni. Ma i Confidi, nel corso degli ultimi anni, hanno affrontato importanti trasformazioni collegate proprio all&rsquo;evoluzione della normativa, e anche del contesto del mercato di riferimento e dei modelli organizzativi ed operativi, che hanno richiesto ingenti investimenti, generando necessarie riflessioni sulla sostenibilit&agrave; del modello. Per questo riteniamo necessario ampliarne il perimetro operativo, cos&igrave; da renderli ancora pi&ugrave; efficaci nel supporto alle imprese.&nbsp;</p>
<p>
Dal vostro osservatorio, quali sono le criticit&agrave; che le mPMI italiane sono costrette ad affrontare, anche in materia di accesso al credito, a causa delle turbolenze geopolitiche in atto?<br />
&nbsp;</p>
<p>Le micro e piccole imprese stanno affrontando una crescente difficolt&agrave; nell&#8217;accesso al credito in un contesto di mercato complesso. A livello nazionale, assistiamo a una profonda trasformazione del sistema bancario, sempre meno presente sui territori e sempre pi&ugrave; orientato a relazioni da remoto. Questo rende meno conveniente per le banche gestire operazioni di piccolo importo. A livello mondiale, le turbolenze geopolitiche stanno incidendo in modo significativo su pi&ugrave; livelli. Le imprese si confrontano con l&rsquo;aumento dei costi energetici e delle materie prime, con tensioni nelle catene di approvvigionamento e con una domanda pi&ugrave; incerta. Dal punto di vista finanziario, ci&ograve; si traduce in una maggiore volatilit&agrave; dei flussi di cassa e in un peggioramento degli indicatori economico-finanziari, che inevitabilmente influisce sul merito creditizio. A questo si aggiunge un contesto di tassi di interesse pi&ugrave; elevati rispetto al recente passato, che rende il credito pi&ugrave; oneroso. Le imprese, gi&agrave; strutturalmente pi&ugrave; fragili, rischiano quindi di trovarsi in una &#8216;stretta creditizia&#8217; proprio nel momento in cui avrebbero maggiore necessit&agrave; di liquidit&agrave; e investimenti. In questo contesto il ruolo dei Confidi non &egrave; accessorio: &egrave; strutturale e sprecare il patrimonio dei Confidi sarebbe un errore strategico.&nbsp;</p>
<p>
Nei giorni scorsi, Assoconfidi ha rinnovato l&rsquo;appello per un intervento legislativo chiaro, sostenibile e proporzionato, che valorizzi il ruolo economico e sociale dei Confidi e superi vincoli ormai anacronistici. Quali sono i punti cardine su cui poggia la vostra posizione?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;La legge quadro di riferimento non riflette pi&ugrave; la realt&agrave; operativa dei Confidi, creando difficolt&agrave; crescenti in termini di redditivit&agrave; e sostenibilit&agrave; per gli operatori. Il quadro normativo dovrebbe dunque essere proporzionato alla natura e alla dimensione dei Confidi per ampliarne l&rsquo;operativit&agrave; al fine di apportare reali benefici in termini di stabilit&agrave; del sistema. Al contempo, &egrave; necessario rafforzare le sinergie con il sistema pubblico di garanzia, cos&igrave; da ampliare la capacit&agrave; di intervento a favore delle imprese. Importanti modifiche sono state apportate in questo senso ai due principali strumenti pubblici di garanzia. Mi riferisco al Fondo di garanzia e al Fondo di prevenzione del fenomeno dell&rsquo;usura. Si tratta di novit&agrave; che, attraverso la complementariet&agrave; della garanzia privata dei Confidi, porteranno benefici effettivi alle micro, piccole e medie imprese, anche quelle pi&ugrave; vulnerabili. Un passaggio importante in questa direzione &egrave; avvenuto il 21 ottobre scorso, quando in Nona Commissione del Senato &egrave; stato espresso parere favorevole a un ordine del giorno che prevede &mdash; nelle more dell&rsquo;attuazione della legge delega richiamata nel Ddl pmi e nella successiva legge annuale sulle pmi &mdash; l&rsquo;istituzione di un tavolo tecnico di confronto tra Istituzioni e mondo Confidi. Occorre dare concreta attuazione a quel tavolo senza indugi. Da parte nostra, noi non vogliamo presentarci con un elenco chiuso di proposte da imporre al tavolo di lavoro. Vogliamo invece costruire insieme soluzioni condivise, pragmatiche, tecnicamente sostenibili. Per questa ragione, garantiamo sin d&rsquo;ora piena disponibilit&agrave; e collaborazione operativa per avviare immediatamente questo percorso.&nbsp;</p>
<p>
Un appello che giunge in un momento di fondamentale importanza istituzionale: infatti, il disegno di Legge sulle mPMI prevede una delega al Governo per il riordino organico della disciplina del settore delle garanzie, ferma dal 2003. Quali sarebbero i principali benefici per le imprese italiane derivanti da un&#8217;auspicata riforma del sistema dei Confidi?<br />
&nbsp;</p>
<p>Una riforma organica del sistema dei Confidi potrebbe generare benefici rilevanti e concreti per le imprese. In primo luogo, un miglior accesso al credito, grazie a strumenti di garanzia pi&ugrave; efficaci e meglio integrati con il sistema bancario e con i Fondi pubblici che prima ricordavo. In secondo luogo, una maggiore rapidit&agrave; e flessibilit&agrave; nelle risposte alle esigenze finanziarie delle imprese, anche attraverso la possibilit&agrave; di ampliare la concessione di credito diretto. Terzo aspetto, non meno importante, riguarda la possibilit&agrave; di ampliare i servizi offerti, includendo supporto consulenziale e strumenti innovativi per la gestione finanziaria. Nel complesso, una riforma ben calibrata rafforzerebbe la resilienza delle micro, piccole e medie imprese e la loro capacit&agrave; di investire, innovare e competere, contribuendo in modo significativo alla crescita economica del Paese. (di Fabio Paluccio)&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Al Salone del mobile risultati e prospettive per un Appennino centrale più sicuro e sostenibile</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/al-salone-del-mobile-risultati-e-prospettive-per-un-appennino-centrale-piu-sicuro-e-sostenibile/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Il legno per una Italia pi&#249; sostenibile e pi&#249; sicura. L&#8217;esperienza dell&#8217;Appennino centrale per incentivare l&#8217;utilizzo del legno nella ricostruzione e favorire la gestione di un territorio in abbandono&#8221;. E&#8217; il tema al centro dell&#8217;incontro promosso dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e da FederlegnoArredo con Assolegno, ospitato al Salone del Mobile di Milano, [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; &ldquo;Il legno per una Italia pi&ugrave; sostenibile e pi&ugrave; sicura. L&rsquo;esperienza dell&rsquo;Appennino centrale per incentivare l&rsquo;utilizzo del legno nella ricostruzione e favorire la gestione di un territorio in abbandono&rdquo;. E&#8217; il tema al centro dell&rsquo;incontro promosso dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e da FederlegnoArredo con Assolegno, ospitato al Salone del Mobile di Milano, vetrina internazionale dell&rsquo;eccellenza del design. Un&rsquo;occasione per fare il punto sui risultati delle iniziative avviate per la ricostruzione post-sisma e sulle prospettive di sviluppo della filiera del legno-arredo nell&rsquo;Appennino centrale, con particolare riferimento all&rsquo;utilizzo del legno nelle strutture portanti degli edifici. All&rsquo;appuntamento hanno partecipato il Commissario straordinario per il sisma 2016, Guido Castelli; il senatore e consigliere del Masaf, Giorgio Salvitti; il presidente di Assolegno di FederlegnoArredo, Claudio Giust; il presidente FederlegnoArredo, Claudio Feltrin; il segretario generale Fondazione Symbola, Fabio Renzi; il presidente Cluster Italia foresta legno, Alessandra Stefani, il presidente del Bim Tronto, Luigi Contisciani e l&rsquo;imprenditore del legno Stefano Panichi.&nbsp;</p>
