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	<title>5 anni &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Viadana, il bimbo precipitato dal balcone di casa lotta per la vita: decisive le prossime 24-48 ore</title>
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				<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 10:13:17 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>VIADANA &#8211; Il bambino di cinque anni precipitato ieri pomeriggio dal balcone di casa a Viadana sta lottando per la vita. La prognosi resta riservata e, secondo i sanitari, saranno decisive le prossime 24-48 ore per capire se il piccolo riuscirà a superare le gravissime conseguenze della caduta. L’incidente è avvenuto intorno alle 14.30 in [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>VIADANA &#8211; <a href="https://mantovauno.it/cronaca/viadana-bambino-di-quattro-anni-precipita-dal-quarto-piano-e-gravissimo/">Il <strong>bambino di cinque anni</strong> precipitato ieri pomeriggio dal balcone di casa</a> a Viadana sta <strong>lottando per la vita</strong>. La <strong>prognosi resta riservata</strong> e, secondo i sanitari, saranno <strong>decisive le prossime 24-48 ore</strong> per capire se il piccolo riuscirà a superare le gravissime conseguenze della caduta.</p>
<p>L’incidente è avvenuto intorno alle <strong>14.30</strong> in via <strong>Ettore Sanfelice</strong>, dove il bimbo vive con la famiglia al <strong>quarto piano</strong> di un condominio. Per cause ancora da chiarire, il piccolo avrebbe <strong>raggiunto il balcone</strong>, scavalcando la ringhiera prima di precipitare nel vuoto da un’altezza di circa <strong>quindici metri</strong>. Alcuni residenti hanno raccontato di aver sentito un tonfo improvviso, senza grida o richieste di aiuto: solo dopo si è capito che a cadere era stato il bambino.</p>
<p>Immediato l’intervento dei sanitari della <strong>Croce Verde</strong>, del <strong>118</strong>, dell’<strong>automedica</strong> e dell’<strong>elisoccorso</strong>. Le condizioni del piccolo sono apparse subito <strong>critiche</strong>, ma al momento dell’arrivo dei soccorritori era ancora vivo e mostrava <strong>deboli segni di reazione</strong>. Stabilizzato, è stato trasferito in elicottero verso l’ospedale di <strong>Parma</strong>, ma durante il volo i medici hanno deciso di dirottare il mezzo al <strong>Papa Giovanni XXIII di Bergamo</strong>, centro specializzato dove il bambino è ora ricoverato in condizioni estremamente delicate.</p>
<p>I genitori, sotto shock, sono stati assistiti dagli operatori sanitari. La <strong>Polizia locale</strong> ha avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica: da una prima ricostruzione, il bimbo si trovava in casa con la madre quando avrebbe raggiunto il balcone senza che la donna se ne accorgesse.</p>
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		<title>Borgo Virgilio, arrestato 28enne albanese: deve scontare cinque anni di reclusione</title>
		<link>https://mantovauno.it/home-page/borgo-virgilio-arrestato-28enne-albanese-deve-scontare-cinque-anni-di-reclusione/</link>
				<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 08:09:39 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>BORGO VIRGILIO &#8211; Un 28enne albanese domiciliato a Borgo Virgilio, già sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, è stato arrestato nei giorni scorsi dai Carabinieri della Stazione locale. L’esecuzione è avvenuta in seguito all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Mantova dopo la pronuncia di inammissibilità del ricorso da parte della Corte di Cassazione. [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>BORGO VIRGILIO &#8211; Un <strong>28enne albanese domiciliato a Borgo Virgilio</strong>, già sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, è stato arrestato nei giorni scorsi dai Carabinieri della Stazione locale. L’esecuzione è avvenuta in seguito all’ordine di carcerazione emesso dalla Procura di Mantova dopo la pronuncia di inammissibilità del ricorso da parte della Corte di Cassazione.</p>
<p>L’uomo deve ora <strong>espiare una pena residua di cinque anni di reclusione</strong> e pagare una <strong>multa di 19.000 euro</strong> per una serie di reati commessi tra il 2023 e il 2024: maltrattamenti verso familiari, detenzione e spaccio di stupefacenti, traffico di armi e ricettazione.</p>
<p>Dopo le formalità di rito, il 28enne è stato trasferito alla <strong>casa circondariale di Mantova</strong>, a disposizione dell’Autorità giudiziaria.</p>
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		<title>Gonzaga, Francesco, 8 anni, inventa due apparecchi per aiutare il fratellino disabile</title>
		<link>https://mantovauno.it/home-page/gonzaga-francesco-8-anni-inventa-due-apparecchi-per-aiutare-il-fratellino/</link>
				<pubDate>Mon, 25 May 2026 06:55:19 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>GONZAGA – A volte la scienza nasce dove meno te l’aspetti: in una cameretta piena di curiosità, tra un quaderno di appunti e l’amore per un fratellino da proteggere. È la storia di Francesco Palumbo, 8 anni, che ha trasformato l’affetto per Tommaso, 5 anni, in un motore creativo capace di generare due invenzioni sorprendenti. [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>GONZAGA – A volte la scienza nasce dove meno te l’aspetti: in una cameretta piena di curiosità, tra un quaderno di appunti e l’amore per un fratellino da proteggere. È la storia di <strong>Francesco Palumbo</strong>, 8 anni, che ha trasformato l’affetto per <strong>Tommaso</strong>, 5 anni, in un motore creativo capace di generare due invenzioni sorprendenti.</p>
