MANTOVA – Le feste di Natale, a C.A.S.A. San Simone e nelle altre mense della Caritas mantovana, non sono soltanto ricorrenze sul calendario. Sono momenti in cui il senso più profondo dell’accoglienza si traduce in gesti concreti, piatti caldi, ascolto e presenza. Il centro di accoglienza di via Arrivabene a Mantova, gestito da Agape Onlus, vivrà anche quest’anno le festività aprendo le porte a decine di persone in condizione di povertà o grave emarginazione, offrendo non solo la mensa, ma un punto di riferimento umano e sociale.
UNA QUARANTINA OGNI GIORNO LE PERSONE ALLA MENSA DI CASA SAN SIMONE
«A Natale prevediamo una quarantina di persone», spiega Davide Boldrini, presidente di C.A.S.A. San Simone e direttore di Agape Onlus. In media, tra pranzo e cena, ogni giorno, a Mantova vengono servite tra le 35 e le 40 persone. Per l’occasione natalizia, il menù è stato sdoppiato, con attenzione anche alle prescrizioni religiose.
Quella di C.A.S.A. San Simone è la più grande delle tre mense Caritas presenti sul territorio provinciale. A Suzzara la mensa, aperta a pranzo tutti i giorni dell’anno, accoglie in media 14 persone; a Castiglione delle Stiviere, invece, il servizio è rivolto prevalentemente a persone anziane sole con circa una decina di presenze.
LA MENSA COME PRIMO PUNTO DI CONTATTO: L’OBIETTIVO È UN PERCORSO GRADUALE VERSO L’AUTONOMIA E IL RISCATTO
Ma il cuore dell’esperienza mantovana va oltre il pasto: gli ospiti accolti passano prima per il centro d’ascolto, che individua un cammino da intraprendere. «Il vero valore di una mensa come questa – sottolinea Boldrini – è riuscire a stabilire un contatto con le persone, per accompagnarle in un percorso di empowerment, con obiettivi di miglioramento dell’autonomia che siano graduali e misurabili». Un lavoro paziente, fatto di relazioni quotidiane, che può significare supporto nella ricerca di un lavoro, l’attivazione di servizi per le dipendenze, percorsi di sostegno anche di medio-lungo periodo.
UOMO E STRANIERO: QUESTO L’IDENTIKIT DI CHI USUFRUISCE DELLA MENSA. MA GLI ITALIANI, IN CRESCITA, SONO UN TERZO
Nel 2024 sono state complessivamente 366 le persone passate dalle mense a Mantova. Un dato significativo riguarda la composizione dell’utenza: 113 sono italiani, circa un terzo del totale, mentre l’83% delle persone accolte sono uomini. «La grave emarginazione colpisce soprattutto gli uomini – spiega Boldrini – per una donna la vita in strada è ancora più pericolosa e complessa». Proprio per questo, servizi come la doccia e il cambio di vestiti diventano essenziali: vivere per strada significa spesso non avere nemmeno accesso ai servizi igienici.
TAGLI AL SOCIALE E ALLA SANITÀ COLPISCONO I PIÙ VULNERABILI. E AUMENTANO GLI ANZIANI IN GRAVE DIFFICOLTÀ
Più in generale, nel corso dell’anno 2024 (i dati del 2025 non sono ancora disponibili ma dovrebbero essere in linea), 416 persone hanno chiesto aiuto ai servizi per la marginalità. Un numero che racconta una tendenza purtroppo in aumento. «Negli ultimi anni – osserva il direttore di Agape – assistiamo a un incremento della grave marginalità, spinto da diversi fattori. Inoltre l’accesso ai servizi è più difficile a causa dei tagli al sociale, le fragilità sanitarie pesano di più sulle persone vulnerabili e possono essere uno dei fattori che peggiorano la loro situazione». Un fenomeno che riguarda sempre più anche cittadini italiani, compresi pensionati che rischiano di perdere la casa per vari fattori, ad esempio a causa dell’aumento dei costi legati a inflazione ed energia.
GIOVANISSIMI E ANZIANI SCIVOLANO VERSO SITUAZIONI DI DISAGIO: IL RISCHIO DI UNA “CONDANNA PERMANENTE” ALLA POVERTÀ
Accanto alla povertà estrema, emerge poi un’area grigia di vulnerabilità diffusa: dalle famiglie numerose che faticano a sostenere le spese scolastiche alle persone sole. Giovani e anziani che, dunque, scivolano progressivamente verso situazioni di disagio. «È uno slittamento complessivo verso il basso – avverte Boldrini – e a farne le spese sono soprattutto i più giovani e i più anziani. È un campanello d’allarme enorme, perché la povertà giovanile rischia di diventare una condanna permanente, mentre per quanto concerne gli anziani, complica il quadro, in quanto con l’aumentare dell’età crescono bisogni e necessità di cura».