<p>La partecipazione al Salone del Mobile &egrave; stata l&rsquo;occasione per evidenziare l&rsquo;impatto delle misure adottate dalla Struttura Commissariale, a partire dall&rsquo;Ordinanza che prevede una maggiorazione del 10% del contributo per la realizzazione di strutture portanti in legno nei casi di demolizione e ricostruzione di edifici privati con danni gravi (L4). Una misura che ha prodotto risultati significativi: in pochi mesi, infatti, la quota di progetti con strutture portanti in legno &egrave; passata da una media dell&rsquo;8% nella fase pre-ordinanza a oltre il 25%. Un dato particolarmente rilevante in un&rsquo;area tradizionalmente poco orientata all&rsquo;uso del legno in edilizia, ma che evidenzia al contempo le grandi potenzialit&agrave; del settore, anche alla luce della dimensione del processo di ricostruzione in corso nel cratere del sisma 2016, oggi il pi&ugrave; grande cantiere edile d&rsquo;Europa.&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;iniziativa punta a valorizzare un materiale sostenibile e antisismico come il legno, che nell&rsquo;area del cratere &ndash; oltre 8.000 chilometri quadrati &ndash; rappresenta la risorsa locale prevalente (oltre il 70% della superficie), oggi in gran parte inutilizzata. Una condizione che, anche a causa degli eventi climatici estremi, contribuisce ad aumentare la fragilit&agrave; del territorio e i rischi idrogeologici.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La crescita della domanda di legno da opera per la ricostruzione sta inoltre favorendo l&rsquo;avvio di filiere locali, con il coinvolgimento di imprese impegnate nella produzione di materiali per l&rsquo;edilizia e l&rsquo;arredo a partire da legno del territorio. Una dinamica sostenuta dalla Struttura Commissariale, con l&rsquo;obiettivo di contrastare l&rsquo;abbandono dei boschi e rafforzare il presidio ambientale e la sicurezza del territorio. In questo contesto si inserisce anche l&rsquo;esperienza imprenditoriale di Stefano Panichi (Laga Legno), che ha annunciato l&rsquo;inaugurazione ad Ascoli Piceno di un nuovo impianto con una capacit&agrave; di 15.000 tonnellate l&rsquo;anno, a testimonianza delle opportunit&agrave; di sviluppo economico legate alla filiera del legno.&nbsp;</p>
<p>Nel corso dei lavori sono stati illustrati i risultati raggiunti e le prospettive future legate alla gestione del patrimonio forestale, una delle principali sfide non solo per il cratere del sisma 2016 ma per l&rsquo;intero Paese, dove il livello di utilizzo dell&rsquo;incremento annuo delle foreste si attesta a poco pi&ugrave; del 20%, circa un terzo della media europea. Un dato che evidenzia il potenziale inespresso della filiera, strategica sia per l&rsquo;industria dell&rsquo;arredo e delle costruzioni sia per la tutela del paesaggio e la sicurezza del territorio.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;Con 28 miliardi di investimenti il cratere sisma 2016 &egrave; oggi il pi&ugrave; grande cantiere edile d&rsquo;Europa. Aver previsto una maggiorazione per chi sceglier&agrave; di ricostruire con strutture in legno &egrave; un segnale importante per il settore che sta dando risultati straordinari che ci incoraggiano a continuare questa sfida dove il legno rappresenta un asset strategico del territorio&#8221; commenta Guido Castelli, Commissario Straordinario al sisma 2016. &ldquo;L&rsquo;obiettivo &egrave; dare seguito e consolidare questa dinamica virtuosa che attraverso lo sviluppo di una filiera legno 100% italiana, oltre ad assicurare una maggiore stabilit&agrave; del settore, valorizza al meglio questa preziosa risorsa per la creazione di nuova occupazione, uno sviluppo sostenibile e, al contempo, migliorare il controllo del territorio, rendendolo cos&igrave; meno fragile. Crescita e lavoro, inoltre, sono quelle precondizioni essenziali per incentivare le persone a restare nella loro terra. Si tratta di una strategia complessa e articolata, che stiamo adottando grazie al costante sostegno del Ministro Lollobrigida e alla fattiva collaborazione di tutti gli attori intervenuti oggi, valorizzando l&rsquo;enorme patrimonio forestale dell&rsquo;Italia centrale attualmente in stato di abbandono. Il bonus legno sisma &egrave; un incentivo che partendo da una necessit&agrave; emergenziale come il sisma sta mettendo le basi per un&rsquo;economia stabile e duratura dell&rsquo;Appennino centrale con la nascita di nuove filiere&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il senatore Giorgio Salvitti, consigliere politico del ministro Lollobrigida spiega: &ldquo;Questo progetto nasce dalla visione del Commissario Castelli, con l&rsquo;obiettivo di salvaguardare le aree interne e contrastare lo spopolamento. Fondamentale sostenere quelle filiere, come quella del legno, che puntano a creare un sistema di crescita e sviluppo. Curare i boschi, infatti, significa prendersi cura dell&rsquo;ambiente. Un intervento che si sposa con l&rsquo;azione del Governo Meloni di tutela e valorizzazione delle aree interne, sulle quali abbiamo stanziato 1,3 miliardi di euro. Lo abbiamo fatto estendendo la Zes in alcune zone di Umbria e Marche; puntando su Generazione terra di Ismea, per mutui al 100% garantiti ai giovani agricoltori, e con la legge sulla montagna che prevede un credito d&rsquo;imposta del 10%, destinato agli imprenditori agricoli, per investimenti a difesa dell&rsquo;ambiente. Lo facciamo perch&eacute; siamo convinti che dove c&rsquo;&egrave; economia i territori vivono&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;I risultati presentati oggi confermano come il legno possa avere un ruolo centrale nella ricostruzione post-sisma, non solo in chiave di sostenibilit&agrave; ma anche di sicurezza e qualit&agrave; del costruito. Promuovere l&rsquo;utilizzo del legno nella ricostruzione significa accelerare la transizione verso un&rsquo;edilizia pi&ugrave; resiliente&rdquo; sottolinea Claudio Giust, presidente di Assolegno di FederlegnoArredo. &ldquo;Il legno &egrave; un materiale chiave per la decarbonizzazione, ma anche un motore di sviluppo economico e sociale. Il nostro auspicio &egrave; che si riesca finalmente a cambiare direzione per il nostro Paese che continua a importare legname dall&rsquo;estero, pur disponendo di una vera ricchezza naturale rappresentata dalle foreste che coprono il 40% del territorio nazionale. L&rsquo;esperienza dell&rsquo;Appennino Centrale dimostra che se si lavora in sinergia e vengono attivate politiche efficaci &egrave; possibile attivare filiere locali, contrastare l&rsquo;abbandono del territorio e creare nuove opportunit&agrave; per le imprese&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Come Assolegno &#8211; sottolinea &#8211; stiamo varando una serie di iniziative volte a promuovere la filiera corta, ridurre la dipendenza dai mercati esteri e valorizzare le risorse italiane, operando nell&#8217;ambito della Strategia Forestale Nazionale in sinergia con il Masaf, al quale va il nostro ringraziamento per la costituzione del recente gruppo di lavoro per la &ldquo;valorizzazione dei prodotti legnosi nazionali e per lo sviluppo del sistema foresta&ndash;legno&ndash;edilizia&rdquo;, di prossima convocazione, che come FederlegnoArredo siamo chiamati a coordinare&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>&ldquo;L&rsquo;imminente apertura di una nuova segheria ad Ascoli Piceno con una potenzialit&agrave; di lavorazione di 15.000 t./anno di legno &#8211; afferma Fabio Renzi, Segretario generale Fondazione Symbola &#8211; &egrave; un passo fondamentale nella realizzazione e nello sviluppo di uno dei progetti strategici pi&ugrave; importanti e lungimiranti del programma NextAppennino: quello relativo alla gestione forestale sostenibile nell&rsquo;area del cratere sisma 2016 che &egrave; interessata dal 70% dal bosco. Un progetto fortemente voluto da Symbola che ha svolto un ruolo anticipatorio e determinante anche nel promuovere la valorizzazione del patrimonio forestale dei comuni e l&rsquo;associazionismo fondiario tra residenti e proprietari&rdquo;.