<p>Tommaso è affetto da una rarissima malattia genetica legata al gene <strong>Champ1</strong>, responsabile di un grave disordine del neurosviluppo. Una condizione ancora poco conosciuta, che richiede ricerca, risorse e tanta forza quotidiana. Francesco, invece di arrendersi, ha deciso di reagire come fanno i piccoli grandi geni: <strong>creando</strong>.</p>
<h3>Due invenzioni nate dal cuore</h3>
<p>Il primo dispositivo, realizzato lo scorso anno, si chiama <strong>“Wild processor”</strong>: un apparecchio acustico dotato di <strong>Intelligenza Artificiale</strong> capace di riconoscere i versi degli animali e identificarli. Una sorta di traduttore della natura, pensato per stimolare l’ascolto e la curiosità.</p>
<p>Il secondo, completato quest’anno, è l’<strong>“Ampli processor”</strong>: grazie a un amplificatore collegato via bluetooth alla chitarra, permette a chi lo indossa di <strong>sentire ciò che suona</strong>. Un ponte sonoro, un modo per condividere emozioni e musica con chi ha difficoltà uditive.</p>
<p>Due invenzioni che hanno già conquistato la giuria di un concorso, regalando a Francesco <strong>due premi</strong> e la consapevolezza che il suo talento può davvero cambiare qualcosa.</p>
<h3>Un giovane ambasciatore di pace</h3>
<p>Ieri pomeriggio, durante la sfilata di moda davanti al municipio di piazza Castello, <strong>Cristina Alberti</strong>, ambasciatrice dei diritti umanitari del Cnu (Organizzazione Intergovernativa per la tutela dei Diritti Inalienabili dell&#8217;Uomo), ha nominato Francesco <strong>“ambasciatore onorario di pace”</strong>, il più giovane d’Italia.</p>
<p>Accanto a lui c’erano i genitori e la <strong>vicesindaca Carla Ferrari</strong>, testimoni di un riconoscimento che premia non solo l’ingegno, ma la sensibilità di un bambino che ha scelto di trasformare la fragilità in possibilità.</p>
<h3>La battaglia per Tommaso continua</h3>
<p>La famiglia Palumbo non si ferma. Per sostenere la ricerca sulla malattia Champ1, i genitori organizzano banchetti e gazebi dove vendono <strong>birra con etichetta Champ1</strong>, destinando il ricavato alla <strong>Champ Foundation Europe</strong>.</p>
<p>Chi desidera contribuire può farlo tramite il seguente IBAN: <strong>IT71Z0623066440000040467405</strong></p>
<p>Un gesto che può aiutare non solo Tommaso, ma tutti i bambini colpiti da questa rarissima condizione.</p>

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		<title>Ostiglia, scontro tra tre auto in via Abetone Brennero: ferita bimba di 5 anni</title>
		<link>https://mantovauno.it/home-page/ostiglia-scontro-tra-tre-auto-in-via-abetone-brennero-ferita-bimba-di-5-anni/</link>
				<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 17:32:57 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>OSTIGLIA – Oggi pomeriggio, intorno alle 15, via Abetone Brennero è stata teatro di un incidente che ha coinvolto tre autovetture. Per cause ancora in accertamento, un’Audi A8 guidata da una 34enne, con a bordo una bambina di 5 anni, si è scontrata con una Volkswagen Touran condotta da un 50enne (con un altro 50enne [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>OSTIGLIA – Oggi pomeriggio, intorno alle 15, <strong>via Abetone Brennero</strong> è stata teatro di un incidente che ha coinvolto <strong>tre autovetture</strong>. Per cause ancora in accertamento, un’Audi A8 guidata da una <strong>34enne</strong>, con a bordo una bambina di 5 anni, si è scontrata con una <strong>Volkswagen Touran</strong> condotta da un <strong>50enne</strong> (con un altro 50enne come passeggero) e con una <strong>Renault Kadjar</strong> guidata da una <strong>53enne</strong>.<a href="https://mantovauno.it/home-page/ostiglia-scontro-tra-tre-auto-in-via-abetone-brennero-ferita-bimba-di-5-anni/attachment/incidente-ostiglia-1-2/" rel="attachment wp-att-654945"><img class="alignleft size-medium wp-image-654945" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/incidente-ostiglia-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/incidente-ostiglia-1-300x225.jpg 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/incidente-ostiglia-1-80x60.jpg 80w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/incidente-ostiglia-1-265x198.jpg 265w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/incidente-ostiglia-1-560x420.jpg 560w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/incidente-ostiglia-1.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Sul posto sono intervenute <strong>due ambulanze</strong> – Croce Bianca di Quistello e Croce Rossa di Ostiglia – oltre a una squadra dei <strong>Vigili del Fuoco</strong>, che ha provveduto alla messa in sicurezza dei veicoli.</p>
<p>Gli occupanti dell’Audi e della Volkswagen sono rimasti <strong>feriti</strong> e trasportati all’<strong>Ospedale di Pieve di Coriano</strong>. <strong>Illesa</strong> la conducente della Renault Kadjar. I <strong>rilievi</strong> sono stati effettuati dai <strong>Carabinieri di Ostiglia</strong>.</p>
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		<title>Casalmaggiore: via libera al progetto per il nuovo ponte sul Po</title>
		<link>https://mantovauno.it/cronaca/casalmaggiore-via-libera-al-progetto-per-il-nuovo-ponte-sul-po/</link>
				<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 17:15:03 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Passi in avanti per la realizzazione del nuovo ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore, stuttura fondamentale anche per i collegamenti con il territorio mantovano. Al termine di una call che ha coinvolto i tecnici di Anas, della Provincia di Parma e i progettisti del raggruppamento temporaneo italo spagnolo Enser-Ayesa è arrivato il via libera [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Passi in avanti per la realizzazione del nuovo <strong>ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore, stuttura fondamentale anche per i collegamenti con il territorio mantovano. </strong>Al termine di una call che ha coinvolto i tecnici di <strong>Anas</strong>, della <strong>Provincia di Parma</strong> e i progettisti del raggruppamento temporaneo italo spagnolo <strong>Enser-Ayesa</strong> è arrivato il via libera per trasmettere il progetto al <strong>Consiglio superiore dei lavori pubblici</strong>, organo consultivo dello Stato chiamato ad esprimere un parere sulle grandi opere di competenza statale con un importo superiore ai 25 milioni di euro.<br />
