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	<title>galleria mossini &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Palazzo Ducale acquisisce &#8220;Cristo e i pellegrini sulla via di Emaus&#8221; di Giuseppe Bazzani</title>
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				<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 09:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Dopo l&#8217;acquisizione dell'&#8221;Adorazione dei Pastori&#8221; di Girolamo Bonsignori, le collezioni di Palazzo Ducale di Mantova si arricchiscono di un dipinto di Giuseppe Bazzani (1690 &#8211; 1769), importante artista del Settecento e forse il più abile artista di natali mantovani. Il dipinto rappresenta &#8220;Cristo e i pellegrini sulla via di Emaus&#8221;, una delle prime [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Dopo l&#8217;<a href="https://mantovauno.it/home-page/adorazione-dei-pastori-di-girolamo-bonsignori-arricchisce-la-collezione-di-palazzo-ducale/">acquisizione dell'&#8221;Adorazione dei Pastori&#8221; di Girolamo Bonsignori</a>, le collezioni di Palazzo Ducale di Mantova si arricchiscono di un dipinto di Giuseppe Bazzani (1690 &#8211; 1769), importante artista del Settecento e forse il più abile artista di natali mantovani. Il dipinto rappresenta &#8220;Cristo e i pellegrini sulla via di Emaus&#8221;, una delle prime apparizioni di Gesù dopo la resurrezione (Luca 24,13-24).</p>
<p>L’importanza dell’opera consiste nell’offrire un fondamentale appiglio cronologico utile a ricostruire la carriera del pittore e soprattutto il periodo giovanile. Difatti, la prima opera certa di Bazzani è la pala di San Luigi della chiesa di Borgoforte, del 1729. La critica in passato ha sostenuto una vocazione tardiva del pittore o addirittura una conversione alla pittura in tarda età, dopo un’attività come «esperto di oggetti d’arte», come supposto da Flavio Caroli. Questa soluzione sembra però insoddisfacente, poiché è noto che gli artisti iniziavano a lavorare in età giovanile e perché chi poteva permettersi di dedicarsi all’arte solo in tarda età erano i cosiddetti “dilettanti”: nobili e aristocratici che praticavano l’arte per svago, non per mestiere. Bazzani invece fu certamente pittore di mestiere: e con quali doti! Nato nel 1690, nel 1705 egli doveva già essere in bottega presso qualche altro artista e nel 1710 poteva già essere relativamente autonomo; nel 1720 era già un artista maturo.</p>
<p>Pochi appunti si potrebbero avanzare circa il catalogo delle opere di Bazzani, costruito in maniera inappuntabile da <strong>Nino Giannantoni, Nicola Ivanoff, Chiara Tellini Perina</strong> e infine <strong>Flavio Caroli</strong>, senza contare le numerose aggiunte di altri studiosi. La sfida non riguarda quindi l’autografia, ma la cronologia delle opere di Bazzani e in particolare la sua produzione giovanile. Il dipinto appena acquisito è prezioso anche per questo. Nell’inventario steso alla morte di Domizio Zampolli, notaio e cancelliere vescovile, nel 1727, compaiono «Due quadri compagni in tela», la cui descrizione calza a pennello con altrettanti dipinti che alla metà del Novecento erano nella collezione Heimann di Los Angeles: il &#8220;Cristo in casa della Maddalena&#8221; e l’&#8221;Incontro in Emaus&#8221;. Le due opere, nate come una coppia, furono separate diversi decenni fa: infatti, il Cristo in casa della Maddalena si conserva oggi presso l’Harvard Art Museum di Cambridge (Massachusetts). La possibilità di disporre di un termine cronologico per il Cristo in Emaus, anteriore quindi senz’altro al 1727 e databile con buona approssimazione al 1720-1725, è questione di notevole importanza per meglio comprendere l’opera di Bazzani, poiché va a colmare un vuoto nella cronologia dell’artista e ce lo mostra trentenne, già artista maturo e pienamente maestro della sua arte.</p>
<p>Palazzo Ducale ha acquisito l&#8217;opera proveniente da collezione privata tramite la Galleria Mossini e grazie, ancora una volta, al contributo della Direzione Generale Musei di Roma. «Il dipinto incrementa le collezioni permanenti del Museo di Palazzo Ducale – dichiara il direttore di Palazzo Ducale <strong>Stefano L’Occaso</strong> – e un grazie va alla Galleria Mossini di Mantova. Sono fiero dell’acquisizione, perché – nell’ampio catalogo di Bazzani quest’opera riveste un ruolo importante, speciale, quasi unico. L’altro sincero ringraziamento va al prof. Massimo Osanna, direttore generale del Ministero della Cultura, a tutto il suo staff e al Comitato Tecnico Scientifico che, ancora una volta, ha accolto una proposta di Palazzo Ducale: è dal 2020 che ci stiamo impegnando in una costante campagna di acquisizioni, puntualmente supportata dal Ministero».</p>
