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		<title>Cimici dei letti ad alta quota e zecche alle porte delle città</title>
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				<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 08:21:25 +0000</pubDate>
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<p>Una notte sotto le stelle nel rifugio in alta montagna, la scampagnata nelle colline a pochi passi dalla città, un weekend al fresco del Nord. L&#8217;estate è tempo di viaggi e gite fuoriporta. Ma occhio a sottovalutare il rischio di ritrovarsi a condividere le ferie con ospiti indesiderati che, all&#8217;insaputa del malcapitato, approfittano della situazione. Non sempre questi guastafeste danno segno della loro presenza, spesso anzi sono invisibili e agiscono con discrezione nell&#8217;oscurità. Sono i parassiti dell&#8217;estate. Ma la novità è che il loro campo d&#8217;azione si sta ampliando molto velocemente, complice anche il cambiamento climatico. Così può capitare di imbattersi in cimici dei letti, zecche, flebotomi anche in contesti insospettabili, dove un tempo non ci si sarebbe aspettati di trovarli. A mettere in guardia sulle loro nuove &#8216;residenze&#8217; è Sara Epis, professore associato di Parassitologia all&#8217;università degli Studi di Milano e nel direttivo della Società italiana di parassitologia, che traccia una mappa aggiornata del rischio.</p>
<p>A cominciare dalle cimici dei letti, un problema &#8220;sommerso, ma che esiste ed è sempre più diffuso&#8221;, spiega all&#8217;Adnkronos Salute. Si tratta dell&#8217;ectoparassita del viaggio per eccellenza, &#8220;ma non può più essere considerato solo un insetto &#8216;da albergo&#8217;, o da mezzi di trasporto, cinema, come era successo in passato per esempio in diversi Paesi europei. Se ne parla sempre molto poco, ma oggi è possibile trovarle persino ad alta quota, nei rifugi in montagna, e la loro circolazione è più ampia di quanto si pensi. Sopravvivono anche a temperature molto basse, tanto che con il Cai (Club alpino italiano) abbiamo curato una brochure informativa per i rifugi della Lombardia. Perché l&#8217;informazione è cruciale per alzare il livello di attenzione dei viaggiatori. Basta che un rifugio si trovi lungo un percorso che prevede più tappe e che una persona trasporti il parassita nello zaino da un rifugio all&#8217;altro&#8221;. E in questo caso si può davvero dire che tutto il mondo è paese. &#8220;Può capitare di imbattersi nelle cimici dei letti un po&#8217; ovunque, dalla Cina a un qualsiasi Paese dell&#8217;Europa. E la loro presenza non è un indicatore automatico di scarsa igiene o della bassa categoria di un posto&#8221;. Una stella o 5, poco importa. &#8220;Perché in realtà sono molto brave a nascondersi e vengono introdotte continuamente attraverso gli spostamenti delle persone&#8221;. Sono &#8216;globetrotter&#8217;, insomma. Questi piccoli insetti dal colore marrone-bruno &#8220;non trasmettono malattie come le zecche &#8211; precisa Epis &#8211; ma sono fastidiose per le punture che causano intenso prurito e per l&#8217;infestazione che poi possono procurarci&#8221; se ci entrano nelle valigie e ce le portiamo a casa.</p>
<p>Dove c&#8217;è un ambiente ideale e dove c&#8217;è l&#8217;ospite &#8211; quindi l&#8217;uomo su cui possono fare il loro pasto di sangue &#8211; è possibile incontrarle. &#8220;Il pasto lo fanno in tutti gli stadi, sia di ninfa che di adulto, e fanno punture in linea retta, tendenzialmente una di seguito all&#8217;altra &#8211; riferisce l&#8217;esperta &#8211; Quindi lasciano spesso questo segno caratteristico. In estate sembrano essere più diffuse perché si viaggia di più e c&#8217;è più possibilità di contatto, e tendenzialmente loro sono attive particolarmente quando la stagione è calda. Se le temperature scendono davvero molto muoiono, ma in determinate condizioni, nascondendosi, riescono a sopravvivere anche nei rifugi e ad andare in una sorta di &#8216;pausa&#8217;, tornando poi attive per la stagione successiva. Hanno un range di attività vera e propria che arriva intorno ai 15 gradi, ma rallentano il loro metabolismo e possono sopravvivere anche a 5 gradi. Sono insetti piatti di circa 5-7 millimetri ed è molto difficile vederle di giorno &#8211; a meno di avere un&#8217;infestazione importante &#8211; perché sono attive durante la notte, prediligono le camere da letto per questo. Il suggerimento che si dà, quando si entra in una camera d&#8217;albergo, è di non appoggiare subito la valigia sul letto, ma di dare prima un&#8217;occhiata alle lenzuola se ci sono dei segni distintivi (piccole macchioline nere che sono le loro feci) e in giro per vedere se si dovessero trovare degli insettini morti nella camera. Al ritorno a casa, soprattutto da viaggi internazionali in posti magari più a rischio, è bene evitare di portare la valigia direttamente in camera da letto, ma controllare gli indumenti e lavare comunque tutto in lavatrice con abbondante detersivo, lasciando quello che non si può lavare all&#8217;aperto&#8221;.</p>