Un passaggio, del costo di circa 100mila euro, che è possibile finanziare grazie alla disponibilità economica derivante dal decreto ponti del 2020.</p>
<p>“L’incontro tecnico di questa mattina – spiega <strong>Alessandro Fadda</strong>, presidente della Provincia di Parma – ha fornito le rassicurazioni necessarie per certificare che l’iter per il nuovo ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore sta proseguendo. Il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici è necessario per certificare che il progetto di fattibilità tecnica ed economica, concluso dalla Provincia e consegnato ad Anas a settembre, è meritevole del finanziamento, circa 300 milioni di euro, necessario per la realizzazione del ponte. <img class="size-medium wp-image-652497 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/PONTE-SUL-PO-COLORNO-CASALMAGGIORE-Progetto-trasmesso-al-Consiglio-superiore-dei-lavori-pubblici-003-Foto-del-nuovo-ponte-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/PONTE-SUL-PO-COLORNO-CASALMAGGIORE-Progetto-trasmesso-al-Consiglio-superiore-dei-lavori-pubblici-003-Foto-del-nuovo-ponte-300x180.jpg 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/PONTE-SUL-PO-COLORNO-CASALMAGGIORE-Progetto-trasmesso-al-Consiglio-superiore-dei-lavori-pubblici-003-Foto-del-nuovo-ponte-768x461.jpg 768w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/PONTE-SUL-PO-COLORNO-CASALMAGGIORE-Progetto-trasmesso-al-Consiglio-superiore-dei-lavori-pubblici-003-Foto-del-nuovo-ponte-696x418.jpg 696w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/PONTE-SUL-PO-COLORNO-CASALMAGGIORE-Progetto-trasmesso-al-Consiglio-superiore-dei-lavori-pubblici-003-Foto-del-nuovo-ponte-700x420.jpg 700w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/04/PONTE-SUL-PO-COLORNO-CASALMAGGIORE-Progetto-trasmesso-al-Consiglio-superiore-dei-lavori-pubblici-003-Foto-del-nuovo-ponte.jpg 900w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Sino ad ora, dunque, la Provincia di Parma ha svolto tutto quanto di propria competenza. Poi, come diciamo da tempo, si aprirà la decisiva partita dell’effettivo finanziamento dei lavori per il nuovo ponte da parte dello Stato e, quindi del Governo. Una partita che dovrà vederci tutti compatti: comitati, comuni, province, regioni e parlamentari senza distinzioni partitiche”.<br />
La call – per la Provincia di Parma collegati i tecnici <strong>Gianpaolo Monteverdi</strong> e <strong>Giovanni Catellani</strong> del servizio Viabilità – ha permesso di chiarire altri piccoli dettagli di natura tecnica. Il confronto, a seguito delle richieste di Anas delle scorse settimane, ha permesso ai progettisti di chiarire alcuni passaggi delle relazioni relative alle indagini geologiche ed archeologiche, con il coinvolgimento della Sovrintendenza, eseguite nei mesi scorsi. Il confronto ha permesso di iniziare a ragionare, concretamente, anche della definizione delle aree del futuro cantiere.</p>
<p>“Il confronto tra i tecnici – conclude il presidente Fadda – ha dato riscontri positivi rispetto alle richieste di approfondimento che Anas aveva richiesto al nostro servizio Viabilità e ai progettisti, così come avevamo spiegato in occasione dell’incontro con il presidente <strong>Roberto Mariani</strong> e i tecnici della <strong>Provincia di Cremona</strong> a marzo”.</p>
<p><strong>Il progetto</strong></p>
<p>Come già annunciato il nuovo ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore sarà costruito a fianco del ponte attuale, il quale sarà poi demolito, e si innesterà negli stessi punti dell’attuale ponte rispetto alle due sponde. Potrà essere realizzato in 4 anni dall’inizio dei lavori più un anno per la demolizione del ponte attuale. Il progetto del nuovo ponte è stato concepito con l’idea di consentire l’utilizzo del vecchio ponte, durante il cantiere per la realizzazione del nuovo. Sarà lungo 2 km, dei quali 460 metri nell’alveo del Po, il resto in golena e sarà più alto di oltre due metri rispetto all’attuale ponte.<br />
La parte in alveo sarà composta da 3 campate di 150 metri di lunghezza, ciascuna in acciaio e con forma ad arco, mentre la restante parte, in golena, sarà caratterizzata da un viadotto multicampata in conglomerato cementizio e acciaio. Visti gli spazi disponibili i lavori potranno iniziare dalla sponda colornese, dove si concentreranno in una prima fase, e poi si sposteranno sulla sponda casalasca.<br />
Il tempo tecnico per tutti i lavori è dunque di 5 anni di cui 4 per la costruzione del nuovo ponte ed uno dedicato alla sola demolizione dell’attuale ponte.</p>
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		<title>Mantova: -30% di volontari in 5 anni, l’Associazione Comunali lancia una petizione</title>
