DOSOLO – Sono 41 i fogli di via obbligatori con divieto di ritorno nel Comune di Dosolo emessi dal Questore di Mantova, Guglielmo Toscano, ai partecipanti e agli organizzatori del rave party svoltosi nella notte tra San Valentino e domenica 15 febbraio.
Gli identificati e denunciati provengono dalle province di Como, Trento, Cremona, Bologna, Verona, Mantova, Lodi, Milano, Pavia, Varese, Monza Brianza, Brescia, Bergamo e Reggio Emilia e sono accusati dei reati di invasione di terreni ed edifici. C’è inoltre l’aggravante per coloro che, organizzando il raduno musicale, hanno messo in pericolo anche la salute pubblica e/o l’incolumità pubblica. In alcuni casi, gli identificati erano gravati anche da misure di prevenzione personale per aver già partecipato ad analoghi raduni illegali.
Il foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno è una misura di prevenzione personale emessa dal Questore nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi, che non risultano residenti o avere legami nel luogo in cui vengono identificati. Trattandosi di un provvedimento amministrativo limitativo della circolazione ma non della libertà personale viene disposto dal Questore, Autorità provinciale di Pubblica Sicurezza, con obbligo di allontanamento dal luogo e intimazione a fare divieto di ritorno con discrezionalità nella durata dei limiti imposti che possono variare da sei mesi a a quattro anni. L’inosservanza del provvedimento è punita ai sensi di legge con la reclusione da sei a diciotto mesi e con la multa fino a 10mila euro.
Al termine dell’istruttoria svolta dalla Divisione Anticrimine, ritenendo sussistenti i presupposti della pericolosità sociale in capo a tutti i soggetti identificati, avendo accertato peraltro che le condotte tenute sono state tali da offendere e mettere in pericolo l’integrità fisica o morale anche di soggetti minorenni, presenti sul luogo del rave party, nonché la sanità, la sicurezza e la tranquillità pubblica, il divieto di ritorno per 28 soggetti è stato disposto per la durata di un anno, mentre per 13 di loro sono stati valutati anche i precedenti specifici e i pregiudizi di polizia a loro carico e, pertanto, la durata del divieto è stata estesa ad anni 3.


















