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	<title>Ordine dei medici &#8211; Mantovauno.it</title>
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		<title>Vaccino covid, Ordine medici: &#8220;D&#8217;accordo sull&#8217;obbligo&#8221;. Nel decreto anche scudo penale e indennizzi</title>
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				<pubDate>Sat, 27 Mar 2021 11:53:52 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[<p>Obbligo di vaccinazione per medici e operatori sanitari che sinora hanno rifiutato di sottoporsi all’immunizzazione, scudo penale per gli operatori impegnati nelle vaccinazioni e ampliamento degli indennizzi per chi, a seguito del vaccino, subisce lesioni permanenti. Sono i contenuti di un decreto al quale il Governo lavora in queste ore con il ministro della Salute [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p class="atext"><strong>Obbligo di vaccinazione per medici e operatori sanitari che sinora hanno rifiutato di sottoporsi all’immunizzazione, scudo penale per gli operatori impegnati nelle vaccinazioni e ampliamento degli indennizzi per chi, a seguito del vaccino, subisce lesioni permanenti.</strong> Sono i contenuti di un decreto al quale il Governo lavora in queste ore con il ministro della Salute <strong>Roberto Speranza</strong> e  quello della Giustizia <strong>Marta Cartabia,</strong> che in veste di giudice costituzionale firmò una delle sentenze con cui la Consulta ha sostenuto la legittimità dell&#8217;obbligo vaccinale. Il provvedimento potrebbe essere discusso la prossima settimana al Consiglio dei ministri<br />
Sull&#8217;obbligo della vaccinazione anti-Covid per gli operatori sanitari è intanto intervenuto il presidente della Fnomceo, Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri,<strong> Filippo Anelli</strong> che all&#8217;AdnKronos salute ha dichiarato: &#8220;<strong>Da tempo diciamo che senza la vaccinazione anti-Covid non si può lavorare in corsia.</strong> I medici hanno un codice deontologico che su questo tema va rispettato e inoltre c&#8217;è la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che prevede che il professionista può essere obbligato a vaccinarsi. Ma ieri il premier Draghi ha indicato la necessità di un intervento legislativo e noi siamo d&#8217;accordo. Sappiamo che la situazione è delicata ma, ribadisco, sono poche decine i medici che hanno rifiutato il vaccino. Apprezziamo però l&#8217;impegno del Governo&#8221;.<br />
Tra le ipotesi che potrebbero rientrare nella futura legge per l&#8217;obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, che pur essendo a contatto con i malati decidono di non immunizzarsi, potrebbero rientrare la sospensione fino al licenziamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gallera risponde all&#8217;Ordine dei Medici: &#8220;Sorprendono affermazioni su operato Regione&#8221;</title>
		<link>https://mantovauno.it/cronaca/gallera-risponde-allordine-dei-medici-sorprendono-affermazioni-su-operato-regione/</link>
				<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 16:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>MILANO &#8211; &#8220;Mi ha molto stupito, oltre che amareggiato, la nota che abbiamo ricevuto dalla Federazione degli Ordini dei Medici della Lombardia che assomiglia più ad un atto politico che ad una reale rappresentazione dei fatti&#8221;. Inizia così la lettera di risposta dell&#8217;assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, a quella ricevuta dal presidente [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO &#8211; &#8220;Mi ha molto stupito, oltre che amareggiato, <strong>la nota</strong> che abbiamo ricevuto dalla Federazione degli <strong>Ordini dei Medici della Lombardia</strong> che assomiglia più ad un <strong>atto politico</strong> che ad una reale rappresentazione dei fatti&#8221;. Inizia così <strong>la lettera di risposta dell&#8217;assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera</strong>, a quella ricevuta dal <strong>presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi</strong> e degli Odontoiatri, <strong>Gianluigi Spata,</strong> di cui riportiamo alcuni passaggi.</p>