&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Boom costi e stretta creditizia: l&#8217;allarme di Assoconfidi per le Mpmi taliane</title>
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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Con il contesto geopolitico attuale, tra guerre e boom dei costi, le mPmi italiane sono sempre pi&#249; a rischio, anche per la crescente difficolt&#224; nell&#8217;accesso al credito. E&#8217; lo scenario che &#8216;disegna&#8217; in un&#8217;intervista ad Adnkronos/Labitalia, Paolo Ferr&#232;, presidente di Assoconfidi, che rappresenta 67 Confidi (dei quali 19 sono &#8216;Confidi maggiori&#8217; o &#8216;vigilati&#8217;). [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Con il contesto geopolitico attuale, tra guerre e boom dei costi, le mPmi italiane sono sempre pi&ugrave; a rischio, anche per la crescente difficolt&agrave; nell&#8217;accesso al credito. E&#8217; lo scenario che &#8216;disegna&#8217; in un&#8217;intervista ad Adnkronos/Labitalia, Paolo Ferr&egrave;, presidente di Assoconfidi, che rappresenta 67 Confidi (dei quali 19 sono &#8216;Confidi maggiori&#8217; o &#8216;vigilati&#8217;). I Confidi rappresentati detengono, complessivamente, circa 3,4 miliardi di euro di garanzie in essere rilasciate a favore di circa 380mila micro, piccole e medie imprese. Le garanzie rilasciate dai soli &#8216;Confidi Maggiori&#8217; rappresentati ammontano a 2,6 miliardi di euro a favore di circa 270mila micro, piccole e medie imprese. &nbsp;</p>
<p>
Presidente Ferr&egrave;, che ruolo stanno svolgendo i Confidi oggi a supporto del sistema economico del Paese?<br />
&nbsp;</p>
<p>Il sistema dei Confidi rappresenta un&rsquo;infrastruttura essenziale e un pilastro insostituibile a supporto delle micro, piccole e medie imprese e dei professionisti. I Confidi sono stati e sono ancora oggi attori che agiscono secondo logiche di mutualit&agrave; e prossimit&agrave;, fungendo da ponte tra il sistema finanziario e il tessuto produttivo locale. Questa vicinanza ci permette di conoscere le imprese, comprenderne i bisogni reali e accompagnarle in modo efficace nel percorso di accesso al credito. Il ruolo della garanzia privata &egrave; per&ograve; evoluto: i Confidi non sono pi&ugrave; solo facilitatori per le micro, piccole e medie imprese dell&rsquo;accesso al credito, ma anche fornitori di servizi ed erogatori diretti di credito secondo quanto previsto dalle norme introdotte negli ultimi anni. Ma i Confidi, nel corso degli ultimi anni, hanno affrontato importanti trasformazioni collegate proprio all&rsquo;evoluzione della normativa, e anche del contesto del mercato di riferimento e dei modelli organizzativi ed operativi, che hanno richiesto ingenti investimenti, generando necessarie riflessioni sulla sostenibilit&agrave; del modello. Per questo riteniamo necessario ampliarne il perimetro operativo, cos&igrave; da renderli ancora pi&ugrave; efficaci nel supporto alle imprese.&nbsp;</p>
<p>
Dal vostro osservatorio, quali sono le criticit&agrave; che le mPMI italiane sono costrette ad affrontare, anche in materia di accesso al credito, a causa delle turbolenze geopolitiche in atto?<br />
&nbsp;</p>
<p>Le micro e piccole imprese stanno affrontando una crescente difficolt&agrave; nell&#8217;accesso al credito in un contesto di mercato complesso. A livello nazionale, assistiamo a una profonda trasformazione del sistema bancario, sempre meno presente sui territori e sempre pi&ugrave; orientato a relazioni da remoto. Questo rende meno conveniente per le banche gestire operazioni di piccolo importo. A livello mondiale, le turbolenze geopolitiche stanno incidendo in modo significativo su pi&ugrave; livelli. Le imprese si confrontano con l&rsquo;aumento dei costi energetici e delle materie prime, con tensioni nelle catene di approvvigionamento e con una domanda pi&ugrave; incerta. Dal punto di vista finanziario, ci&ograve; si traduce in una maggiore volatilit&agrave; dei flussi di cassa e in un peggioramento degli indicatori economico-finanziari, che inevitabilmente influisce sul merito creditizio. A questo si aggiunge un contesto di tassi di interesse pi&ugrave; elevati rispetto al recente passato, che rende il credito pi&ugrave; oneroso. Le imprese, gi&agrave; strutturalmente pi&ugrave; fragili, rischiano quindi di trovarsi in una &#8216;stretta creditizia&#8217; proprio nel momento in cui avrebbero maggiore necessit&agrave; di liquidit&agrave; e investimenti. In questo contesto il ruolo dei Confidi non &egrave; accessorio: &egrave; strutturale e sprecare il patrimonio dei Confidi sarebbe un errore strategico.&nbsp;</p>
<p>
Nei giorni scorsi, Assoconfidi ha rinnovato l&rsquo;appello per un intervento legislativo chiaro, sostenibile e proporzionato, che valorizzi il ruolo economico e sociale dei Confidi e superi vincoli ormai anacronistici. Quali sono i punti cardine su cui poggia la vostra posizione?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;La legge quadro di riferimento non riflette pi&ugrave; la realt&agrave; operativa dei Confidi, creando difficolt&agrave; crescenti in termini di redditivit&agrave; e sostenibilit&agrave; per gli operatori. Il quadro normativo dovrebbe dunque essere proporzionato alla natura e alla dimensione dei Confidi per ampliarne l&rsquo;operativit&agrave; al fine di apportare reali benefici in termini di stabilit&agrave; del sistema. Al contempo, &egrave; necessario rafforzare le sinergie con il sistema pubblico di garanzia, cos&igrave; da ampliare la capacit&agrave; di intervento a favore delle imprese. Importanti modifiche sono state apportate in questo senso ai due principali strumenti pubblici di garanzia. Mi riferisco al Fondo di garanzia e al Fondo di prevenzione del fenomeno dell&rsquo;usura. Si tratta di novit&agrave; che, attraverso la complementariet&agrave; della garanzia privata dei Confidi, porteranno benefici effettivi alle micro, piccole e medie imprese, anche quelle pi&ugrave; vulnerabili. Un passaggio importante in questa direzione &egrave; avvenuto il 21 ottobre scorso, quando in Nona Commissione del Senato &egrave; stato espresso parere favorevole a un ordine del giorno che prevede &mdash; nelle more dell&rsquo;attuazione della legge delega richiamata nel Ddl pmi e nella successiva legge annuale sulle pmi &mdash; l&rsquo;istituzione di un tavolo tecnico di confronto tra Istituzioni e mondo Confidi. Occorre dare concreta attuazione a quel tavolo senza indugi. Da parte nostra, noi non vogliamo presentarci con un elenco chiuso di proposte da imporre al tavolo di lavoro. Vogliamo invece costruire insieme soluzioni condivise, pragmatiche, tecnicamente sostenibili. Per questa ragione, garantiamo sin d&rsquo;ora piena disponibilit&agrave; e collaborazione operativa per avviare immediatamente questo percorso.&nbsp;</p>
