Lavoro, nove morti nel 2026. Zaffanelli (Cisl): “Inaccettabile”. Boom infortuni tra lavoratori più anziani

MANTOVA – Nel primo semestre del 2026, in provincia di Mantova, la situazione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è peggiorata in modo significativo. Gli infortuni denunciati sono stati 2.610, in aumento del 5,6% rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del 2025 (2.471).

Gli infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa sono saliti da 2.127 a 2.223, mentre quelli in itinere, cioè nel tragitto tra casa e lavoro, sono passati da 344 a 387.

Il dato più grave riguarda gli incidenti mortali. Nei primi sei mesi del 2026 le vittime sono state nove, contro le due dello stesso periodo dell’anno precedente. Cinque persone hanno perso la vita durante il lavoro e quattro nel tragitto tra casa e lavoro. Nel solo mese di giugno sono stati registrati tre decessi.

Degno di nota anche l’aumento delle malattie professionali. Le denunce sono passate da 133 a 251: 118 casi in più, con una crescita dell’88,7%. L’incremento riguarda soprattutto gli uomini, per i quali le segnalazioni sono salite da 79 a 180. Le patologie più denunciate interessano l’apparato muscolo-scheletrico. Tra queste figurano ernie e disturbi dei dischi vertebrali, lesioni alla spalla, sindrome del tunnel carpale, spondilosi e infiammazioni dei tendini.

“Nove lavoratori morti in sei mesi sono inaccettabili – dichiara Ivan Zaffanelli, segretario generale della Cisl Asse del Po –. Ogni incidente deve essere analizzato con attenzione verificando la dinamica, i carichi di lavoro, i turni e le procedure di sicurezza adottate. Le tragedie avvenute nel settore agricolo, ultime soltanto in ordine di tempo, ci impongono di mantenere molto alta l’attenzione. Il confronto avviato con ATS e l’individuazione di misure concrete per affrontare il caldo estremo sono un primo passo. Non possiamo, però, limitarci all’agricoltura: le temperature elevate e i rischi per la salute riguardano anche molti altri comparti produttivi”.

“Servono protocolli chiari e concreti – conclude il segretario – da adottare nei settori più esposti. Sono necessari anche controlli adeguati, pause realmente garantite e una formazione specifica sulle mansioni che si svolgono. Dobbiamo fare di più, tutti insieme: istituzioni, imprese, ATS, INAIL, Ispettorato del lavoro e organizzazioni sindacali. Non possiamo accettare un sistema nel quale le morti vengono tollerate e l’aumento degli infortuni passa quasi inosservato. Vogliamo proteggere concretamente la vita e la salute di chi lavora”.

Sul versante anagrafico emerge una crescita marcata tra i lavoratori più maturi. Considerando complessivamente le fasce dai 55 anni in avanti, gli infortuni passano da 404 a 489, con un aumento del 21%. Nella fascia tra i 60 e i 64 anni la crescita è del 24,8%, mentre tra i 65 e i 69 anni raggiunge il 57,1%. Aumentano anche i casi tra i 25 e i 29 anni, da 186 a 226, +21,5%, un dato che impone di verificare la qualità della formazione iniziale, l’esperienza maturata e la frequenza dei cambi di mansione.

La dinamica settoriale evidenzia una crescita particolarmente forte nell’industria, dove gli infortuni passano da 613 a 751, +22,5%, con 138 casi aggiuntivi, un incremento quasi coincidente con l’intera crescita provinciale. Nel terziario si passa da 377 a 432 casi, +14,6%, mentre l’artigianato registra una diminuzione da 176 a 168.
Tra i comparti maggiormente interessati figurano metalli e macchinari, trasporti e magazzini, costruzioni e impianti e industria del legno. Guardando ai singoli settori, il trasporto terrestre sale da 63 a 103 infortuni, +63,5%; la fabbricazione di macchinari da 75 a 106, +41,3%; la produzione di articoli in metallo da 79 a 96, +21,5%; la ristorazione da 31 a 48, +54,8%. Crescono inoltre gli eventi nell’assistenza sanitaria e nei servizi di assistenza sociale.

Anche la condizione dei lavoratori nati all’estero richiede attenzione. I casi passano da 723 a 799, +10,5%, e rappresentano il 30,6% del totale. Il dato rafforza la necessità di garantire una formazione realmente comprensibile, mediazione linguistica, attenzione ai neoassunti e controlli sulle condizioni di lavoro negli appalti e lungo le filiere produttive.