(Adnkronos) – Il bagno, da semplice spazio funzionale e di servizio, si è trasformato in un ambiente dedicato al benessere psicofisico e alla qualità del tempo vissuto. Architetti e designer non progettano più per singoli elementi o dotazioni tecniche, ma pensano all’esperienza complessiva della persona, mettendo al centro comfort, percezione sensoriale e atmosfera. Questa trasformazione non è un fenomeno isolato, ma una vera e propria evoluzione culturale del modo di abitare lo spazio. Questo vale anche per Ideagroup, azienda leader nel settore dell’arredo bagno che, anticipando le esigenze di un mercato in trasformazione, ha un approccio ‘total bathroom’, un progetto d’arredo totale dedicato alla stanza da bagno intesa come spazio di benessere che comprende mobili, lavabi, lampade, specchiere, termo arredo, box doccia, vasche e proposte wellness sia indoor che outdoor.
Per Ideagroup la personalizzazione è una visione sviluppata in anticipo rispetto alle esigenze di mercato che coinvolge non solo il prodotto ma l’intera filiera produttiva, in un’ottica di benessere domestico quotidiano. Oltre alle combinazioni di finiture, colori o dimensioni previste da campionario, è in grado di soddisfare le esigenze di progettisti e clienti costruendo veri a propri ambienti su misura, capaci di rispondere in modo coerente alle esigenze specifiche di chi li vive. Con questo approccio l’azienda si presenta alla 43ma edizione di Cersaie, il Salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno in programma Bologna, dal 21 al 25 settembre.
Sostenibilità e benessere esperienziale sono i due grandi temi del prossimo futuro del settore, immaginando un bagno che non si limiti più a offrire singole funzioni o tecnologie, ma diventi un ecosistema coerente in cui materiali, risorse, tecnologia e sensorialità dialogano tra loro al servizio della quotidianità delle persone. Di questo scenario Adnkronos/Labitalia ha parlato con Riccardo Gava, designer e art director di Ideagroup, e Claudio Papa, designer di Disenia by Ideagroup, in questa ‘doppia’ intervista.
Qual è il principale cambiamento che si è riscontrato nel modo in cui architetti e designer progettano oggi il bagno?
Riccardo Gava: “Il principale cambiamento risiede nell’evoluzione concettuale dell’ambiente: il bagno ha perso la sua accezione di puro spazio funzionale e di servizio per diventare una stanza del benessere e di rigenerazione psicofisica. Architetti e interior designer non progettano più a comparti e per singoli elementi distinti, ma concepiscono l’ambiente come un ecosistema integrato, dove l’estetica dialoga con la funzionalità, ponendo l’attenzione ai nostri sensi che ci permettono di percepire forme, volumi, suoni e profumi. La continuità visiva si sviluppa a volte anche nella zona notte attraverso l’uso di linee organiche: la doccia walk-in e la vasca freestanding posizionata come scultura sono alcuni tra i simboli di questa trasformazione”.
Claudio Papa: “Il cambiamento più significativo è che il bagno non viene più considerato soltanto uno spazio funzionale, ma un ambiente sempre più legato al benessere e alla qualità del tempo che vi trascorriamo. In generale, oggi si progetta pensando maggiormente all’esperienza della persona. Quando parliamo di ambiente bagno e di benessere, comfort, privacy, materiali, luce, acqua e atmosfera diventano parte integrante del progetto. È un nuovo approccio, una vera evoluzione nel modo di progettare, che non riguarda solo il nostro Paese, ma che ritroviamo in contesti molto diversi, sia nel residenziale sia nell’hospitality. Cambiano naturalmente le abitudini, le dimensioni degli spazi e i riferimenti culturali, ma la ricerca di un maggiore comfort e di un rapporto più personale con il proprio tempo è abbastanza universale. E se parliamo di wellness, credo sia ormai chiaro che non debba essere visto semplicemente come una categoria di prodotti, ma come un modo diverso di progettare lo spazio intorno alla persona. Ed è proprio questo approccio che permette a un progetto nato in Italia di dialogare anche con mercati e culture differenti”.
Quanto conta oggi la possibilità di personalizzare il progetto rispetto a pochi anni fa?
RG: “Rispetto a pochi anni fa, la personalizzazione è passata dall’essere un plus per progetti di lusso a un requisito fondamentale di serie. Se prima si sceglievano prodotti da catalogo all’interno di combinazioni predefinite di colore o dimensione, oggi gran parte dei progetti è diventato sartoriale: i progetti richiedono infinite modularità e altrettante possibilità cromatiche e materiche. Le aziende che vogliono mantenere il passo hanno modificato il modo di pensare e di produrre, applicando tali riflessioni nei layout produttivi ma anche gestionali. Si producono necessariamente sistemi su misura, alla ricerca del massimo livello di sartorialità, emulando il percorso che nell’arredamento è stato già attraversato dalle aziende del living e della cucina”.
CP: “Conta sicuramente molto di più. Il bagno è diventato uno spazio più personale e, di conseguenza, anche le aspettative nei confronti del progetto sono cambiate. Non si tratta più soltanto di scegliere una finitura o una dimensione, ma di poter costruire un ambiente coerente con le proprie esigenze e con il proprio modo di vivere il benessere. Del resto, il wellness è un concetto che ognuno di noi interpreta e vive in maniera molto personale: per qualcuno può significare una grande doccia, per qualcun altro una vasca, una luce particolare, alcune funzioni integrate, determinati materiali o, semplicemente, un ambiente più raccolto e rilassante. Per questo la possibilità di personalizzare è diventata parte integrante del progetto. Il designer deve poter combinare prodotti, materiali, finiture, dimensioni e funzioni, mantenendo però una coerenza complessiva. In fondo, la vera evoluzione è proprio questa: non progettare semplicemente un bagno, ma costruire un’esperienza che sia il più possibile personale”.
