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		<title>Wainer Mazza omaggia il Borgo di Grazie col suo nuovo libro</title>
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				<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 16:40:32 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>MOTTEGGIANA &#8211; Novità in casa Mazza per quanto riguarda la sua produzione letteraria. In questo caso il cantastorie mantovano sceglie un tema quanto mai accattivante e di portata che va ben oltre l’ambito locale. E un tema di grande attualità ed è lui stesso a spiegarlo. &#8220;Eh sì perché parlare di Grazie, il nostro borgo [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MOTTEGGIANA &#8211; Novità in casa Mazza per quanto riguarda la sua produzione letteraria.<br />
In questo caso il cantastorie mantovano sceglie un tema quanto mai accattivante e di portata che va ben oltre l’ambito locale. E un tema di grande attualità ed è lui stesso a spiegarlo.<br />
&#8220;Eh sì perché parlare di Grazie, il nostro borgo mantovano tra i più belli d’Italia, significa porsi all’attenzione di un pubblico vasto e competente che da tempo immemorabile visita, studia, documenta e promuove le bellezze architettoniche e ambientali che il paese in riva al Mincio può vantare&#8221; dichiara Wainer Mazza <img class="size-medium wp-image-449135 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2024/08/Copertina-libro-Wainer-Mazza-su-Grazie-213x300.png" alt="" width="213" height="300" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2024/08/Copertina-libro-Wainer-Mazza-su-Grazie-213x300.png 213w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2024/08/Copertina-libro-Wainer-Mazza-su-Grazie-298x420.png 298w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2024/08/Copertina-libro-Wainer-Mazza-su-Grazie.png 540w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" />che propone un agile volumetto  con foto anche a colori (edito da E. Lui di Reggiolo) trattando 22 temi, scritti prevalentemente in dialetto ma con il soccorso della traduzione in italiano. La presentazione è affidata al professor Carlo Prandi e nell’universo di Grazie rientra anche una favola dedicata al famoso coccodrillo che attirerà la curiosità di tanti bambini ma non solo. Ecco allora un’altra prova di fantasia ma anche di attenzione verso il territorio mantovano del nostro autore ed in specifico al borgo di Grazie con tutte le sue caratteristiche e suggestioni che ne fanno un luogo di grande richiamo turistico, soprattutto durante la sua secolare Fiera di Ferragosto ormai alle porte.<br />
Wainer fa leva sulla sua conoscenza di luoghi e di persone e allarga l’orizzonte anche alle tematiche religiose e del sociale vista la frequentazione e il richiamo che il luogo ha oramai a livello nazionale per non dire internazionale ( la presenza oramai cinquantennale dei madonnari provenienti da tutto il mondo ne è prova consolidata). La sua è anche una sfida, un confronto, e un rischio calcolato e accettato di buon grado, dato che il paragone dei suoi scritti lo fa con un poemetto di assoluto valore poetico e descrittivo che il compianto architetto professor Enzo Boccola ci ha consegnato in un periodo oramai dimenticato (era il 1953 ) dove il grande appassionato di dialetto (fondatore anche del Fogolèr) ci rilascia un quadro preciso di come era la Fiera 71 anni orsono.<br />
L’operazione di Mazza ha dunque sicuramente il merito di sensibilizzare sulle trasformazioni avvenute in questo lasso di tempo e comunque testimoniare che la Fiera, il Santuario, la devozione alla Madonna, non hanno perso l’attrattiva e gli stimoli per frequentare Grazie sia dal versante della sacralità che da quello dello svago, senza trascurare la componente culturale ed artistica espressa in diverse forme e sempre più ampliata da nuovi contributi. La pubblicazione gode del Patrocinio del Comune Città di Curtatone e della Provincia di Mantova e si avvale, tra gli altri, dei contributi artistici dei pittori Germana Tambara di Grazie e Carlo Moretti originario di Pegognaga.</p>
<p>Si può richiedere il libro scrivendo direttamente all&#8217;artista all&#8217;indirizzo: <a href="mailto:mazzawainer@virgilio.it">mazzawainer@virgilio.it</a></p>
<p>Wainer Mazza <img class="size-medium wp-image-228034 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/08/Wainer-mazza-1-a-Grazie-300x225.jpg" alt="Wainer Mazza alla Fiera delle Grazie fa il pieno di pubblico e presenta &quot;Wainerocchio&quot;" width="300" height="225" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/08/Wainer-mazza-1-a-Grazie-300x225.jpg 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/08/Wainer-mazza-1-a-Grazie-80x60.jpg 80w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/08/Wainer-mazza-1-a-Grazie-265x198.jpg 265w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/08/Wainer-mazza-1-a-Grazie-560x420.jpg 560w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2022/08/Wainer-mazza-1-a-Grazie.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />sarà tra l&#8217;altro protagonista anche all&#8217;ormai prossima Fiera delle Grazie: l&#8217;appuntamento è alle ore 18 di domenica 18 agosto davanti all’Infopoint per un intrattenimento musicale insieme al fisarmonicista Sisto Palombella</p>
