MANTOVA – Cinquecento anni dopo essere state commissionate e posate negli appartamenti di Isabella d’Este, le maioliche pavimentali che ancora oggi riportano in modo pressoché intonso il nome della committente ritornano a Palazzo Ducale. Nel pomeriggio odierno presso l’Atrio degli Arcieri si è tenuta la presentazione della donazione da parte della famiglia Ballerini, rappresentata dal signor Umberto. Donazione duplice, perché ne beneficeranno due musei mantovani: Palazzo Ducale e il Museo Diocesano. L’acquisizione comprende alcune preziose mattonelle in maiolica del pavimento dello Studiolo di Isabella d’Este, che rientrano così nelle collezioni statali, e un gruppo di argenti destinato ad arricchire il patrimonio del Museo Diocesano.
“Tutto è nato per passione – spiega Umberto Ballerini – e poi come vero e propria attività, seguendo le orme di mia sorella Taide, scomparsa nel 2023. Nelle mie ricerche di oggetti d’epoca, ho sempre cercato qualcosa che facesse riferimento a Mantova, visto che sono mantovano. Nel caso specifico, tutto è nato in occasione di un’asta a Firenze. Mentre gli altri si accapigliavano sulle mattonelle quadrate, io ho visto queste, che avevano un prezzo ben più alla mia portata, e le ho acquistate. A un certo punto, ho contattato Stefano L’Occaso ed è stato felicissimo perché cercava proprio queste mattonelle che avessero i tasselli di sicura. Questa non è una donazione di Umberto Ballerini, ma della famiglia Ballerini al completo”.
“E’ una donazione importante .- afferma Stefano L’Occaso, direttore di Palazzo Ducale – perché riporta al Palazzo alcuni pezzi che ci raccontano un segmento della sua storia molto importante: quello del trasferimento dei camerini, da parte di Isabella d’Este, dal Castello alla Corte Vecchia e la realizzazione di un nuovo studiolo che ospitava i capolavori di Mantegna, Costa, Perugino e Correggio che oggi sono al Louvre, con un soffitto dorato e dipinto, con una boiserie e meravigliosa e con un pavimento di piastrelle in maiolica. L’anno prossimo realizzeremo una revisione dell’allestimento dell’appartamento vedovile di Isabella d’Este.
La donazione consta di nove elementi della pavimentazione originaria, in maiolica, dello Studiolo di Isabella d’Este in Corte Vecchia. Si tratta di piastrelle di grande rarità, di forma ottagonale, collegate l’una con l’altra da piccoli elementi quadrati; il perimetro della pavimentazione necessitava di elementi triangolari. Isabella d’Este ordinò questa pavimentazione a Pesaro o a Urbino, probabilmente intorno al 1520, quando decise di trasferire il suo appartamento dal castello di San Giorgio, anche se alcuni studiosi, come John Valentine Granville Mallet, non escludono una datazione anteriore e una collocazione del pavimento in un ambiente isabelliano in Castello, prima che la marchesa, rimasta vedova nel 1519, si trasferisse in Corte Vecchia, portando con sé le mattonelle. Isabella aveva ordinato pavimenti in maiolica per finalità pratiche ed estetiche. Le mattonelle permettevano di esibire decori, stemmi, emblemi e motti, come nel nostro caso: gli ottagoni mostrano la sigla YS di Isabella, la scritta isab[ela] este[nsis] mar[chionissa] man[tuae] e il motto nec spe nec metu (senza speranza e senza paura). Ed erano la soluzione migliore per evitare che i topi si annidassero sotto i pavimenti in assito ligneo.
Ballerini, inoltre, ha donato al Museo Diocesano “Francesco Gonzaga” una collezione di argenti mantovani, con bolli di garanzia pubblica del territorio (il Sacro Vaso) e dell’arte (SIC) della seconda metà del XVIII secolo costituita da: coppia di saliere in argento e vetro realizzate da Giovanni Bellavite tra il 1780 e il 1788; saliera in argento di bottega mantovana (XVIII sec); vassoio in argento sbalzato e cesellato da Alessandro Gasoni (terzo quarto del XVIII secolo); servizio da scrittoio di anonimo argentiere mantovano (ultimo decennio del XVIII secolo); servizio da scrittoio punzonato da Francesco Bosio (terzo quarto del XVIII secolo).
“Il munifico gesto dell’antiquario Ballerini – dice don Stefano Savoia, direttore del Museo Diocesano – consentirà ai visitatori del Museo Diocesano di ammirare alcuni rari esemplari di argenteria mantovana ad uso profano, espressione del raffinato gusto aristocratico e della perizia tecnica raggiunta da due delle più importanti famiglie di argentieri del territorio, i Bellavite e i Bosio, attive per più generazioni in città. Il monumentale servizio da scrittura, sbalzato e cesellato da Francesco Bosio, in tutto simile a quello appartenuto a Giovanni Battista de Perghen, vescovo di Mantova negli ultimi trent’anni del Settecento, sarà collocato sulla scrivania in stile Luigi XV nella biblioteca del Museo, recentemente riallestita e aperta ai visitatori”.

