<p>&#8220;Confermo il <strong>massimo apprezzamento per tutti gli operatori sanitari lombardi</strong> per <strong>l&#8217;abnegazione e l&#8217;umanità</strong> con cui stanno affrontando questo<strong> terribile momento</strong> &#8211; scrive Gallera &#8211; e confido che si possano <strong>abbandonare gli atteggiamenti accusatori</strong>&#8220;. Entrando nel merito delle richieste dei medici l&#8217;assessore precisa: &#8220;Per quanto riguarda l&#8217;<strong>esecuzione dei tamponi ai soli pazienti ricoverati</strong>, ricordo che nelle fasi iniziali dell&#8217;epidemia <strong>i tamponi sono stati eseguiti anche ai contatti stretti di casi asintomatici</strong>. Successivamente il <strong>Ministero della Salute</strong>, con circolare del 27 febbraio 2020 ha <strong>modificato le linee guida</strong>, raccomandando l&#8217;effettuazione del test <strong>ai soli sintomatici</strong>. In ogni caso, è stata sempre<strong> tenuta alta l&#8217;attenzione</strong> sull&#8217;isolamento dei soggetti interessati, sia sintomatici, sia contatti stretti di caso&#8221;.</p>
<p>&#8220;<strong>Un&#8217;attenzione</strong> &#8211; continua la missiva &#8211; affidata al <strong>monitoraggio del Medico di Medicina Generale</strong>, il cui ruolo, fondamentale, abbiamo evidenziato con una nota della Direzione Generale Welfare, il 3 marzo&#8221;. &#8220;In merito all&#8217;<strong>incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio</strong> &#8211; si legge ancora &#8211; è noto il rigore costantemente professato dalla Regione Lombardia e, in primis, dal presidente Fontana che era stato<strong> più volte ingiustamente accusato di aver isolato l&#8217;Italia e di aver creato un clima di terrore</strong>. Proprio su nostra proposta, il ministro della Salute adottò, d&#8217;intesa con il nostro presidente, l&#8217;ordinanza del 23 febbraio 2020 che <strong>istituiva la &#8216;zona rossa&#8217; in dieci comuni del basso lodigiano</strong>. E in data 3 marzo 2020, su nostra indicazione, il Comitato Tecnico Scientifico nazionale ha proposto al Governo <strong>l&#8217;istituzione di una zona rossa nei comuni di Alzano e Nembro</strong>, proposta che <strong>non è stata dal Governo accolta nella sua formulazione originaria</strong>. Tuttavia, in data 8 marzo <strong>su forte ed esplicita insistenza della Regione Lombardia</strong>, il Governo ha imposto a tutte le persone fisiche di <strong>&#8216;evitare ogni spostamento&#8217;</strong> con apposito DPCM&#8221;.</p>
<p>&#8220;Abbiamo sempre prestato l&#8217;attenzione &#8211; prosegue la lettera &#8211; nei confronti dei soggetti anziani e fragili e delle strutture che li ospitano, fornendo precise indicazioni, sulle quali è stata svolta la vigilanza da parte delle ATS, come ad esempio il <strong>divieto di ingresso dei parenti</strong> (se non in caso di assoluta <strong>necessità</strong> e previa <strong>verifica delle condizioni di salute)</strong>. Inoltre, sono state sempre prescritte <strong>idonee misure di isolamento</strong> dei pazienti covid positivi, con l&#8217;ovvia ed espressa possibilità, per i soggetti gestori, di adottare <strong>ogni provvedimento utile ad arginare il contagio</strong>, comunicandolo alla ATS di riferimento&#8221;.</p>
<p>&#8220;Mi auguro che, d&#8217;ora in avanti &#8211; ha conclude Gallera &#8211; si possa davvero lavorare insieme e che le accuse gratuite lascino il passo ad una <strong>collaborazione costruttiva e propositiva,</strong> che è quanto ci si attende da chi rappresenta migliaia di <strong>medici ai quali va, ancora una volta, il nostro grazie</strong>&#8220;.</p>
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		<title>&#8220;Un disastro, sanità da anni trascurata e nessuna strategia&#8221;. Durissimo attacco dei medici lombardi alla Regione</title>
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				<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 19:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>&#8220;Una situazione disastrosa in cui si è trovata la nostra regione, anche rispetto a realtà regionali vicine, che può essere in larga parte attribuita all’interpretazione della situazione solo nel senso di un’emergenza intensivologica, quando in realtà si trattava di un’emergenza di sanità pubblica&#8221;: è uno dei passaggi più forti e critici della lettera della Federazione [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<strong>Una situazione disastrosa in cui si è trovata la nostra regione, anche rispetto a realtà regionali vicine, che può essere in larga parte attribuita all’interpretazione della situazione solo nel senso di un’emergenza intensivologica, quando in realtà si trattava di un’emergenza di sanità pubblica&#8221;</strong>: è uno dei passaggi più forti e critici della lettera della Federazione regionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri della Lombardia, firmata da tutti i responsabili degli ordini provinciali e inviata  all’assessore regionale al welfare Giulio Gallera.</p>
