La situazione resta critica e il livello di attenzione è massimo, ma per il momento in Lombardia non ci sono le condizioni per dichiarare lo stato di crisi o di emergenza per la carenza d’acqua. A fare il punto sono gli assessori regionali all’Agricoltura Alessandro Beduschi e agli Enti locali e Risorse idriche Massimo Sertori, alla luce di un 2026 segnato da precipitazioni ridotte e temperature elevate.
Il dato che fotografa meglio le difficoltà è quello emerso nell’ultima riunione del Tavolo regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica, dello scorso 29 luglio: il deficit idrico lombardo ha raggiunto il 50,8% rispetto alla media storica, riportando la situazione vicino ai livelli del 2022, uno degli anni più difficili degli ultimi tempi. Anche l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto del fiume Po ha classificato il quadro complessivo in condizioni di “Severità idrica alta”, il livello più elevato previsto dal sistema nazionale di monitoraggio.
Una situazione che, precisano però dalla Regione, non equivale automaticamente a uno stato di emergenza. «È importante distinguere una situazione di severità idrica elevata dalla sussistenza dei presupposti per una dichiarazione dello stato di emergenza», sottolineano Beduschi e Sertori. Il ricorso agli strumenti straordinari della Protezione civile è infatti previsto quando gli effetti di un evento non possono più essere affrontati con gli strumenti ordinari. Condizione che, secondo Palazzo Lombardia, al momento non si è verificata.
A evitare conseguenze ancora più pesanti contribuisce la capacità di regolazione assicurata dai grandi laghi e dagli invasi alpini, insieme al coordinamento tra enti gestori, consorzi di bonifica, autorità di bacino e organizzazioni agricole. Nonostante le difficoltà, infatti, non si registra per ora una compromissione generalizzata degli utilizzi civili, agricoli e produttivi dell’acqua.
Particolare attenzione resta comunque rivolta al mondo agricolo. Le temperature elevate e le scarse precipitazioni stanno creando situazioni molto diverse a seconda delle zone e delle colture. Cereali, riso, foraggere e attività zootecniche presentano livelli di criticità differenti, ma secondo la Regione non è ancora possibile parlare di una crisi produttiva generalizzata o di danni irreversibili alle principali filiere lombarde.
Tra le aree maggiormente sotto pressione c’è soprattutto il comparto risicolo del Pavese e della Lomellina, fortemente legato alle derivazioni alimentate dal Lago Maggiore e dal sistema del Ticino. In questo caso, spiegano dalla Regione, le prossime settimane saranno decisive per comprendere l’effettiva evoluzione della situazione.
Per le aziende agricole che abbiano già subito danni o significative perdite produttive restano inoltre disponibili gli strumenti previsti dalla normativa, a partire dal fondo mutualistico nazionale AgriCat, rivolto alle imprese beneficiarie dei pagamenti diretti della Pac, e dal Fondo di solidarietà nazionale previsto dal decreto legislativo 102 del 2004.
«Il dato sulla severità idrica conferma che siamo di fronte a una situazione che non va sottovalutata», evidenzia Sertori. Per questo il Tavolo regionale sulla risorsa idrica, operativo dalla fine di marzo, continuerà a seguire l’andamento degli indicatori idrologici e agrometeorologici in collaborazione con Arpa Lombardia e tutti i soggetti coinvolti.
La Regione, dunque, non abbassa la guardia. L’obiettivo resta quello di garantire acqua sufficiente per gli usi civili, agricoli e produttivi, tutelando al tempo stesso ambiente e territori. Il monitoraggio proseguirà giorno per giorno e, assicurano Beduschi e Sertori, eventuali ulteriori misure saranno adottate qualora il quadro meteorologico e idrologico dovesse peggiorare.


