<p>Ma ci sono anche altri ectoparassiti in agguato. E un altro elemento di cui occorre tenere conto in questo periodo di spostamenti è che &#8220;le zecche sono un problema sempre più diffuso e la loro presenza è stata rilevata anche nelle periferie urbane &#8211; avverte Epis &#8211; Soprattutto nei mesi caldi, ma non solo, aumenta l&#8217;esposizione durante le nostre passeggiate e i picnic, ma non dobbiamo più considerarle solo come un problema dell&#8217;escursionista estremo che va in montagna. Le si incontra anche in collina, nelle aree verdi nelle periferie urbane. Il rischio ormai è più allargato, c&#8217;è per chi va in campeggio, come per chi porta il cane a spasso nel verde, e così via. E la testimonianza di ciò è proprio che aumentano le segnalazioni di persone che vengono parassitate da zecche e anche i lavori scientifici ci dicono che sono in espansione&#8221;.</p>
<p>Aumenta dunque il contatto. &#8220;E, oltre alla nota malattia di Lyme, c&#8217;è anche l&#8217;encefalite da zecche, la Tbe (Tick-Borne Encephalitis), una malattia molto importante presente soprattutto nel Nord-Est del nostro Paese, ma abbiamo avuto segnalazioni anche in Lombardia. Bisogna dunque fare molta, molta attenzione. In Italia, specie al Nord in tutto l&#8217;arco alpino e prealpino, ma anche in tutta la zona dell&#8217;Appennino, nell&#8217;Emilia Romagna eccetera. Sono tutte zone dove la zecca del genere Ixodes è particolarmente presente, ma ricordiamoci che questo parassita si adatta bene a diversi ambienti, quindi è presente per esempio anche in Sicilia. Non dobbiamo escludere insomma il rischio anche in altre aree&#8221;.</p>
<p>La maggior parte delle persone non sa poi che &#8220;le zecche possono essere anche molto piccole, lo stadio di sviluppo in cui hanno più possibilità di trasmettere la Borrelia che causa la malattia di Lyme è lo stadio di ninfa. Uno stadio in cui la zecca è di circa 1 millimetro. Complici le dimensioni microscopiche e il fatto che tutti gli artropodi ematofagi iniettano sostanze anestetizzanti quando pungono, è facile non accorgersi di loro. Al rientro da un qualsiasi tipo di escursione è dunque importante cercare di controllarsi, per identificare anche qualcosa di molto, molto piccolo che si fa fatica a vedere&#8221;, suggerisce Epis. La zecca può rimanere attaccata 4-5 giorni ed essendo così piccola &#8220;il rischio è di intercettarla solo dopo un paio di giorni, quando comincia a diventare un po&#8217; più grossa, perché ha compiuto il pasto&#8221;. Possono attaccare un po&#8217; ovunque, anche se &#8220;è più probabile trovarle nella zona dietro il collo o dietro le ginocchia, o magari sotto le ascelle, dietro le orecchie, etc&#8221;. La zecca &#8220;si toglie con una pinzetta, facendo una leggera rotazione e poi tirando, cercando di avere un movimento piuttosto deciso per estrarla. Fatto questo, conserviamola, perché se si dovessero manifestare eventuali sintomi è importante portare la zecca in ospedale per una corretta diagnosi&#8221;. Esiste qualche spia della loro presenza? &#8220;La classica manifestazione cutanea è l&#8217;eritema migrante, un alone rossastro con anelli concentrici di colore rosso che si dipartono dalla zona di puntura della zecca. Questa è una manifestazione caratteristica della malattia di Lyme, ma non sempre si presenta, solo circa nel 70% dei casi&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C&#8217;è poi un altro rischio in espansione: i flebotomi. &#8220;Sono sempre stati considerati per il fatto che trasmettono la leishmaniosi al cane e di questi ectoparassiti si parla ancora poco nel Nord Italia. Ma negli ultimi anni si sono diffusi anche a queste latitudini e sono sempre più in espansione con il cambiamento climatico che favorisce temperature più alte e un clima ideale per la loro diffusione. Stiamo lavorando proprio su questo ormai da un po&#8217; &#8211; racconta Epis &#8211; I flebotomi sono insetti piccolissimi, circa 2-3 mm, dal volo silenzioso. Sono molto dedicati, la gente in realtà non li conosce perché non li vede proprio. Ed è vero che trasmettono la leishmaniosi al cane, ma anche all&#8217;uomo (sia di tipo viscerale che con forme cutanee), benché sia più rara come manifestazione. Inoltre &#8211; ricorda l&#8217;esperta &#8211; i flebotomi trasmettono anche un virus molto importante chiamato Toscana virus, un patogeno emergente soprattutto nelle zone dell&#8217;Emilia Romagna, della Toscana, ma anche in Lombardia e in Veneto. Sono sempre più numerosi i casi diagnosticati, nel 2025 ne abbiamo avuti più di 100. La loro attività è crepuscolare, in particolar modo notturna. E, pungendo nei mesi caldi, possono trasmettere virus come questo, in grado di causare anche forme gravi quali meningiti ed encefaliti, sebbene la maggior parte dei casi sia asintomatica&#8221;. Senza allarmismi, conclude la parassitologa, &#8220;è importante conoscere i rischi&#8221; legati ai parassiti dell&#8217;estate. &#8220;Basterebbe veramente poco, un minimo di informazione, per non abbassare la guardia&#8221;.</p>
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		<title>Malessere in quota per 15enne mantovano in Trentino: interviene il soccorso alpino</title>
		<link>https://mantovauno.it/cronaca/malessere-in-quota-per-15enne-mantovano-in-trentino-interviene-il-soccorso-alpino/</link>
				<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 08:52:33 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>PEIO – Malore in quota per un ragazzo mantovano di 15 anni, soccorso nella notte sul Cevedale. È accaduto nella serata di mercoledì 5 agosto, mentre il giovane si trovava insieme al padre nella zona del rifugio Larcher, in Trentino. Il quindicenne, residente in provincia, ha accusato i sintomi riconducibili al mal di montagna, rendendo [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">PEIO –<strong> Malore in quota per un ragazzo mantovano di 15 anni, soccorso nella notte sul Cevedale.</strong> È accaduto nella serata di mercoledì 5 agosto, mentre il giovane si trovava insieme al padre nella zona del rifugio Larcher, in Trentino.</p>
