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	<title>Salute &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Sindrome di Rett, studio italiano indica nuove strade per la terapia genica</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/sindrome-di-rett-studio-italiano-indica-nuove-strade-per-la-terapia-genica/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 18:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Una scoperta tutta italiana indica nuove strade per la terapia genica della sindrome di Rett, malattia rara del neurosviluppo causata dalla perdita di funzione del gene MeCP2. Una patologia nota anche come sindrome delle &#8216;bimbe dagli occhi belli&#8217;, perch&#233; colpisce soprattutto le bambine, che &#8211; nonostante la regressione delle abilit&#224; motorie e del [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Una scoperta tutta italiana indica nuove strade per la terapia genica della sindrome di Rett, malattia rara del neurosviluppo causata dalla perdita di funzione del gene MeCP2. Una patologia nota anche come sindrome delle &#8216;bimbe dagli occhi belli&#8217;, perch&eacute; colpisce soprattutto le bambine, che &#8211; nonostante la regressione delle abilit&agrave; motorie e del linguaggio e la ridotta interazione sociale associate alla malattia &#8211; conservano uno sguardo intenso con cui comunicano con chi le circonda. Bimbe che, appunto, parlano con gli occhi. Oggi non esistono terapie in grado di arrestare o invertire la progressione dei sintomi, ma un gruppo dell&#8217;Istituto di neuroscienze e dell&#8217;Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Cnr-In e Cnr-Itb), in collaborazione con l&#8217;Irccs ospedale San Raffaele del capoluogo lombardo, ha identificato una funzione finora sconosciuta della proteina MeCp2 prodotta al gene omonimo, con rilevanti implicazioni terapeutiche. Lo studio &egrave; pubblicato su &#8216;Nature Communications&#8217;.&nbsp;</p>
<p>Il lavoro, guidato da ricercatori Vania Broccoli e Mirko Luoni, dimostra per la prima volta che la proteina MeCP2 &egrave; capace di attivare geni cruciali per lo sviluppo dei neuroni, in particolare cooperando con un complesso epigenetico chiamato Swi/Snf, che regola l&#8217;accesso al Dna. Attraverso analisi sull&#8217;intero genoma &#8211; descrive una nota &#8211; lo studio ha delucidato i target principali della proteina MeCP2 che promuovono il differenziamento dei neuroni e la loro maturazione funzionale. Sorprendentemente, questo meccanismo &egrave; attivo durante lo sviluppo cerebrale, mentre &egrave; trascurabile in neuroni maturi del cervello adulto. Di conseguenza, i neuroni adulti sono in grado di tollerare livelli significativamente pi&ugrave; elevati di MeCP2 rispetto ad altri tipi cellulari. &#8220;Per anni &#8211; spiega Broccoli, coordinatore della ricerca &#8211; la comunit&agrave; scientifica ha ritenuto che un eccesso di MeCP2 potesse essere dannoso quanto la sua carenza, contribuendo a rallentare lo sviluppo di strategie di terapia genica volte a ripristinare la funzione del gene MeCP2 nel cervello delle pazienti. Questo timore ha rappresentato un importante limite nella valutazione della sicurezza di tali approcci. I nuovi risultati ribaltano questo paradigma: l&#8217;effetto tossico di livelli elevati di MeCP2 non &egrave; universale, ma dipende dal contesto cellulare e non si applica ai neuroni, le cellule chiave nella patologia. Questo cambio di prospettiva amplia significativamente la finestra terapeutica e apre la strada a strategie di terapia genica pi&ugrave; efficaci e sicure&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Attualmente &#8211; sottolinea Luioni &#8211; solo due approcci di terapia genica per la sindrome di Rett hanno raggiunto la fase clinica. Questa scoperta potrebbe accelerare lo sviluppo e la validazione di nuove soluzioni terapeutiche, facilitandone il passaggio verso la sperimentazione clinica&#8221;.&nbsp;</p>
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		<title>Libri, esce &#8216;Disabilità e discriminazione&#8217;, casi reali per garantire diritti</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/libri-esce-disabilita-e-discriminazione-casi-reali-per-garantire-diritti/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 16:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Alla vigilia della Festa della liberazione esce &#8216;Disabilit&#224; e discriminazione. Conoscere, riconoscere e agire&#8217;, il nuovo libro di Alberto Fontana e Laura Abet, con prefazione di Giuseppe Guzzetti. La scelta della data non &#232; casuale, spiega una scheda sull&#8217;opera. Il 25 aprile richiama il ritorno alla libert&#224; e alla democrazia nel nostro Paese. [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Alla vigilia della Festa della liberazione esce &#8216;Disabilit&agrave; e discriminazione. Conoscere, riconoscere e agire&#8217;, il nuovo libro di Alberto Fontana e Laura Abet, con prefazione di Giuseppe Guzzetti. La scelta della data non &egrave; casuale, spiega una scheda sull&#8217;opera. Il 25 aprile richiama il ritorno alla libert&agrave; e alla democrazia nel nostro Paese. Oggi, quella stessa parola &#8211; libert&agrave; &#8211; interroga ancora la nostra capacit&agrave; di renderla concreta per tutti, a partire dalle persone con disabilit&agrave;, troppo spesso escluse da diritti formalmente riconosciuti, ma non pienamente garantiti. Il libro affronta con rigore uno dei nodi pi&ugrave; critici del nostro tempo: la distanza tra diritto formale e diritto reale. Attraverso casi concreti, esperienze dirette e analisi giuridica e sociale, restituisce la complessit&agrave; di una discriminazione che non &egrave; solo evidente, ma spesso invisibile, culturale e sistemica. Al centro, una tesi netta: le leggi non bastano se non sono accompagnate da strumenti, responsabilit&agrave; e volont&agrave; di applicazione. Anche norme fondamentali &#8211; dalla legge 104/1992 alla Convenzione Onu &#8211; rischiano di restare lettera morta senza un cambiamento reale nei comportamenti e nelle politiche. &nbsp;</p>
