CASALOLDO – Tutto è partito dagli accertamenti per capire le cause del cedimento della sponda sinistra del Tartaro Fabrezza a Casaloldo. I Carabinieri Forestali del Nucleo di Castiglione delle Stiviere al termine di una serie di accertamenti, hanno ricostruito che il danno era stato causato da una demolizione risalente al settembre del 2023, poi risultata abusiva: i militari hanno quindi denunciato tre persone e hanno comminato una sanzione amministrativa complessiva di 4mila euro.
L’indagine è nata nei giorni scorsi durante i controlli eseguiti dai militari nel territorio comunale di Casaloldo. L’attività rientrava nei servizi concordati in Prefettura nell’ambito del Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Roberto Bolognesi.
Nel corso delle verifiche i Forestali hanno riscontrato alcune anomalie relative alla demolizione di un fabbricato. Approfondendo la vicenda, anche attraverso l’esame della documentazione depositata all’ufficio tecnico del Comune, i militari hanno ricostruito un intervento che, secondo quanto contestato, sarebbe stato effettuato senza rispettare tutti gli adempimenti previsti sotto il profilo idraulico, urbanistico e ambientale.
Il punto più delicato riguarda proprio le conseguenze dei lavori sul corso d’acqua. Secondo gli accertamenti dei Carabinieri Forestali, infatti, il crollo della sponda sinistra del Tartaro Fabrezza sarebbe riconducibile alla demolizione del fabbricato eseguita nel settembre di tre anni fa.
L’intervento era stato oggetto di autorizzazione da parte della Polizia Idraulica, ma l’esame della pratica edilizia avrebbe fatto emergere un’ulteriore irregolarità: nella documentazione sarebbe stata omessa la presenza di vincoli ambientali gravanti sull’immobile. Un’omissione che, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe consentito di procedere con opere ritenute abusive.
Conclusi gli accertamenti sul posto e quelli documentali negli uffici comunali, i Forestali hanno quindi denunciato tre persone: il committente dei lavori, il progettista e direttore dei lavori e l’esecutore materiale dell’intervento.
I tre sono ritenuti responsabili, di reati in materia urbanistica e paesaggistico-ambientale, oltre che di falso in atto pubblico.
A loro carico è stata inoltre elevata una sanzione amministrativa di 4mila euro per l’esecuzione di opere che avrebbero arrecato pregiudizio al regime idraulico del corso d’acqua.

