<p class="isSelectedEnd">Il quindicenne, residente in provincia, ha accusato i sintomi riconducibili al mal di montagna, rendendo necessario l’intervento del Soccorso alpino. La richiesta di aiuto è scattata attorno alle 22.</p>
<p class="isSelectedEnd">I soccorritori della stazione di Peio hanno raggiunto in un primo momento Malga Mare con il mezzo di servizio, per poi proseguire a piedi lungo il sentiero. Nel frattempo padre e figlio, dopo aver lasciato il rifugio, avevano già iniziato autonomamente la discesa verso valle.</p>
<p class="isSelectedEnd">Le squadre sono quindi andate loro incontro e, una volta raggiunta la coppia, hanno assistito il ragazzo accompagnandolo insieme al padre fino al punto in cui era stata lasciata l’automobile.</p>
<p>L’operazione si è conclusa poco dopo la mezzanotte, dopo alcune ore particolarmente impegnative per il quindicenne mantovano e per il genitore. Fortunatamente l’episodio si è risolto con il rientro a valle assistito dai soccorritori.</p>
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		<title>Stefano Pezzini nominato vicepresidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare</title>
		<link>https://mantovauno.it/cronaca/stefano-pezzini-nominato-vicepresidente-nazionale-di-confcooperative-agroalimentare/</link>
				<pubDate>Thu, 28 May 2026 08:49:23 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Stefano Pezzini è stato nominato vicepresidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca. La designazione è arrivata nel corso del Consiglio Nazionale della Federazione, riunito dopo l’Assemblea Nazionale che si è tenuta a Roma e che ha riconfermato Raffaele Drei alla presidenza. Confcooperative Agroalimentare e Pesca rappresenta oltre 2.500 imprese cooperative, 407mila soci, 75mila addetti e [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd"><strong>Stefano Pezzini è stato nominato vicepresidente nazionale di Confcooperative Agroalimentare e Pesca.</strong> La designazione è arrivata nel corso del <strong>Consiglio Nazionale della Federazione</strong>, riunito dopo l’Assemblea Nazionale che si è tenuta a Roma e che ha riconfermato <strong>Raffaele Drei</strong> alla presidenza.<br />
Confcooperative Agroalimentare e Pesca rappresenta oltre 2.500 imprese cooperative, 407mila soci, 75mila addetti e quasi 38 miliardi di euro di fatturato, pari a oltre il 20% del Made in Italy agroalimentare. <img class=" wp-image-669281 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2026/05/Stefano-Pezzini-300x292.jpg" alt="" width="237" height="231" />Oltre a Pezzini, nel nuovo Consiglio Nazionale sono entrati, tra gli altri, anche i mantovani <strong>Paolo Benedusi</strong> della Latteria Agricola di Quistello e <strong>Renato Zaghini</strong> del Caseificio Europeo di Bagnolo San Vito. Pezzini, nelle scorse settimane, era stato eletto anche nuovo <strong>presidente di Confcooperative Agroalimentare Lombardia.</strong> Particolarmente significativa la rappresentanza mantovana all’Assemblea guidata dal presidente dell’Unione Provinciale <strong>Fabio Perini,</strong> che ha visto la partecipazione di 19 delegati in rappresentanza delle cooperative operanti nel settore lattiero-caseario e dei servizi agricoli.</p>
<p class="isSelectedEnd">Pezzini ha rivolto un augurio di buon lavoro al presidente Raffaele Drei per il nuovo mandato alla guida di Confcooperative Agroalimentare e Pesca e ha ringraziato il Consiglio Nazionale per la fiducia ricevuta con la nomina a vicepresidente. Ha quindi sottolineato come <strong>le sfide che attendono il comparto richiedano rappresentanza, capacità di ascolto e lavoro condiviso, confermando l’impegno a valorizzare il ruolo delle cooperative agricole, sostenendo le filiere e i territori.<br />
</strong>Pezzini ha indicato una serie di priorità per il settore. Tra queste, <strong>il tema dei giovani,</strong> rispetto al quale ha evidenziato la necessità di trovare nuovi modi di comunicare, più vicini ai linguaggi e alle sensibilità delle nuove generazioni. Altro punto indicato è quello della <strong>montagna,</strong> per la quale servono strumenti più efficaci e norme aggiornate a sostegno delle imprese cooperative che operano in questi territori. Sul fronte della <strong>sostenibilità</strong>, Pezzini ha richiamato l’importanza di investire molto e di costruire un dialogo più aperto, capace di raccontare meglio il mondo cooperativo e il suo legame con l’ambiente.<br />
Tra le priorità anche<strong> il credito:</strong> per Pezzini occorre favorire l’accesso ai finanziamenti e mettere in campo strumenti più efficaci per le imprese cooperative, con il possibile contributo del sistema delle Bcc e di Fondosviluppo.<br />
Infine, il<strong> tema delle filiere.</strong> Pezzini ha sottolineato la necessità di filiere efficaci e performanti, citando quella del Grana Padano, ma anche l’esigenza di valorizzare altri comparti strategici come cereali, ortofrutta, suini e vino.</p>
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		<title>Vento forte in Lombardia: a Gonzaga raffiche a 61km/h. Picco nel Comasco: 130km/h</title>