<p>Il volume si sviluppa attorno a 5 ambiti chiave &#8211; accessibilit&agrave;, inclusione scolastica, assistenza, lavoro e discriminazione intersezionale &#8211; raccontati a partire da storie vere, che mostrano come le barriere non siano solo fisiche, ma sociali e amministrative. Particolare attenzione &egrave; dedicata al tema dell&#8217;accomodamento &#8216;ragionevole&#8217;: piccoli adattamenti che possono fare la differenza tra esclusione e partecipazione, e il cui rifiuto costituisce una forma specifica di discriminazione riconosciuta dalla legge. Il lavoro del Centro antidiscriminazione &#8216;Franco Bomprezzi&#8217; &#8211; che ha seguito quasi 9mila casi in 9 anni &#8211; rappresenta il cuore operativo di questa esperienza, trasformando il diritto in azione concreta e quotidiana. &nbsp;</p>
<p>&#8220;Abbiamo scelto di far uscire questo libro alla vigilia del 25 aprile perch&eacute; la libert&agrave; non &egrave; un fatto acquisito una volta per tutte &#8211; affermano gli autori &#8211; O si esercita, o si perde. E per troppe persone con disabilit&agrave;, oggi, resta una promessa incompiuta. Questo libro nasce per dare strumenti, non per aggiungere parole&#8221;. Nella prefazione, Guzzetti richiama con forza il valore civile di questo impegno: &#8220;La lotta alla discriminazione non riguarda una minoranza. Riguarda tutti. Dove i diritti si espandono, la democrazia si rafforza&#8221;. Il libro &#8216;Disabilit&agrave; e discriminazione&#8217; non &egrave; solo una denuncia. Viene descritto come uno strumento. Una guida per chi opera nelle istituzioni, nella scuola, nella sanit&agrave;, nel lavoro e nel Terzo settore, ma anche per cittadini e famiglie che non accettano che i diritti restino sulla carta. Un libro necessario, che invita a un passaggio preciso: conoscere, riconoscere e agire. Perch&eacute; i diritti, se non diventano vita quotidiana, non sono diritti.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Farmaci anti-Alzheimer, neurologi: &#8220;Aifa disponibile a proseguire percorso valutazione&#8221;</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/farmaci-anti-alzheimer-neurologi-aifa-disponibile-a-proseguire-percorso-valutazione/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La Societ&#224; italiana di neurologia (Sin), insieme alla Societ&#224; delle scienze neurologiche ospedaliere (Sno) e alla Societ&#224; italiana di neurologia delle demenze (Sindem) accoglie positivamente &#8220;la disponibilit&#224; dell&#8217;Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e del suo Consiglio di amministrazione a proseguire il percorso di valutazione dei farmaci anti-amiloide, per la malattia di Alzheimer in [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; La Societ&agrave; italiana di neurologia (Sin), insieme alla Societ&agrave; delle scienze neurologiche ospedaliere (Sno) e alla Societ&agrave; italiana di neurologia delle demenze (Sindem) accoglie positivamente &#8220;la disponibilit&agrave; dell&#8217;Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e del suo Consiglio di amministrazione a proseguire il percorso di valutazione dei farmaci anti-amiloide, per la malattia di Alzheimer in fase iniziale&#8221;. Un orientamento &#8220;emerso a seguito dell&#8217;audizione di mercoled&igrave; 22 aprile al Cda di Aifa della Sin &#8211; informa la societ&agrave; scientifica in una nota &#8211; a cui ha partecipato il presidente, Mario Zappia, che ha voluto coinvolgere anche il presidente Sno, Pasquale Palumbo, e il presidente Sindem, Marco Bozzali, per portare la voce dell&#8217;intera comunit&agrave; neurologica italiana nel confronto istituzionale su uno dei temi pi&ugrave; rilevanti dell&#8217;attuale panorama terapeutico&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;L&#8217;apertura al dialogo da parte di Aifa &#8211; anche alla luce dell&#8217;evoluzione delle evidenze scientifiche e del confronto con la comunit&agrave; clinica e le associazioni dei pazienti &#8211; rappresenta un segnale rilevante in un settore caratterizzato da elevata complessit&agrave; e innovazione terapeutica&#8221;, si legge in una nota della Sin. &#8220;Le terapie per l&#8217;Alzheimer aprono prospettive nuove e richiedono un approccio rigoroso nella valutazione del loro impatto clinico &#8211; dichiara Zappia &#8211; E&#8217; quindi positivo che il processo decisionale mantenga un carattere dinamico e basato sull&#8217;analisi di tutti i dati disponibili&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Le 3 societ&agrave; scientifiche individuano &#8220;4 pilastri fondamentali su cui deve fondarsi l&#8217;introduzione di queste terapie con una rimborsabilit&agrave; controllata, garantendo la sostenibilit&agrave; economica per l&#8217;Ssn: la valutazione rigorosa del profilo beneficio-rischio; criteri stringenti di eleggibilit&agrave; per i pazienti; erogazione in centri altamente qualificati e monitoraggio periodico; sostenibilit&agrave; e appropriatezza d&#8217;uso&#8221;. Precisa Zappia: &#8220;La sfida &egrave; trovare un punto di equilibrio tra accesso all&#8217;innovazione e tutela dei pazienti. In questo senso, il dialogo tra istituzioni, comunit&agrave; scientifica e pazienti &egrave; essenziale per individuare modalit&agrave; di utilizzo appropriate, sicure e sostenibili&#8221;. Sin, Sno e Sindem &#8211; conclude la nota &#8211; confermano la propria &#8220;disponibilit&agrave; a collaborare con Aifa, con le istituzioni sanitarie e con le associazioni dei pazienti per contribuire, con competenza scientifica, alla definizione dei percorsi pi&ugrave; adeguati all&#8217;introduzione di queste terapie nella pratica clinica&#8221;.&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Sanità, Siaarti: &#8220;Sui social contrapposizioni inappropriate tra professionisti e specialità&#8221;</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/sanita-siaarti-sui-social-contrapposizioni-inappropriate-tra-professionisti-e-specialita/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; La Societ&#224; italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), &#8220;in riferimento a recenti affermazioni diffuse sui social media da una collega, specialista in Medicina interna e direttrice di un pronto soccorso privato di Roma&#8221;, si discosta &#8220;con fermezza&#8221; da contenuti che ritiene &#8220;inappropriati, divisivi e non coerenti con i principi di [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; La Societ&agrave; italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), &#8220;in riferimento a recenti affermazioni diffuse sui social media da una collega, specialista in Medicina interna e