MANTOVA – Una richiesta formale al Consiglio provinciale perché affronti, in sede istituzionale, le criticità viabilistiche, ambientali e infrastrutturali che gravano sull’asse Roverbella–Castelbelforte–Verona. È il contenuto della nota inviata al presidente della Provincia di Mantova, Carlo Bottani, e a tutti i consiglieri provinciali dai capigruppo Pd di Roverbella e Castelbelforte, Daniele Marconcini e Giancarlo Previdi.
Al centro del documento, un’accusa politica precisa: l’assenza di una visione sistemica e di un’interlocuzione interregionale strutturata con Verona e con la Regione Veneto, in un contesto segnato da grandi opere infrastrutturali in corso sul versante veneto e da partite ancora aperte sul fronte della concessione dell’Autostrada del Brennero.
VIABILITÀ E CAVE: LA “GRANDE INCOMPIUTA” DI ROVERBELLA
Il primo nodo riguarda il nuovo Piano cave provinciale, che individua Roverbella tra i Comuni con ambiti estrattivi significativi. I flussi di mezzi pesanti – in particolare quelli provenienti dalle cave tra Roverbella e Marmirolo – convergono verso l’A22 o l’area industriale di Porto Mantovano, attraversando incroci saturi e centri abitati.
In questo quadro, la tangenziale di Roverbella viene definita una “grande incompiuta”. Dopo l’apertura del primo lotto nel 2007 e del secondo nel 2017, resta irrisolto il nodo delle “Sei Vie”, punto critico tra Roverbella e Valeggio sul Mincio. L’intervento complessivo sulla strada delle Sei Vie è stimato in 850mila euro, con una quota di circa 650mila euro a carico di Roverbella. A questo si aggiunge la necessità di una rotatoria sulla ex SS249 Gardesana Orientale.
Secondo i firmatari, tali opere – insieme agli aggiornamenti del piano economico della tangenziale, lievitato fino a 13-15 milioni complessivi – non sono mai state inserite in un quadro organico di richieste compensative nell’ambito della concessione A22.
IL PESO DELLE INFRASTRUTTURE VENETE
Un altro capitolo riguarda gli effetti indiretti delle opere in corso o approvate in Veneto: dall’hub intermodale di Isola della Scala alla tangenziale sud di Villafranca, fino alla variante della SS12 e alla terza corsia della A22 tra Verona Nord e l’A1.
Interventi che, secondo Marconcini e Previdi, rischiano di convogliare ulteriori flussi di traffico pesante verso il confine mantovano, con ricadute su Castelbelforte e sulle strade secondarie tra Castiglione Mantovano e Nogarole Rocca, in assenza di una tangenziale di collegamento da San Giorgio verso la Cisa.
La richiesta è chiara: attivare con urgenza un tavolo interprovinciale e interregionale con Verona e con la Regione Veneto, per coordinare la programmazione delle infrastrutture sull’asse dell’Autostrada del Brennero A22.
LA PARTITA DELLA CONCESSIONE A22
Ampio spazio è dedicato al bando del Ministero delle Infrastrutture per il rinnovo della concessione A22, pubblicato a fine 2024, che prevede oltre 9,2 miliardi di investimenti in 50 anni, di cui circa 1,3 miliardi destinati a opere compensative esterne all’asse autostradale.
Il procedimento è però segnato da ricorsi e incertezze. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con sentenza del 5 febbraio 2026, ha dichiarato illegittimo il diritto di prelazione del promotore, mentre la procedura è stata sospesa dal Mit a ridosso della scadenza per la prequalifica.
In questo contesto, i due esponenti Pd sostengono che la Provincia di Mantova non abbia mai presentato formalmente al ministero un quadro dettagliato delle opere necessarie per Roverbella e Castelbelforte – tangenziale, SP25 (9,5 milioni), rotatoria Sei Vie, manutenzioni straordinarie della Gardesana – rischiando così di lasciare il territorio escluso dalle compensazioni.
AMBIENTE E DISCARICHE: IL CICLO CAVE-RIFIUTI
Altro fronte critico è quello ambientale. Le ex cave, su terreni ghiaiosi e permeabili a ridosso del confine tra Lombardia e Veneto, sono state oggetto di progetti di discarica, in particolare per rifiuti contenenti amianto.
Tra i casi citati: Campagnazza di Marmirolo, Ca’ Balestra a Valeggio sul Mincio, Caluri a Villafranca e la discarica di Sorgà, su cui il Tar Veneto ha accolto il ricorso di Provincia e Comuni mantovani.
Secondo i firmatari, manca un protocollo interregionale che coordini le autorizzazioni ambientali sui siti di confine, lasciando i Comuni a fronteggiare singolarmente ricorsi e pressioni di operatori privati.
FERROVIA E INTERMODALITÀ
Il documento richiama anche il mancato potenziamento strutturale della linea ferroviaria Mantova–Verona e l’assenza di una valorizzazione della stazione di Roverbella come nodo intermodale merci. Pur inserita nei documenti strategici nazionali, la direttrice non sarebbe stata sostenuta con sufficiente forza in sede provinciale, né portata a un tavolo interregionale Veneto-Lombardia.
LE RICHIESTE AL CONSIGLIO PROVINCIALE
Nella parte finale, Marconcini e Previdi chiedono formalmente che il Consiglio provinciale discuta in modo specifico le criticità dell’asse Roverbella-Castelbelforte-Verona; attivi un tavolo interregionale con Verona e Veneto; presenti al Mit e alla futura concessionaria A22 un elenco dettagliato delle opere compensative necessarie; inserisca il potenziamento ferroviario Mantova-Verona nella programmazione provinciale; adotti una posizione ufficiale sul rischio di saturazione ambientale dell’area di confine; verifichi la sostenibilità giuridica ed economica del bando A22 alla luce delle recenti pronunce europee.
“La presidenza della Provincia ha una funzione di rappresentanza di tutti i Comuni”, scrivono i due capigruppo Pd, sottolineando che su temi che incidono su qualità della vita, salute e competitività economica “è necessario agire con autorevolezza istituzionale”.


