<p>&#8220;È evidente <strong>l’assenza di strategie relative alla gestione del territorio</strong> – scrivono dall’ordine, nonostante – l’ottimo intervento sul potenziamento delle terapie intensive e semi intensive, per altro reso possibile dal sacrificio dei medici e degli altri professionisti sanitari&#8221;. Pur riconoscendo che &#8220;non è questo il momento dell’analisi delle responsabilità&#8221;, i medici aggiungono che &#8220;la presa d’atto degli errori occorsi nella prima fase dell’epidemia può risultare utile alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi&#8221;.</p>
<p>Mancata esecuzione di tamponi, gestione confusa delle Rsa che ha prodotto una diffusione del contagio e moltissime vittime, mancata fornitura di protezioni al personale medico. Queste le principali accuse dei medici agli amministratori regionali a cui viene imputato anche di essersi concentrati prevalentemente sulla carenza di posti in terapia intensiva sottovalutando altri aspetti importanti. E poi l&#8217;attacco alle politiche attuate: &#8220;<strong>La sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate nella nostra regione</strong>&#8220;.</p>
<p>Ecco il testo integrale della lettera:</p>
<p>Ill.mo Avv. Gallera,<br />
la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia, riunita in data 05/04/2020, ha preso in esame la<strong> situazione relativa all’epidemia da COVID19 in corso</strong>.<br />
Non è questo il momento dell’analisi delle responsabilità, ma<strong> la presa d’atto degli errori occorsi nella prima fase dell’epidemia può risultare utile</strong> alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi.</p>
<p>Ricordiamo in generale come, a fronte di un ottimo intervento sul potenziamento delle terapie intensive e semi intensive, per altro in larga misura reso possibile dall’impegno e dal sacrificio dei medici e degli altri professionisti sanitari, sia risultata evidente l’<strong>assenza di strategie relative alla gestione del territorio</strong>.</p>
<p>Ricordiamo, a titolo di esempio non esaustivo:<br />
1) La <strong>mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia</strong>, legata all’ esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. I dati sono sempre stati presentati come “numero degli infetti” e come “numero dei deceduti” e la mortalità calcolata è quella relativa ai pazienti ricoverati, mentre il mondo si chiede le ragioni dell’alta mortalità registrata in Italia, senza rendersi conto che si tratta solo dell’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima enormemente il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti.<br />
2) L’<strong>incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio</strong><br />
3) La <strong>gestione confusa della realtà delle RSA e dei centri diurni per anziani</strong>, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane (nella sola provincia di Bergamo 600 morti su 6000 ospiti in un mese).<br />
4) La <strong>mancata fornitura di protezioni individuali</strong> ai medici del territorio (MMG, PLS, CA e medici delle RSA) e al restante personale sanitario. Questo ha determinato la morte di numerosi colleghi, la malattia di numerosissimi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia.<br />
5) La pressoché <strong>totale assenza delle attività di igiene pubblica</strong> (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…)<br />
6) La <strong>mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio</strong> e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio.<br />
7) Il <strong>mancato governo del territorio</strong> ha determinato la saturazione dei posti letto ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze, avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero.</p>
<p>La <strong>situazione disastrosa in cui si è venuta a trovare la nostra Regione</strong>, anche rispetto a realtà regionali vicine, può essere in larga parte attribuita all’<strong>interpretazione della situazione solo nel senso di un’emergenza intensivologica</strong>, quando in realtà si trattava di un’emergenza di sanità pubblica. La sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate nella nostra Regione.</p>