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				<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 15:02:28 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Raffiche fino a quasi 130 chilometri orari, alberi piegati e disagi diffusi: il vento forte, annunciato dalle previsioni di Arpa Lombardia, è arrivato puntuale, investendo gran parte della regione tra la serata di ieri e la mattinata di oggi. Il picco massimo è stato registrato a Canzo, in provincia di Como, dove le [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="515">MANTOVA &#8211; Raffiche fino a quasi 130 chilometri orari, alberi piegati e disagi diffusi: il vento forte, annunciato dalle previsioni di <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Arpa Lombardia,</span></span> è arrivato puntuale, investendo gran parte della regione tra la serata di ieri e la mattinata di oggi. Il picco massimo è stato registrato a <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Canzo</span></span>, in provincia di Como, dove le centraline hanno rilevato una raffica di 129,6 km/h, uno dei valori più elevati delle ultime stagioni, pur senza raggiungere livelli eccezionali. Nel Mantovano le raffiche hanno raggiunto velocità inferiori (il picco a Gonzaga, con 61,2 km/h), ma si è confermata una diffusione del fenomeno su tutto il territorio regionale.</p>
<p data-start="517" data-end="851">L’ingresso di un fronte freddo ha innescato un episodio di ventilazione intensa su tutta la Lombardia. Secondo i tecnici dell’Agenzia, si tratta di un fenomeno significativo ma compatibile con le dinamiche atmosferiche tipiche del territorio regionale, soprattutto nelle aree montane e pedemontane più esposte ai flussi da nord-ovest.</p>
<p data-start="853" data-end="1341">A Canzo la velocità media del vento sui 10 minuti ha raggiunto i 58,7 km/h, con il massimo registrato intorno alle 23 di ieri, mentre la raffica più violenta si è verificata questa mattina alle 8.50. In entrambi i casi il vento soffiava da nord-ovest. Un dato rilevante, ma inferiore ai record storici: il 25 marzo 2019 si toccarono i 139,7 km/h, mentre il 30 dicembre 2018 la velocità media sui 10 minuti arrivò a 88,6 km/h, classificabile come tempesta di grado 10 nella scala Beaufort.</p>
<p data-start="1343" data-end="1762">Raffiche sostenute anche in altre zone della regione. A <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Madesimo</span></span>, al Passo dello Spluga, si sono registrati valori medi di 77,7 km/h con punte oltre i 100 km/h. Situazione simile nel Varesotto, dove a Veddasca, Monte Cadrigna, le raffiche hanno raggiunto i 111,6 km/h. Nel Lecchese, a Valmadrera, si sono toccati i 90 km/h, mentre nel Bergamasco il Passo San Marco ha sfiorato i 104,4 km/h.</p>
<p data-start="1764" data-end="2129">Anche la pianura non è stata risparmiata, anche se la velocità è stata simile a quella registrata a Gonzaga. A Milano la velocità media si è attestata sui 36,6 km/h con raffiche fino a 68,4 km/h, mentre ad <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Abbiategrasso</span></span> si sono registrati picchi di 72 km/h.</p>
<p data-start="2131" data-end="2544">Gli esperti sottolineano come questi valori, pur elevati, non siano paragonabili ai fenomeni estremi classificati nella scala Saffir-Simpson, utilizzata per i cicloni tropicali, caratterizzati da venti medi ben più intensi. Resta comunque alta l’attenzione: la ventilazione resterà sostenuta anche nelle prossime ore e viene raccomandata prudenza, in particolare negli spostamenti e nelle aree alberate o esposte.</p>
<p data-start="2546" data-end="2804">Disagi si sono registrati soprattutto per rami spezzati, oggetti divelti e difficoltà nella circolazione, senza però, al momento, segnalazioni diffuse di danni gravi. La situazione è costantemente monitorata dalla rete di rilevamento meteorologico regionale.</p>
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		<title>Motori e montagna le passioni di Stefano, il ragazzo medolese morto per la slavina in Trentino</title>
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				<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 17:31:56 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>MEDOLE &#8211; Una tragedia della montagna che ha spezzato una giovane vita, lasciando una comunità attonita. La morte di Stefano Crotti, 28 anni, ha colpito nel profondo Medole, dove il ragazzo era conosciuto non solo per il lavoro nell’impresa edile di famiglia, ma per il suo carattere umile, generoso e affabile e la passione autentica [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p data-start="0" data-end="313">MEDOLE &#8211; Una tragedia della montagna che ha spezzato una giovane vita, lasciando una comunità attonita. La morte di Stefano Crotti, 28 anni, ha colpito nel profondo Medole, dove il ragazzo era conosciuto non solo per il lavoro nell’impresa edile di famiglia, ma per il suo carattere umile, generoso e affabile e la passione autentica per la natura.</p>
<p data-start="315" data-end="682"><strong><a href="https://mantovauno.it/home-page/28enne-di-castiglione-delle-stiviere-muore-travolto-da-una-valanga-al-passo-vajolet/">L’incidente si è verificato nel pomeriggio di ieri sul passo Vajolet, in Trentino</a></strong>, sopra il rifugio omonimo a quota 2.243 metri, durante una ciaspolata insieme alla compagna. Una slavina si è improvvisamente staccata travolgendo entrambi. La giovane, rimasta illesa, ha immediatamente lanciato l’allarme chiamando il Numero Unico per le Emergenze 112 intorno alle 15.</p>
