2 giugno 1946: Mantova sceglie la Repubblica al 68,8% e premia le sinistre

MANTOVA – Ottant’anni fa, il 2 e 3 giugno 1946, anche i mantovani furono protagonisti di uno dei momenti più importanti della storia italiana. Dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra, gli elettori vennero chiamati a scegliere la forma istituzionale dello Stato, decidendo tra Monarchia e Repubblica, e contemporaneamente a eleggere i rappresentanti dell’Assemblea Costituente che avrebbe scritto la nuova Costituzione. Per gran parte della popolazione si trattò di un’esperienza senza precedenti. Per la prima volta votarono anche le donne, che in realtà in diversi comuni della provincia avevano già fatto il loro ingresso nelle urne alcuni mesi prima durante le elezioni amministrative svoltesi tra marzo e aprile. Un passaggio storico che ampliò in modo decisivo la partecipazione democratica del Paese.

La donna turrita contro lo stemma sabaudo: il voto della svolta

Nei seggi gli elettori ricevettero due schede. La prima riguardava il referendum istituzionale: da una parte il simbolo della Repubblica, rappresentata da una figura femminile coronata da torri e rami d’alloro, dall’altra lo stemma sabaudo della Monarchia. Più complessa risultava invece la scelta per l’Assemblea Costituente, con otto liste in competizione e simboli – come sottolineava il compianto scrittore e giornalista Renzo Dall’Ara in alcuni dei suoi libri- che potevano generare qualche confusione.
Tra questi spiccavano le falci e martello del Partito Comunista Italiano e del Partito Socialista di Unità Proletaria, oltre a quella più piccola del Partito Comunista Internazionalista. Presenti anche lo scudo crociato della Democrazia Cristiana, la foglia d’edera del Partito Repubblicano, il simbolo del Partito d’Azione e quelli delle formazioni liberali e monarchiche.

Partecipazione da primato nel Mantovano e
larga affermazione della Repubblica

La provincia di Mantova si espresse con nettezza a favore della Repubblica. Su 257.615 votanti, pari al 93,74% degli aventi diritto, i voti validi furono 238.978. La Repubblica ottenne 164.486 preferenze, corrispondenti al 68,83%, mentre la Monarchia si fermò a 74.492 voti, pari al 31,17%. Anche il capoluogo si schierò dalla parte repubblicana, con il 64,7% dei consensi contro il 35,3% attribuito alla Monarchia. Non mancarono tuttavia alcune eccezioni sul territorio. Casalromano, pur amministrato dalle sinistre, registrò una prevalenza di voti monarchici, così come Pomponesco. Al contrario, la democristiana Bozzolo si pronunciò in favore della Repubblica. In diversi comuni dell’Alto e Medio Mantovano – tra cui Asola, Castel Goffredo, Cavriana, Goito, Guidizzolo e Monzambano – il voto monarchico superò il 40%, mentre nell’Oltrepò la Repubblica raggiunse percentuali superiori all’80%.

Socialisti in testa, comunisti a ruota nelle urne mantovane per la Costituente

Parallelamente al referendum si votò per l’Assemblea Costituente. Anche in questo caso la provincia confermò un orientamento politico fortemente progressista. Il Partito Socialista di Unità Proletaria risultò la prima forza con 77.952 voti, pari al 32,28%, seguito a breve distanza dal Partito Comunista Italiano con 74.996 preferenze e il 31,06%. La Democrazia Cristiana conquistò invece 61.841 voti, corrispondenti al 25,61%. Più distanziate le altre liste: l’Unione Democratica Nazionale si attestò al 5,30%, il Blocco Nazionale della Libertà al 2,57%, il Partito d’Azione all’1,97%, il Partito Repubblicano allo 0,73% e il Partito Comunista Internazionalista allo 0,48%. Complessivamente socialisti e comunisti raccolsero oltre il 63% dei consensi provinciali, confermando quella forte tradizione di sinistra che aveva già caratterizzato le amministrative svoltesi pochi mesi prima.

La lunga attesa e poi la festa in piazza Erbe per la nuova Italia

L’attesa per il risultato del referendum accompagnò l’intera settimana successiva. La sera del 9 giugno piazza Erbe si trasformò in un luogo di festa popolare tra comizi, musica e balli che si protrassero fino a tarda notte. Solo il 18 giugno arrivò però la proclamazione ufficiale della Corte di Cassazione: a livello nazionale la Repubblica aveva ottenuto 12.718.641 voti contro i 10.718.502 della Monarchia, con un vantaggio superiore ai due milioni di preferenze. Fu l’inizio di una nuova fase della storia italiana. E anche Mantova, con una partecipazione elettorale vicina al 94% e una netta scelta repubblicana, contribuì in maniera significativa alla nascita della Repubblica e alla costruzione dell’Italia democratica uscita dalle macerie della guerra.