direttrice di un pronto soccorso privato di Roma&#8221;, si discosta &#8220;con fermezza&#8221; da contenuti che ritiene &#8220;inappropriati, divisivi e non coerenti con i principi di una corretta comunicazione sanitaria&#8221;. In particolare, la Siaarti in una nota esprime &#8220;preoccupazione per le dichiarazioni pubbliche circolate nelle ultime ore, che denigrano categorie di colleghi &#8211; tra cui i cosiddetti medici &#8216;gettonisti&#8217; &#8211; con affermazioni generiche e non fondate su evidenze. La stessa collega, nei mesi precedenti, aveva contrapposto in chiave competitiva, con la consueta comunicazione aggressiva sui social, la figura del medico di emergenza urgenza a quella dell&#8217;anestesista-rianimatore&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;La comunicazione in ambito sanitario &#8211; ammonisce Siaarti &#8211; richiede competenza, responsabilit&agrave; e piena consapevolezza della complessit&agrave; dei contesti clinici e delle diverse professionalit&agrave; coinvolte. Per questo motivo riteniamo che debba essere esercitata da professionisti in possesso di adeguate competenze ed esperienze, in grado di garantire rigore, equilibrio e affidabilit&agrave; dei contenuti. Semplificazioni o contrapposizioni pubbliche tra ruoli professionali, soprattutto se espresse in contesti non adeguati come i social media, rischiano di generare disinformazione e di compromettere la fiducia nei confronti del sistema sanitario&#8221;. &nbsp;</p>
<p>Siaarti, inoltre, ribadisce che &#8220;il confronto su tematiche cos&igrave; rilevanti deve avvenire in sedi appropriate, attraverso un dialogo costruttivo, basato su evidenze scientifiche e orientato alla collaborazione tra professionisti, nell&#8217;interesse primario dei pazienti&#8221;. La societ&agrave; scientifica degli anestesisti-rianimatori richiama pertanto &#8220;tutti gli attori coinvolti&#8221; a &#8220;un uso responsabile e rigoroso della comunicazione pubblica, che sia rispettosa delle competenze, eviti contrapposizioni e valorizzi l&#8217;integrazione tra le diverse figure professionali&#8221;. Siaarti sottolinea che &#8220;la gestione del paziente critico si fonda su un approccio multidisciplinare e integrato, in cui le diverse competenze contribuiscono in modo complementare. Ogni rappresentazione in chiave competitiva risulta pertanto fuorviante e non rispondente alla realt&agrave; clinica&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Con specifico riferimento al profilo dell&#8217;anestesista-rianimatore, la societ&agrave; scientifica ritiene &#8220;doveroso precisare che tale figura professionale opera in contesti clinici ad altissima complessit&agrave; &#8211; dalla terapia intensiva alla sala operatoria, dalla gestione dei politraumatizzati alle emergenze anestesiologiche alla terapia del dolore &#8211; con un patrimonio di competenze tecniche e di ragionamento clinico che si sviluppa in anni di formazione specialistica. A queste responsabilit&agrave; si affianca una presa in carico globale della persona, che include non solo il paziente critico, ma anche il supporto e l&#8217;accompagnamento dei familiari, spesso coinvolti in percorsi clinici complessi e delicati. L&#8217;anestesista-rianimatore accompagna il paziente anche oltre la fase acuta e di emergenza, assumendo un ruolo centrale nella gestione del dolore &#8211; non solo acuto, ma anche cronico &#8211; e nella continuit&agrave; delle cure perioperatorie e post-intensive, garantendo un approccio personalizzato per tutti i pazienti, inclusi coloro che presentano bisogni speciali, come persone con disabilit&agrave;, fragilit&agrave; o comorbidit&agrave; complesse&#8221;. &nbsp;</p>
<p>La Siaarti rimarca infine che &#8220;in Italia l&#8217;anestesista-rianimatore ha rappresentato una figura fondativa del sistema di emergenza-urgenza: prima ancora che questo venisse strutturato, erano proprio gli anestesisti-rianimatori a gestire le emergenze sul territorio. E&#8217; in quella tradizione di competenza e responsabilit&agrave; nei momenti pi&ugrave; critici che affonda le radici la cultura professionale che Siaarti oggi rappresenta. L&#8217;anestesista-rianimatore &egrave; poi anche parte integrante di processi ad altissimo valore clinico ed etico, quali il percorso della donazione e del trapianto di organi e la gestione delle fasi di fine vita e dell&#8217;accertamento di morte, ambiti che richiedono competenze avanzate, sensibilit&agrave; e rigoroso rispetto dei principi etici e normativi. Qualsiasi rappresentazione riduttiva o gerarchizzante di tali competenze risulta pertanto non solo scientificamente infondata, ma anche eticamente inaccettabile&#8221;. &nbsp;</p>
<p>La societ&agrave; scientifica conferma infine la propria &#8220;disponibilit&agrave; a promuovere momenti di confronto istituzionale e scientifico su questi temi, in contesti appropriati e con modalit&agrave; coerenti con la loro complessit&agrave;, anche in collaborazione con le Istituzioni competenti, incluso il ministero della Salute, qualora ritenuto opportuno&#8221;.&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Cic all&#8217;Agenas, &#8216;sulla robotica raccomandazioni senza metodo e visione&#8217;</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/cic-allagenas-sulla-robotica-raccomandazioni-senza-metodo-e-visione/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Il Collegio italiano dei chirurghi (Cic), che riunisce le principali societ&#224; scientifiche chirurgiche del Paese, boccia le raccomandazioni Agenas sull&#8217;impiego dei sistemi di chirurgia robotica in chirurgia generale, ginecologia e urologia, adottate dalla Cabina di regia Hta. &#8220;Su 22 procedure analizzate &#8211; sottoilinea il Cic in una nota &#8211; soltanto 6 ricevono un [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<div>