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				<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 08:34:43 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>MANTOVA – L’Associazione Comunali di Mantova ha lanciato una petizione pubblica per affrontare una delle emergenze sociali più silenziose ma significative del nostro tempo: la crisi del volontariato. Negli ultimi cinque anni, il numero di volontari attivi nelle organizzazioni no-profit locali è diminuito del 30%, con conseguenze dirette sulla capacità di offrire servizi essenziali a [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MANTOVA – L’<strong>Associazione Comunali di Mantova</strong> ha lanciato una <strong>petizione pubblica</strong> per affrontare una delle emergenze sociali più silenziose ma significative del nostro tempo: la <strong>crisi del volontariato</strong>. Negli ultimi cinque anni, il numero di volontari attivi nelle organizzazioni no-profit locali è diminuito del <strong>30%</strong>, con conseguenze dirette sulla capacità di offrire <strong>servizi essenziali</strong> a chi ne ha più bisogno.</p>
<p>Questo calo, spiegano le associazioni del territorio, è dovuto a diversi fattori: l’<strong>invecchiamento della popolazione</strong>, la <strong>scarsa partecipazione giovanile</strong> e l’<strong>impatto della pandemia da COVID-19</strong>, che ha isolato molti potenziali volontari e ridotto le occasioni di coinvolgimento. “Il volontariato è il cuore pulsante della nostra comunità. Senza di esso, rischiamo di perdere non solo servizi fondamentali, ma anche il senso di solidarietà che ci unisce”, si legge nella nota dell’Associazione Comunali.</p>
<p>Per invertire questa tendenza, l’associazione propone una serie di <strong>misure concrete</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Collaborazione con istituzioni, scuole e università</strong> per creare programmi che permettano agli studenti di ottenere <strong>crediti formativi attraverso il volontariato</strong>, incentivando così la partecipazione attiva dei giovani.</li>
<li><strong>Creazione di una piattaforma online coordinata</strong>, dove i cittadini possano trovare facilmente opportunità di volontariato, iscriversi e restare aggiornati sulle iniziative locali.</li>
<li><strong>Maggiore supporto alle organizzazioni no-profit</strong>, attraverso <strong>finanziamenti e risorse</strong> che migliorino l’esperienza dei volontari e garantiscano la sostenibilità dei progetti.</li>
</ul>
<p>L’Associazione Comunali di Mantova si dichiara disponibile a collaborare con tutti gli enti e le realtà del territorio per promuovere attività a favore del <strong>fabbisogno socio-culturale e assistenziale</strong> della collettività. “Insieme possiamo fare la differenza per migliorare la qualità della vita a Mantova. Il volontariato non è solo aiuto: è partecipazione, è comunità, è futuro.”</p>
<p>La petizione è disponibile online al seguente link: https://chng.it/FbwjZ6TkYL</p>
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		<title>Cerese, bimba di 5 anni investita dopo essere sfuggita al padre</title>
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				<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 16:13:37 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>CERESE (BORGO VIRGILIO) &#8211; Nel pomeriggio di oggi, intorno alle ore 15.30, si è verificato un incidente stradale a Cerese, frazione di Borgo Virgilio, che ha coinvolto una bambina di 5 anni. Secondo le prime ricostruzioni, la piccola, sfuggita alla vigilanza del padre, stava attraversando la strada fuori dalle strisce pedonali quando è stata leggermente [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>CERESE (BORGO VIRGILIO) &#8211; <span class="selected">Nel pomeriggio di oggi, intorno alle ore 15.30, si è verificato un incidente stradale a Cerese, frazione di Borgo Virgilio, che ha coinvolto una bambina di 5 anni.</span></p>
<p><span class="selected">Secondo le prime ricostruzioni, la piccola, sfuggita alla vigilanza del padre, stava attraversando la strada fuori dalle strisce pedonali quando è stata leggermente toccata da una Fiat Punto condotta da un uomo di 57 anni.</span></p>
<p><span class="selected">Nell&#8217;impatto, la bambina ha riportato un&#8217; escoriazione alla gamba. Prontamente soccorsa dai parasanitari della Croce Verde di Mantova è stata trasportata in ospedale per accertamenti, le sue condizioni non desterebbero preoccupazione.</span></p>
<p><span class="selected">Sul luogo dell&#8217;incidente sono intervenuti i Carabinieri di Borgo Virgilio per i rilievi del caso e per ricostruire l&#8217;esatta dinamica dell&#8217;accaduto</span></p>
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		<title>Arrestato a Castel d&#8217;Ario 34enne per furto con strappo: deve scontare 5 anni</title>
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				<pubDate>Sat, 10 May 2025 09:18:55 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>CASTEL D&#8217;ARIO &#8211; I Carabinieri della Stazione di Castel d&#8217;Ario hanno eseguito un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mantova, arrestando un cittadino rumeno di 34 anni. L&#8217;uomo dovrà scontare una pena di 5 anni, 3 mesi e 25 giorni di reclusione per il reato di furto con strappo [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>CASTEL D&#8217;ARIO &#8211; I Carabinieri della Stazione di Castel d&#8217;Ario hanno eseguito un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mantova, arrestando un cittadino rumeno di 34 anni. L&#8217;uomo dovrà scontare una pena di 5 anni, 3 mesi e 25 giorni di reclusione per il reato di furto con strappo di un cellulare, aggravato dalla recidiva.</p>
<p>La condanna risale all&#8217;aprile 2024, quando il Tribunale di Mantova ha riconosciuto l&#8217;uomo colpevole del reato. L&#8217;arresto è avvenuto in seguito alla definitività della sentenza.</p>
<p>I fatti risalgono al luglio 2023, quando l&#8217;uomo era stato arrestato in flagranza di reato dagli stessi Carabinieri di Castel d&#8217;Ario per aver strappato lo smartphone alla compagna durante un litigio.</p>
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		<title>Cinque anni dopo il Covid: ferite aperte, ricordi indelebili di un medico in prima linea</title>
