MANTOVA – Separazione delle carriere, referendum sulla giustizia e riforme costituzionali. Sono stati questi i temi al centro del dibattito “Dialogo, le ragioni del Sì”, che si è svolto oggi pomeriggio alla Sala degli Stemmi e che ha visto come ospite d’onore Marcello Pera, senatore di Fratelli d’Italia e presidente del Senato dal 2001 al 2006, da sempre impegnato nel confronto pubblico sulle riforme della giustizia.
A introdurlo è stata la senatrice Paola Mancini che, nel presentarlo, ha esordito con un’affermazione netta: «Se questa riforma della giustizia non si farà ora, non si farà più per molti anni». Un concetto che ha rappresentato il filo conduttore del dialogo sviluppatosi davanti a un pubblico numeroso.
Convinto sostenitore della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti (pubblici ministeri), Pera ha espresso preoccupazione per quello che considera un crescente disinteresse dei cittadini nei confronti del referendum. «La materia è tecnica e forse non di immediata comprensione – ha osservato – ma l’atteggiamento è sbagliato, perché questa riforma riguarda tutti».
Secondo il senatore, l’esito del voto potrebbe incidere in modo significativo sul rapporto tra cittadini e potere legislativo. «Il piano dello scontro è aspro e non aiuta a superare le contrapposizioni politiche di fronte a una riforma che rappresenta una necessità storica».
L’impegno di Pera sul tema della giustizia risale a molti anni fa: nel 1999 sostenne l’introduzione in Costituzione del principio del “giusto processo” e già nel 1997 sottoscrisse un disegno di legge per la riforma degli articoli costituzionali riguardanti giudici, giurisdizione e magistratura.
All’incontro erano presenti anche l’assessore regionale Alessandro Beduschi, il deputato Carlo Maccari, il presidente della Camera Penale di Mantova Sebastiano Tosoni, la consigliera regionale Paola Bulbarelli e altri esponenti politici, tra cui il candidato sindaco Raffaele Zancuoghi.
Nel suo intervento, Tosoni ha ripercorso brevemente la storia delle riforme legislative in materia di giustizia, ricordando in particolare la riforma Vassalli del 1988 che introdusse il processo accusatorio. Pera sostenne quella riforma e, a suo giudizio, la separazione delle carriere avrebbe dovuto essere introdotta già allora, rappresentando la naturale prosecuzione di quel cambiamento avviato diversi decenni fa. «Le forze politiche che sostengono il No parlano di un rischio di ingerenza della politica – ha proseguito Pera – ma dimenticano che oggi la magistratura è spesso condizionata dal potere delle correnti interne al suo sindacato. Il rischio è la perdita di credibilità della magistratura e, di conseguenza, della giustizia per tutto il Paese».
Secondo l’ex presidente del Senato, la proposta referendaria è essenziale per garantire un giudice davvero terzo e imparziale. La magistratura manterrà comunque la propria autonomia anche grazie alla creazione di un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, chiamato a valutare eventuali errori dei magistrati.
«È giusto che anche i magistrati rispondano quando sbagliano, cosa che oggi avviene molto raramente, anzi quasi mai», ha concluso.
Elisabetta Romano


















