GAZOLDO DEGLI IPPOLITI – La mostra dedicata alla collezione del fotografo Gianni Bellesia, ospitata alla Rocca Palatina dell’assocoazione Postumia dal 12 agosto al 6 settembre, offre un viaggio affascinante nell’universo dell’iconografia sacra scolpita in avorio e osso, materiali che per secoli hanno rappresentato un ponte privilegiato tra l’umano e il divino.
Incidere il sacro su queste materie non era soltanto un gesto artistico, ma un atto rituale: l’avorio, con il suo candore immacolato, evocava purezza, castità, luce divina. Nella tradizione cristiana diventava metafora mariana, la Turris Eburnea, simbolo di protezione e perfezione spirituale. L’osso, resistente al tempo e alla corruzione, incarnava invece la memoria dell’eterno, la vittoria sulla morte, la promessa di una fede che non si consuma.
La collezione Bellesia custodisce preziosi manufatti storici, molti dei quali donati dal Vescovo Emerito di Mantova Carlo Ferrari prima della sua scomparsa nel 1992. Accanto a essi, opere più recenti realizzate con materiali popolari che imitano i supporti nobili, testimoniano la continuità di una tradizione che non ha mai smesso di parlare.
Tra i pezzi più singolari spicca un dente di facocero scolpito a forma di coccodrillo, creatura che l’iconografia cristiana associa alle insidie del male: un simbolo potente della lotta spirituale, della preghiera che doma l’oscurità.
Molte micro-incisioni sono custodite in eleganti bottiglie vitree, trasformate in scrigni trasparenti che proteggono e amplificano la sacralità delle opere. Il vetro diventa così una cornice silenziosa, un involucro che esalta la delicatezza del gesto artistico e la forza del messaggio spirituale.
