<p>
Un appello che giunge in un momento di fondamentale importanza istituzionale: infatti, il disegno di Legge sulle mPMI prevede una delega al Governo per il riordino organico della disciplina del settore delle garanzie, ferma dal 2003. Quali sarebbero i principali benefici per le imprese italiane derivanti da un&#8217;auspicata riforma del sistema dei Confidi?<br />
&nbsp;</p>
<p>Una riforma organica del sistema dei Confidi potrebbe generare benefici rilevanti e concreti per le imprese. In primo luogo, un miglior accesso al credito, grazie a strumenti di garanzia pi&ugrave; efficaci e meglio integrati con il sistema bancario e con i Fondi pubblici che prima ricordavo. In secondo luogo, una maggiore rapidit&agrave; e flessibilit&agrave; nelle risposte alle esigenze finanziarie delle imprese, anche attraverso la possibilit&agrave; di ampliare la concessione di credito diretto. Terzo aspetto, non meno importante, riguarda la possibilit&agrave; di ampliare i servizi offerti, includendo supporto consulenziale e strumenti innovativi per la gestione finanziaria. Nel complesso, una riforma ben calibrata rafforzerebbe la resilienza delle micro, piccole e medie imprese e la loro capacit&agrave; di investire, innovare e competere, contribuendo in modo significativo alla crescita economica del Paese. (di Fabio Paluccio)&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Macfrut, si consolida la leadership internazionale nel segno della filiera integrale</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/macfrut-si-consolida-la-leadership-internazionale-nel-segno-della-filiera-integrale/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Macfrut chiude la 43esima edizione confermandosi sempre pi&#249; come evento di riferimento della filiera globale dell&#8217;ortofrutta. Il bilancio della tre giorni al Rimini Expo Centre delinea un quadro di estrema solidit&#224;: la manifestazione ha registrato un aumento dei visitatori con una decisa accelerazione sul fronte internazionale, per un incremento superiore al 12% di [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Macfrut chiude la 43esima edizione confermandosi sempre pi&ugrave; come evento di riferimento della filiera globale dell&rsquo;ortofrutta. Il bilancio della tre giorni al Rimini Expo Centre delinea un quadro di estrema solidit&agrave;: la manifestazione ha registrato un aumento dei visitatori con una decisa accelerazione sul fronte internazionale, per un incremento superiore al 12% di buyer (da oltre 80 Paesi) e visitatori esteri. Un successo frutto di un format unico che aggrega 1400 espositori e una rete capillare di saloni tematici e aree dinamiche. Questo risultato &egrave; stato reso possibile anche grazie alla sinergia con i partner istituzionali: un ringraziamento particolare va ad Agenzia ICE per la collaborazione straordinaria, che ha permesso di sviluppare in maniera cos&igrave; efficace la presenza dei mercati esteri, portando a Rimini delegazioni da ogni continente, cos&igrave; come un ringraziamento va ad Aics (Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo) per l&rsquo;impegno della cooperazione italiana per una agricoltura sostenibile.&nbsp;</p>
<p>Tra le numerose iniziative durante la Fiera i convegni di alto profilo scientifico sull&rsquo;intera filiera con i massimi esperti mondiali, mentre nel corso dell&rsquo;inaugurazione &egrave; stato annunciato un Osservatorio Ortofrutticolo Macfrut&ndash;Nomisma. Di rilievo la presenza della gdo Italiana che il prossimo anno vedr&agrave; una rinnovata partecipazione. &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&rsquo;edizione 2026 proietta l&rsquo;evento verso nuove frontiere globali. &#8220;Per l&rsquo;anno prossimo &#8211; dichiara Patrizio Neri, presidente di Cesena Fiera organizzatrice di Macfrut &#8211; abbiamo gi&agrave; presentato molte novit&agrave; a partire da un nuovo layout della manifestazione che la render&agrave; pi&ugrave; fruibile per visitatori e buyers, e sar&agrave; pi&ugrave; efficace per gli espositori stessi . Siamo inoltre entusiasti della risposta dell&rsquo;affluenza dei visitatori e della crescente vocazione internazionale della fiera.  Posso annunciare che siamo ormai alle battute finali per la sigla di un accordo strategico per la valorizzazione del settore pre-Harvest con l&rsquo;organizzatore fieristico Informa e la sua manifestazione Growtech, leader mondiale nel settore del pre-raccolta&rdquo;. L&rsquo;appuntamento per la 44esima edizione di Macfrut &egrave; gi&agrave; fissato per il prossimo anno: la fiera si terr&agrave; dal 20 al 22 aprile 2027.&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Safety Expo 2026-sicurezza sul lavoro, benessere psicosociale in primo piano</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/safety-expo-2026-sicurezza-sul-lavoro-benessere-psicosociale-in-primo-piano/</link>
				<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 22:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile, l&#8217;attenzione internazionale si concentra quest&#8217;anno su un tema sempre pi&#249; centrale: il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro. Promossa dall&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro, l&#8217;edizione 2026 richiama l&#8217;importanza di ambienti lavorativi non solo sicuri dal punto di vista [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile, l&rsquo;attenzione internazionale si concentra quest&rsquo;anno su un tema sempre pi&ugrave; centrale: il benessere psicosociale nei luoghi di lavoro. Promossa dall&rsquo;Organizzazione Internazionale del Lavoro, l&rsquo;edizione 2026 richiama l&rsquo;importanza di ambienti lavorativi non solo sicuri dal punto di vista fisico, ma anche sostenibili sotto il profilo organizzativo, relazionale e mentale. Il modo in cui il lavoro &egrave; organizzato &ndash; carichi, ritmi, relazioni, pressioni &ndash; incide infatti in modo determinante sulla salute e sulla sicurezza. Quando questi fattori diventano critici, si trasformano in veri e propri rischi che richiedono strategie di prevenzione sempre pi&ugrave; integrate. &nbsp;</p>
<p>In questo contesto si inserisce Safety Expo 2026-sicurezza sul lavoro, in programma il 16 e 17 settembre alla Fiera di Bergamo. L&rsquo;evento, organizzato dall&rsquo;Istituto Informa con Epc editore e numerosi partner istituzionali, rappresenta il principale appuntamento nazionale per imprese, professionisti e decisori pubblici. Il programma prevede convegni, seminari, tavole rotonde, corsi di formazione e momenti di addestramento pratico, con rilascio di crediti formativi. Safety Expo 2026 ospiter&agrave; un&rsquo;area espositiva con circa 300 aziende, tra i principali player del mercato della sicurezza sul lavoro. Un ecosistema completo in cui sar&agrave; possibile conoscere da vicino prodotti e soluzioni innovative: dai dispositivi di protezione individuale all&rsquo;abbigliamento tecnico, dai sistemi anticaduta alle tecnologie per il monitoraggio e il controllo, fino alle soluzioni per la qualit&agrave; dell&rsquo;aria e la sicurezza degli ambienti di lavoro. La presenza dei leader del settore render&agrave; l&rsquo;evento una vetrina privilegiata per l&rsquo;innovazione, ma anche un&rsquo;occasione concreta per le imprese di individuare strumenti e partner strategici per migliorare i propri standard di sicurezza. &nbsp;</p>
