Riforma medicina del territorio, stallo tra sindacati-ministero Salute-Regioni

(Adnkronos) –
Riforma della medicina del territorio in pausa o meglio in stallo. Siamo a giugno e ancora non c’è ‘l’accordo’ tra i sindacati dei medici di famiglia, il ministero della Salute e le Regioni per il decreto che punta a riscrivere la nuova medicina del territorio e a popolare di medici le Case di comunità previste dal Pnrr. A maggio c’erano stati diversi incontri tra le parti in causa ma nessuna ‘fumata bianca’ sul decreto, quasi pronto ma con diversi punti che non piacciano ai sindacati. Intanto il 13 giugno è prevista una manifestazione in un albergo della Capitale della Fimmg con i direttivi di tutte le province italiane. La Fimmg è comunque in stato di agitazione da un mese e l’appuntamento della prossima settimana servira per misurare la temperatura della base sul decreto.  

Ma cosa non piace della riforma ‘Schillaci’? Secondo una fonte autorevole interna ai sindacati, “l’impianto non convince nessuno, c’è la volonta di collettivizzare la medicina generale mettendo i medici di famiglia in una struttura dove non ci sarà il tempo di dialogare con i pazienti, conoscerli e capire le esigenze”, è il primo tema evidenziato. Il ministero della Salute ha sempre lasciato la porta aperta, auspicando anche che i sindacati portassero degli emendamenti al decreto che però potrebbe correre da solo. Nel dibattito pubblico uno dei temi su cui si è focalizzato il possibile scontro è stato quello del passaggio dei medici dall’attuale convenzione alla dipendenza, “ma non è questo il punto”, osserva la fonte che replica: “C’è piena disponibilità a passare un certo monte ore nelle Case di comunità”, il vero nodo è che questo decreto vuole “deformare e non riformare, trasformando la garanzia che oggi ha ogni cittadino di avere un medico di famiglia ad avere domani una struttura con dentro dei medici che non conosce”, il tutto “pensando che il Fascicolo sanitario sia la soluzione di tutto, azzerando ogni rapporto umano”. Intanto manca poco al 30 giugno quando dovrebbero partire a pieno regime le Case di comunità.  

C’è il tempo per tornare a parlarsi ufficialmente e trovare un giusto compromesso. La riforma interessa anche il Governo e la politica non ha mai smesso di lavorare sottotraccia. La partita è quindi aperta, la premier Meloni punta a vedere operativo al 100% il Pnrr e questo vuol dire pieno funzionamento della Case e Ospedali di comunità. Una sanità più vicina ai cittadini. Al Festival dell’Economia di Trento il ministro della Salute Orazio Schillaci ha ricordato i dati di una indagine sul rapporto tra cittadini e medici di famiglia della Fiaso (Federazione Italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere): “Nell’83% dei contatti il medico ha prescritto farmaci, nel 67% esami diagnostici, nel 60% visite specialistiche. Solo il 33% degli intervistati è stato visitato. Questo cosa significa? – ha osservato il ministro – Che il medico di famiglia nel tempo si è trasformato, ma questo non per colpa sua, per via di una deriva sistemica che ha accelerato il Covid. Io non ho mai messo sotto accusa i medici di famiglia, li ho sempre difesi, ho detto che sono il perno del nostro Servizio sanitario nazionale perché sono i primi ai quali i cittadini si rivolgono e sono quelli che meglio di tutti conoscono i cittadini, quindi li possono indirizzare verso le cure più appropriate”.  

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