<p> (Adnkronos) &#8211; Il Collegio italiano dei chirurghi (Cic), che riunisce le principali societ&agrave; scientifiche chirurgiche del Paese, boccia le raccomandazioni Agenas sull&#8217;impiego dei sistemi di chirurgia robotica in chirurgia generale, ginecologia e urologia, adottate dalla Cabina di regia Hta. &#8220;Su 22 procedure analizzate &#8211; sottoilinea il Cic in una nota  &#8211; soltanto 6 ricevono un giudizio positivo: tutte le altre vengono bocciate o confinate a programmi di ricerca&#8221;, comprese procedure gi&agrave; consolidate in centinaia di centri italiani. &#8220;Il documento &#8211; afferma Vito Chiantera, presidente del Cic &#8211; &egrave; metodologicamente fragile, internamente contraddittorio e strategicamente miope. Non dichiara quale standard (Grade, Nice, EUnetHta) sia stato applicato, non presenta meta-analisi e riduce la valutazione di tecnologie complesse a 3 opzioni di giudizio con decisione a maggioranza. Per ogni area specialistica &egrave; previsto un solo clinico esperto e per la chirurgia generale non compare nemmeno il nominativo, pur essendo la figura formalmente elencata&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Il Cic segnala inoltre numerose contraddizioni interne al report &#8211; si legge nella nota &#8211; che riconosce vantaggi clinici della robotica per isterectomia, resezione anteriore del retto, resezioni epatiche e nefro-ureterectomia, salvo poi esprimere raccomandazioni negative. Lo stesso Report Hta Agenas di giugno 2025, peraltro &#8211; continua il Cic &#8211; ammetteva che &#8220;l&#8217;impatto economico complessivo dell&#8217;adozione della chirurgia robotica risulta contenuto in tutte le procedure indagate&#8221;. A ci&ograve; si aggiunge la contraddizione istituzionale con la gara Consip in corso per l&#8217;acquisto di nuove piattaforme robotiche: lo Stato compra una tecnologia e contemporaneamente ne sconsiglia l&#8217;uso. Ma &#8220;il problema vero &#8211; prosegue Chiantera &#8211; &egrave; di prospettiva. La robotica ha una curva di apprendimento pi&ugrave; breve della laparoscopia avanzata, fatto strategico in un sistema cronicamente carente di chirurghi; offre precisione, ergonomia e standardizzazione; ed &egrave; l&#8217;infrastruttura abilitante dell&#8217;integrazione con intelligenza artificiale, dati intraoperatori e chirurgia parzialmente autonoma. La laparoscopia, al contrario, non pu&ograve; dare pi&ugrave; di quanto gi&agrave; produce. Giudicare la robotica sul costo del singolo intervento &egrave; come aver rifiutato anni fa Abs e servosterzo&#8221; nelle auto &#8220;perch&eacute; pi&ugrave; cari: senza quegli step non esisterebbero la guida assistita e la sicurezza attiva di oggi&#8221;. &nbsp;</p>
<p>Il Collegio italiano dei chirurghi chiede &#8220;una revisione sostanziale delle raccomandazioni con il coinvolgimento diretto delle societ&agrave; scientifiche e degli opinion leader nazionali&#8221;, nonch&eacute; piena trasparenza metodologica, una valutazione granulare per indicazione clinica e una strategia nazionale per l&#8217;innovazione chirurgica che coniughi sostenibilit&agrave;, equit&agrave; territoriale e sviluppo tecnologico. &#8220;Il futuro della chirurgia &#8211; conclude Chiantera &#8211; si costruisce oggi. Mettere un bavaglio alla robotica per un problema di costi aggiuntivi &egrave; miope: o accompagniamo questa trasformazione, o la subiremo&#8221;.&nbsp;</p>
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		<title>Leggere libri riduce il rischio di demenza? Ecco cosa c&#8217;è di vero secondo i medici anti-bufale</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/leggere-libri-riduce-il-rischio-di-demenza-ecco-cosa-ce-di-vero-secondo-i-medici-anti-bufale/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Leggere protegge davvero il cervello dall&#8217;invecchiamento e dalla demenza? &#8220;La letteratura scientifica mostra un&#8217;associazione solida tra attivit&#224; come lettura, scrittura e studio delle lingue e un minor rischio di declino cognitivo e demenza, senza per&#242; dimostrare un rapporto causale diretto. Il legame tra cultura e salute dovrebbe accompagnare l&#8217;intero arco della vita, e [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Leggere protegge davvero il cervello dall&#8217;invecchiamento e dalla demenza? &#8220;La letteratura scientifica mostra un&#8217;associazione solida tra attivit&agrave; come lettura, scrittura e studio delle lingue e un minor rischio di declino cognitivo e demenza, senza per&ograve; dimostrare un rapporto causale diretto. Il legame tra cultura e salute dovrebbe accompagnare l&#8217;intero arco della vita, e resistere anche in et&agrave; avanzata, per generare effetti concreti. Il tema &egrave; rilevante per la sanit&agrave; pubblica: la demenza rappresenta un rischio che coinvolge milioni di persone nel mondo e su cui &egrave; possibile intervenire anche attraverso fattori modificabili, tra cui le abitudini culturali&#8221;. Cos&igrave; gli esperti della piattaforma anti-bufale &#8216;Dottore ma &egrave; vero che&#8230;?&#8217; della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri. &nbsp;</p>
<p>Il senso comune suggerisce che coltivare la cultura personale sia un vantaggio sotto molti aspetti, sia per il benessere mentale che fisico, spiegano. E la letteratura scientifica &egrave; ricca di studi che indagano il legame tra attivit&agrave; come la lettura e altri passatempi culturali con diverse fasi della vita e relativi obiettivi, dalla longevit&agrave; alle capacit&agrave; relazionali, dal successo a scuola e sul lavoro fino alla possibilit&agrave; di sopravvivere a eventi avversi. &#8220;Occorre per&ograve; distinguere l&#8217;interesse o la passione personale con il livello di istruzione. La ricerca su questi temi non considera soltanto la conquista di titoli di studio: a contare &egrave;, piuttosto, la volont&agrave; e l&#8217;impegno nel leggere libri o giornali oppure imparare una nuova lingua, cos&igrave; come scegliere passatempi stimolanti, come rebus e parole crociate &#8211; precisano gli specialisti &#8211; Queste attivit&agrave; andrebbero seguite per tutta la durata della vita, quindi andando oltre l&#8217;obbligo scolastico o la necessit&agrave; di formarsi professionalmente. Curare gli interessi culturali (e la lettura &egrave; il modo pi&ugrave; immediato ed economico per farlo) &egrave; uno dei modi migliori per allenare le funzioni del cervello e proteggerle dal declino cognitivo. Ricordiamo che, in et&agrave; avanzata, un lieve deterioramento delle funzioni cerebrali non &egrave; preoccupante; si tratta invece di uno stato patologico quando ne sono influenzate le attivit&agrave; quotidiane e la capacit&agrave; di badare a se stessi&#8221;. &nbsp;</p>