<p>Ampio spazio sar&agrave; dedicato all&rsquo;aggiornamento normativo, con una tavola rotonda che riunir&agrave; istituzioni, organi di vigilanza e parti sociali. Il confronto si concentrer&agrave; sulle principali novit&agrave; introdotte dal Decreto-Legge 159/2025 (convertito con L. n.198/2025), con l&rsquo;obiettivo di offrire interpretazioni autorevoli e indicazioni operative sulle pi&ugrave; recenti evoluzioni normative. Si affronteranno le trasformazioni introdotte nella disciplina degli appalti e subappalti, con particolare attenzione alla patente a crediti e al potenziamento delle attivit&agrave; di vigilanza e controllo.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il programma di convegni, seminari e corsi approfondir&agrave; i principali ambiti della prevenzione integrata, ponendo al centro la persona e la qualit&agrave; dell&rsquo;ambiente lavorativo. Tra i temi trattati: la gestione dei near miss, la prevenzione di violenze e molestie nei luoghi di lavoro, e la promozione di ambienti sicuri e inclusivi, anche attraverso l&rsquo;applicazione della Uni ISO 45001 e della Uni/PdR 125:2022. Ampio spazio sar&agrave; dedicato al nuovo Accordo Unico sulla Formazione e al ruolo sempre pi&ugrave; strategico del professionista HSE.&nbsp;</p>
<p>Accanto a questo, Safety Expo conferma l&rsquo;attenzione ai linguaggi culturali e formativi innovativi. Nell&rsquo;ambito della sessione &#8216;Sicurezza in scena&#8217; sar&agrave; presentato lo spettacolo teatrale &#8216;Ricordati di vivere-l&rsquo;ultima udienza&#8217;, che coinvolge il pubblico in una riflessione diretta su responsabilit&agrave; e comportamenti. Un approccio che dimostra come la sicurezza non sia solo tecnica e normativa, ma anche cultura, consapevolezza ed emozione. Tra i momenti pi&ugrave; significativi, lo speech &ldquo;Arbitrare la sicurezza: decisioni che fanno la differenza&rdquo; di Manuela Nicolosi offrir&agrave; uno spunto originale sul ruolo della leadership nei contesti ad alta responsabilit&agrave;.&nbsp;</p>
<p>Safety Expo 2026 si conferma cos&igrave; non solo come vetrina di soluzioni tecniche e normative, ma come luogo di confronto e costruzione di una cultura della prevenzione condivisa. Un percorso che parte gi&agrave; dalla Giornata mondiale del 28 aprile e coinvolge istituzioni, imprese e lavoratori in un obiettivo comune: rendere ogni ambiente di lavoro pi&ugrave; sicuro, sano e consapevole.&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Pnrr, Cni: un presidio tecnico per gestire la digitalizzazione della Pa</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/pnrr-cni-un-presidio-tecnico-per-gestire-la-digitalizzazione-della-pa/</link>
				<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 15:31:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://mantovauno.it/lavoro/pnrr-cni-un-presidio-tecnico-per-gestire-la-digitalizzazione-della-pa/</guid>
				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La Missione 1 Componente 1 del Pnrr, dedicata alla digitalizzazione, all&#8217;innovazione e alla sicurezza nella Pubblica Amministrazione, ha mobilitato risorse per circa 6,14 miliardi di euro, a cui si aggiungono ulteriori 600 milioni di euro del Fondo Complementare al Pnrr. Lo scorso 31 marzo &#232; scaduto il termine per il completamento dei progetti. [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; La Missione 1 Componente 1 del Pnrr, dedicata alla digitalizzazione, all&rsquo;innovazione e alla sicurezza nella Pubblica Amministrazione, ha mobilitato risorse per circa 6,14 miliardi di euro, a cui si aggiungono ulteriori 600 milioni di euro del Fondo Complementare al Pnrr. Lo scorso 31 marzo &egrave; scaduto il termine per il completamento dei progetti. Ultimato questo enorme lavoro, ora &egrave; necessario gestire quanto &egrave; stato realizzato, facendo in modo che l&rsquo;investimento risulti alla fine produttivo. E&rsquo; stato questo il tema al centro del convegno &#8216;La digitalizzazione della Pa dopo il Pnrr&#8217; organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, tenutosi ieri pomeriggio a Roma.&nbsp;</p>
<p>Nel corso dell&rsquo;intervento che ha dato il via ai lavori, Carla Cappiello, vicepresidente vicario del Cni e promotrice dell&rsquo;iniziativa, ha citato alcuni dati significativi. Per quanto riguarda infrastrutture e sicurezza, il 90% dei Comuni ha aderito agli avvisi Pnrr per la migrazione al cloud; il 70% ha avviato la dismissione dei server fisici, ma solo il 23% l&rsquo;ha completata; il 68% ha completato la migrazione al cloud; il 50% dispone di un sistema di disaster recovery e un ulteriore 18% lo sta sviluppando; l&rsquo;82% effettua backup in cloud o in modalit&agrave; mista; l&rsquo;80% dichiara di non aver subito attacchi informatici dal 2023. Sul fronte della digitalizzazione amministrativa, il 75% dei Comuni ha informatizzato delibere e determinazioni; il 91% scambia documenti tramite Pec o protocollo informatico, ma solo il 29% ha abbandonato completamente il cartaceo; la consultazione condivisa del fascicolo digitale riguarda appena il 9,9% degli enti. &nbsp;</p>
<p>Sul fronte dei servizi al cittadino, il 70% dei Comuni eroga in modalit&agrave; digitale i servizi demografici, edilizi, scolastici e tributari; il 90% ha aderito alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, ma il suo potenziale &egrave; ancora largamente inespresso sul lato della fruizione; il 67% ha attivato la riconciliazione automatica dei pagamenti pagoPA per i tributi, ma solo il 28% per i servizi sociali. Infine, per quanto riguarda la governance, il dato pi&ugrave; significativo &egrave; che il 75% dei Comuni affida la gestione Ict a fornitori esterni; nei piccoli enti, la figura del Responsabile della Transizione Digitale ha un profilo amministrativo nel 66% dei casi.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&ldquo;La digitalizzazione &egrave; stata una grande impresa &#8211; ha affermato Cappiello &#8211; ma ora va gestita la fase successiva. I dati indicano che esiste una distanza tra chi &egrave; partito e chi &egrave; arrivato: molti sono partiti, non tutti sono arrivati. Ma anche per chi &egrave; arrivato il traguardo non &egrave; la fine della corsa: &egrave; la linea di partenza della fase pi&ugrave; impegnativa, quella della gestione, della manutenzione e dell&rsquo;evoluzione nel tempo di quanto &egrave; stato realizzato. Passato il Pnrr, dunque, il lavoro continua ed &egrave; necessario un presidio tecnico. Molti comuni, ad esempio, affidano i servizi Ict a fornitori esterni. Una scelta legittima, senza dimenticare per&ograve; il tema della qualit&agrave; della fornitura la cui valutazione dipende dalle reali competenze presenti all&rsquo;interno della PA, sia essa in capo a un dipendente o a un ingegnere libero professionista. In questo senso, gli ingegneri si propongono come veri e propri alleati della Pubblica Amministrazione, per far s&igrave; che l&rsquo;intero processo si concluda con un successo&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>Nell&rsquo;ambito dei saluti istituzionali &egrave; intervenuto Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni, che si &egrave; espresso cos&igrave;: &ldquo;I numeri relativi alla digitalizzazione raccontano di una stagione straordinaria &#8211; ha detto &#8211; ma ora arriva il lavoro vero: la gestione nel tempo delle opere realizzate. Ricordiamo che i fondi del Pnrr utilizzati sono un debito che andr&agrave; restituito, il che ci obbliga a far s&igrave; che l&rsquo;investimento risulti produttivo&rdquo;. Nel suo messaggio di saluto Gaetano Manfredi (presidente Anci) ha detto: &ldquo;Il Pnrr &egrave; stata un&rsquo;opportunit&agrave; eccezionale e i comuni hanno operato affinch&eacute; gli obiettivi fossero raggiunti. Un comune pi&ugrave; digitale &egrave; un comune pi&ugrave; accessibile e capace di erogare servizi efficienti&rdquo;.&nbsp;</p>