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				<pubDate>Sun, 02 Mar 2025 14:56:29 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Il 2020 era un anno bisestile, e proprio il 29 febbraio arrivò la conferma del primo caso di Covid-19 nella provincia di Mantova. Si trattava di un uomo di 84 anni residente a Cogozzo di Viadana, un comune che sarebbe poi diventato uno dei più colpiti dalla prima, terribile ondata della pandemia.Tuttavia, già [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Il 2020 era un anno bisestile, e proprio<strong> il 29 febbraio arrivò la conferma del primo caso di Covid-19 nella provincia di Mantova</strong>. Si trattava di un uomo di 84 anni residente a Cogozzo di Viadana, un comune che sarebbe poi diventato uno dei più colpiti dalla prima, terribile ondata della pandemia.Tuttavia, già due giorni prima, all’ospedale Poma erano arrivati i primi pazienti positivi, trasferiti da strutture fuori provincia. A distanza di cinque anni esatti, abbiamo voluto ripercorrere quei giorni drammatici, che si trasformarono presto in settimane e mesi di lotta incessante, con uno dei medici che divenne un simbolo della battaglia contro il virus: il primario dell&#8217;Immunoematologia e Medicina Trasfusionale di Asst Mantova<strong> Massimo Franchini. </strong></p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">FEBBRAIO 2020: CI SI RESE SUBITO CONTO DELLA GRAVITA&#8217; DELLA SITUAZIONE?</span></strong></p>
<p><strong>Nei giorni tra il 20 e il 27 febbraio 2020, dopo il primo caso registrato a Codogno, anche Mantova iniziò a contare i primi malati di Covid. In quei primi giorni, come medici, avevate già compreso l’entità della minaccia che incombeva sull’Italia?</strong>Purtroppo sì, e ce ne siamo resi conto molto rapidamente. La velocità con cui il virus si diffondeva ci fece capire subito che eravamo di fronte a una situazione gravissima, un vero e proprio tsunami sanitario. Il primo caso autoctono a Mantova è stato registrato più tardi rispetto ad altre zone critiche come Codogno, Piacenza, Cremona, Crema, Lodi e Bergamo. Questo ritardo ci ha dato un minimo margine di vantaggio, permettendoci di organizzarci meglio: l’unità di crisi dell’ospedale era già stata attivata e avevamo avuto il tempo di suddividere i reparti in aree Covid e non Covid. Anche se si trattava di pochi giorni di differenza, quel tempo extra è stato fondamentale per permettere al personale sanitario di adottare le prime contromisure e cercare di prevenire il collasso del sistema ospedaliero. In altre strutture, purtroppo, la situazione invece era già tragica con l&#8217;impossibilità di curare le persone che morivano in ambulanza o nei Pronto soccorso, perché non c&#8217;era più spazio per ricoverarle.</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">MARZO-APRILE 2020: L&#8217;OSPEDALE SOTTO ASSEDIO </span></strong></p>
<p><strong>Dopo i primi casi, arrivarono settimane di totale emergenza. Voi medici e gli altri operatori sanitari lavoravate senza sosta, eravate praticamente reclusi negli ospedali. Ci furono momenti in cui avete pensato di non farcela?<br />
</strong>Il periodo tra marzo e fine aprile 2020 è stato davvero devastante. Ricordo quando appresi che duecento operatori sanitari del Poma avevano dovuto ricorrere all’assistenza psicologica. Anche io ne ebbi bisogno, perché ero completamente in burnout. In quella prima fase, insieme a Giuseppe (i<em>l dottor De Donno, allora primario della Pneumologia del Poma ndr)</em> , iniziammo a sperimentare l’utilizzo del plasma iperimmune, e su alcuni pazienti riscontrammo risultati positivi.</p>
<p data-start="2726" data-end="3039"><img class="size-medium wp-image-176753 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044-300x202.jpg 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044-768x517.jpg 768w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044-1024x689.jpg 1024w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044-696x469.jpg 696w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044-1068x719.jpg 1068w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044-624x420.jpg 624w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/03/coronavirus_ospedale_12_afp_1-0-1465743044.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> La notizia si diffuse rapidamente in tutta Italia, e da quel momento cominciarono ad arrivarci centinaia di telefonate al giorno da parte di colleghi che volevano informazioni sulla plasmoterapia. Era un flusso continuo, quasi impossibile da gestire. Mi trovai in una situazione di estrema difficoltà, in cui non riuscivo più a distinguere il giorno dalla notte. E posso solo immaginare quanto fosse ancora più dura per Giuseppe, che si trovava in prima linea, completamente immerso nella battaglia contro il virus.<br />
Nel frattempo, l’unità di crisi riorganizzò l’ospedale da cima a fondo. Inizialmente si tentò di dedicare alcuni letti ai pazienti Covid, ma ben presto ci si rese conto che non sarebbe bastato. La strategia si invertì: l’intero ospedale divenne Covid, mentre solo pochi letti furono riservati alle altre attività. Fu una trasformazione necessaria, ma che portò con sé problemi enormi.</p>
<p data-start="2726" data-end="3039"><strong><span style="color: #3366ff;">L&#8217;ALTRA FACCIA DELLA PANDEMIA: LE CURE NEGATE PER ALTRE MALATTIE </span></strong></p>
<p data-start="2726" data-end="3039"><strong>Già, perchè lì si è innescato uno degli effetti collaterali più devastanti della pandemia, l’impossibilità di garantire cure adeguate a tutti quei pazienti che soffrivano di altre patologie.<br />