<p data-start="684" data-end="1247">La macchina dei soccorsi si era attivata in pochi minuti: la stazione Centro Fassa del <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Soccorso Alpino e Speleologico della Val di Fassa</span></span>, con operatori pronti al rifugio Gardeccia, le unità cinofile, il supporto delle stazioni di Moena, Alta Fassa e San Martino, il nucleo elicotteri di Trento e i Vigili del Fuoco. Le ricerche si erano concentrate nel punto in cui la slavina aveva sepolto il giovane. I due escursionisti erano sprovvisti di Artva, il dispositivo elettronico di autosoccorso, circostanza che ha reso più complesse le operazioni di individuazione.</p>
<p data-start="1249" data-end="1541">Crotti era stato estratto intorno alle 16 ancora in vita. Dopo le prime manovre di stabilizzazione sul posto, era stato elitrasportato all’<span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Ospedale Santa Chiara di Trento</span></span> in condizioni gravissime. Durante la notte il suo cuore ha cessato di battere a causa delle conseguenze dell’ipotermia.</p>
<p data-start="1543" data-end="1905">A Medole la notizia si è diffusa rapidamente in mattinata, generando sgomento e incredulità. Stefano lavorava fianco a fianco con il padre Claudio nell’impresa edile di famiglia, una realtà conosciuta in paese. Era un giovane pieno di energia, appassionato di montagna e di motori, descritto da chi lo conosceva come un bravo ragazzo, serio nel lavoro e sempre disponibile.</p>
<p data-start="1907" data-end="2248">La famiglia si è chiusa nel dolore e nel riserbo. In queste ore la comunità si stringe attorno ai genitori e ai familiari, travolti da una perdita che appare incomprensibile. La montagna, che per Stefano era passione e libertà, si è trasformata in un destino crudele. Resta il ricordo di un ragazzo di 28 anni che aveva ancora tutta una vita davanti a sé.</p>
<p data-start="1907" data-end="2248">VEDI ANCHE: <strong><a href="https://mantovauno.it/cronaca/28enne-di-castiglione-delle-stiviere-muore-travolto-da-una-valanga-al-passo-vajolet/">Travolto da una valanga in Trentino, muore 28enne di Medole</a></strong></p>
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		<title>Mynet, fibra attiva nella montagna trentina: sfida vinta in meno di due mesi</title>
		<link>https://mantovauno.it/economia/mynet-fibra-attiva-nella-montagna-trentina-sfida-vinta-in-meno-di-due-mesi/</link>
				<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 17:32:40 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<p data-start="96" data-end="482"><strong>Mynet</strong>, l&#8217;azienda di telecomunicazioni mantovana leader nella connettività ultraveloce, <strong>è il primo operatore ad aver attivato la propria fibra ottica presso Intacture, il Data Center nel cuore della montagna in Trentino.</strong> Il progetto di posa dell’infrastruttura è stato realizzato in<strong> tempi record</strong> e celebrato nei giorni scorsi alla presenza di numerosi rappresentanti di enti e istituzioni.<br />
«Abbiamo accettato una sfida: portare la connettività a questa straordinaria infrastruttura in meno di sessanta giorni. Il nostro primo sopralluogo risale allo scorso 15 settembre: dopo tre giorni eravamo già operativi», racconta il direttore generale di Mynet<strong> Giovanni Zorzoni.<br />
</strong>Grazie alla dorsale proprietaria già presente in Trentino, frutto degli investimenti dell’azienda e della sua controllata <strong>Mynet Trentino,</strong> è stato possibile <strong>accelerare l’esecuzione del progetto, riducendo tempi e costi e concentrando la progettazione e la costruzione esclusivamente sulla tratta finale di 3,5 chilometri che collega il punto di accesso della dorsale al Data Center.</strong> «Il sopralluogo all’interno della struttura è stato sorprendente – afferma il direttore Infrastrutture di Mynet <strong>Omar Vacchelli</strong> – un’opera realizzata all’interno di una montagna, in una miniera attiva, con gallerie e ramificazioni interne costruite nel rispetto dei più alti standard di sicurezza e resilienza.»</p>
<p data-start="1680" data-end="2331">L’impegno di Mynet è stato particolarmente intenso: <strong>l’azienda ha dedicato al progetto quasi l’intero reparto infrastrutture e i tecnici specializzati del Trentino, provenienti dalla storica sede di Rovereto,</strong> per garantire rapidità ed efficienza. I lavori, condotti da squadre qualificate di posatori e giuntisti, si sono svolti dal 17 settembre fino a metà novembre, data in cui l’infrastruttura ottica è stata completata. Nel complesso, l’intervento ha comportato la realizzazione di <strong>14 nuovi chilometri di dorsale e la posa di 4,2 chilometri di fibra ottica,</strong> di cui 3,5 su strada fino all’ingresso del Data Center e 0,68 all’interno della struttura.<br />
Il Data Center è ora servito da una connettività in fibra ottica di ultima generazione: Mynet ha implementato la tecnologia DWDM a Nx400 Gigabit al secondo, che garantisce capacità e latenza senza precedenti, anche grazie ai collegamenti completamente interrati e realizzati su percorsi cavo distinti verso la provincia autonoma di Trento.</p>