<p> Gennaro Annunziata (coordinatore del Comitato C3I del Cni) ha tracciato la rotta della fase che si apre ora: &ldquo;Dobbiamo raccontare cosa &egrave; stato fatto ma soprattutto capire come affrontare questa nuova sfida. A mio avviso, tre sono le parole chiave. Sostenibilit&agrave; di quanto &egrave; stato realizzato. Competenza per conservare tutto quanto &egrave; stato costruito: mi riferisco soprattutto al ruolo del Responsabile per la Transizione Digitale, nell&rsquo;ambito del quale occorre valorizzare l&rsquo;ingegnere dell&rsquo;informazione. Infine, c&rsquo;&egrave; la governance. Servono criteri di progettazione delle infrastrutture digitali proprie delle opere complesse. La progettazione deve essere fatta da ingegneri dell&rsquo;informazione competenti e iscritti all&rsquo;Albo&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I lavori, coordinati da Salvatore Pompa, si sono sviluppati attraverso una serie di relazioni e interventi. Massimo Staniscia (componente del Comitato C3I del Cni) ha illustrato i dettagli dello stato di attuazione della digitalizzazione della Pa in un&rsquo;ottica di sostenibilit&agrave; futura. Mario Nobile (direttore dell&rsquo;Agenzia per l&rsquo;Italia Digitale) ha sottolineato, tra le altre cose, la necessit&agrave; di colmare il gap di competenze attraverso il meccanismo dell&rsquo;aggregazione. Paolo Vicchiarello (capo Dipartimento della Funzione Pubblica) ha affermato che il Pnrr ha consentito lo sviluppo delle competenze digitali all&rsquo;interno della Pa. &ldquo;Serve una politica di sviluppo progressivo delle competenze &#8211; ha detto &#8211; per cercare di stare al passo. Si stanno studiando percorsi all&rsquo;interno della PA per far s&igrave; che risulti pi&ugrave; attrattiva nei confronti dei tecnici e degli ingegneri&rdquo;.&nbsp;</p>
<p> Antonella Galdi (Area Innovazione e Transizione Digitale Anci) ha proposto una fotografia dello stato della digitalizzazione dei comuni italiani, confermando che il tema &egrave; come conservare quanto realizzato, sia in termini economici che di competenze. Armando Goglia (amministratore delegato Advanced Systems) ha offerto il punto di vista dei fornitori esterni, sottolineando che la digitalizzazione migliora il rapporto e la sinergia con la Pa. Cinzia Gatto (responsabile S.O. BIM Life Cycle Process FSEngineering), infine, ha fatto notare come il processo in atto sia una grande occasione di confronto tra Pa e i professionisti del settore e che l&rsquo;ingegneria &egrave; portatrice di un grande valore aggiunto.&nbsp;</p>
<p>Le conclusioni della giornata sono state affidate al Vicepresidente del Cni, Elio Masciovecchio, che si &egrave; espresso cos&igrave;: &ldquo;Tutti gli interventi di oggi hanno un elemento comune: il ruolo e la presenza degli ingegneri che sono al centro di questi processi, sono il primo fattore che porta all&rsquo;innovazione. Ma dobbiamo fare un passo in avanti: l&rsquo;innovazione deve essere anche etica. Qui interviene il ruolo degli Ordini. Tutti i processi descritti devono avvenire all&rsquo;interno dell&rsquo;alveo istituzionale degli Ordini, che garantiscono competenze, etica e deontologia. E&rsquo; tempo di allargare le competenze del terzo settore e portarle all&rsquo;interno del nostro Albo professionale&rdquo;.&nbsp;</p>
</div>
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										</item>
		<item>
		<title>Salone Mobile, siglato accordo per rinnovamento e sviluppo filiera legno-arredo Marche</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/salone-mobile-siglato-accordo-per-rinnovamento-e-sviluppo-filiera-legno-arredo-marche/</link>
				<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 15:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Rafforzare la competitivit&#224;, sostenere l&#8217;innovazione e accompagnare le imprese della filiera verso i mercati internazionali: &#232; questo l&#8217;obiettivo dell&#8217;accordo quadro siglato oggi da Regione Marche, FederlegnoArredo e Confindustria Marche, in occasione della visita istituzionale che, su invito di FederlegnoArredo, si &#232; svolta al Salone del Mobile di Milano. Presentato dai firmatari &#8211; l&#8217;assessore [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Rafforzare la competitivit&agrave;, sostenere l&rsquo;innovazione e accompagnare le imprese della filiera verso i mercati internazionali: &egrave; questo l&rsquo;obiettivo dell&rsquo;accordo quadro siglato oggi da Regione Marche, FederlegnoArredo e Confindustria Marche, in occasione della visita istituzionale che, su invito di FederlegnoArredo, si &egrave; svolta al Salone del Mobile di Milano. Presentato dai firmatari &#8211; l&rsquo;assessore allo Sviluppo economico di Regione Marche Giacomo Bugaro, il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin e il presidente di Confindustria Marche Roberto Cardinali &#8211; al pubblico, insieme a una delegazione di imprenditori marchigiani, l&rsquo;accordo rappresenta uno strumento strategico di politica industriale regionale, volto a sostenere la filiera legno-arredo, uno dei settori identitari e a maggiore vocazione internazionale della regione. &nbsp;</p>
<p>L&rsquo;intesa si propone di allineare le politiche regionali alle traiettorie europee e nazionali in materia di innovazione, sostenibilit&agrave;, trasformazione digitale e capitale umano, rafforzando insieme al territorio il sistema delle relazioni istituzionali e produttive. Il cuore operativo sar&agrave; la definizione di un Progetto Strategico di sistema per il comparto &#8216;Casa e Arredo&#8217;, sviluppato con il coinvolgimento di centri di ricerca, universit&agrave; e hub per l&rsquo;innovazione, e accompagnato da una cabina di regia pubblico-privata che coordiner&agrave; le azioni nel medio-lungo periodo. Nel dettaglio, l&rsquo;accordo tra enti punta a favorire l&rsquo;accesso coordinato ai fondi europei, anche in prospettiva della nuova programmazione 2028&ndash;2034, rafforzare i processi di aggregazione tra imprese, sostenere l&rsquo;innovazione tecnologica e la transizione green e digitale, nonch&eacute; accompagnare le aziende nei percorsi di internazionalizzazione, anche attraverso il supporto alle certificazioni richieste dai mercati extra-Ue.&nbsp;</p>
