Riccardo Lonardi: "Ce la faremo? Sarà per merito delle truppe, non dei generali"

Riccardo Lonardi: “Ce la faremo? Sarà per merito delle truppe, non dei generali”

Pegognaga - "Ce la faremo". Sinceramente assai poco convincente questo ottimismo calato dall'alto. Non foss'altro perché rieccheggia quel tragico “Vinceremo” del triste ventennio. Poco convincente...
Il mosaico si svuota: anche Luigi ci ha lasciato. Toccante ricordo di Bruno Melli dell'ex sindaco di Suzzara

Il mosaico si svuota: anche Luigi ci ha lasciato. Toccante ricordo di Bruno Melli...

SUZZARA - DI BRUNO MELLI  In ricordo di Luigi Salardi Mi piace pensare che la vita a ognuno di noi mette a disposizione un grande...
Solitudine di Cristo

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MANTOVA - di RICCARDO LONARDI Terremoti, idrodissesti, ponti che crollano, fiumi e oceani ricoperti di plastica, fondali marini inquinati da rifiuti tossici, rifiuti geospaziali...

La resurrezione della natura

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MANTOVA - di RICCARDO LONARDI - L'overdose di notizie sul Covid-19, la clausura forzata, la drastica interruzione del dialogo sociale a fronte di splendide...
Don Renato Pavesi: "In un mese è cambiato moltissimo, vediamo di cambiare anche noi"

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MANTOVA - DI DON RENATO PAVESI* - In questo momento ci arrivano segnali che forse ci dicono che ci avviciniamo alla fine del tunnel...
Le risposte che mancano al vuoto di questi giorni

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MANTOVA di Don Renato Pavesi Viviamo un periodo strano un po’ irreale. Un microrganismo dall’aspetto e dal nome carino sta condizionando la vita proprio di quella...

Politica e politici nei giorni del coronavirus

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- MANTOVA La fotografia che appare a corredo di questo articolo ritrae Piazza Virgiliana nel 1936. Erano gli anni dell’autarchia imposta da Benito Mussolini...

Coronavirus, Olivieri MantovaViva «scontro tra Stato e Regione, riformare il titolo V della Costituzione”

MANTOVA - «La contrapposizione tra le forze istituzionali è più che mai conflittuale in questo scenario di emergenza coronavirus. Le guerre fra potere esecutivo...
Perboni, Cisl: incentivare la partecipazione dei lavoratori all'impresa

Perboni, Cisl: incentivare la partecipazione dei lavoratori all’impresa

di Dino Perboni - La fusione Fca e Psa darà vita al quarto colosso mondiale dell’auto con quasi 10 milioni di veicoli prodotti, dopo...

2020, il lavoro tra speranza e futuro

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Tra i tanti volti incrociati durante la mia attività nell'anno che abbiamo appena salutato ce n’è uno che difficilmente dimenticherò. Quello di una delegata...
9/11, le immagini si rincorrono in queste ore sugli schermi a ricordare quel giorno di trent’anni fa che cambiò la storia, un punto di non ritorno che dimostrò che l’impossibile diventava possibile. I giorni di inizio novembre ’89 trascorrevano per me piuttosto tranquilli. Avevo concluso tutte le incombenze che mi avrebbero permesso, di lì a poco, di partire per un lungo periodo di studio oltre Atlantico e aspettavo impaziente quel momento atteso da anni. Ricordo bene luogo e ora dove ho appreso della “caduta del muro” e ognuno di noi credo lo ricordi, esattamente come tutti ricordiamo dove eravamo l’11 settembre e, per chi non è giovanissimo, la sera del primo passo dell’uomo sulla luna. E ricordo quell’amico, di una decina d’anni più anziano di me che aveva partecipato alla pagina tormentata del ’77 in Italia, il quale guardando la televisione, si girò e mi disse: “ma la tua che sottospecie di generazione è? Sei qui senza impegni di studio o lavoro particolari e non ti viene in mente di prendere un treno e andare là dove sta passando la storia? Potessi, io sarei già partito”. Detto, riflettuto e quasi fatto. Il tempo di convincere un’amica a fare il viaggio con me, la conta dei soldi per vedere se bastavano anche perché in famiglia nessuno doveva sapere di quell’avventura, e la notte seguente ero su un treno, direzione Berlino. Arrivammo in una città in fermento, sommersa da una massa umana fatta di sorrisi, urla gioiose, canti, emozioni, voglia di rivincita. Sudditi che tornavano cittadini e abbracciavano chi, quella libertà conquistata, aveva potuto viverla sempre. Era il sogno che diventava realtà di quelle parole scandite il 26 giugno 1963 davanti a un muro che non divideva una città ma il mondo intero, da un John Kennedy che si fece berlinese dicendo: “tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano sono cittadini di Berlino”. Come scrisse alcuni anni più tardi Enzo Bettiza in un suo libro, era la storia che “espugna il comunismo come una patetica Bastiglia e brucia i fantasmi del passato: le svastiche, i gulag, le spy stories di Le Carré con l'immancabile Check Point Charlie….” Fu una lezione di vita e non smetterò mai di ringraziare quell’amico che mi ha permesso di viverla, di poter dire oggi con orgoglio “c’ero anch’io” e non solo per il frammento di muro che come tutti mi sono messa nello zaino. E chissà che forse non dipenda proprio da quei magici giorni berlinesi se negli anni, partecipando a convegni e dibattiti, ho sempre preferito come data l’11/9 al 9/11 per identificare il vero spartiacque della storia. E non solo perché la seconda, con il suo bagno di violenza e di realtà, ha annientato il sogno di Berlino tra la polvere, rossa di sangue, delle Torri di Manhattan. L’11/9 si rialzava un muro da cui ne sarebbero sorti tanti altri mentre si dissolveva l’illusione di una nuova stagione di libertà e benessere per il mondo intero nata dodici anni prima sotto la porta di Brandeburgo. Neanche i muri più solidi si dice possono bloccare idee e persone. Lo diceva nel ’96, proprio sotto quella porta simbolo della Germania unita, anche Giovanni Paolo II, tra i principali artefici del crollo del blocco sovietico, mentre dichiarava che “l’uomo è chiamato alla libertà”. Ma quello di Berlino era un muro artificiale che aveva diviso uomini e donne che condividevano tutto: storia, ricordi, cultura e speranze. I primi vent’anni del nuovo millennio ci hanno invece consegnato altri muri, spesso frutto di secoli di culture diverse che, se ignorate, portano inevitabilmente a un rifiorire delle ideologie e a una loro prevaricazione sui valori della democrazia. I nostri giorni insegnano, con l’indebolimento sempre più evidente dei due principi su cui l’Europa si era fondata: responsabilità e solidarietà. Credo che solo rinsaldando la prima, anche con fermezza e regole chiare e certe, si possa tentare di recuperare la seconda. Non sarà facile ma ne vale la pena. Del resto chi, della mia generazione ma non solo, non ricorda “The Wall” dei grandi Pink Floyd che dicevano: “non è facile gettare il nostro cuore oltre quel maledetto muro. Ma un giorno mano nella mano lo attraverseremo”.

Buongiorno Berlino, 30 anni dopo

9/11, le immagini si rincorrono in queste ore sugli schermi a ricordare quel giorno di trent’anni fa che cambiò la storia, un punto di...

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