<p data-start="2674" data-end="3232">«Qui si concretizza una storia di successo, che intreccia competenze scientifiche, tecnologie avanzate e capacità industriali, generando nuove opportunità di sviluppo in un contesto unico e naturalmente sostenibile. La connettività rafforza la competitività del territorio e apre la strada a nuovi investimenti, in un ecosistema che cresce grazie alla forza delle sinergie e delle competenze presenti», sottolinea <strong>Achille Spinelli,</strong> vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico, lavoro, famiglia, università e ricerca della Provincia autonoma di Trento.<br />
«L’attivazione della connettività da parte di Mynet rappresenta un passaggio fondamentale nello sviluppo di Intacture.<img class="size-medium wp-image-609871 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/12/fibra-ottica-Mynet-Trentino-300x200.png" alt="" width="300" height="200" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/12/fibra-ottica-Mynet-Trentino-300x200.png 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/12/fibra-ottica-Mynet-Trentino-768x512.png 768w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/12/fibra-ottica-Mynet-Trentino-696x464.png 696w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/12/fibra-ottica-Mynet-Trentino-630x420.png 630w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/12/fibra-ottica-Mynet-Trentino.png 930w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /> Portare fibra ottica in tempi così rapidi all’interno di una struttura complessa come un data center in miniera dimostra la solidità di una collaborazione orientata alla qualità e alla rapidità di esecuzione. L’arrivo di Mynet conferma il valore di Intacture e la centralità che questa infrastruttura sta assumendo nell’ecosistema digitale trentino e italiano», osserva<strong> Roberto Loro,</strong> consigliere d’amministrazione di Trentino DataMine.<br />
Anche il presidente del Comitato Scientifico di Trentino DataMine, <strong>Paolo Giorgini</strong>, evidenzia il ruolo del progetto: «Intacture rappresenta per il Trentino un’infrastruttura strategica a supporto della ricerca e dell’innovazione digitale. In un settore come l’intelligenza artificiale, caratterizzato da un’evoluzione rapidissima, è essenziale disporre di soluzioni che riducano i tempi di reazione e favoriscano l’integrazione tra attività di ricerca e applicazioni concrete. L’attivazione della fibra ottica è un passaggio chiave per rendere pienamente operativo il Data Center e permette al territorio di dotarsi degli strumenti necessari per competere, sostenendo crescita, sperimentazione e trasferimento tecnologico.»</p>
<p data-start="4514" data-end="4871">«Nell’anno in cui celebriamo il trentesimo anniversario della nostra azienda – conclude Zorzoni – questo progetto altamente sfidante e innovativo rappresenta il <strong>coronamento simbolico della nostra attività,</strong> che si esprime nella vicinanza alle esigenze del territorio per ridurre il digital divide e in un’attenzione sempre altissima alla ricerca e sviluppo.»</p>
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		<title>Quarant’anni dalla tragedia di Stava: undici mantovani non fecero ritorno</title>
		<link>https://mantovauno.it/cronaca/quarantanni-dalla-tragedia-di-stava-undici-mantovani-non-fecero-ritorno/</link>
				<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 18:33:56 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<p data-start="212" data-end="1042">Il 19 luglio 1985, alle ore 12.22, una valanga di fango e detriti si abbatté con violenza sulla Val di Stava, nel Trentino, cancellando in pochi minuti una località turistica piena di vita. Il crollo dei bacini di decantazione della miniera di Prestavèl provocò la morte di <strong data-start="486" data-end="501">268 persone</strong>, fra cui <strong data-start="511" data-end="535">11 vittime mantovane</strong>: <strong data-start="537" data-end="566">Natalina Brutti, 76 anni;</strong> <strong data-start="567" data-end="593">Maria Giulia, 78 anni;</strong> <strong data-start="594" data-end="622">Renata Deodati, 64 anni;</strong> <strong data-start="623" data-end="648">Rosa Froldi, 69 anni;</strong> <strong data-start="649" data-end="674">Iole Manini, 62 anni;</strong> <strong data-start="675" data-end="703">Nella Marocchi, 79 anni;</strong> <strong data-start="704" data-end="732">Liliana Curcio, 61 anni;</strong> <strong data-start="733" data-end="761">Lucia Morselli, 48 anni;</strong> <strong data-start="762" data-end="789">Guido Orlandi, 70 anni;</strong> <strong data-start="790" data-end="824">Desdemona Lombardini, 70 anni;</strong> e <strong data-start="827" data-end="856">Pasqua Sampietri, 61 anni</strong>. A distanza di quarant’anni, la tragedia resta una ferita aperta per l’Italia intera, ma in particolare per le comunità che persero i propri cari in modo tanto assurdo quanto evitabile.</p>