<p>&#8220;La filiera Legno-Arredo &#8211; aggiunge l&#8217;assessore regionale delle Marche, Giacomo Bugaro &#8211; &egrave; uno dei motori dell&rsquo;economia marchigiana: un peso occupazionale pari al 7,7% dell&rsquo;industria regionale e oltre 765 milioni di euro di export, il 5,7% delle esportazioni delle Marche. Un sistema produttivo fortemente orientato ai mercati internazionali che oggi vogliamo accompagnare in una nuova fase di crescita. L&rsquo;accordo quadro siglato al Salone del Mobile rafforza la collaborazione tra Regione Marche, FederlegnoArredo e Confindustria Marche e introduce una strategia industriale condivisa, fondata su innovazione, sostenibilit&agrave;, digitalizzazione e sviluppo delle competenze. L&rsquo;obiettivo &egrave; sostenere concretamente le imprese, favorire il trasferimento tecnologico e rafforzare la capacit&agrave; competitiva dell&rsquo;intera filiera. Puntiamo in particolare sull&rsquo;internazionalizzazione e sul supporto alle aziende nell&rsquo;accesso ai mercati extra-Ue, anche attraverso certificazioni e nuovi standard produttivi. Con questa intesa le Marche si dotano di una cornice stabile per attrarre risorse europee e accompagnare il settore verso le opportunit&agrave; della programmazione 2028-2034, valorizzando il Made in Marche nel mondo&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo accordo &#8220;mette a terra un modello operativo chiaro per sostenere la filiera: integrazione tra risorse europee, nazionali e regionali, supporto alle certificazioni per l&rsquo;accesso ai mercati esteri, rafforzamento delle competenze e investimenti su innovazione e sostenibilit&agrave; &#8211; aggiunge Carlo Piemonte, direttore generale di FederlegnoArredo -. L&rsquo;obiettivo &egrave; accompagnare in modo concreto le imprese, soprattutto le pmi, nei processi di trasformazione e di internazionalizzazione, valorizzando al tempo stesso il sistema produttivo marchigiano, rinomato per le sue tradizioni artigianali e l&#8217;innovazione. Nel 2025, ha raggiunto un valore di circa 3,7 miliardi di euro, posizionandosi al quarto posto sia per fatturato che per valore esportato nella filiera legno-arredo, confermandosi come uno dei principali poli della produzione di mobili in Italia&rdquo;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I numeri confermano il ruolo centrale delle Marche, con un saldo commerciale pari a 660 milioni di euro, oltre 1.800 imprese e 18.700 addetti, di cui il 74% impiegato nella produzione di mobili, secondo i dati del Centro Studi FederlegnoArredo. Il distretto marchigiano &egrave; caratterizzato da una produzione straordinaria nel settore delle cucine, che rappresentano il 26% del fatturato di cucine nazionale. Il comparto contribuisce in modo significativo all&#8217;immagine e alla competitivit&agrave; del Made in Italy nel mondo. Nonostante le sfide globali, le Marche mantengono una posizione di rilievo nelle esportazioni di mobili: il settore copre il 67% del export di tutta la Filiera legno-arredo.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Siamo soddisfatti di sottoscrivere un accordo che persegue l&rsquo;obiettivo di rafforzare la competitivit&agrave; della filiera legno-arredo e che vuole definire un Progetto strategico condiviso dedicato al sistema casa e arredo della Regione Marche &#8211; sottolinea Roberto Cardinali, presidente Confindustria Marche -. Questa intesa spinge sulle priorit&agrave; che Confindustria Marche evidenzia da tempo come strategiche per le nostre imprese: competenze, innovazione e digitalizzazione, puntando ad una politica industriale coordinata tra ambito regionale e nazionale. Il settore legno-arredo ha una storia di qualit&agrave; e prestigio nella nostra Regione ed un peso rilevante nel Pil regionale e nelle esportazioni. La costituzione di una cabina di regia pubblico-privata pu&ograve; diventare un modello nazionale per l&rsquo;impostazione e l&rsquo;attuazione di interventi strategici, cos&igrave; da valorizzare una filiera rilevante per l&rsquo;economia marchigiana, anche avvalendosi del supporto di partners istituzionali e tecnologici&#8221;.&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Incidenti sul lavoro, ora il rischio corre sulle strade: Roma capitale degli infortuni</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/incidenti-sul-lavoro-ora-il-rischio-corre-sulle-strade-roma-capitale-degli-infortuni/</link>
				<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 13:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Diminuiscono gli infortuni in azienda, segnale incoraggiante di una maggiore attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, il rischio di subire un incidente sul lavoro si sposta fuori dai luoghi tradizionali, correndo lungo le strade. Con 9.444 casi nel 2024, Roma &#232; la provincia italiana con il pi&#249; alto numero di infortuni [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Diminuiscono gli infortuni in azienda, segnale incoraggiante di una maggiore attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, il rischio di subire un incidente sul lavoro si sposta fuori dai luoghi tradizionali, correndo lungo le strade. Con 9.444 casi nel 2024, Roma &egrave; la provincia italiana con il pi&ugrave; alto numero di infortuni in itinere. Ancora pi&ugrave; significativo il dato sui decessi: 86 nel triennio 2022-2024, pari al 35,5% delle morti complessive sul lavoro nel territorio. Dopo la Capitale si collocano Milano, Firenze, Genova e Torino: realt&agrave; in cui gli incidenti durante gli spostamenti casa-lavoro incidono in modo rilevante sul totale degli infortuni. &nbsp;</p>
<p>E&#8217; quanto emerge dal focus della Fondazione studi consulenti del lavoro, &#8216;L&rsquo;incidentalit&agrave; in itinere-Dati e tendenze&#8217;, su dati Inail, diffuso alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro, in programma il prossimo 28 aprile, e corredato da un&rsquo;analisi dettagliata con tabelle a livello provinciale e regionale. &nbsp;</p>
<p>Il report &egrave; un&rsquo;anticipazione dello studio pi&ugrave; ampio che sar&agrave; presentato nell&rsquo;ambito del Forum Salute e Sicurezza, realizzato in collaborazione con Inail al Festival del Lavoro (Roma, 21-23 maggio). &nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A livello regionale, dunque, il Lazio presenta l&rsquo;incidenza pi&ugrave; elevata (26%), mentre, considerando i soli casi mortali, &egrave; il Veneto a registrare il valore pi&ugrave; alto, seguito da Lazio e Friuli Venezia Giulia. Il fenomeno, inoltre, &egrave; in crescita: tra il 2022 e il 2024 gli infortuni in itinere sono aumentati dell&rsquo;8,8%, con un peso sempre maggiore anche tra quelli mortali. E nel 2025, stando ai dati ancora provvisori, l&rsquo;incremento &egrave; del 3,2%. &nbsp;</p>
<p>Non si tratta solo di sicurezza stradale. Alla base dell&rsquo;incidentalit&agrave; incidono fattori strutturali come la frequenza e la durata degli spostamenti, l&rsquo;utilizzo del mezzo di locomozione, lo stress e l&rsquo;affaticamento legati al pendolarismo, oltre all&rsquo;invecchiamento della forza lavoro che rappresenta un elemento strutturale rilevante. L&rsquo;aumento dell&rsquo;et&agrave; media degli occupati &egrave; infatti associato a una maggiore vulnerabilit&agrave;: gli over 55, pur rappresentando il 21,1% degli infortunati, costituiscono circa il 34% delle vittime. &nbsp;</p>
