Lavoro, nel Mantovano cresce la fascia 15-34. Ma in Italia diminuiscono i giovani

MANTOVA – La popolazione giovanile (fascia 15-34 anni) nel Mantovano è aumentata dell’1,2% negli ultimi dieci anni, con un saldo positivo di +927 unità (da 80.552 a 81.479). A dirlo è lo studio della Cgia di Mestre sulla sussistenza dello stato sociale, dal titolo “Meno giovani, più pensionati: chi lavorerà in Italia nel 2030?”.

Il dato positivo mantovano, che va a braccetto con quello lombardo (+4.9%), va invece in controtendenza con il dato complessivo italiano, che fa registrare un -4,3% sospinto soprattutto dal sud. “Negli ultimi dieci anni – afferma l’Ufficio studi della Cgia – i giovani italiani tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di quasi 550mila unità, effetto diretto della crisi demografica che sta interessando il nostro Paese. Un dato che desta forte preoccupazione, poiché mette a rischio, tra le altre cose, anche la tenuta del sistema occupazionale nazionale. Entro il 2029, infatti, oltre 3 milioni di lavoratori usciranno dal mercato del lavoro per raggiunti limiti d’età e/o di anzianità contributiva. Un dato che apre una domanda destinata a diventare centrale nel dibattito economico e sociale dei prossimi anni: chi sostituirà questi lavoratori?”.

Tra il 2025 e il 2029, si legge nella ricerca, secondo le previsioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal, quasi 3 milioni di italiani lasceranno fabbriche e uffici. Si tratta per lo più di baby boomer che andranno in pensione. Un problema già oggi difficile da gestire e che rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni: per molti imprenditori, trovare personale è una missione quasi impossibile. A farne le spese sono soprattutto le piccole imprese, che hanno una capacità attrattiva nei confronti dei giovani nettamente inferiore rispetto alle aziende di dimensioni maggiori. Di questi 3 milioni di addetti, poco più di 1,6 milioni sono dipendenti del settore privato, 768.200 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi. A livello territoriale, gli imprenditori che molto probabilmente si troveranno più in difficoltà a rimpiazzare coloro che andranno in quiescenza saranno i lombardi che “subiranno” una incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale del 64,6 per cento, gli emiliano-romagnoli con il 58,6 e i veneti con il 56,5.

Nel lungo periodo, spiegano dalla Cgia di Mestre, la contrazione del numero di giovani è un problema che riguarda tutta Europa, non solo l’Italia. Ovviamente, ci sono delle distinzioni. Negli ultimi 10 anni (2015-2025) la nostra diminuzione è stata del 4,3 per cento, contro una media dell’Eurozona del -0,4 per cento. Se anche la Germania ha registrato una variazione percentuale negativa (-1,8), le altre big europee, invece, sono in controtendenza. La Francia (+1,6), la Spagna (+5,3) e i Paesi Bassi (+11,5) hanno momentaneamente, grazie in particolare agli immigrati, invertito il segno. Sebbene in Italia la fascia anagrafica tra i 15-34 anni presente nel nostro Paese sia stabile dal 2023 e pari a 12,1 milioni di persone, nel 2035 dovrebbe scendere a 11,8 e nel 2045 crollare a 10,1: praticamente 2 milioni di giovani in meno rispetto a oggi.

Tornando all’andamento della popolazione giovanile (15-34 anni) negli ultimi 10 anni, la Calabria è la regione che ha registrato la contrazione percentuale più marcata con il -18%, a seguito di una diminuzione in termini assoluti di quasi 85mila unità. Seguono la Sardegna con il -17,2% (-59.070) e la Basilicata con il -16,6% (-21.905). Tra le realtà geografiche più virtuose – grazie all’aumento del numero degli stranieri e dei giovani provenienti dal Mezzogiorno – si segnalano la Liguria con il +4,6% (+12.464 giovani), la Lombardia con il +4,9% (+98.916) e l’Emilia Romagna con il +8,4% (+70.438). A livello provinciale, infine, la realtà che negli ultimi 10 anni ha registrato la diminuzione più importante è stata la Sud Sardegna con il -24% (-17.905 giovani). Seguono Oristano con il -22,7 (-7.543), Isernia con il -20,8 (-4.018) e Reggio Calabria con il -19,5 (-26.366). In controtendenza, invece, 41 province su 107. Le più virtuose sono state Trieste con il +10,7 per cento (+4.248), Gorizia con il +11 (+2.650) e Bologna con il +14 (+25.868).