<p data-start="1044" data-end="1664"><img class=" wp-image-558839 alignleft" src="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/07/stava_Mattarellla-300x205.png" alt="" width="230" height="157" srcset="https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/07/stava_Mattarellla-300x205.png 300w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/07/stava_Mattarellla-768x526.png 768w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/07/stava_Mattarellla-218x150.png 218w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/07/stava_Mattarellla-696x477.png 696w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/07/stava_Mattarellla-613x420.png 613w, https://mantovauno.it/wp-content/uploads/2025/07/stava_Mattarellla.png 793w" sizes="(max-width: 230px) 100vw, 230px" />La commemorazione ufficiale si è svolta presso il cimitero di Tesero, riservata ai familiari delle vittime, alla presenza del Presidente della Repubblica <strong data-start="1170" data-end="1219">Sergio Mattarella</strong>, che ha deposto una corona di fiori al monumento dedicato alle vittime prima dell’esecuzione del &#8220;Silenzio&#8221;. Successivamente, accolto da un lungo applauso, il Capo dello Stato ha preso parte alla cerimonia civile nel Teatro di Tesero, dove sono intervenuti le autorità locali e i rappresentanti della <strong data-start="1521" data-end="1546">Fondazione Stava 1985</strong>, impegnata da decenni nella salvaguardia della memoria e nella sensibilizzazione sul tema della sicurezza ambientale. Nel suo discorso, Mattarella ha ricordato come “sulla Valle di Stava cadde di colpo morte, devastazione, disperazione”. Ha sottolineato con forza che quella non fu una calamità naturale, ma una <strong data-start="1860" data-end="1901">tragedia causata dalla mano dell’uomo</strong>, da una gestione irresponsabile delle strutture minerarie, dall’assenza di controlli, dall’indifferenza al pericolo. “La montagna – ha ammonito – non deve essere sfruttata senza ritegno. <strong>È un bene comune, non una risorsa da depredare per profitto.”</strong></p>
<p data-start="1044" data-end="1664"> Le 11 vittime mantovane erano persone in vacanza, travolte da una valanga di fango che distrusse <strong data-start="2360" data-end="2411">3 alberghi, 53 abitazioni, 6 capannoni, 8 ponti</strong> e gravemente danneggiò <strong data-start="2435" data-end="2448">9 edifici</strong>. La frazione di Stava fu quasi completamente spazzata via; anche Tesero fu duramente colpito. “Quella della Valle di Stava – ha concluso Mattarella – resta una delle più gravi tragedie industriali italiane. Ma vogliamo ricordarla anche come simbolo di rinascita, di resilienza, di una comunità che ha saputo ricostruire e trasformare il dolore in memoria viva.”</p>
<p data-start="1044" data-end="1664">
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		<title>Disorientati e bloccati sui monti Lessini: coppia di mantovani salvata dal Soccorso Alpino</title>
		<link>https://mantovauno.it/cronaca/disorientati-e-bloccati-sui-monti-lessini-coppia-di-mantovani-recuperata-dal-soccorso-alpino/</link>
				<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 09:07:11 +0000</pubDate>
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								<content:encoded><![CDATA[<p data-start="88" data-end="487">SANT’ANNA D’ALFAEDO (VR) – Attimi di apprensione ieri, nel tardo pomeriggio, per una coppia di escursionisti mantovani rimasti bloccati durante un’escursione nella zona del Ponte di Veja, celebre arco naturale dei Monti Lessini. I due, partiti per percorrere l’anello che attraversa il noto sentiero numero 257, hanno perso l’orientamento, finendo intrappolati in un vajo, una stretta gola rocciosa.</p>
<p data-start="489" data-end="853">A complicare la situazione è stato un infortunio occorso alla donna, una 57enne: dopo un salto da un muretto, ha iniziato a sentire forti dolori a un ginocchio, rendendo impossibile proseguire o tentare di risalire in autonomia. Resosi conto di non riuscire a ritrovare la traccia del sentiero, il compagno ha allertato immediatamente il Soccorso Alpino di Verona.</p>
<p data-start="855" data-end="1269">Le operazioni di recupero non sono state semplici fin da subito. La squadra di soccorritori ha dovuto affrontare una prima difficoltà legata alla geolocalizzazione precisa della coppia: il segnale GPS non era stabile nella stretta gola in cui si trovavano. Individuata finalmente la posizione, i tecnici si sono avvicinati il più possibile con i mezzi fuoristrada, per poi proseguire a piedi sul sentiero impervio.</p>
<p data-start="1271" data-end="1775">Una volta raggiunti, i soccorritori hanno prestato le prime cure di assistenza alla donna, aiutandola a risalire dal punto in cui era rimasta bloccata fino a ritornare sul sentiero principale. Con molta cautela, la squadra l’ha accompagnata fino alla jeep e da lì alla loro auto. In accordo con la Centrale Operativa del 118, non si è reso necessario un trasporto ospedaliero immediato: la coppia ha potuto allontanarsi in autonomia.</p>
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		<title>Mantovani nella morsa del caldo: piscine affollate e fughe verso il fresco</title>
		<link>https://mantovauno.it/home-page/mantovani-nella-morsa-del-caldo-piscine-affollate-e-fughe-verso-il-fresco/</link>
				<pubDate>Sun, 29 Jun 2025 12:25:41 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; L&#8217;estate sta mostrando il suo volto più rovente in questi giorni, con un&#8217;ondata di calore che sta avvolgendo tutta la provincia mantovana, portando le temperature a livelli eccezionalmente elevati. La città e i paesi sono diventati vere e proprie fornaci, spingendo i cittadini a cercare ogni possibile via di fuga dal caldo torrido. [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><span class="selected">MANTOVA &#8211; L&#8217;estate sta mostrando il suo volto più rovente in questi giorni, con un&#8217;ondata di calore che sta avvolgendo tutta la provincia mantovana, portando le temperature a livelli eccezionalmente elevati. La città e i paesi sono diventati vere e proprie fornaci, spingendo i cittadini a cercare ogni possibile via di fuga dal caldo torrido.</span></p>