<p>La lettura &egrave; una forma di prevenzione contro la demenza? &#8220;Sulla prevenzione della demenza, delle malattie neurodegenerative in generale, conviene seguire le indicazioni contenute nei rapporti della specifica &#8216;Lancet Commission&#8217; &#8211; rispondono i medici &#8211; Vi sono esaminate revisioni sistematiche e meta-analisi che, negli anni, hanno permesso di individuare i fattori di rischio che predispongono allo sviluppo di danni cognitivi. Tra i 14 fattori sui quali &egrave; possibile intervenire per evitare o limitare i sintomi delle demenze c&#8217;&egrave; anche la cura della propria istruzione. Cos&igrave; come siamo attenti all&#8217;alimentazione per evitare ipertensione, diabete e obesit&agrave;, o come limitiamo l&#8217;alcol e il fumo, dovremmo pensare al nostro arricchimento intellettivo come un elemento fondamentale per la salute della mente. Esporsi a stimoli benefici per il cervello, come la lettura, potenzia infatti la riserva cognitiva. Con questo termine si intende, in psicologia, la capacit&agrave; di attivare risposte, reagire a sfide come l&#8217;invecchiamento o le malattie, ma anche l&#8217;isolamento sociale e i disturbi dell&#8217;umore. Si ritiene che la riserva cognitiva si possa alimentare fin dall&#8217;infanzia. Ed &egrave; raccomandato &#8211; suggeriscono &#8211; proseguire tutta la vita l&#8217;allenamento mentale. Psicologi e neuroscienziati sono soliti spiegare questo concetto con uno slogan semplice, ma efficace: &#8216;Usalo o lo perdi&#8217; (in inglese &#8216;Use it or Lose it&#8217;), in riferimento, appunto, al cervello e alle sue funzioni. Anche altre forme di espressione creativa, come la musica, la danza e le arti visive, contribuiscono ad alimentare la riserva cognitiva&#8221;. &nbsp;</p>
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		<title>Spuntino di mezzanotte? Non è una buona idea, lo snack fa male all&#8217;intestino</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/spuntino-di-mezzanotte-non-e-una-buona-idea-lo-snack-fa-male-allintestino/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Snack di mezzanotte antistress? E&#8217; capitato a tutti, nelle notti insonni, di cedere alla tentazione di uno spuntino quando tutti dormono e il sole &#232; calato ormai da ore. Ma non &#232; una buona idea e non solo per l&#8217;effetto sul peso e sulla bilancia. Parola di scienziati. Una nuova ricerca, che verr&#224; [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211;<br />
Snack di mezzanotte antistress? E&#8217; capitato a tutti, nelle notti insonni, di cedere alla tentazione di uno spuntino quando tutti dormono e il sole &egrave; calato ormai da ore. Ma non &egrave; una buona idea e non solo per l&#8217;effetto sul peso e sulla bilancia. Parola di scienziati. Una nuova ricerca, che verr&agrave; presentata alla Digestive Disease Week (Ddw) 2026, svela l&#8217;impatto che l&#8217;alimentazione notturna ha sull&#8217;intestino, in combinazione proprio con lo stress. E&#8217; noto che questa combinazione &#8211; stress cronico e pasti fuori orario &#8211; pu&ograve; alterare la funzionalit&agrave; intestinale. Lo studio suggerisce che mangiare a tarda notte amplifica questi effetti, con implicazioni sia per la salute dell&#8217;apparato digerente che per il microbiota intestinale. &nbsp;</p>
<p>&#8220;Non conta solo cosa si mangia, ma anche quando lo si mangia&#8221;, avverte Harika Dadigiri, prima autrice dello studio e specializzanda del New York Medical College &#8211; Saint Mary&#8217;s and Saint Clare&#8217;s Hospital. &#8220;E quando siamo gi&agrave; sotto stress, quel momento pu&ograve; rappresentare un &#8216;doppio colpo&#8217; per la salute intestinale&#8221;.&nbsp;</p>
<p>I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 11mila partecipanti al National Health and Nutrition Examination Survey per esaminare i legami tra stress cronico, consumo di pasti a tarda notte e disfunzioni intestinali.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>
Risultato: le persone con un punteggio elevato in termini di stress fisiologico cumulativo riflesso nell&#8217;indice di massa corporea (Bmi), nel livello di colesterolo e nella pressione sanguigna, che hanno anche riferito di consumare pi&ugrave; del 25% delle calorie giornaliere dopo le 21, avevano una probabilit&agrave; 1,7 volte maggiore di soffrire di problematiche intestinali rispetto a chi aveva punteggi inferiori e non mangiava a tarda notte. Analogamente, i dati di oltre 4mila partecipanti all&#8217;American Gut Project hanno evidenziato che le persone con alti livelli di stress e abitudini alimentari notturne avevano una probabilit&agrave; 2,5 volte maggiore di segnalare problemi intestinali. Queste persone presentavano una diversit&agrave; del microbiota intestinale significativamente inferiore, con un potenziale effetto negativo non limitato all&#8217;intestino ma doppio: l&#8217;orario dei pasti potrebbe amplificare l&#8217;impatto dello stress sul microbiota attraverso l&#8217;asse intestino-cervello, ovvero il sistema di comunicazione bidirezionale che coinvolge nervi, ormoni e batteri intestinali.&nbsp;</p>
<p>Lo studio &egrave; di tipo osservazionale, quindi i risultati evidenziano associazioni, piuttosto che rapporti di causa-effetto, precisano gli esperti. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio come stress, abitudini alimentari e salute intestinale siano collegati. Tuttavia, i risultati sottolineano la crescente consapevolezza che si sta acquisendo dell&#8217;importanza della &#8216;crononutrizione&#8217;: cio&egrave; dell&#8217;influenza del ritmo circadiano del corpo sul modo in cui l&#8217;organismo elabora il cibo. Dopo lunghe e faticose giornate, &egrave; comprensibile concedersi uno spuntino a tarda notte, osserva Dadigiri, che si annovera tra chi cede a questa abitudine controproducente. &#8220;Non voglio certo fare la parte della &#8216;polizia del gelato'&#8221;, sorride la ricercatrice. &#8220;Tutti dovrebbero mangiarlo, ma magari preferibilmente al mattino. Piccole abitudini costanti, come mantenere una routine alimentare strutturata, possono contribuire a promuovere un&#8217;alimentazione pi&ugrave; regolare e a sostenere la funzione digestiva nel tempo&#8221;, conclude.&nbsp;</p>
