BRESCIA – Si è aperto davanti alla Corte d’Appello di Brescia, presieduta dal giudice Eliana Genovese, il secondo capitolo giudiziario sull’omicidio di Yana Malaiko, la 23enne uccisa a Castiglione nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2023 dall’ex fidanzato Dumitru Stratan, 36 anni. Un caso che aveva profondamente scosso l’opinione pubblica, anche per le modalità del delitto e per il ritrovamento del corpo, avvenuto il 1° febbraio, nascosto in un trolley sotto una catasta di foglie e legna tra Castiglione e Lonato. In primo grado Stratan era stato condannato a 20 anni, potendo usufruire dello sconto di pena dovuto al rito abbreviato, dal momento che la Corte non aveva ritenuto sussistesse la premeditazione.
Al centro dell’udienza, le contrapposte letture della dinamica e della qualificazione giuridica del fatto: da un lato la Procura generale e le parti civili, che insistono per l’ergastolo con il riconoscimento della premeditazione; dall’altro la difesa, che ha sostenuto la non premeditazione del delitto.
IL PG CHIARO CHIEDE L’ERGASTOLO: “TESI DELLA DIFESA INVEROSIMILI, LA RAGAZZA COLPITA CON VIOLENZA E IL CADAVERE OCCULTATO”
Il sostituto procuratore generale Domenico Chiaro ha ricostruito i punti cardine dell’impugnazione, soffermandosi innanzitutto sulla “incompatibilità” della versione fornita dall’imputato con le risultanze medico-legali. Secondo la difesa, la morte sarebbe sopraggiunta a seguito di una colluttazione degenerata durante un tentativo di rapporto, con conseguente panico e comportamenti confusi, con un maldestro tentativo di rianimazione. Una tesi definita “inverosimile” dall’accusa, che richiama le lesioni riscontrate sul corpo della vittima, specialmente sul volto, ma non solo: traumi tali da escludere una genesi accidentale o da semplice caduta.
Determinanti, secondo l’accusa, anche le immagini delle telecamere interne all’abitazione, che documentano le ore precedenti e successive al delitto. In particolare, viene contestata la ricostruzione difensiva legata all’orario della morte e alla presunta ingestione di cibo: il fatto che la giovane chieda se preparare della pasta non dimostrerebbe affatto che l’abbia consumata poco prima del decesso. Al contrario, per il Pg si tratta di un elemento “neutro”, coerente con un atteggiamento accudente di Yana nei confronti dell’ex, già emerso in precedenza.
Chiaro ha poi insistito sulla condotta successiva al delitto: l’occultamento del corpo, la pulizia dell’appartamento, i tentativi di depistaggio e la simulazione di un allontanamento volontario della vittima. Undici giorni di ricerche – ha sottolineato – durante i quali l’imputato ha continuato a negare, nonostante le immagini lo ritraessero mentre occultava il cadavere. Elementi che, secondo l’accusa, escludono qualsiasi attenuante e rafforzano la richiesta di pena massima.
LA PM DI PRIMO GRADO LOMBARDO: “UN DISEGNO CRIMINOSO IN TRE FASI SVILUPPATO IN CINQUE GIORNI: IDEAZIONE, PREPARAZIONE, ESECUZIONE”.
Sulla premeditazione si è soffermata la pm di primo grado Lucia Lombardo, che ha delineato una sequenza temporale precisa: dalle minacce esplicite del 15 gennaio (“se ti metti con qualcuno ti ammazzo”), fino alla notte del delitto. Un arco di cinque giorni in cui, secondo l’accusa, si sviluppa un disegno criminoso progressivo: dalla fase ideativa a quella preparatoria, fino all’esecuzione.
Decisivo, in questa prospettiva, il ruolo del cane condiviso dalla coppia, utilizzato – secondo la ricostruzione – come “esca” per attirare la giovane nell’appartamento. La sera del 20 gennaio, mentre la vittima si trovava fuori con un nuovo compagno, Stratan sarebbe entrato in casa, manipolando anche le telecamere per evitare di essere ripreso. Poi le telefonate insistenti, il pretesto dell’animale malato e il rientro della ragazza, convinta di fermarsi pochi minuti.
