Il Marocco si guida diverso dall’Italia, e non è solo una questione di clacson
Chi arriva a Marrakech pensando di ritrovare le stesse abitudini al volante di Milano o Roma resta spiazzato in fretta. Il traffico segue una logica tutta sua: motorini che sfrecciano tra le auto, incroci senza semafori dove ci si organizza a colpi di sguardo, carretti trainati da muli accanto a SUV di ultima generazione. Non è caos puro – c’è un ordine, solo che va imparato sul campo.
La buona notizia è che con qualche informazione in più, guidare in Marocco diventa gestibile anche per chi non ha mai messo piede fuori dall’Europa. Le strade principali sono in condizioni discrete, la segnaletica è bilingue (arabo e francese, a volte anche inglese nelle zone turistiche) e il senso di marcia è lo stesso dell’Italia: si guida a destra.
Documenti e noleggio: il primo scoglio da superare
Prima ancora di pensare a rotonde e vigili, serve mettere in ordine la carta. La patente italiana è valida in Marocco, ma le compagnie di autonoleggio – e spesso anche la polizia in caso di controllo – chiedono la patente internazionale, un documento aggiuntivo rilasciato in Italia dalla Motorizzazione o dagli uffici comunali abilitati. Conviene richiederla con qualche settimana di anticipo, perché i tempi burocratici italiani raramente vanno di fretta.
L’età minima per noleggiare varia da compagnia a compagnia, ma generalmente si aggira sui 21 anni, con almeno un anno di patente alle spalle. Chi organizza un noleggio auto a Marrakech prima di partire fa bene a confrontare le opzioni con calma: prenotare in anticipo permette di scegliere il veicolo giusto (meglio un’auto con clearance più alta se si pensa di spingersi verso l’Atlante) e di evitare le codette interminabili al banco noleggio dell’aeroporto, dove il tempo – soprattutto d’estate, con il caldo che non scherza – pesa parecchio.
Le regole della strada che spiazzano i turisti
Sulla carta, il codice stradale marocchino non è troppo lontano da quello italiano. Nella pratica, però, alcune abitudini locali meritano attenzione:
- Le rotonde funzionano al contrario delle aspettative: spesso ha la precedenza chi entra, non chi è già dentro. Meglio osservare il flusso prima di lanciarsi.
- I posti di blocco della gendarmeria sono frequenti, specialmente all’ingresso e all’uscita delle città. Rallentare è d’obbligo, anche se sembra tutto tranquillo.
- Gli autovelox sono diffusi sulle strade extraurbane, spesso poco visibili. I limiti vanno rispettati alla lettera.
- Il clacson si usa molto più che in Italia, ma non è quasi mai un segno di nervosismo: è un modo per segnalare la propria presenza, soprattutto nei sorpassi.
- Pedoni, biciclette, carretti e animali condividono la carreggiata anche fuori dai centri abitati: la prudenza va tenuta sempre alta, di giorno come di notte.
Le autostrade a pedaggio (le “autoroutes”) collegano le principali città e sono generalmente ben tenute, con stazioni di servizio a intervalli regolari. Le strade secondarie verso l’Atlante o il deserto sono un’altra storia: tornanti stretti, asfalto irregolare in certi tratti, e una guida che richiede calma e attenzione costante.
Parcheggiare a Marrakech: una piccola arte locale
Chi arriva in centro a Marrakech con l’auto scopre presto una figura tipica del posto: il gardien de voiture, una specie di custode informale del parcheggio. Indossa spesso un gilet e, con un fischietto o un gesto della mano, indica dove lasciare l’auto e tiene d’occhio il veicolo mentre si è in giro per i souk. Non è un servizio ufficiale, ma è una prassi diffusa e generalmente affidabile: una piccola mancia, qualche dirham, è considerata la norma.
Nella medina, dove le stradine sono strette e spesso pedonali, meglio lasciare l’auto ai bordi e proseguire a piedi. Guidare tra i vicoli del centro storico è quasi impossibile, oltre che sconsigliato.
Riflessioni finali
Guidare in Marocco non è per chi cerca la stessa prevedibilità delle strade italiane, ma nemmeno un’impresa impossibile. Con la patente internazionale in tasca, un po’ di attenzione ai posti di blocco e la giusta dose di pazienza nei centri urbani, esplorare il Paese in autonomia diventa un’esperienza gestibile – e spesso il modo migliore per raggiungere angoli che i tour organizzati saltano a piè pari: villaggi berberi, valli nascoste, strade costiere che meritano una sosta ogni cento metri.
L’importante è arrivare preparati: documenti in regola, un’idea chiara delle regole locali e magari qualche dirham spicciolo sempre a portata di mano. Il resto lo fa la strada stessa, con tutta la sua imprevedibilità.


