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		<title>Il dialogo segreto tra mondo esterno e salute, cos&#8217;è l&#8217;esposoma e perché incide sulla longevità</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/il-dialogo-segreto-tra-mondo-esterno-e-salute-cose-lesposoma-e-perche-incide-sulla-longevita/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 12:11:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Il concetto di &#8216;esposoma&#8217; sta ridefinendo i confini della medicina moderna. &#8220;Se per decenni abbiamo pensato che il nostro destino fosse scritto esclusivamente nei geni, oggi sappiamo che il Dna &#232; lo &#8216;spartito&#8217;, ma &#232; l&#8217;ambiente il vero &#8216;direttore d&#8217;orchestra&#8217;. L&#8217;esposoma rappresenta la totalit&#224; delle esposizioni a cui siamo sottoposti dal concepimento per [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Il concetto di &#8216;esposoma&#8217; sta ridefinendo i confini della medicina moderna. &#8220;Se per decenni abbiamo pensato che il nostro destino fosse scritto esclusivamente nei geni, oggi sappiamo che il Dna &egrave; lo &#8216;spartito&#8217;, ma &egrave; l&#8217;ambiente il vero &#8216;direttore d&#8217;orchestra&#8217;. L&#8217;esposoma rappresenta la totalit&agrave; delle esposizioni a cui siamo sottoposti dal concepimento per tutta la vita: l&#8217;aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, lo stress, i farmaci e persino le persone o gli animali con cui viviamo.  Al centro di questo sistema c&#8217;&egrave; un protagonista assoluto: il microbiota intestinale, il nostro &#8216;dosimetro biologico&#8217; che interpreta i segnali esterni e li trasforma in risposte per il nostro corpo. L&#8217;esposoma non deve essere inteso come un&#8217;entit&agrave; vaga, poich&eacute; la ricerca moderna lo articola in un sistema stratificato composto da tre domini interconnessi che plasmano la funzionalit&agrave; del nostro microbiota. Il primo di questi &egrave; l&#8217;esposoma esterno generale, che rappresenta il contesto macroscopico includendo fattori quali l&#8217;urbanizzazione, il clima e la qualit&agrave; dell&#8217;aria. A questo si affianca l&#8217;esposoma esterno specifico, che comprende variabili individuali come l&#8217;attivit&agrave; fisica, il fumo e soprattutto la dieta, considerata il driver principale di questo dominio. Infine, l&#8217;esposoma interno riflette la risposta biologica del corpo a tali stimoli, manifestandosi attraverso i processi metabolici e i ritmi circadiani&#8221;. Lo spiega all&#8217;Adnkronos Salute l&#8217;immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all&#8217;universit&agrave; Lum Giuseppe Degennaro. L&#8217;esposoma &egrave; stato uno dei temi al centro del convegno &#8216;Bioma Spring Interannual Meeting 2026&#8217;, che si &egrave; svolto a Lecce, promosso dalla Fondazione per la medicina personalizzata (Fmp). &nbsp;</p>
<p>&#8220;Questa radicale trasformazione del contesto ambientale e degli stili di vita, tipica dell&#8217;era moderna, ha portato a un cambiamento profondo nel rapporto con i batteri che vivono in simbiosi con il nostro corpo, sfociando in quella che la scienza definisce la &#8216;Microbiota Insufficiency Syndrome&#8217;. Il passaggio accelerato verso uno stile di vita industrializzato &#8211; sottolinea Minelli &#8211; ha infatti interrotto l&#8217;alleanza millenaria con i microbi ancestrali, i cosiddetti &#8216;vecchi amici&#8217; (secondo la Old Friends Hypothesis), che per millenni hanno educato il nostro sistema immunitario e regolato il metabolismo. Questa sindrome moderno-specifica &egrave; il risultato di una &#8216;Multiple Hit Hypothesis&#8217;: l&#8217;azione combinata di diete iper-processate povere di fibre (Western Diet), un&#8217;eccessiva igienizzazione, l&#8217;aumento dei parti cesarei e l&#8217;abuso di antibiotici. Il risultato &egrave; una perdita drammatica di biodiversit&agrave; (alfa-diversit&agrave;) e la scomparsa di ceppi &#8216;keystone&#8217; protettivi, come i produttori di butirrato, la cui assenza apre la strada alla low-grade inflammation, ovvero quell&#8217;infiammazione silente e costante che rappresenta la base biochimica delle moderne malattie croniche multifattoriali&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Per la verit&agrave;, questa carenza di biodiversit&agrave; non si limita a scatenare infiammazione &#8211; prosegue l&#8217;immunologo &#8211; ma paralizza anche la nostra capacit&agrave; di produrre &#8216;super-metaboliti&#8217; essenziali per la longevit&agrave;. Il microbiota, infatti, funge da laboratorio biochimico che trasforma i nutrienti in segnali di salute; un esempio emblematico &egrave; il metabolismo dei polifenoli presenti in noci e melograno. Non sono i frutti in s&eacute; a proteggerci, ma la loro conversione in urolitina A operata da batteri specifici come il gordonibacter. Tale molecola &egrave; un potente induttore della mitofagia, una sorta di &#8216;pulizia di primavera&#8217; cellulare che elimina i mitocondri danneggiati contrastando l&#8217;invecchiamento. Tuttavia, proprio a causa della modernizzazione, molti individui hanno perso questi ceppi preziosi. Qui emerge il ruolo della medicina personalizzata che, attraverso la metagenomica, permette di identificare il nostro &#8216;metatipo&#8217; per suggerire interventi mirati volti a ripristinare queste funzioni perdute&#8221;.&nbsp;</p>
<p>Per recuperare queste capacit&agrave; perdute e contrastare i danni dell&#8217;esposoma moderno, &#8220;&egrave; necessario abbracciare la visione &#8216;One Health&#8217; &#8211; suggerisce Minelli &#8211; che riconosce come la nostra salute sia indissolubilmente legata a quella degli animali e dell&#8217;ambiente. In quest&#8217;ottica, il microbiota diventa un patrimonio condiviso: l&#8217;interazione uomo-animale, ad esempio, agisce come un potente fattore di &#8216;rewilding microbico&#8217;. La convivenza con animali o l&#8217;esposizione ad ambienti naturali &#8211; spiega &#8211; non solo aumenta l&#8217;alfa-diversit&agrave; del nostro ecosistema interno, ma produce un priming immunologico che riduce allergie e stress. Passare tempo a contatto con la natura permette di &#8216;ri-selvaggiare&#8217; il microbiota, stimolando la produzione di metaboliti neuroattivi (come gli Scfas) che proteggono la barriera emato-encefalica e contrastano il declino cognitivo, riconnettendo finalmente l&#8217;essere umano alla biodiversit&agrave; del pianeta&#8221;.&nbsp;</p>