<p>«Il Museo di Palazzo Ducale – afferma <strong>Massimo Osanna</strong>, direttore generale Musei – sta portando avanti una serie di recuperi del patrimonio artistico alla quale la Direzione generale Musei è lieta di contribuire. In pochi anni non solo sono stati acquisiti l’arazzo di Giulio Romano con gli ‘Eroti’ di Filostrato e la preziosa ‘Allegoria della casata Gonzaga Nevers’ del genovese Grechetto, ma sono tornati al museo anche i ritratti gonzagheschi, fra cui il ‘Ritratto dell’incoronazione’ del duca Vincenzo I. Questi recuperi sono il significativo esito della politica di arricchimento delle collezioni permanenti del museo e, in generale, del patrimonio culturale nazionale: all’incrementata offerta espositiva, focalizzata sul ruolo storico dei Gonzaga, corrispondono anche nuove possibilità di studio e ricerca per la comunità scientifica».</p>
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		<title>Donati a Palazzo Ducale tre dipinti cinquecenteschi attribuiti a Lorenzo Costa e Teodoro Ghisi</title>
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				<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 14:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; In ricordo di Ippolito Cazzaniga Donesmondi, collezionista mantovano, sono giunti al Museo di Palazzo Ducale tre bei dipinti cinquecenteschi, di soggetto sacro e di piccolo formato, due dei quali noti agli studi grazie alle ricerche della compianta Chiara Perina. La studiosa, in un suo articolo del 1966 sulla rivista “Civiltà mantovana” presentava due delle tre opere [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; In ricordo di <strong>Ippolito Cazzaniga Donesmondi</strong>, collezionista mantovano, sono giunti al Museo di Palazzo Ducale<strong> tre bei dipinti cinquecenteschi</strong>, di soggetto sacro e di piccolo formato, due dei quali noti agli studi grazie alle ricerche della compianta <strong>Chiara Perina</strong>.</p>
<p>La studiosa, in un suo articolo del 1966 sulla rivista “Civiltà mantovana” presentava due delle tre opere donate, in pagine che tentavano in maniera pionieristica di dare un volto ai protagonisti della pittura mantovana del secondo Cinquecento: la stagione del pieno Manierismo, che all’epoca era campo di studi ancora vergine e che oggi gode invece di ampia bibliografia.</p>
<p>Chiara Perina partiva dall’analisi di un Cristo davanti a Pilato, ivi “condotto da un bizzarro gnomo vestito di rosso”; un dipinto nel quale, rilevando scarsa originalità, leggeva ancora tracce dell’insegnamento di Giulio e nel quale trovava forme e stile riconducibili a Lorenzo Costa il Giovane (1535-1583), uno dei protagonisti del Manierismo mantovano. L’attribuzione a Costa era suggerita da un inventario del 1833 della marchesa Matilde Della Valle, antica proprietaria dei dipinti. Lo stesso documento riferiva invece a un altro artista mantovano, Teodoro Ghisi (1536 ca.-1601), una seconda tela, quasi gemella, raffigurante Gesù e la Maddalena. Ghisi fu pittore di rilievo nazionale e internazionale: se Costa lavorò a Roma e a Mantova, Ghisi operò anche all’estero: a Seckau, per esempio, in Austria.</p>
<p>La terza opera giunta in dono a Palazzo Ducale e proveniente dalla stessa collezione, quella di <strong>Ippolito Cazzaniga Donesmondi</strong> e di sua moglie<strong> Lidia Gallico</strong>, raffigura invece l’<em>Orazione nell’orto </em>ed è del tutto sconosciuta agli studi. Le tre opere sono giunte in Palazzo Ducale anche grazie alla mediazione della <strong>Galleria Mossini</strong>.</p>
<p>«Queste tele sono un prezioso dono al Museo – <strong>dichiara il direttore di Palazzo Ducale di Mantova Stefano L’Occaso </strong>– e integrano le nostre conoscenze della pittura mantovana del secondo Cinquecento, un periodo che si è rivelato di grande interesse e qualità e che meriterebbe di essere consacrato con una mostra. Il Cristo davanti a Pilato è probabilmente anch’esso, come aveva già intuito Renato Berzaghi, di mano di<strong> Teodoro Ghisi</strong>; inoltre, la teletta sembra essere in qualche relazione con la pala d’altare di Ghisi, dello stesso soggetto, che trovai in Sant’Agostino a Como e che è probabilmente quella che l’artista mantovano dipinse per la Certosa di Pavia. Quanto al Cristo nell’orto degli ulivi, di dimensioni leggermente diverse dalle altre due opere, esso potrebbe spettare proprio a <strong>Lorenzo Costa il Giovane</strong>, ma è ancora presto per esprimersi. Spero, infine, che <strong>questo gesto possa essere d’esempio </strong>per altri collezionisti: <strong>donare a Palazzo Ducale può essere un atto civico</strong>, un modo per ricordare una persona cara, per partecipare alla crescita del Palazzo Ducale, la realtà culturale di Mantova che<strong> è patrimonio di tutti</strong>».</p>
<p>Le opere saranno presto esposte, in seguito a un intervento ora necessario e affidato alla <strong>restauratrice </strong>mantovana <strong>Emanuela Scaravelli, </strong>sotto la direzione del funzionario restauratore di Palazzo Ducale <strong>Sara Scatragli</strong>.</p>
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