Luna del Lupo 2026, stasera lo spettacolo con il raro bacio a Giove

Il 2026 si apre con uno spettacolo astronomico capace di unire scienza, tradizione e suggestione. Nella serata di oggi, sabato 3 gennaio, il cielo regalerà la prima Luna piena dell’anno, conosciuta da secoli come Luna del Lupo, un appuntamento da segnare in agenda anche perché accompagnato da una coincidenza celeste di grande fascino: la congiunzione tra la Luna e Giove, visibile a occhio nudo, che gli appassionati descrivono poeticamente come un vero e proprio “bacio” tra il nostro satellite naturale e il pianeta più grande del Sistema solare.
Non si tratta di un plenilunio qualunque. Quella di oggi è infatti una superluna, destinata ad apparire leggermente più grande e luminosa del normale, dominando le notti invernali e inaugurando un anno che, dal punto di vista astronomico, sarà particolare: il 2026 sarà l’anno delle 13 Lune piene.

Il nome “Luna del Lupo” affonda le sue radici nelle tradizioni delle popolazioni dell’emisfero nord, in particolare nordamericane, che legavano il calendario lunare ai ritmi della natura. Gennaio, nei mesi più rigidi dell’anno, coincideva con un periodo di maggiore attività dei lupi, impegnati nella stagione riproduttiva e più propensi a farsi sentire con ululati frequenti, utilizzati per comunicare e marcare il territorio. Non esiste alcun legame scientifico tra la Luna piena e il comportamento degli animali, ma l’associazione simbolica è stata così forte da attraversare i secoli.
Tracce di questo immaginario si ritrovano anche in Europa: i popoli sassoni chiamavano gennaio Wulf-monath, mentre nella tradizione gaelica il nome del mese richiama anch’esso il lupo, animale oggi scomparso da tempo da molte di quelle regioni ma rimasto vivo nella memoria collettiva.
Oltre al valore astronomico e culturale, per alcuni questo primo plenilunio dell’anno porta con sé anche un significato simbolico. Secondo la numerologia, il 2026 segnerebbe l’inizio di un nuovo ciclo di nove anni, e la Luna del Lupo diventerebbe così una sorta di “porta” ideale tra ciò che si lascia alle spalle e ciò che si sceglie di portare nel futuro.