<p>La situazione al momento risulta difficile da recuperare, ma si vogliono riportare di seguito alcune indicazioni, che, a detta della scrivente Federazione, potrebbero, se attuate, contribuire alla limitazione dei danni, specie nel momento di una ripresa graduale delle attività, prevedibile nel medio-lungo termine.</p>
<p>Per quanto riguarda gli operatori sanitari la proposta è di <strong>sottoporre tutti a test rapido immunologico</strong>, una volta ufficialmente validato, e, in caso di riscontro di presenza anticorpale (IgG e/o IgM), sottoporre il soggetto a tampone diagnostico. In caso di positività in assenza di sintomi potrebbe essere da valutare la possibilità, in casi estremi con l’attribuzione di specifiche responsabilità e procedure, di un’attività solo in ambiente COVID, sempre con protezioni individuali adeguate. Il test immunologico andrebbe ripetuto con periodicità da definire negli operatori sanitari risultati negativi.</p>
<p>Per quanto riguarda le attività non sanitarie sembra raccomandabile un’estesa effettuazione di test rapidi immunologici per discriminare i soggetti che non hanno avuto contatto con il virus, soggetti che si possono riavviare al lavoro. Per i soggetti nei quali si rileva la presenza di immunoglobuline (IgG o IgM) sembra indicata l’esecuzione del tampone diagnostico. In tal senso si raccomanda di potenziare al massimo tale attività diagnostica e di procedere prima ad indagare i soggetti che risultano urgente riammettere al lavoro, in quanto addetti ad attività ritenute di prioritario interesse, in funzione della disponibilità di tamponi.</p>
<p>La <strong>ripresa del lavoro dovrebbe essere subordinata all’effettuazione del test immunologico rapido di screening</strong>, non risultando in letteratura alcun termine temporale valido per la quarantena post malattia, anche se decorsa in forma paucisintomatica.<br />
E’ evidente come tale procedura comporti un rilevante impiego di risorse, soprattutto umane, ed è altresì evidente come la stessa, al momento, sia <strong>l’unica atta a consentire la ripresa dell’attività lavorativa in relativa sicurezza</strong>.A tale scopo Regione Lombardia dovrà mettere in campo tutte le risorse umane ed economiche disponibili.</p>
<p>Naturalmente quanto sopra dovrà essere accompagnato dall’uso costante, per tutta la popolazione e in particolare nei luoghi di lavoro, di idonei comportamenti e protezioni.</p>
<p><strong>La ripresa potrà quindi essere solo graduale</strong>, prudente e con tempi dettati dalla necessità di mettere in campo le risorse sopracitate. È superfluo segnalare come <strong>qualsiasi imprudenza potrebbe determinare un disastro di proporzioni difficili da immaginare</strong> e come le misure di isolamento sociale siano da potenziare e applicare con assoluto rigore.</p>
<p>Da ultimo, la FROMCeO lombarda ha preso in considerazione la questione, sollevata da molti colleghi, della <strong>mancanza di protocolli di terapia sul territorio</strong>. Il problema è stato in gran parte determinato anche dalla esigenza di trattare a domicilio pazienti che ordinariamente sarebbero stati inviati in ospedale, ma che non hanno potuto essere accolti per saturazione dei posti letto. FROMCeO raccomanda ai colleghi di <strong>non affidarsi a protocolli estemporanei</strong> non validati e ad attenersi alle indicazioni di AIFA e di Regione, utilizzando la massima cautela.</p>
<p>Nell’esprimere le considerazioni di cui sopra, FROMCeO ritiene di svolgere le proprie funzioni di organo sussidiario dello Stato ed esprime disponibilità ad un confronto costante con le Istituzioni preposte alla gestione dell’emergenza. Spiace rimarcare come tale collaborazione, più volte offerta, non sia ad oggi stata presa in considerazione.</p>
<p>Cordiali saluti.</p>
<p>I presidenti degli ordini provinciali della Regione Lombardia (FROMCeO)<br />
Dr. Spata Gianluigi – Como (Presidente FROMCeO)<br />
Dr. Ravizza Pierfranco – Lecco (Vicepresidente FROMCeO)<br />
Dr. Marinoni Guido – Bergamo<br />
Dr. Di Stefano Ottavio – Brescia<br />
Dr. Lima Gianfranco – Cremona<br />
Dr. Vajani Massimo – Lodi<br />
Dr. Bernardelli Stefano – Mantova<br />
Dr. Rossi Roberto Carlo – Milano<br />
Dr. Teruzzi Carlo Maria – Monza Brianza<br />
Dr. Lisi Claudio – Pavia<br />
Dr. Innocenti Alessandro – Sondrio<br />
Ordine Provinciale dei Medici Chirurgi e degli Odontoiatri di Varese</p>
<p>Per i presidenti<br />
Dr. Gianluigi Spata<br />
Presidente FROMCeO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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