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		<title>La favola di Wainer Mazza su Fior di Loto, il coccodrillo delle Grazie amico dei paesani</title>
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				<pubDate>Sun, 04 Jun 2023 03:05:39 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MOTTEGGIANA &#8211; L’idea è venuta dopo aver ricevuto in regalo alcune figure che fanno il verso ai più tradizionali burattini che noi tutti conosciamo e che Wainer Mazza, con la sua inesauribile fantasia ha pensato bene di associare al famoso coccodrillo che si trova all’interno del Santuario di Grazie ricavandone una favola quantomeno originale e con una vicenda dai connotati decisamente locali sia per l’ambiente che per il vivere e il lavoro della popolazione di quei tempi (siamo nei primi anni del 1400 ).<br />
Va da sé che il soggetto principale è il coccodrillo a cui si affiancano personaggi che vanno perfettamente a integrarsi con la storia che si vuole raccontare e che va oltre, almeno in questo caso, alla simbologia del male da sempre attribuita all’animale.<br />
Nella favola di Wainer Mazza lo sventurato animale che approda in riva al Mincio è al seguito di un circo equestre quale mirabile attrazione. Ma la gente del posto mostra una profonda comprensione nei suoi confronti e lo libera dalla sua gabbia-prigione permettendogli di trovare rifugio nell’ambiente rivierasco del fiume Mincio, tra canneti e fior di loto. Fiori che Mazza ambienta nelle acque mantovane dunque diversi secoli prima del loro effettivo arrivo (saranno i bambini a dare al coccodrillo ben presto proprio il nome del fiore). Qui il rettile vivrà anni di serena armonia con l’ambiente e con la gente del luogo diventando anche un valido aiuto e supporto nelle attività lavorative della stessa con il miracolo di ricevere anche il dono della parola tramite ( logica vuole ) l’intercessione della Beata Vergine Maria. Il finale della favola non viene qui svelato ma il cantastorie mantovano spera di farlo tramite una pubblicazione con illustrazioni attinenti e ancor più valido è il progetto di arrivare ad una rappresentazione teatrale attraverso i burattini  affidandoli magari a maestri mantovani del settore che avrebbero, diciamo, maschere e ambienti locali, da portare in scena.</p>
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		<title>Riapre la Wunderkammer di Palazzo Ducale</title>
		<link>https://mantovauno.it/cultura-e-spettacolo/riapre-la-wunderkammer-di-palazzo-ducale/</link>
				<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 09:30:12 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Circa un anno fa Palazzo Ducale di Mantova presso la Galleria delle Metamorfosi inaugurava una mostra dal titolo “Naturalia e Mirabilia. Scienze alla corte dei Gonzaga”. L’evento espositivo era composto da una parte permanente e da una temporanea. Oggetto dell’operazione era la nota Wunderkammer dei Gonzaga, un’insolita collezione sorta a partire dagli anni di Isabella d’Este e cresciuta fino alla fine degli anni Venti del Seicento, composta da reperti del mondo animale, vegetale e minerale. Si trattava di una sorta di enciclopedia tridimensionale del mondo visibile di allora, in un’epoca in cui scienza, folklore e mito si fondevano in una sintesi che oggi può apparire curiosa e bizzarra. <strong>Un coccodrillo, un dente di narvalo (il corno dell’unicorno), un armadillo, un raro bezoar, una mascella di squalo, fossili, pietre, lapislazzuli e altri reperti esposti a rievocare lo stupore di una collezione irripetibile, che affascinò viaggiatori e scienziati da tutta Europa nel corso dei secoli passati</strong>.</p>
<p>Dopo la restituzione della tassidermia di ippopotamo al Museo Kosmos di Pavia lo scorso ottobre, la sezione era stata chiusa per un aggiornamento e per una sistemazione dei materiali, che sono andati aumentando, grazie ad acquisizioni e donazioni (tra gli altri, di <strong>Marina Baguzzi</strong>, <strong>Elisa Calamari</strong>, <strong>Giano Del Bufalo</strong>, <strong>Giovanni Mori</strong>, <strong>Pierina Tondelli</strong> e <strong>Sara Scatragli</strong>). Domani, martedì 14 marzo 2023 è il <strong>giorno della riapertura di questa sezione dell’ampio percorso museale di Palazzo Ducale</strong>, <strong>v</strong>isitabile con il biglietto del museo da €9 (anche senza Camera degli Sposi), tutte le mattine dal martedì al sabato ore 8.20 fino alle 13.</p>