</strong>È stato uno dei problemi più gravi. Molti pazienti non hanno avuto accesso alle cure necessarie. Penso, ad esempio, a chi ha avuto un infarto e non è stato trattato in modo tempestivo, oppure a chi soffriva di altre malattie gravi che non sono scomparse con il Covid, ma sono state trascurate. I numeri parlano chiaro: ai morti per il virus vanno aggiunti tutti coloro che hanno perso la vita a causa della mancata diagnosi o delle cure interrotte. Nel mio reparto, nel 2024, abbiamo osservato un preoccupante aumento delle malattie oncoematologiche. Analizzando i dati, abbiamo scoperto che non c’era stato un vero aumento dei casi, ma semplicemente negli anni tra il 2020 e il 2023 erano state fatte meno diagnosi. Questo significa che molte persone hanno scoperto la loro malattia troppo tardi, quando era ormai più difficile intervenire.</p>
<p><strong><span style="color: #3366ff;">LA SPERIMENTAZIONE DEL PLASMA IPERIMMUNE: UNA SPERANZA SPEZZATA </span></strong></p>
<p><strong>Torniamo al 2020 e al primo periodo della pandemia quando lei e il dottor Giuseppe De Donno siete saliti alla ribalta delle cronache nazionali per il plasma iperimmune. Com’è nata la vostra sperimentazione?<br />
</strong>È nata dalla disperazione. Abbiamo guardato alla letteratura scientifica. Un editoriale pubblicato sulla rivista <em data-start="5602" data-end="5632">Clinical Infectious Diseases</em> suggeriva l’utilizzo del plasma iperimmune che da oltre un secolo si usava come terapia di prima linea per le epidemie.<br />
Dalla Cina purtroppo le informazioni sul coronavirus arrivavano con il contagocce, per cui devo proprio dire che la disperazione ci ha fatto esplorare questa terapia. Giuseppe ci spronava continuamente perché in quel periodo, ripeto, non c&#8217;era nulla: non si utilizzavano ancora nemmeno il cortisone e l&#8217;eparina. L’unica terapia disponibile erano gli antivirali anti-HIV, che però furono rapidamente abbandonati perché causavano più danni che benefici.<br />
In quei giorni drammatici <img class="size-medium wp-image-54050 alignright" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma-300x200.jpg" alt="Covid, al Poma per i malati servono 10 sacche di plasma al giorno. Mamme e persone trasfuse non possono donare" width="300" height="200" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma-300x200.jpg 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma-768x512.jpg 768w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma-1024x683.jpg 1024w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma-696x464.jpg 696w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma-1068x712.jpg 1068w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma-630x420.jpg 630w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/07/plasma.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />la fortuna è stata di aver avuto un medico, il dottor Stradoni, come direttore generale. Appena Giuseppe e io siamo andati a parlargli per proporgli questa strada, che era ovviamente tutta in salita in quanto si trattava di una terapia sperimentale, lui ci ha dato carta bianca e ci detto di andare avanti senza perdere ulteriore tempo. A Pavia intanto, il dottor Cesare Perotti era giunto alle nostre stesse conclusioni.  Così, decidemmo di unire le forze potendo contare tra l&#8217;altro sulle alte professionalità del Policlinico. Questa nuova energia ci ha spinto ad andare avanti e di fatto il plasma iperimmune è rimasto l’unica terapia per un anno in quanto i monoclonali sono arrivati a marzo 2021 e i primi effetti dei vaccini si sono avuti tra marzo-aprile sempre del 2021. Prima di quel momento non c’erano terapie specifiche, si erano fatti dei tentativi usando farmaci vari come gli antinfiammatori per tentare di bloccare gli effetti del Covid. Ecco perché la terapia che arrivava da Mantova e Pavia ha fatto rapidamente il giro del mondo. Mi viene in mente ad esempio quando, a inizio aprile 2020, il dottor Perotti mi ha comunicato che aveva ricevuto una telefonata dagli Stati Uniti dal braccio destro del dottor Fauci che gli aveva chiesto se poteva avere in visione il protocollo italiano sul plasma. Glielo abbiamo girato, e il nostro protocolo è stato utilizzato negli Stati Uniti dove hanno trasfuso ben 500mila persone.</p>
<p><strong>Perché allora questo contrasto al plasma iperimmune che abbiamo visto a livello nazionale?<br />
</strong>In Italia si scelse la strada della prudenza, ma a un certo punto serviva un cambio di passo. Negli Stati Uniti il plasma è stato autorizzato in emergenza e ancora oggi può essere usato non più in emergenza<img class="size-medium wp-image-43709 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/05/plasma-300x187.jpg" alt="Il plasma iperimmune rischia sempre più di finire in tribunale" width="300" height="187" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/05/plasma-300x187.jpg 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/05/plasma-696x433.jpg 696w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/05/plasma-675x420.jpg 675w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/05/plasma.jpg 704w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> come emocomponente. Qui da noi, invece, la burocrazia ne ha rallentato l’uso, riducendone drasticamente l’efficacia. Nel 2021, lo Studio Tsunami fu usato come pretesto per sconsigliare il plasma in tutta Italia. Ma fu una scelta miope: i monoclonali si rivelarono efficaci, ma il virus mutò rapidamente, rendendolo resistente a quest&#8217;ultimi. Il plasma, invece, sarebbe stato ancora un’arma preziosa, soprattutto per i pazienti immunodepressi: 3 milioni di persone nel nostro Paese che avrebbero sicuramente avuto più chance di guarire dalla malattia da Covid. Non voglio puntare il dito, ma spero che dagli errori del passato si impari per il futuro.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><b>E SE OGGI SI RIPRESENTASSE UN&#8217;EPIDEMIA? </b></span></p>
