MANTOVA – Sembrano biciclette, ma sono a tutti gli effetti scooter elettrici: sfrecciano sulle ciclopedonali, senza casco né assicurazione, e sempre più spesso finiscono addosso a bici e pedoni. È contro la proliferazione di questi mezzi truccati – le cosiddette fat bike elettriche modificate – e contro l’uso fuori regola dei monopattini che la maggioranza porta in Consiglio Comunale a Mantova una mozione, primo firmatario Iacopo Rebecchi, capogruppo della Lista Gialla e già assessore alla Mobilità, sottoscritta da tutti i gruppi che sostengono l’Amministrazione.
«Il messaggio è chiaro e semplice: questa è una mozione a tutela della sicurezza stradale e, prima di tutto, di pedoni e ciclisti – premette Rebecchi –. È un fenomeno sempre più sentito dai cittadini, che si vedono scooter elettrici sfrecciare sulle ciclopedonali magari appena usciti di casa o da un negozio, e monopattini truccati passare sui marciapiedi senza alcun rispetto del Codice della Strada».
«Il fenomeno è in forte aumento: a Mantova, in città come in provincia, e del resto in tutte le città italiane, questi mezzi stanno proliferando – prosegue il capogruppo –. Vanno a tutta velocità sulle ciclopedonali, arrivando a speronare bici e pedoni, e circolano senza casco e senza assicurazione pur presentando gli stessi identici rischi dei mezzi per i quali casco e assicurazione sono obbligatori. I primi a rischiare sono gli stessi utilizzatori, spesso giovanissimi; subito dopo, chi resta coinvolto in un incidente e scopre di non poter contare su una RCA obbligatoria. Di fronte a una diffusione ormai di massa, le Istituzioni non possono tollerare la proliferazione di mezzi che il Codice della Strada vieta».
Il momento scelto non è casuale: il quadro normativo nazionale si è appena completato. Per i monopattini elettrici sono oggi obbligatori il casco, il contrassegno identificativo – il cosiddetto “targhino”, in vigore dal 16 maggio – e, dal 16 luglio, l’assicurazione per la responsabilità civile. Per le biciclette elettriche il Codice della Strada è chiaro: il mezzo che supera i 250 watt, i 25 chilometri orari di assistenza o che marcia senza pedalare non è una bicicletta ma un ciclomotore, con tutto ciò che ne consegue, fino al sequestro ai fini della confisca.
Da qui gli impegni chiesti al Sindaco e alla Giunta: potenziare i servizi mirati della Polizia Locale, procedendo dove la legge lo prevede a contestazioni, fermi e sequestri; coinvolgere, tramite il Prefetto, anche Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza; costruire una collaborazione operativa con le Polizie Locali dei Comuni vicini, che saranno invitati ad approvare mozioni analoghe; e chiedere a Governo e Parlamento di chiudere il rubinetto a monte, sostenendo la proposta di legge già depositata alla Camera che introduce sanzioni penali e confisca per chi produce, vende o installa i kit di sblocco e stringendo su vendite online e canali di importazione.
«La divisione dei compiti è chiara – spiega Rebecchi –. Allo Stato chiediamo di farsi carico del problema alla radice, bloccando l’importazione e la commercializzazione dei mezzi che non siano omologati come ciclomotori: finché si potrà comprare online uno scooter travestito da bicicletta, i controlli su strada rincorreranno sempre. Come Comune, nel nostro piccolo, faremo la nostra parte con controlli intransigenti. Ma non solo repressione: vogliamo fare formazione, nelle scuole e tra gli operatori del delivery, che di questi mezzi sono spesso utilizzatori. Anche a loro tutela: un mezzo a norma è prima di tutto un presidio di sicurezza per chi ci lavora sopra ogni giorno».
Un capitolo a parte riguarda i monopattini. «Sarebbero uno strumento di mobilità sostenibile molto importante – aggiunge Rebecchi –, ma per come sono stati utilizzati in questi anni, in spregio al Codice della Strada, sono diventati più un pericolo per i pedoni e per gli utenti deboli che un mezzo sostenibile. Ora le regole ci sono tutte: casco, targhino, assicurazione. Farle rispettare significa restituire ai monopattini il ruolo che meritano, quello di alleati della città».
«Il rispetto delle regole deve partire da Mantova, ma chiederemo di fare altrettanto anche ai Comuni limitrofi: è evidente che il fenomeno interessa tutta la grande Mantova, e serviranno controlli coordinati e congiunti tra le Polizie Locali – conclude Rebecchi –. E ci aspettiamo che il problema venga affrontato in modo serio anche dallo Stato, perché negli altri Paesi europei la situazione non è come la nostra: i mezzi non omologati non arrivano così facilmente sulle strade».


