<p>Incide anche la limitata diffusione del lavoro da remoto: in Italia quasi l&rsquo;80% degli occupati lavora sempre in presenza e solo il 21% ha accesso allo smart working, contro il 34% della media europea. Il quadro tracciato evidenzia come gli incidenti in azienda siano diminuiti grazie ai numerosi interventi normativi degli ultimi anni. &nbsp;</p>
<p>Ma resta evidente la necessit&agrave; di ampliare l&rsquo;approccio alla prevenzione anche agli infortuni in itinere. A tal proposito, i Consulenti del Lavoro evidenziano l&rsquo;opportunit&agrave; di includere il rischio stradale nel Dvr aziendale (Documento di valutazione dei rischi), cos&igrave; da adeguare le misure di tutela a un contesto in continua evoluzione.&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Diverso valore aggiunto e nuove professionalità, ecco come non farsi &#8216;rubare&#8217; il lavoro dall&#8217;intelligenza artificiale</title>
		<link>https://mantovauno.it/lavoro/diverso-valore-aggiunto-e-nuove-professionalita-ecco-come-non-farsi-rubare-il-lavoro-dallintelligenza-artificiale/</link>
				<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 12:31:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#200; il tema di questi mesi, l&#8217;intelligenza artificiale, e probabilmente nelle sue declinazioni future lo sar&#224; dei prossimi anni. Non c&#8217;&#232; mai stata nella storia un&#8217;accelerazione tecnologica paragonabile. Non &#232; semplicemente possibile, tanto pi&#249; nel mondo del lavoro, far finta di niente. Ne abbiamo parlato con un esperto, Alessandro Agostini, fondatore di AvantGrade.com, [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; &Egrave; il tema di questi mesi, l&#8217;intelligenza artificiale, e probabilmente nelle sue declinazioni future lo sar&agrave; dei prossimi anni. Non c&rsquo;&egrave; mai stata nella storia un&rsquo;accelerazione tecnologica paragonabile. Non &egrave; semplicemente possibile, tanto pi&ugrave; nel mondo del lavoro, far finta di niente. Ne abbiamo parlato con un esperto, Alessandro Agostini, fondatore di AvantGrade.com, uno di quei professionisti che all&rsquo;Ia ha dedicato anni di studio pratico, &ldquo;sporcandosi le mani&rdquo;, come ama dire lui stesso e che, proprio all&rsquo;Intelligenza Artificiale e alle sue implicazioni pratiche nel mondo della comunicazione e della ricerca, ha dedicato un libro: &#8216;Essere la risposta&#8217;, uscito in queste settimane e disponibile su Amazon. &nbsp;</p>
<p>
Come l&#8217;intelligenza artificiale sta cambiando il mondo del lavoro oggi, al di l&agrave; della narrazione superficiale su automazione e sostituzione?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;Oggi l&#8217;intelligenza artificiale nel mondo del lavoro &egrave; in una fase &#8216;adolescenziale&#8217;: c&#8217;&egrave; grande interesse, ma la vera maturit&agrave; non si vede ancora. Nel momento in cui inizi a usarla, ti rendi conto che per avere un vero impatto devi integrarla nei processi aziendali, valutando se questi funzionano ancora cos&igrave; come sono o se vanno cambiati in base alla nuova funzionalit&agrave;. Attualmente, l&#8217;Ia sta portando pi&ugrave; valore nelle situazioni iper-strutturate, come la programmazione. Nei lavori intellettuali l&#8217;impatto c&#8217;&egrave;, ma &egrave; ancora piuttosto trascurabile rispetto alle aspettative&#8221;.&nbsp;</p>
<p>
Il suo libro &#8216;Essere la risposta&#8217; parla in particolare dell&#8217;ambito comunicazione e marketing. Come sta cambiando questo settore?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;Tutta la produzione di contenuti (immagini, video) viene toccata dall&#8217;Ia. Il libro tratta della nascita di una nuova professione: l&#8217;esperto che ti rende visibile nelle risposte dell&#8217;intelligenza artificiale (esperto Geo o di ottimizzazione per l&#8217;Ia). Da un lato, c&#8217;&egrave; chi si occuper&agrave; di ottimizzare questa visibilit&agrave;; dall&#8217;altro, inserire l&#8217;Ia nei reparti marketing permette di avere una &#8216;potenza di fuoco&#8217; di almeno 1,5 volte superiore a prima, riducendo i tempi o aumentando l&#8217;output. &#8216;Essere la risposta&#8217; significa farsi trovare pronti in un mondo in cui le persone sono distratte e cercano la sintesi: se il tuo brand appare nelle risposte rapide di sistemi come Google, Gemini o ChatGpt, diventi rilevante per l&#8217;utente. &Egrave; la nuova era della visibilit&agrave; online, mediata da queste piattaforme che fungono da veri e propri &#8216;gatekeeper doganali'&#8221;.&nbsp;</p>
<p>
Dobbiamo aver paura del fatto che i siti web non verranno quasi pi&ugrave; cliccati?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;Dobbiamo ripensare al ruolo dei siti. Quando le persone chiedono all&#8217;Ia, il sito non &egrave; pi&ugrave; solo una destinazione di traffico, ma diventa l&#8217;ingrediente della risposta fornita dall&#8217;intelligenza artificiale all&#8217;utente finale&#8221;.&nbsp;</p>
<p>
Tornando al mondo del lavoro in generale, qual &egrave; il vero rischio oggi e l&#8217;errore pi&ugrave; grande che si sta facendo di fronte a questa rivoluzione?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;Il rischio, per aziende e persone, &egrave; di non capire questo strumento, di non usarlo e di non beneficiarne. Il tema centrale non &egrave; &#8216;mi ruba il lavoro o no&#8217;, ma capire come cambia il lavoro e adattarsi in questo nuovo ecosistema. Si tratta di una trasformazione delle professioni. L&#8217;essere umano che lavora bene, con &#8216;la testa e con il cuore&#8217;, metter&agrave; sempre il suo valore aggiunto, ma sar&agrave; un valore diverso da quello di 3 o 5 anni fa&#8221;.&nbsp;</p>
<p>
Quale sar&agrave; il valore aggiunto per i prossimi 3-5 anni? Quale aspetto, magari oggi sottovalutato, diventer&agrave; rivoluzionario?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;Nasceranno tante nuove professioni ben pagate, tra cui appunto l&#8217;esperto della visibilit&agrave; sulle risposte dell&#8217;Ia, che diventer&agrave; una figura centrale. Dal punto di vista del macrosistema del lavoro intellettuale, ci sar&agrave; un cambio drastico non appena l&#8217;Ia diventer&agrave; matura. Abbiamo gi&agrave; visto casi di intelligenze bloccate perch&eacute; troppo potenti dal punto di vista della cybersecurity: stiamo vivendo un&#8217;accelerazione mai vista prima&#8221;.&nbsp;</p>
<p>
Dove si potranno formare queste nuove professioni? Ci sar&agrave; una rivoluzione anche a livello universitario?<br />
&nbsp;</p>
<p>&#8220;Oggi chi si forma meglio sono quelli che &#8216;si sporcano le mani&#8217;: persone che aprono gli strumenti, testano, provano e riprovano senza troppe remore. Spesso sono freelance o lavorano in aziende medio-piccole. Nelle grandi corporation, spesso per motivi di sicurezza informatica, gli strumenti vengono bloccati dal Pc aziendale, costringendo i dipendenti a lavorare con metodi del passato. Nelle realt&agrave; pi&ugrave; piccole, sotto i 200 dipendenti, c&#8217;&egrave; molta pi&ugrave; libert&agrave; di testare ed evolvere velocemente. Oggi un &#8216;piccolo&#8217; e sveglio, se usa bene l&#8217;Ia, pu&ograve; lavorare con la stessa forza di un team di 3 o 4 persone. Vedo invece molto male chi lavora da anni e fa resistenza al cambiamento: di fronte a uno tsunami come l&#8217;Ia, verranno semplicemente travolti&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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