Sicurezza informatica in comune: come i cittadini possono proteggere i propri dati

I dati personali dei cittadini sono diventati una delle risorse più preziose dell’era digitale. Eppure molti non sanno nemmeno che i propri dati vengono raccolti, archiviati e, in alcuni casi, violati. Secondo un rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per la Cybersicurezza (ENISA), nel 2023 gli attacchi informatici alle istituzioni pubbliche europee sono aumentati del 34% rispetto all’anno precedente. Un numero che fa riflettere.

Perché la sicurezza informatica pubblica riguarda tutti noi

Quando si parla di sicurezza informatica pubblica, spesso si pensa a governi e grandi enti. In realtà, il punto debole di ogni sistema digitale è quasi sempre l’utente finale — cioè il cittadino comune. Basta un click sbagliato su un’e-mail sospetta per compromettere dati sensibili legati a servizi sanitari, fiscali o anagrafici. Il problema non è solo tecnico: è culturale.

Molti comuni italiani stanno digitalizzando i propri servizi, dal pagamento della TARI alla prenotazione di appuntamenti con il medico di base. Questo è positivo. Ma più servizi online significa anche più superfici di attacco per i criminali informatici. I cittadini devono essere consapevoli di questo scenario e adottare comportamenti più sicuri nella quotidianità.

Navigare in modo sicuro: connessioni protette e VPN per i cittadini

Utilizziamo reti Wi-Fi pubbliche – in biblioteca, al bar, in stazione – per proteggervi. Non vogliamo monitorare le nostre reti. Quando cerchiamo un’app VPN, tracciamo automaticamente il vostro traffico, impedendoci di accedere alle vostre informazioni.

Il requisito principale è un servizio VPN affidabile con app VPN per tutti i dispositivi più diffusi. E se utilizzi VeePN VPN per router, puoi proteggere ancora più dispositivi.Anche con un abbonamento VeePN standard, puoi connettere fino a 10 dispositivi. Installare una VPN sul router senza bisogno di competenze tecniche.

Come proteggere i propri dati: le basi che tutti dovrebbero conoscere

La prima linea di difesa è anche la più trascurata. Usare password diverse per ogni servizio e attivare l’autenticazione a due fattori (2FA) riduce drasticamente il rischio di accessi non autorizzati.

Non basta cambiare la password ogni tanto. Bisogna scegliere combinazioni lunghe, con lettere, numeri e simboli, e — se la memoria non aiuta — affidarsi a un gestore di password affidabile. Questi strumenti cifrano le credenziali in modo sicuro e le rendono accessibili solo a chi ne conosce la chiave principale.

Riconoscere le truffe digitali più comuni

Il phishing è la tecnica di attacco più diffusa in assoluto. L’ENISA stima che oltre l’80% delle violazioni di dati inizi proprio con un’e-mail fraudolenta. I criminali si spacciano per banche, enti pubblici o fornitori di servizi, chiedendo di cliccare su link o inserire credenziali. Il formato è sempre più convincente, grazie anche all’uso dell’intelligenza artificiale per generare testi privi di errori.

Come riconoscerle? Controllare sempre l’indirizzo del mittente per intero — non solo il nome visualizzato. Non cliccare mai su link presenti in messaggi non attesi, anche se sembrano provenire da fonti affidabili. E soprattutto: nessun ente pubblico italiano chiede mai password o codici fiscali tramite e-mail.

Protezione dei dati dei cittadini: diritti e strumenti

Il Regolamento GDPR e cosa significa per te

La protezione dei dati dei cittadini in Europa è garantita dal GDPR, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati entrato in vigore nel 2018. Ogni cittadino europeo ha il diritto di sapere quali dati vengono raccolti su di lui, da chi, e per quale scopo. Ha anche il diritto di chiederne la cancellazione o la rettifica. Non sono diritti astratti: si esercitano concretamente, rivolgendosi all’ente o all’azienda che detiene i dati oppure al Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Nel 2023, il Garante italiano ha ricevuto oltre 14.000 segnalazioni da parte di cittadini. Un numero in crescita, che dimostra una consapevolezza che sta lentamente aumentando. Ma c’è ancora molta strada da fare.

Aggiornamenti software: la difesa invisibile

Quante volte si rimanda l’aggiornamento del sistema operativo perché “adesso non ho tempo”? Ogni aggiornamento contiene, nella maggior parte dei casi, correzioni di vulnerabilità che i cybercriminali potrebbero sfruttare. Tenere aggiornati smartphone, computer e applicazioni è uno dei gesti più semplici — e più efficaci — per proteggersi.

Lo stesso vale per le app legate ai servizi pubblici digitali. App di comuni, ASL o enti previdenziali ricevono aggiornamenti periodici proprio per garantire la sicurezza dei dati trasmessi. È consigliabile utilizzare una VPN online per eliminare il rischio di intercettazione dei dati tramite hotspot e per proteggersi da alcune comuni vulnerabilità informatiche. Ignorare rischi significativi per la sicurezza è sempre una buona idea.

Cosa possono fare i comuni per aiutare i cittadini

Educazione digitale come servizio pubblico

La sicurezza informatica non può essere lasciata solo in mano ai singoli. I comuni hanno un ruolo fondamentale nell’educare i propri cittadini. Sportelli informativi, campagne di sensibilizzazione, corsi gratuiti per anziani e meno esperti: sono tutte iniziative che esistono già in alcune realtà italiane ma che andrebbero estese su scala nazionale.

Alcune amministrazioni locali hanno già avviato programmi di alfabetizzazione digitale nelle scuole e nelle biblioteche comunali. Non si tratta di insegnare a programmare: basta trasmettere comportamenti sicuri di base. Riconoscere un’e-mail sospetta, usare una connessione protetta, sapere a chi rivolgersi in caso di violazione dei propri dati — sono competenze alla portata di tutti.

Sistemi pubblici più sicuri: la responsabilità degli enti

Infine, la sicurezza informatica pubblica richiede anche investimenti strutturali da parte delle istituzioni. L’Italia ha aumentato il budget nazionale per la cybersicurezza, con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) che nel 2024 ha gestito risorse superiori ai 600 milioni di euro. Ma la sicurezza dei sistemi locali — comuni, ASL, uffici regionali — è spesso ancora inadeguata.

Il cittadino può fare molto, ma non tutto. Proteggere i propri dati è una responsabilità condivisa tra individuo e istituzioni. Più i due livelli collaborano — con strumenti, formazione e regole chiare — più il sistema complessivo diventa robusto. La strada è ancora lunga, ma ogni piccolo passo conta.

Informazioni fornite in modo indipendente da un nostro partner nell’ambito di un accordo commerciale tra le parti. Contenuti riservati a un pubblico maggiorenne.