(Adnkronos) –
Vittorio Brumotti, inviato di ‘Striscia la Notizia’ e campione di bike trial, si racconta a ‘Ciao Maschio’, ospite di Nunzia De Girolamo, nella puntata in onda sabato 23 maggio alle 17.10 su Rai 1. In una conversazione intensa, Brumotti parte dall’adolescenza, passa per la bicicletta trasformata in lavoro e arriva alla sua battaglia nelle piazze di spaccio e al ricordo di Diego Armando Maradona, conosciuto dopo aver scalato la Burj Khalifa. Da allora racconta di aver iniziato con il Pibe de oro un rapporto fatto di momenti privati, calcio e bicicletta: “Andavo a casa sua, cucinavo con lui, gli ho regalato una bicicletta” e “la prima cosa che mi ha chiesto è stata il prezzo. Io gli ho risposto ‘ma sono io il ligure, cos’è che mi chiedi il prezzo?”. Ma il passaggio più forte arriva quando Brumotti racconta di di avere un video girato con Maradona in cui il campione diceva “La droga è una merda”. E diceva che “la droga l’ha rovinato”.
Per Brumotti, quel ricordo si lega direttamente alla sua battaglia contro la droga e contro le piazze di spaccio. “Devo essere sempre incisivo”, dice. E sapere che Maradona parlasse della droga come di qualcosa capace di rovinare tante persone, aggiunge, per lui aveva un peso enorme. “Maradona l’ho proprio frequentato nel momento in cui cercava di redimersi”. Nel corso dell’intervista, Brumotti torna alla prima immagine della sua adolescenza: il desiderio di una bicicletta da trial e i sacrifici dei genitori per comprargliela. Da quella bicicletta “mi sono promesso di trasformare la mia passione in una professione. Presto fatto è diventato un lavoro”. Poi, con il tempo, capisce che non basta ‘trickeggiare’: “Era molto importante dialogare con le persone”. Dopo dieci anni di inchieste sullo spreco di denaro pubblico, decide così di intraprendere una nuova battaglia: quella contro lo spaccio e le mafie. “Ho deciso di intraprendere la mia battaglia nelle piazze di spaccio e la lotta alle mafie. Sempre con una bicicletta”.
Brumotti racconta il senso del suo lavoro nelle periferie difficili: andare nei luoghi dello spaccio, attirare l’attenzione attraverso lo sport, anche facendo “un po’ il deficiente”, e provare a bloccare per qualche minuto le piazze di spaccio. “Con le relative conseguenze”, ammette. Ma qualcosa, dice, accadeva: “Funzionava. Qualcuno si affacciava, oltre che insultarmi, si ribellava”. L’obiettivo era provare a ispirare qualche ragazzo e “fare una rivoluzione all’interno di queste periferie difficili, difficilissime”.

















