MANTOVA – Anche a Mantova una buona partecipazione alla mobilitazione nazionale “Nessun bersaglio – Corpi e territori contro il DDL Caccia. Per un disarmo antispecista”, per dire no alla riforma della legge sulla caccia e chiedere la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa del territorio. Il 30 agosto, una cinquantina di manifestanti si sono radunati in piazza Martiri di Belfiore a Mantova su iniziativa di No Food No Science che ha collegato la protesta alla propria attività a Mantova contro l’industria zootecnica, affiancata da Non Una di Meno, dal Circolo Libertario Mantovano e da molti cittadini della provincia. 
Lo slogan della piazza – “Caccia, guerra, femminicidi: dalle vostre armi tutto ciò che combattiamo” – ha intrecciato la lotta alla caccia con i temi del disarmo e dell’antispecismo. Un messaggio comune: la biodiversità non si difende con il fucile. Duramente contestata la narrazione governativa. Il messaggio portato in evidenza si sintetizza così: la vera emergenza per l’agricoltura e il territorio non è la fauna selvatica, ma la crisi climatica. I danni agricoli causati dalla recente siccità hanno superato i 3 miliardi di euro, cifre di ordini di grandezza immensamente superiori a quelle riconducibili agli animali selvatici. Il DDL Caccia tenta inoltre di zittire il dissenso vitale per la democrazia introducendo multe dai 150 ai 900 euro per chi si oppone all’attività venatoria. La protesta contro il DDL Caccia si inserisce però in una riflessione più ampia. Al centro della mobilitazione c’è il rifiuto di un modello che continua a individuare nelle armi e nell’uccisione una risposta ordinaria ai conflitti tra attività umane e fauna selvatica. Una critica che si intreccia con il tema del disarmo, della giustizia climatica, della difesa dei territori.
La crisi ecologica, sottolineano i promotori, non può essere separata dalla distruzione e frammentazione degli habitat, dal consumo di suolo, dall’inquinamento, dalla crisi climatica e dalla crescente pressione delle attività umane sui territori. La domanda lanciata dalla mobilitazione resta aperta: vogliamo continuare a considerare gli altri animali come qualcosa da controllare, sfruttare e abbattere, oppure costruire una convivenza fondata sulla prevenzione dei conflitti, sulla tutela degli habitat e sul riconoscimento degli animali come individui? “Continueremo per mettere i bastoni tra le ruote alla maggioranza al Governo nell’approvazione di questo Ddl; vogliamo che questi presidi siano l’inizio di un’opposizione reale” dichiara Eleonora Bocchi, parte del coordinamento nazionale che ha animato le manifestazioni.

