<p><strong>A proposito di futuro, anzi di presente, saremmo pronti oggi per affrontare un&#8217;altra eventuale epidemia?</strong><br />
In parte sì. Abbiamo migliorato i sistemi di protezione e le strutture sanitarie. Ma la vera battaglia si vince sul territorio, curando i pazienti nelle fasi iniziali quando il virus non si è ancora replicato in modo importante,  così da evitare i ricoveri. E su questo siamo ancora molto indietro.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa del piano pandemico del governo?<br />
</strong>Innanzitutto vorrei ricordare che ci sono state tante polemiche sulla mancanza o inadeguatezza del piano pandemico precedente. Ma anche il migliore dei piani pandemici non avrebbe potuto prevedere quello che è successo. Dovremmo però prendere spunto dal passato per cercare di fare un piano pandemico efficace. Ho letto quello attuale che è concentrato prevalentemente sulla tracciabilità, sulla prevenzione, sull&#8217;uso delle mascherine che vanno bene come misure generali per ridurre la trasmissione dell&#8217;infezione. E&#8217; un piano che non parla di terapia ed è logico perché per un eventuale nuovo virus ovviamente la terapia non c&#8217;è. Per un nuovo virus si devono sviluppare i farmaci. Ma teniamo conto che i farmaci e i vaccini hanno impiegato un anno per arrivare che è il tempo minimo necessario perché un farmaco possa essere messo in commercio. Invece il plasma può essere disponibile molto rapidamente. E questa sono convinto debba essere la prima terapia da utilizzare anche in future pandemie. Gli americani lo hanno capito perché, o si lasciano morire i pazienti senza terapia o si cerca di fare qualcosa con quanto si ha a disposizione.</p>
<p><strong>E per quanto riguarda i vaccini? Cosa ne pensa di questo approccio dell’attuale governo che anche nel piano pandemico ha promosso i vaccini ma ha detto no alla restrizioni delle libertà personali se non in casi eccezionali?<br />
</strong>I vaccini hanno salvato milioni di vite umane: 150 milioni è il dato stimato che ho letto in un recente articolo. Purtroppo ho avuto cari amici che sono morti perché non si sono voluti vaccinare. Ma credo che, anche per quanto riguarda i vaccini, dobbiamo prendere lezione da quanto accaduto. La loro obbligatorietà deve essere decisa rapidamente ma altrettanto rapidamente deve essere tolta quando non è più necessaria. E’ lo stesso per i lockdown e per altre misure impopolari che vanno prese velocemente in caso di diffusione di un virus ma allo stesso modo vanno rimosse al più presto quando non sono più necessarie.</p>
<p><span style="color: #3366ff;"><b>IL RICORDO DI GIUSEPPE DE DONNO  </b></span></p>
<p><strong>Lei anche in questa intervista ha citato tante volte il dottor Giuseppe De Donno. Cosa si porterà dentro di lui?<br />
</strong>Io non sono più stato lo stesso dopo il Covid ma soprattutto non sono più stato lo stesso dopo la morte di Giuseppe: avrei avuto ancora tante cose da dirgli, tante questioni su cui confrontarmi. Nell’estate del 2021 ci frequentavamo poco perché lui aveva lasciato l&#8217;ospedale per diventare medico di medicina generale. Avrei voluto incontrarlo, parlare con lui anche del suo malessere, cercare di aiutarlo in qualche modo, come un po’ avrebbero voluto fare tutti gli amici della sua cerchia.<br />
Ho dedicato, come ho potuto, i cinque anni professionali della mia vita successivi al Covid, per cercare di trovare la verità sulla sull&#8217;utilizzo del plasma. Era importante farlo: lo dovevo sia a tutti i pazienti<img class="size-medium wp-image-61003 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/09/Franchini-e-De-Donno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/09/Franchini-e-De-Donno-300x225.jpg 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/09/Franchini-e-De-Donno-80x60.jpg 80w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/09/Franchini-e-De-Donno-265x198.jpg 265w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/09/Franchini-e-De-Donno-560x420.jpg 560w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2020/09/Franchini-e-De-Donno.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> che abbiamo curato ma soprattutto alla memoria di Giuseppe.<br />
Ho trovato tanti ostacoli nelle iniziative che faccio per ricordarlo, anche per divulgare il libro che ho scritto (<em>Gialloplasma: una storia di coraggio e speranza ai tempi del Covid ndr</em>). In tanti, anche tra i miei vertici ospedalieri, mi hanno detto “ma lascia stare De Donno, lascialo riposare in pace”. Sono d’accordo che sia giusto lasciarlo riposare ma questo non deve voler dire dimenticarlo. Dobbiamo rendere giustizia a quello che ha fatto perché lui è un eroe del Covid e ha dato la vita per il Covid. E’ vero che Giuseppe aveva una sua fragilità personale, ma sono sicuro che se non ci fosse stata la pandemia lui sarebbe ancora con noi. Il Covid infatti ha aggiunto alla sua situazione una grande stanchezza e un malessere profondo  per non aver potuto curare tutte le persone che si erano ammalate. E  a tutto ciò si sono aggiunte le polemiche che per lui sono state un carico emotivamente troppo pesante da sopportare.</p>
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		<title>Ponte di S. Benedetto: servono almeno altri 5 anni. &#8220;Si spera che il bypass sia pronto a inizio 2024&#8221;</title>