<p>In conclusione, &#8220;il microbiota deve essere considerato come un codice dinamico che abbiamo il potere di influenzare. La sfida cruciale della medicina moderna &egrave; correggere i danni dell&#8217;esposoma attraverso l&#8217;uso di bioterapeutici vivi (Lbp), ovvero probiotici di nuova generazione come akkermansia muciniphila o faecalibacterium duncaniae, capaci di risolvere l&#8217;infiammazione e supportare il metabolismo. Riconnettere il nostro olobiante alla biodiversit&agrave; del pianeta e curare con dedizione questo &#8216;giardino interno&#8217; &#8211; chiosa lo specialista &#8211; rappresenta, a tutti gli effetti, il vero segreto per una longevit&agrave; in salute&#8221;.&nbsp;</p>
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		<title>Insufficienza cardiaca, via libera in Europa a prima cura mirata su Mr</title>
		<link>https://mantovauno.it/salute/insufficienza-cardiaca-via-libera-in-europa-a-prima-cura-mirata-su-mr/</link>
				<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 12:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">https://mantovauno.it/salute/insufficienza-cardiaca-via-libera-in-europa-a-prima-cura-mirata-su-mr/</guid>
				<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Una nuova prospettiva terapeutica si apre per milioni di persone che convivono ogni giorno con l&#8217;insufficienza cardiaca, tra affanno, stanchezza cronica e il timore costante di nuovi ricoveri. La Commissione europea ha approvato finerenone per il trattamento degli adulti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ventricolare sinistra (Lvef) &#8805;40%, ampliando le opzioni [&#8230;]</p>
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<p> (Adnkronos) &#8211; Una nuova prospettiva terapeutica si apre per milioni di persone che convivono ogni giorno con l&#8217;insufficienza cardiaca, tra affanno, stanchezza cronica e il timore costante di nuovi ricoveri. La Commissione europea ha approvato finerenone per il trattamento degli adulti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ventricolare sinistra (Lvef) &ge;40%, ampliando le opzioni disponibili in un&#8217;area terapeutica dove i bisogni restano ancora ampiamente insoddisfatti. Si tratta di una novit&agrave; rilevante &#8211; si legge in una nota di Bayer &#8211; se si considera che l&#8217;insufficienza cardiaca continua a pesare in modo significativo sulla vita quotidiana di milioni di persone: ricoveri ripetuti, sintomi debilitanti e una prognosi spesso incerta rappresentano ancora la norma per molti pazienti. In questo contesto, l&#8217;arrivo di una nuova opzione terapeutica contribuisce ad accendere una luce in un ambito che, fino a oggi, ha visto progressi pi&ugrave; limitati rispetto ad altre forme della malattia.&nbsp;</p>
<p>L&#8217;antagonista selettivo non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi (nsMra), gi&agrave; indicato in Europa nella malattia renale cronica associata a diabete di tipo 2, &egrave; ora indicato (finerenone 10 mg, 20 mg, 40 mg) anche per il trattamento degli adulti con insufficienza con frazione di eiezione lievemente ridotta (Hfmref) o preservata (Hfpef). L&#8217;approvazione in Ue si basa sui risultati positivi dello studio di fase 3 Finearts-Hf, che ha coinvolto circa 6mila pazienti con insufficienza cardiaca e Lvef &ge;40%, rappresentativi di un&#8217;ampia variet&agrave; di caratteristiche cliniche. Il farmaco &#8211; precisa la nota &#8211; &egrave; il primo mirato alla via del recettore dei mineralcorticoidi (Mr) ad aver dimostrato benefici cardiovascolari statisticamente significativi e clinicamente rilevanti, in uno studio di fase 3, in questa popolazione. I pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione del 40% o superiore rappresentano una popolazione ampia e in continua crescita, con prognosi sfavorevole e importanti sfide cliniche, tra cui ricoveri ricorrenti per peggioramento della patologia e un elevato rischio di mortalit&agrave;.&nbsp;</p>
<p>&#8220;L&#8217;approvazione della nuova indicazione per finerenone nell&#8217;Ue rappresenta un&#8217;ottima notizia per milioni di pazienti europei con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione &ge;40% &#8211; afferma Simona Gatti, Medical Director, Bayer Pharma Italia &#8211; Ci impegniamo a garantire che i pazienti eleggibili possano accedere a questa importante nuova opzione terapeutica per migliorare i loro esiti clinici. Finerenone ha dimostrato efficacia nel ridurre il rischio combinato di eventi da insufficienza cardiaca e morte cardiovascolare, indipendentemente dalla terapia di fondo e dal contesto clinico, come evidenziato nello studio Finearts-Hf. Le solide evidenze provenienti da 5 studi di fase 3, che hanno coinvolto oltre 20mila pazienti con diverse forme di malattia renale cronica e/o insufficienza cardiaca, sottolineano il potenziale di finerenone come pilastro terapeutico sia nell&#8217;insufficienza cardiaca con Lvef &ge;40%, sia nella malattia renale&#8221;.&nbsp;</p>
<p>L&#8217;insufficienza cardiaca &egrave; una patologia in rapida crescita che colpisce oltre 64 milioni di persone nel mondo e almeno 15 milioni in Europa, spiega la nota. Circa la met&agrave; di questi pazienti presenta una Lvef &ge;40%. Si tratta spesso di persone con altre condizioni associate &#8211; malattia renale cronica, ipertensione e fibrillazione atriale &#8211; che contribuiscono ad aumentare il rischio di ricoveri e mortalit&agrave;. Nonostante ci&ograve;, le opzioni terapeutiche approvate e raccomandate dalle linee guida per questi pazienti sono rimaste finora limitate, mentre ricoveri e mortalit&agrave; legati all&#8217;insufficienza cardiaca restano elevati. Le tendenze epidemiologiche indicano, inoltre, che questa popolazione &egrave; destinata a rappresentare, a breve, la maggioranza dei pazienti ricoverati per insufficienza cardiaca. I ricoveri ripetuti costituiscono una delle principali voci di costo della patologia, stimati in circa 29 miliardi di euro all&#8217;anno nell&#8217;Ue.&nbsp;</p>
