Segnali di tenuta per l’economia mantovana sui mercati esteri. Nel primo trimestre del 2026 le esportazioni della provincia hanno registrato una crescita dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo un valore vicino ai 2,1 miliardi di euro. Un risultato che assume particolare rilevanza in un contesto internazionale ancora segnato da una domanda industriale debole e dalle persistenti tensioni geopolitiche e commerciali.
I dati emergono dall’analisi elaborata dal Servizio Promozione e Informazione Economica della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia. Nel complesso, il territorio della Camera di Commercio registra una flessione dell’export del 3,4%, con un valore complessivo di oltre 4,7 miliardi di euro. A pesare sul dato aggregato è soprattutto la performance negativa della provincia di Pavia, mentre Mantova e Cremona mostrano una sostanziale stabilità.
Nel confronto regionale, Mantova si distingue inoltre come la seconda provincia lombarda per andamento delle esportazioni nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025. «I dati relativi al primo trimestre 2026 si inseriscono in un contesto internazionale ancora caratterizzato da una domanda industriale debole e da persistenti tensioni geopolitiche e commerciali – sottolinea il presidente della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, Gian Domenico Auricchio –. A livello territoriale si conferma un quadro differenziato: la Lombardia evidenzia una dinamica complessivamente stabile su base annua, a conferma del proprio ruolo di principale regione esportatrice del Paese, ma con andamenti non uniformi tra le province».
Auricchio evidenzia come il risultato complessivo del territorio camerale sia «principalmente imputabile all’andamento meno positivo della provincia di Pavia, mentre Mantova e Cremona mostrano una sostanziale tenuta, con variazioni lievemente positive o prossime alla stabilità».
Per Mantova, oltre alla crescita dell’export, si registra una significativa riduzione delle importazioni, scese del 19,2% e attestate a circa 1,5 miliardi di euro. Il saldo della bilancia commerciale rimane quindi ampiamente positivo, attestandosi a 574,5 milioni di euro.
Tra i principali comparti esportatori si distinguono soprattutto gli articoli di abbigliamento, tessili, pelli e accessori, che segnano un incremento del 27,1%. Bene anche gli apparecchi elettronici e ottici, in crescita del 45,1%, gli articoli in gomma e materie plastiche (+14,6%), le altre attività manifatturiere (+14,7%), i prodotti petroliferi raffinati (+4,2%) e i mezzi di trasporto (+0,1%). Segno negativo invece per alcuni dei comparti più rilevanti dell’economia provinciale. Le esportazioni di prodotti in metallo diminuiscono del 15,1%, quelle dei prodotti chimici dell’11,1%, del legno e carta dell’11,5%, mentre gli alimentari arretrano del 2,1%. In lieve calo anche i macchinari (-0,4%) e gli apparecchi elettrici (-3,5%).
Sul fronte geografico, le imprese mantovane trovano sostegno soprattutto nei mercati europei. Crescono infatti le esportazioni verso Spagna (+16,4%), Regno Unito (+17,1%), Polonia (+14,4%), Romania (+20,7%), Svizzera (+29,5%) e Grecia (+51,7%). Positivi anche i dati di Francia (+3,8%), Paesi Bassi (+1,6%) e Repubblica Ceca (+3,6%). Tra i principali partner commerciali si registrano invece flessioni verso Germania (-4,6%), Austria (-7,4%), Belgio (-0,7%) e soprattutto Stati Uniti (-10,9%), un dato che riflette le difficoltà di alcuni mercati extraeuropei.
Per quanto riguarda le importazioni, gli unici incrementi significativi riguardano i mezzi di trasporto (+4,4%) e i prodotti petroliferi raffinati (+7,8%). In calo quasi tutte le altre categorie merceologiche, con riduzioni particolarmente marcate per i prodotti in metallo (-42,9%), quelli agricoli (-33,4%) e i prodotti chimici (-24%). Anche l’analisi per Paese conferma questa tendenza: aumentano le importazioni provenienti da Germania (+5%), Regno Unito (+25,7%) e Arabia Saudita (+36,9%), mentre diminuiscono sensibilmente quelle da Cina (-24,1%), Francia (-22,3%), Vietnam (-31,9%), Corea del Sud (-45,5%) e Indonesia (-35,5%).


