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				<pubDate>Wed, 30 Aug 2023 18:43:45 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>SAN BENEDETTO PO &#8211; “Siamo tutti impegnati per velocizzare i tempi di realizzazione del nuovo ponte di San Benedetto e allo stesso tempo siamo vigili affinché venga ultimato quanto prima il by pass aereo di collegamento che permetterà di affrontare i prossimi mesi con maggiore sicurezza”. A dirlo è stato il presidente della Provincia <strong>Carlo Bottani</strong> intervenendo oggi alla conferenza promossa dal sindaco di San Benedetto <strong>Roberto Lasagna</strong> alla presenza del primo cittadino di Bagnolo San Vito <strong>Roberto Penna,</strong> del presidente del Consorzio dell’Oltrepo <strong>Alberto Borsari</strong>, dei rappresentanti di <strong>Confartigianato, Confcommercio, Confindustria e Apindustria</strong> e del <strong>Comitato Vogliamo il Ponte.</strong></p>
<p>Ma come si traduce ad oggi la volontà espressa da Bottani? In poche parole quando si potrà veder finito il nuovo ponte di San Benedetto Po? <strong>&#8220;Nel 2028 stante la situazione attuale&#8221;</strong> è la risposta della Provincia con Bottani affiancato dal dirigente del settore Lavori Pubblici dell&#8217;Ente <strong>Antonio Covino.<br />
</strong>Cinque anni ancora di attesa, se i tempi saranno rispettati, e se è d&#8217;obbligo visto fino ad ora come sono andate le cose. Ma Bottani rilancia e dichiara: “rispetto ad un anno fa sono più sereno – ha proseguito Bottani &#8211; perché <strong>oggi le risorse di sono</strong> -. <strong>Restano da definire gli aspetti normativi per accorciare il cronoprogramma rispetto all’iter ordinario</strong>”.</p>
<p>Se difficilmente sarà possibile il transito sul by pass per il 24 ottobre 2023, data inizialmente prevista nell’ordine di servizio della Provincia, <strong>l’auspicio è che questo possa avvenire tra la fine del 2023 e gennaio 2024.</strong></p>
<p>L’appalto con Toto costruzioni porterà alla messa in sicurezza del ponte in alveo mentre chi realizzerà la parte in golena ancora non si sa. <strong>Di certo vi sono i 10 milioni di euro</strong> stanziati da Regione e Ministero delle Infrastrutture.</p>
<p>“I lavori stanno andando avanti con la capacità operativa attuale di Toto” ha spiegato il <strong>Covino</strong>. In sintesi, ad oggi la situazione lavori relativa alla realizzazione del by-pass (contratto aggiuntivo) è la seguente:<br />
&#8211; fondazioni pile P6P relative al by-pass completata<br />
&#8211; costruzione delle carpenterie metalliche relative alla piastra di collegamento tra ponte ad arco e il ponte golenale avviata e a buon punto di realizzazione;<br />
&#8211; i tecnici della Provincia ne hanno preso atto durante il sopralluogo presso lo stabilimento del carpentiere metallico dove si stanno lavorando gli elementi in acciaio.<br />
&#8211; il materiale è in attesa di essere trasferito in cantiere.<br />
Per i lavori di completamento del ponte oggetto del “vecchio contratto”, questi saranno eseguiti in ombra rispetto a quelli della piastra di collegamento.<br />
In sequenza saranno eseguite le seguenti attività:<br />
&#8211; getto cordoli ;<br />
&#8211; Impermeabilizzazione impalcato;<br />
&#8211; Posa pavimentazione;<br />
&#8211; Posa New Jersey;<br />
&#8211; Realizzazione giunto Ponte-rilevato;<br />
“Il ponte su cui si continua a transitare è in una situazione critica e per questo è necessario ultimare quanto prima i lavori al by pass perché un conto è avere il transito limitato aimezzi leggeri ma ben più drammatica sarebbe la chiusura a tutti i tipi di veicolo” hanno aggiunto Bottani e Covino. Quando si avrà il ponte completato anche nella parte in golena allora potranno transitare anche i mezzi pesanti (col by pass invece resterà la limitazione al solo passaggio delle auto):<strong> occorreranno la messa a gara del progetto, la redazione del progetto definitivo e di quello esecutivo, e quindi la gara europea per individuare chi realizzerà materialmente il manufatto.</strong></p>
<p>&#8220;L’iter potrebbe essere snellito con un <strong>appalto integrato</strong> (9 mesi in meno) <strong>e una procedura negoziata</strong> (si stima un risparmio temporale di un anno) ma occorre un <strong>emendamento parlamentare&#8221; </strong>dicono ancora dalla Provincia</p>
<p>La demolizione del vecchio ponte e la traslazione del nuovo che dovevano essere realizzati da Toto, saranno invece in capo a chi si aggiudicherà la realizzazione del tratto di ponte in golena. Il 24 prossimo ottobre intanto è previsto un aggiornamento dello stato dei lavori. Richiesta questa avanzata dal presidente di Confartigianato Mantova <strong>Lorenzo Capelli</strong> per avere in quel giorno, in cui avrebbe dovuto concludersi il bypass, <strong>un aggiornamento preciso sui tempi dei lavori e sull&#8217;iter che sarà seguito per l&#8217;appalto della parte in golena</strong>.<br />
E&#8217; una delusione complessiva quella espressa invece dal presidente della sezione locale di Confcommercio <strong>Dino Barbi.</strong> &#8220;Continuano a slittare le date e anche oggi non sono state fornite garanzie sui tempi per un&#8217;opera che il territorio aspetta da trent&#8217;anni. E da undici ci troviamo con l&#8217;attuale ponte interdetto ai mezzi pesanti con quello che ciò significa per l&#8217;economia del paese che infatti si sta spopolando&#8221; commenta Barbi.<br />
&#8220;<strong>E perchè poi i lavori del bypass non saranno finiti il 24 ottobre come preventivato?</strong> Perchè non ce lo spiegano? Controllo il cantiere tutti i giorni, spesso non c&#8217;è nessuno, a volte ci sono due-tre operai, ma com&#8217;è possibile?&#8221;.<br />
L&#8217;assenza o comunque la ristretta presenza di tecnici nel cantiere viene evidenziata anche da <strong>Paolo Lavagnini,</strong> del Comitato Vogliamo il Ponte. Comitato deciso a proseguire con le iniziative mediatiche per non spegnere l&#8217;attenzione su una vicenda che ha esasperato  cittadini di San Benedetto e dell&#8217;Oltrepò &#8220;ormai sfiduciati dal continuo ritardo dei lavori&#8221;.</p>
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