Bimbo di due anni muore dopo intervento. In 200 davanti all’ospedale: “Verità per Adam”

Un intervento chirurgico considerato di routine, poi l’improvviso peggioramento, il trasferimento d’urgenza e infine la tragedia. La morte del piccolo Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik, di appena due anni e mezzo, ha scosso profondamente due ospedali e ora è al centro di un’indagine della magistratura. La Procura di Padova ha aperto un’inchiesta per fare luce sul decesso del bambino, avvenuto dopo il trasferimento dall’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo. I carabinieri hanno già sequestrato le cartelle cliniche e nei prossimi giorni sarà eseguita l’autopsia, passaggio ritenuto fondamentale per chiarire le cause della morte.

Adam era stato operato martedì 14 aprile per una lesione al plesso brachiale destro, che interessava spalla, gomito e mano. L’intervento, programmato e ritenuto risolutivo, sarebbe dovuto durare circa sei ore, ma dopo appena un’ora qualcosa è andato storto: i genitori sono stati informati di una complicazione e della necessità di trasferire il piccolo a Padova. Durante l’operazione il bambino è stato colpito da un arresto cardiaco. Rianimato, è stato trasportato in ambulanza verso l’ospedale padovano, ma ogni tentativo dei medici di salvarlo, compreso l’utilizzo della macchina cuore-polmoni, si è rivelato inutile. Il viaggio, durato circa 45 minuti tra traffico e cantieri, è ora uno degli elementi su cui si concentrano i dubbi della famiglia, che si chiede perché non sia stato utilizzato l’elisoccorso. I genitori, assistiti da un legale, hanno presentato denuncia e chiedono chiarezza su diversi aspetti, anche nella fase precedente all’intervento. Secondo quanto riferito dal padre, il bambino non sarebbe stato sottoposto ad accertamenti approfonditi durante il prericovero, ma solo a una visita di controllo. “Mi sono fidato e me l’hanno ammazzato”, ha dichiarato al Gazzettino.

La vicenda ha suscitato forte emozione anche fuori dalle corsie ospedaliere. Nelle scorse ore circa 200 persone si sono radunate in un sit-in davanti all’ospedale di Rovigo per chiedere verità e giustizia. Dal territorio di Fidenza, dove la famiglia risiede, è partito un pullman con parenti e amici che hanno voluto manifestare la propria vicinanza. “Verremo qui ogni giorno, vogliamo sapere cosa è realmente successo”, hanno detto i presenti, esponendo cartelli in memoria del piccolo. “Era arrivato in ospedale ridendo e giocando”, hanno raccontato i familiari. Anche lo zio ha sottolineato come l’intervento fosse appena iniziato: “Aveva solo un piccolo taglio al braccino”. Parole che alimentano il dolore e le domande su quanto accaduto in sala operatoria.

Adam era il più piccolo di cinque figli. Nato in Egitto nel novembre 2023 dopo una gravidanza complessa, aveva già subito un primo intervento a sei mesi, senza esiti definitivi. Trasferitosi con la famiglia in Italia, a Fidenza, aveva seguito un percorso di fisioterapia prima della decisione di sottoporlo a una nuova operazione a Rovigo, dove il medico che lo aveva in cura ricopriva il ruolo di primario. Sulla vicenda è intervenuta anche l’Ulss 5 Polesana, che ha espresso “profondo cordoglio e le più sentite condoglianze alla famiglia”, annunciando l’attivazione di un supporto psicologico per i familiari e assicurando “massima collaborazione con le autorità giudiziarie”. L’azienda sanitaria ha inoltre avviato verifiche interne per accertare con precisione la dinamica dell’accaduto. Ora sarà l’autopsia a fornire le prime risposte su una tragedia che ha scosso l’opinione pubblica e che, tra dolore e interrogativi, chiede verità e giustizia.