MANTOVA – Scienza, storia e musica sul palco del Bibiena ieri sera, in dialogo un matematico e un musicista in uno spettacolo affascinante per raccontare le comete e il cosmo.
Protagonisti Piergiorgio Odifreddi, matematico e divulgatore scientifico, autore di numerosi libri noti per il suo stile provocatorio e razionalista e il violoncellista Lamberto Curtoni. Tutto esaurito il teatro per “Il discorso delle comete – Galileo Galilei e la rivoluzione copernicana tra musica e scienza”, ultimo appuntamento del ciclo ‘Aperitivi d’arte’ di OficinaOcm.
Sulle note del violoncello e sotto l’immagine della ‘Notte stellata’ di Van Gogh, Odifreddi ha tracciato un omaggio all’astronomia spiegando come le comete siano state il motore delle più grandi scoperte umane sul cosmo. “Se per millenni la loro apparizione è stata letta come un presagio infausto – così ha esordito – per la scienza sono state il terreno di scontro tra dogmi teologici e ragione: le comete hanno dato adito a innumerevoli studi, teorie e interpretazioni che hanno visto lo scontro tra mondo scientifico e sapere teologico e filosofico”. Il racconto è fluito dalle teorie tolemaiche fino alla rivoluzione di Galileo che con il telescopio svelò l’esattezza del sistema copernicano.
“Dopo che tre comete solcarono il cielo, Galileo scrisse “Il Saggiatore” – ha spiegato Odifreddi – un’opera bellissima che gettò le basi del moderno metodo scientifico, ricordandoci che l’universo è scritto in lingua matematica”. Il racconto affascinante ha trasportato il pubblico nei tempi antichi, quando la scienza era nemica della religione, Galileo infatti subì le minacce dell’Inquisizione anche per le sue teorie sulle comete, ma non si fermò e scrisse il suo capolavoro “Dialogo dei massimi sistemi”, un libro che parla di luna e di maree e ipotizza l’immagine della terra vista dalla luna.
Straordinario il parallelo con i giorni nostri, in cui l’ultima missione spaziale ci ha mostrato stupende immagini del nostro pianeta visto proprio dalla luna. Il legame tra i due protagonisti sul palco non è stato casuale: il padre di Galileo era un celebre musicologo e i brani che scrisse ispirandosi alle comete sono stati reinterpretati da Curtoni sul palco durante la serata. Musica e scienza unite dal linguaggio scientifico e matematico. Il finale è stato affidato da Odifreddi all’eredità di Newton e Halley: il primo dimostrò che le comete erano corpi celesti soggetti alla gravità, con strumenti più moderni giunse alla scoperta della legge della gravitazione universale: le comete non erano presagi di sventura, come si credeva da millenni, ma corpi celesti che obbediscono alle stesse leggi dei pianeti; anni dopo, Halley studiò i passaggi delle comete del 1531, 1607 e 1682 e capì che si trattava sempre della stessa cometa che riappariva e predisse il suo ritorno. Odifreddi ha concluso ricordando che quella stessa cometa, la celebre Halley, è la stessa che Giotto scelse di immortalare negli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova. Da presagio di sventura a prova della dinamica scientifica del cosmo.
Elisabetta Romano