<p><strong>L’allestimento è stato perfezionato e arricchito da alcuni stupefacenti reperti</strong> che andranno ad integrare la già nutrita e curiosa esposizione e che ancora una volta evocano i fasti dell’età dei Gonzaga. È ampliata e riccamente integrata la sezione dedicata alle conchiglie, a ricordarci la ricchezza di «Conchyliorum, Concharum, et Turbinatorum, quae a longinquis maribus allata, colorum varietate contendere inter se videntur» (conchiglie provenienti dai più remoti mari che gareggiano tra loro per forme e colori) descritte nel 1622. Sono presenti ancora i «Pessi marini et altri animali monstruosi» che già “ornavano” nel primo Cinquecento lo studiolo di Federico II; è presente una zampa d’elefante, simile a quella già ricordata in Palazzo Ducale nel 1601 da un francese, Pierre Bergeron («un pied tout entier de la grand beste»); le punte di freccia di selce, note allora come ceraunia, che si ritenevano i “fulmini pietrificati”. Al mondo dei simboli rimanda il camaleonte – ricordato già nella trattatistica medievale e rinascimentale come simbolo di versatilità (in termini positivi) – e la galleria accoglie oggi anche un pavone bianco. Nel 1593 se ne attendeva una coppia in dono da Firenze, dalla corte dei Medici, con i quali i Gonzaga erano imparentati. All’epoca questi uccelli giravano liberi per i giardini, così come nelle sale del Palazzo si potevano veder volare uccelli del paradiso e pappagalli tropicali.</p>
<p><strong>Il percorso della </strong><strong>Wunderkammer</strong><strong> va a stabilirsi dunque come elemento permanente dell’offerta museale di Palazzo Ducale di Mantova</strong>, offrendo un diversivo insolito e curioso rispetto al tradizionale itinerario composto da dipinti, sculture e ambienti monumentali appetibile anche per le scuole e per le famiglie.</p>
<p>«Il percorso rimane in potenziale crescita – afferma il direttore di Palazzo Ducale <strong>Stefano L’Occaso</strong> – anche grazie alla duttilità dei sistemi espositivi, conferita all’allestimento dal progetto di Massimo Ferrari e dei suoi collaboratori. Questa sezione del Museo è pensata per destare curiosità e innescare una riflessione sulla cultura del Rinascimento e sui gusti dell’epoca, quando un bezoar aveva un valore pari o superiore a un importante dipinto di Tiziano o di Caravaggio: un rapporto gerarchico che oggi può stupire, ma che era giustificato dalla estrema rarità dei reperti che, raccolti dalle più diverse parti del mondo, giungevano a Mantova per dare lustro ai Gonzaga».</p>
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		<title>Un coccodrillo in chiesa</title>
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				<pubDate>Sun, 07 Aug 2022 14:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Presenza del tutto particolare, stupisce il visitatore che entra nel Santuario, un coccodrillo (Crocodilus niloticus) imbalsamato è appeso al soffitto al centro della navata. Si tratta di un vero e proprio coccodrillo in tutta la sua interezza che è stato aggiunto nella chiesa nel XV o XVI secolo e che è stato da poco oggetto [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Presenza del tutto particolare, stupisce il visitatore che entra nel Santuario, un coccodrillo (Crocodilus niloticus) imbalsamato è appeso al soffitto al centro della navata.</p>
<p>Si tratta di un vero e proprio coccodrillo in tutta la sua interezza che è stato aggiunto nella chiesa nel XV o XVI secolo e che è stato da poco oggetto di restauro. Questa non è l&#8217;unica chiesa in cui si può trovare una simile stranezza, anche nella chiesa di Santa Maria delle Vergini a Macerata infatti si può trovare un coccodrillo appeso, probabile dono dei maceratesi tornati dalle Crociate.</p>
<p>Nell&#8217;antichità venivano viste con promiscuità le figure di draghi, coccodrilli o serpi e spesso, in epoca cristiana, venivano associate al male, considerate personificazioni terrene del diavolo, animali che inducono al peccato. La collocazione di questi animali nelle chiese ha quindi un forte significato simbolico, come furono nelle chiese medievali l&#8217;ubicazione di fossili preistorici, quindi, incatenare l&#8217;animale in alto, nella volta della chiesa vuol dire renderlo innocuo, bloccare il male che rappresenta e nello stesso tempo esporre un monito concreto per i fedeli contro l&#8217;umana predisposizione all&#8217;errore.</p>
<p>Legati al coccodrillo “delle Grazie” e alla sua derivazione sono nate diverse leggende e teorie, c&#8217;è chi riporta la sua fuga da uno zoo esotico privato di casa Gonzaga, chi ha elaborato racconti più vicini alla natura miracolosa dell&#8217;evento: due fratelli barcaioli stavano riposando sulla sponda del fiume, a un tratto uno dei due venne assalito dal coccodrillo. L&#8217;altro, chiedendo l&#8217;intercessione divina, si armò di coltello e riuscì a uccidere il predatore. Sono stati ipotizzati anche altri significati e collegamenti (anche tra altre strutture architettoniche – simbolismi presenti nella chiesa e i versetti sull&#8217;Apocalisse) ben più elaborati si pensano riconducibili ai Francescani Minori Osservanti (guardiani della chiesa proprio durante il secolo in cui venne esposta la reliquia del coccodrillo) e all&#8217;alchimia medievale che attuavano.</p>
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