Granchio blu, il Mantovano fa i conti con l’invasore del Po: cresce l’allarme

MANTOVA – Sono sempre più numerose le segnalazioni del granchio blu lungo il tratto mantovano del Po. Dopo i primi avvistamenti registrati negli anni scorsi, il crostaceo invasivo continua la sua lenta ma costante risalita del Grande Fiume. Le ultime segnalazioni, provenienti anche dall’area di Casalmaggiore, nel Cremonese, confermano infatti non solo che la sua presenza si sta consolidando, ma anche che la specie continua a risalire il corso del Po. Un’espansione che non sorprende gli studiosi, visto che una ricerca scientifica aveva già certificato come

Le nuove segnalazioni lungo il Po

A rilanciare l’attenzione sul fenomeno è stato nei giorni scorsi Davide Persico, professore dell’Università di Parma, che attraverso i social ha reso nota l’accertata presenza del crostaceo anche nel tratto cremonese del Po. L’avanzare del granchio blu, specie aliena invasiva originaria delle coste atlantiche del Nord America, era già stata documentata dalla comunità scientifica. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Ferrara, in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna e l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, ha confermato attraverso cinquanta segnalazioni georeferenziate che il granchio blu aveva percorso oltre 160 chilometri nell’entroterra, raggiungendo l’area di Mantova già nel 2023.
Gli avvistamenti, del resto, non erano mancati nemmeno nel capoluogo. Uno degli episodi più curiosi aveva riguardato un esemplare rinvenuto tre anni fa addirittura nel cortile di un’abitazione di via Principe Amedeo, pineo centro città. Lo studio ha evidenziato come, allontanandosi dal Delta, la presenza del granchio blu tenda progressivamente a diminuire. La maggior parte degli esemplari catturati erano maschi adulti, mentre le femmine, responsabili della deposizione delle uova, risultavano molto meno numerose.

Lo studio: gli effetti sull’ecosistema

I ricercatori hanno inoltre messo in relazione la diffusione del crostaceo con la forte siccità che ha interessato il Po negli ultimi anni. Nel 2022, anno caratterizzato dalla portata media annua più bassa del periodo analizzato, i primi esemplari furono rinvenuti a 146 chilometri dal Delta. L’anno successivo il granchio blu raggiunse invece la massima distanza documentata, superando i 160 chilometri e arrivando fino all’area mantovana.
Forti sono le preoccupazioni per le conseguenze sull’ecosistema. Il granchio blu è infatti un predatore opportunista e rappresenta una minaccia per numerose specie autoctone. Gli studiosi ritengono che possa contribuire al declino dell’anguilla europea, soprattutto nelle prime fasi della sua vita, mentre desta preoccupazione anche il possibile impatto sullo storione adriatico. Allo stesso tempo alcuni pesci presenti nel Po, come il lucioperca e il pesce gatto americano, sono in grado di predare gli esemplari adulti, contribuendo in parte a contenerne la diffusione.

Da non confondere con il gambero della Louisiana

Gli esperti invitano infine a non confondere il granchio blu con il gambero rosso della Louisiana, presente nei corsi d’acqua mantovani fin dagli anni ’90 del secolo scorso. Si tratta di due specie aliene invasive completamente diverse: il primo è un granchio marino nuotatore capace di adattarsi anche alle acque dolci del Po, mentre il secondo è un gambero d’acqua dolce noto per la sua aggressività e per i danni che provoca sia alle specie autoctone sia agli argini dei corsi d’acqua.