<p><span class="selected">La risposta più immediata e accessibile per molti è stato l&#8217;assalto alle </span><span class="selected">piscine come nel caso di Cloromania centro piscine di Suzzara e di quella Comunale di Pegognaga. </span><span class="selected">Dai centri urbani alle periferie, le strutture natatorie sono state prese d&#8217;assalto fin dalle prime ore del mattino, registrando il &#8220;tutto esaurito&#8221; in molti casi. Code ai botteghini, spogliatoi gremiti e sdraio occupate fin quasi all&#8217;inverosimile sono diventate la normalità, con l&#8217;acqua delle vasche che rappresenta l&#8217;unico, agognato sollievo, per migliaia di persone di ogni età. Famiglie intere, gruppi di amici, giovani ma anche anziani hanno cercato rifugio nell&#8217;abbraccio rinfrescante delle piscine, trasformando questi spazi in oasi di socialità e refrigerio, pur nella ressa generale.</span></p>
<p><span class="selected">Per chi ha avuto la possibilità e la fortuna di organizzarsi, la soluzione è stata una vera e propria </span><span class="selected">fuga dalla città</span><span class="selected">. Le mete privilegiate sono state naturalmente le spiagge che hanno visto un&#8217;impennata di presenze, dai litorali adriatici a quelli tirrenici. L&#8217;aria marina e la brezza leggera, uniti alla possibilità di un tuffo in mare, sono diventati sinonimo di sopravvivenza al caldo implacabile.</span></p>
<p><span class="selected">Non solo il mare: anche il Lago di Garda</span><span class="selected"> e le vicine </span><span class="selected">montagne</span><span class="selected"> del Trentino hanno registrato un notevole afflusso. Le località lacustri, con le loro acque più fresche e l&#8217;ombra offerta dalla vegetazione circostante, hanno rappresentato un&#8217;alternativa valida per chi cercava un riparo più vicino o meno affollato. Parallelamente, le cime montane, con le loro temperature più miti e la possibilità di escursioni all&#8217;aria aperta, hanno accolto coloro che sognavano di scappare dall&#8217;afa e godere di un clima più gradevole, magari con un&#8217;escursione rinfrescante.</span></p>
<p><span class="selected">Questa ondata di caldo estremo sta mettendo a dura prova la resistenza di molti, ma sta anche stimolando la creatività e la determinazione nel trovare soluzioni per affrontare le alte temperature. La corsa al refrigerio, sia essa verso le piscine cittadine o nei parchi naturali del paese, è diventata il leitmotiv di questi giorni estivi.</span></p>

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		<title>Con Apam sul Monte Baldo, tutte le domeniche estive a partire dal 15 giugno</title>
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				<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 13:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Apam]]></category>
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		<category><![CDATA[montagna]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Anche quest&#8217;anno riparte il collegamento tra Mantova e Ferrara di Monte Baldo: il servizio sarà attivo tutte le domeniche d&#8217;estate dal 15 giugno e fino al 7 settembre 2025 quando un bus partirà da Mantova della linea 36 permetterà di raggiungere in modo comodo, veloce e conveniente il monte più noto a ridosso del [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MANTOVA &#8211; Anche quest&#8217;anno riparte il collegamento tra Mantova e Ferrara di Monte Baldo: il servizio sarà attivo tutte le domeniche d&#8217;estate dal 15 giugno e fino al 7 settembre 2025 quando un bus partirà da Mantova della linea 36 permetterà di raggiungere in modo comodo, veloce e conveniente il monte più noto a ridosso del ago di Garda.<br />
Confermato il capolinea di partenza da Mantova presso la fermata MANTOVA FS in Piazza Don Leoni, con <strong>partenza alle ore 7.30</strong> in direzione di Ferrara di Monte Baldo, arrivo alle<br />
ore 9.08.<br />
La linea effettua fermate anche in Viale Pitentino, poi a Cittadella, Ponte Rosso, Sant&#8217;Antonio, Bancole, S.Lucia, Roverbella, Valeggio sul Mincio, Castelnuovo del Garda, Caprino Veronese, Pazzon e Spiazzi di Monte Baldo.<br />
La corsa di <strong>ritorno partirà da Ferrara di Monte Baldo alle ore 17.40</strong> e arriverà a Mantova alle ore 19.20.<br />
Spiazzi e Ferrara di Monte Baldo offrono al visitatore diversi itinerari escursionistici per passare una giornata immersi nella natura e ammirare la flora tipica di questa zona prealpina, o semplicemente rilassarsi nella quiete della montagna. È inoltre possibile visitare il particolarissimo Santuario della Madonna della Corona, ricco di pregevoli testimonianze artistiche e unico perché annidato sulle rocce a strapiombo sulla Val d&#8217;Adige.</p>
<p><strong>BIGLIETTI</strong><br />
Per viaggiare sulla linea 36 è necessario munirsi di biglietto interurbano APAM al prezzo di 7,40€. Il biglietto è acquistabile presso l&#8217;APAM Infopoint di Piazza Cavallotti e i punti vendita</p>
<p><strong>INFORMAZIONI</strong><br />
Apam: 0376 230339 – customer.care@apam.it – <a href="http://www.apam.it">http://www.apam.it</a><br />
Facebook: www.facebook.com/apam.mn Twitter:@apam_mn &#8211; Whatsapp: 348 2317678</p>
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