BOLDRINI: “SERVE UNA RETE PIÙ AMPIA TRA I VARI ENTI PUBBLICI, VANNO COINVOLTI I COMUNI DELL’HINTERLAND. NORME SULLA RESIDENZA DA APPLICARE IN MODO PIÙ INCLUSIVO”
In questo contesto, alcuni enti pubblici come il Comune di Mantova fanno la loro parte e si trovano spesso a fronteggiare da soli le situazioni di grave marginalità. «Ma serve una rete più ampia – sottolinea Boldrini – una corresponsabilità anche da parte dei Comuni limitrofi alla città e della provincia, soprattutto su temi che sembrano di poco conto come quello della residenza. Spesso le persone in condizione di marginalità, che non hanno nemmeno una casa, perdono la residenza e con quella l’accesso alle cure mediche. Non solo: complica anche le procedure per il collocamento lavorativo. Occorrerebbe che i Comuni applicassero in senso inclusivo le normative».
“STAZIONE DI POSTA E PALESTRA DEL SEMINARIO FONDAMENTALI PER L’ACCOGLIENZA NOTTURNA. L’AUSPICIO È CHE POSSANO SORGERE ALTRE REALTÀ NELL’HINTERLAND”

Oggi l’unica struttura di accoglienza stabile di housing temporaneo operativa è la “stazione di posta” ristrutturata grazie ai fondi dal Pnrr. Dieci posti di prontissima accoglienza con la presenza di operatori educativi, e altri livelli di accoglienza più strutturata, con stanze doppie, cucina condivisa e percorsi orientati a obiettivi più avanzati di autonomia. Complessivamente, tra le diverse forme di ospitalità, si arriva a circa quaranta posti. Nei mesi più freddi, da novembre ad aprile, vengono attivati 15 posti notturni nella palestra del Seminario. Vi sono poi altre realtà che accolgono, con ovviamente numeri minori. L’auspicio di Boldrini è che col tempo possano sorgere altre strutture, magari dislocate nei territori dei comuni dell’Hinterland, per poter gestire meglio determinate situazioni e alleggerire una pressione che, attualmente, finisce per arrivare tutta in città.
AMATI (CARITAS): “FONDAMENTALE IL RUOLO DEI VOLONTARI: 1.200 NELLA RETE MANTOVANA. LE FRAGILITÀ SONO TANTE, C’È SEMPRE BISOGNO DI NUOVE COMPETENZE”
Un ruolo centrale per quanto riguarda mense e accoglienza, ovviamente, è ricoperto dai volontari. «Il Natale è un momento particolare non solo per i nostri ospiti, ma anche per alcuni volontari – spiega Matteo Amati, direttore della Caritas diocesana –. C’è chi chiede di fare servizio proprio il giorno di Natale perché, a sua volta, è solo». Accanto a queste situazioni, ci sono anche persone che scelgono consapevolmente di mettersi a disposizione nei giorni festivi, in particolare giovani che prestano servizio il 25, il 26 dicembre, il 31 dicembre e il 1° gennaio. «C’è anche una famiglia di fede musulmana che si rende disponibile: per loro il Natale è una festività come un’altra, e si mettono a servizio con grande naturalezza».
Nei giorni delle feste sono circa una ventina per turno i volontari nelle mense Caritas, ma la rete mantovana nel suo complesso può contare su circa 1.200 volontari in tutta la provincia, provenienti dalle parrocchie e dalla società civile. «I volontari sono il cuore del nostro servizio. I bisogni sono tanti e ogni volta che qualcuno dà disponibilità troviamo sempre qualcosa da fare, perché le fragilità sono molte».
Se nei servizi residenziali le presenze risultano più difficili da garantire, il dato complessivo resta incoraggiante: «I volontari non sono diminuiti, anzi: sono cresciuti. Il ricambio generazionale è una sfida aperta, ma abbiamo la fortuna di avere anche giovani, grazie a orari più flessibili e a progetti specifici come l’anno di volontariato sociale per i giovani. Lo zoccolo duro resta quello dei pensionati, ma la platea si sta allargando».
















