(Adnkronos) – Degli scienziati influencer “abbiamo bisogno” perché “devi leggere quello che accade nella realtà che vivi. Abbiamo bisogno di uno sguardo e di un linguaggio nuovi che sappiano catturare i giovani” ma “i colleghi o gli esperti non devono essere tuttologi, ovvero parlare anche di altro perché se io faccio un altro mestiere non possono intervenire su una materia che non conosco. Durante la pandemia ho evitato di partecipare a talk dove c’erano personaggi di altri ‘mondi’ che parlavano di Covid, vaccini o sanità” e sulla necessità che anche la Rai si occupi di temi di divulgazione medico-scientifica, “il servizio pubblico deve avere un ruolo importante e deve tornare a fare questo approfondimento, magari puntando a coinvolgere di più i giovani”. Così Francesco Vaia, oggi componente dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, ma tra i protagonisti della pandemia Covid come direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma e poi come direttore della Prevenzione del ministero della Salute, nel terzo episodio del vodcast ‘La salute senza filtri-Dalla pandemia alle liste d’attesa’, pubblicato oggi sui canali Adnkronos. L’ultimo sarà pubblicato l’8 maggio.
Negli post pandemia Covid c’era la possibilità di un suo programma di approfondimento in Rai? “Lo stavamo immaginano con un direttore importante della Rai, poi non se ne è fatto nulla. Un po’ mi dispiace”. Il ruolo della comunicazione in sanità rimane fondamentale. “Ancora oggi vengo fermato per strada dalle persone che mi dicono ‘lei è quello che ci rincuorava’ – ricorda l’ex direttore dell’Inmi Spallanzani – La comunicazione è gran parte della cura, in questo i media sono indispensabili. Noi non dobbiamo seguire la cronaca, i media fanno il loro mersite, ma noi dovremmo precedere l’attualità e usare i canali pubblici per approfondire. Sono stato tante volte ospite a ‘Domenica In’, lo ricordo con grande affetto e saluto Mara Venier che è un’amica, durante il mio spazio parlavo in modo semplice di temi sanitari importanti. Le persone capivano e si vaccinavano contro il Covid. Vogliamo dire – chiosa – che usavamo un linguaggio nazional popolare? Va bene, chiamiamolo così. Ma è importante che la scienza e la medicina parliano a tutti”.
Nel 2020 dopo l’arrivo della pandemia Covid diverse nazioni avevano intrapreso la corsa al vaccino, anche la Russia. “La scienza è libera e deve essere libera, noi come Spallanzani non avevamo interessi all’epoca se non servire il cittadino – risponde Vaia – La scienza non può essere vincolta a interessi geopolitici”. Anche l’Italia ci provò con il progetto ReiThera, “una esperienza che si è chiusa anche per interventi esterni, come quello della Corte dei conti. Furono fatte delle scelte, in quel momento, molto politiche. Se la politica deve ascoltare la scienza, quest’ultima deve guidare bene la politica – rimarca – forse non tutti i consigli sono stati giusti”.
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