Mantova, dal 27 giugno quattro artiste in mostra: esposizione collettiva alla Casa di Rigoletto

MANTOVA – Quattro artiste, quattro visioni, un solo invito: rallentare, osservare, perdersi. È questo il leitmotiv della mostra collettiva, in programma dal 27 giugno al 19 luglio, che riunisce le ricerche di Elisa Cella, Loredana Galante, Anna Nutini e Vania Elettra Tam negli spazi della Casa di Rigoletto di Mantova. Il progetto, che ha come genesi l’idea di inquietudine di Fernando Pessoa, la trasforma però in una dimensione plurale, aperta e dinamica: non più uno stato totalizzante e immobile, ma una costellazione di possibilità, scarti, movimenti interiori capaci di generare relazione, ricerca e trasformazione. Le opere in esposizione attraversano linguaggi differenti ma profondamente comunicanti. Corpi, oggetti, geometrie, frammenti del quotidiano e riferimenti alla storia dell’arte si contaminano reciprocamente in un allestimento concepito come organismo condiviso piuttosto che come semplice giustapposizione di individualità artistiche.

“Fare lunghe passeggiate solo perché siamo stanche di camminare”, titolo della mostra, è un percorso sensoriale e riflessivo che celebra l’arte come esperienza e non come traguardo. Un viaggio senza meta dove il gesto creativo diventa atto di libertà, maturità e stupore. Non una corsa, ma una passeggiata nell’anima dell’arte. “L’unico modo di andare d’accordo con la vita è essere in disaccordo con noi stessi”, scrive Fernando Pessoa nel Libro dell’inquietudine. Da questo celebre passaggio nasce il titolo della mostra Fare lunghe passeggiate solo perché siamo stanche di camminare.

Le geometrie di Elisa Cella aprono a possibili cosmogonie che dal dato scientifico si dirigono verso il reincanto; le opere di Loredana Galante custodiscono una tensione poetica che invita lo sguardo a sostare oltre la superficie; Anna Nutini mette in scena corpi contorti e insieme liberissimi, immersi in architetture quotidiane paradossali; Vania Elettra Tam interviene con ironia dissacrante sulla memoria delle immagini e sugli oggetti delle nostre vite, smontandoli e ricomponendoli in nuove narrazioni. La mostra costruisce così una trama relazionale in cui il femminile emerge non come categoria definita, ma come gesto poetico e politico di apertura, ascolto e sconfinamento. Come in una partitura aperta, le opere dialogano tra loro generando armonie inattese e nuovi spazi di prossimità. Ad accompagnare l’inaugurazione sarà un reading teatrale di Silvia Sala ed un intervento sonoro ambientale realizzato appositamente dall’associazione Bosco Post Industriale.