<p>Nel dettaglio, lo studio registrativo Finearts-Hf ha dimostrato come finerenone riduca in modo significativo l&#8217;endpoint primario composito di morte cardiovascolare ed eventi di peggioramento di insufficienza cardiaca totali (primari e ricorrenti), definiti come ospedalizzazioni non pianificate e visite urgenti rispetto al placebo, in aggiunta alla terapia standard. I benefici osservati sono risultati coerenti indipendentemente dalla terapia di base, dalle comorbidit&agrave; o dallo stato di ospedalizzazione, inclusi i sottogruppi definiti dalla frazione di eiezione o dall&rsquo;uso di inibitori Sglt-2. I risultati dello studio sono stati presentati al Congresso europeo di cardiologia (Esc) 2024 e pubblicati contemporaneamente sul &#8216;New England Journal of Medicine&#8217;. Lo studio Fnearts-Hf &#8211; prosegue Bayer &#8211; fa parte del programma Moonraker, uno dei pi&ugrave; ampi programmi di fase 3 nell&#8217;insufficienza cardiaca, che include oltre 15mila pazienti, ed &egrave; volto a fornire una comprensione completa del ruolo di finerenone nell&#8217;insufficienza cardiaca in un ampio spettro di pazienti e contesti clinici. Le diverse popolazioni in cui il farmaco ha dimostrato benefici cardiovascolari e/o renali nei 5 studi registrativi comprendono: pazienti con insufficienza cardiaca e Lvef &ge;40%; pazienti con malattia renale cronica associata a diabete di tipo 2; pazienti con malattia renale cronica associata a diabete di tipo 1 e pazienti con malattia renale cronica non diabetica.&nbsp;</p>
<p>&#8220;Finerenone &#8211; sottolinea Michele Senni, direttore del Dipartimento Cardiovascolare e dell&#8217;Unit&agrave; di Cardiologia dell&#8217;ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo &#8211; nello studio Fnearts ha dimostrato, per la prima volta, che un antagonista del recettore dei mineralcorticoidi &egrave; in grado di migliorare la prognosi dei pazienti con scompenso cardiaco, con benefici anche sulla qualit&agrave; di vita. E&#8217; un antialdosteronico non steroideo che, rispetto ai composti steroidei, presenta una maggiore selettivit&agrave;, con una pi&ugrave; uniforme distribuzione tra tessuto cardiaco e renale e un rischio pi&ugrave; contenuto di iperkaliemia&#8221;. Dopo una revisione prioritaria &#8211; conclude la nota &#8211; finerenone &egrave; stato approvato negli Stati Uniti nel luglio 2025 per il trattamento dell&#8217;insufficienza cardiaca con Lvef &ge;40%. Il farmaco &egrave; approvato per la stessa indicazione in Giappone, in diversi altri mercati e ora anche nell&#8217;Ue. Ulteriori richieste di autorizzazione, inclusa quella in Cina, sono attualmente in fase di valutazione. Dal 2021, finerenone &egrave; approvato in oltre 100 Paesi per il trattamento dei pazienti adulti con malattia renale cronica associata a diabete di tipo 2, tra cui Cina, Europa, Giappone e Stati Uniti.&nbsp;</p>
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		<title>Salpa la Nave Italia-Albania, oncologa Berardi: &#8220;La rotta è quella della prevenzione&#8221;</title>
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				<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 17:11:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>

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<p> (Adnkronos) &#8211; Dieci ambulatori e 17 specialisti a bordo del traghetto di Adria Ferries che parte stasera  dal porto di Ancona diretto a Durazzo. &Egrave; la terza edizione della &#8216;Nave della salute&#8217;, iniziativa promossa da One Health Foundation. Per due giorni saranno effettuati controlli gratuiti ai passeggeri. &#8220;L&rsquo;obiettivo &egrave; promuovere una cultura della salute attraverso una prevenzione pi&ugrave; attiva &ndash; spiega all&rsquo;Adnkronos Salute Rossana Berardi, presidente di One Health Foundation e presidente eletta Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) &#8211; Offriremo visite gratuite ai passeggeri per intercettare i loro bisogni di salute e diffondere una maggiore consapevolezza. Nelle due precedenti edizioni abbiamo visto quanto questo sia necessario&#8221;. &nbsp;</p>
<p>E quest&#8217;anno cresce l&rsquo;offerta sanitaria: &#8220;Abbiamo aumentato il numero degli ambulatori, anche in risposta alle richieste raccolte negli anni passati. Saranno attivi 10 ambulatori e quasi 20 tra medici e specialisti che offriranno le loro prestazioni in modo solidale&#8221;. Sulla &#8216;Nave della salute&#8217;  &egrave; disponibile un&rsquo;ampia gamma di servizi: &#8220;Visite senologiche, consulenze di genetica oncologica, controlli cardiologici, ecografie dell&rsquo;addome, ecodoppler dei vasi carotidei e della tiroide, oltre a visite nutrizionistiche, oculistiche e dermatologiche &ndash; sottolinea Berardi &#8211; Effettueremo anche test per Hiv ed epatite&rdquo;.  &nbsp;</p>
<p>Il target resta quello gi&agrave; emerso nelle precedenti edizioni: &#8220;Principalmente cittadini albanesi che vivono in Italia &ndash; osserva Berardi &#8211; molti dei quali lavorano nel settore dell&rsquo;autotrasporto&#8221;. Una popolazione in cui sono state riscontrate &#8220;problematiche su cui &egrave; possibile intervenire con la prevenzione, come obesit&agrave;, sedentariet&agrave;, familiarit&agrave; per patologie oncologiche e malattie cardiovascolari&#8221;.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All&rsquo;arrivo a Durazzo &egrave; previsto un momento istituzionale: &#8220;Incontreremo la ministra della Salute della Repubblica d&rsquo;Albania, Evis Sala, che salir&agrave; sulla nave per vedere da vicino gli ambulatori e le attivit&agrave;. L&rsquo;obiettivo &egrave; avviare progetti di cooperazione internazionale tra i due Paesi in ottica di prevenzione&#8221;. Tra le prospettive, la creazione di una rete sanitaria condivisa: &#8220;Puntiamo a costruire un network tra Italia e Albania, anche in ambito oncologico. Questo potr&agrave; favorire progetti concreti di collaborazione dal punto di vista sanitario&#8221;.  &nbsp;</p>
<p>Il viaggio proseguir&agrave; verso Tirana, dove, sempre domani, &egrave; in programma un incontro con Xheladin Dra&ccedil;ini (Rettore dell&rsquo;Universit&agrave; di Medicina di Tirana) e la firma di un accordo quadro con l&rsquo;Universit&agrave; Politecnica delle Marche. &#8220;Questo ci permetter&agrave; di attivare collaborazioni sia nella ricerca sia nella didattica&#8221;. Infine, Berardi richiama anche il percorso gi&agrave; avviato: &#8220;Abbiamo portato un vero e proprio villaggio della salute sulla nave e, nel tempo, abbiamo erogato 8.000 visite sul territorio nazionale&#8221;. Nelle precedenti edizioni della nave, aggiunge, &#8220;sono state effettuate oltre 770 visite e sono emerse problematiche di salute che sono state subito prese in carico&#8221;.&nbsp;</p>
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