“COLLUTTAZIONE DURATA DIVERSI MINUTI: YANA HA VISTO LA MORTE IN FACCIA”
Poi la violenta aggressione nella zona notte: la vittima sarebbe stata immobilizzata e uccisa per asfissia, dopo una colluttazione durata diversi minuti. “Yana ha visto la morte in faccia: un decesso non immediato – ha evidenziato Lombardo – ma consapevole, con la vittima che ha avuto il tempo di percepire ciò che stava accadendo”.
A rafforzare l’ipotesi della premeditazione, secondo l’accusa, vi sono anche comportamenti precedenti e successivi: le ricerche online su sostanze velenose, la gestione delle telecamere, l’occultamento del corpo e la freddezza mostrata nelle ore successive, fino alla colazione al bar, dove addirittura, secondo le testimonianze, Stratan scherzava con gli altri clienti, pur con il cadavere ancora in garage.
MURTAS (PARTI CIVILI): “MOVENTE DA RICERCARE NELL’ODIO VISCERALE DEL ‘MASCHIO ALFA’, NON ACCETTAVA CHE YANA SI FIDANZASSE CON UN ALTRO RAGAZZO DEL GRUPPO”

Le parti civili, rappresentate dall’avvocato Angelo Lino Murtas (presente in aula anche il consulente Gianni Spoletti), hanno aderito alla linea accusatoria, sottolineando come il movente sia da ricercare in un “odio viscerale” maturato dopo la decisione della giovane di interrompere la relazione, anche a causa della tossicodipendenza dell’imputato. “Da ‘maschio alfa’ non accettava di essere lasciato – è stato evidenziato – soprattutto per un’altra persona appartenente alla stessa compagnia di amici. Yana ha firmato la propria condanna a morte quando ha ammesso a Stratan di essere uscita quella sera con Andrei Cojocaru”.
LA DIFESA: “LA PREMEDITAZIONE NON SUSSISTE, DUMITRU INCONTRÒ YANA DUE GIORNI PRIMA DEL DELITTO”
La difesa, affidata all’avvocato Gregorio Viscomi, ha invece ribadito la propria lettura alternativa, con la natura non intenzionale del delitto. Centrale resta il tema della dinamica e dell’orario della morte: la presenza di residui alimentari nello stomaco e alcuni dettagli delle immagini video verrebbero interpretati come indizi di una sequenza diversa, compatibile con un evento non volontario. Il legale ha inoltre contestato la ricostruzione della premeditazione, evidenziando comportamenti ritenuti incoerenti con un piano omicidiario già definito nei giorni precedenti: Viscomi ha sottolineato come Dumitru avesse già avuto occasione di incontrare Yana nel lasso di tempo che va dal 15 al 18 gennaio, senza tuttavia portare a termine alcun proposito di vendetta. Si dimostrerebbe, dunque, secondo al difesa, l’insussistenza della premeditazione. Sul piano procedurale, la difesa ha anche eccepito l’inammissibilità dell’appello della Procura.
SI TORNA IN AULA IL 22 APRILE PER LE REPLICHE
Al termine dell’udienza, la Corte ha disposto il rinvio al 22 aprile per le repliche. Resta dunque aperto il confronto tra due opposte verità processuali: da un lato il delitto d’impeto, dall’altro un omicidio lucidamente preordinato. La decisione finale sarà chiamata a sciogliere questo nodo cruciale, da cui dipende l’eventuale condanna all’ergastolo.
PAPÀ OLEKSANDR A SEGUIRE IL PROCESSO: “CONFIDO NELLA GIUSTIZIA, OGNI VOLTA RIVIVO IL DOLORE PER LA PERDITA DI MIA FIGLIA”
A seguire il processo anche il padre della ragazza Oleksandr: “Ogni volta rivivo il dolore per la perdita di mia figlia – ha detto -, ma ho fiducia nella giustizia italiana e sono convinto che chi ha ucciso mia figlia riceverà l’ergastolo, la pena che merita. Sono convinto che giustizia sarà fatta”. Presente anche una rappresentanza dell’associazione Yana, che fuori dal tribunale ha esposto uno striscione e alcune foto della ragazza.


