Quali richieste stanno arrivando con maggiore frequenza dai progettisti?
RG: “I professionisti che si occupano dell’interior design sono sempre alla ricerca di soluzioni che coniughino libertà espressiva, da un lato, ma anche la semplificazione delle attività in cantiere. Tra le richieste dominanti figurano: finiture ‘Total Look’, prodotti che permettono la perfetta corrispondenza cromatica e di finitura tra lavabi, piatti doccia, piani di appoggio e strutture d’arredo; materiali prestazionali, la ricerca tecnologica cerca di trovare le soluzioni che portino anche i materiali più estetici e/o naturali, ad avere qualità resistive che possano garantirne una idonea durata temporale; contaminazione di formati (Mix & Match), alternanza tra la superficie monolitica della grande lastra e il ritmo decorativo dei piccoli formati o listelli in ceramica (extrasmall) per delimitare nicchie e zone mirate per accentuarne la visibilità; tecnologia integrata ma invisibile, specchi con illuminazione Led d’atmosfera regolabile, superfici e rivestimenti per garantire un maggiore comfort acustico, domotica applicata ad elementi contenitori”.
CP: “Una delle richieste che sento maggiormente è quella di avere più libertà progettuale. I progettisti cercano soluzioni flessibili, capaci di adattarsi a spazi e situazioni molto diverse, senza rinunciare alla qualità estetica o alla prestazione tecnica. Questa esigenza sta influenzando anche il modo di fare design. I prodotti tendono a essere meno rigidi e più aperti all’interpretazione, con sistemi modulari, diverse possibilità di configurazione e una maggiore attenzione a materiali e finiture. C’è poi una ricerca molto forte di coerenza. Il progettista vuole poter costruire un linguaggio comune tra i diversi elementi del bagno, in modo che prodotti, materiali e dettagli dialoghino tra loro e contribuiscano a creare un ambiente riconoscibile. In questo scenario, anche il wellness sta cambiando. Non è più soltanto la presenza di una vasca o di una doccia particolarmente evoluta, ma riguarda l’insieme dell’esperienza: ergonomia, acqua, luce, materiali, comfort e dimensione sensoriale. Per questo, penso che oggi il progettista abbia bisogno di una sorta di cassetta degli attrezzi, fatta di prodotti e sistemi con una forte identità, ma abbastanza flessibili da poter essere interpretati e combinati. È qui che il design può fare la differenza: trasformare esigenze diverse in nuove possibilità progettuali”.
Quale sarà il prossimo grande tema che emergerà a Cersaie e nel settore nei prossimi anni?
RG: “La prossima grande sfida, forse non nell’immediato di Cersaie, riguarderà probabilmente la ‘sostenibilità sensoriale’: i materiali non saranno valutati e valorizzati solo per le imprescindibili prestazioni tecniche, bensì soprattutto sotto il profilo del rispetto dell’ambiente da cui provengono e dentro il quale verranno integrati, andando a valorizzare gli aspetti sensoriali che ruotano intorno alla quotidianità delle persone. Nello specifico vedremo: materiali a bassissimo impatto ed ‘eterne’ bio-superfici, con impieghi di scarti industriali riciclati al 100% che possano riprodurre la porosità e la texture di materiali naturali senza sacrificare la resistenza; progettazione orientata alla longevità e alla salute, con spazi pensati e progettati per un design trasversale, adatto a tutte le età, con superfici antibatteriche e autopulenti. gestione smart di risorse, con soluzioni domotiche in grado di monitorare visivamente i consumi d’acqua e d’energia in tempo reale, rendendo l’utente consapevole del proprio impatto senza penalizzare il proprio spazio e i propri momenti di relax e benessere”.
CP: “Se dovessi fare una previsione, direi che il prossimo passaggio sarà quello di trasformare il bagno da semplice spazio wellness in un vero ecosistema del benessere quotidiano. Il wellness è ormai entrato pienamente nel mondo del bagno. Credo però che nei prossimi anni non sarà più sufficiente aggiungere una funzione o una tecnologia, ma sarà sempre più importante mettere in relazione diversi elementi: acqua, luce, temperatura, materiali, comfort e tecnologia, costruendo un’esperienza complessiva. È anche la direzione che abbiamo cercato di seguire con The Wellness Collection di Disenia. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto, l’obiettivo non era semplicemente creare una collezione di prodotti wellness, ma provare a costruire una visione più ampia: il wellness come un modo diverso di vivere il proprio spazio e, soprattutto, il proprio tempo. Personalmente trovo interessante proprio questo aspetto. Una minipiscina, una vasca o una doccia possono diventare strumenti attraverso i quali costruire dei veri e propri rituali quotidiani di benessere. E anche gli elementi che normalmente consideriamo secondari (la luce, una seduta, un piano d’appoggio, un complemento) possono contribuire a rendere più completa questa esperienza. Al Cersaie 2026 mi aspetto, quindi, di vedere una crescente attenzione verso un bagno più esperienziale. Non soltanto nuovi prodotti, ma nuovi modi di vivere e utilizzare lo spazio. Anche la tecnologia, secondo me, seguirà questa direzione: sarà sempre più presente, ma sempre meno visibile. La tecnologia migliore sarà probabilmente quella che percepiamo attraverso i benefici che offre, senza necessariamente vederla. Un altro tema che considero fondamentale sarà naturalmente la sostenibilità. In ambito wellness significa riuscire a mettere insieme piacere e responsabilità, soprattutto quando parliamo di acqua ed energia. Il design dovrà trovare soluzioni capaci di offrire un’esperienza appagante, utilizzando le risorse in modo più consapevole. In definitiva, immagino un futuro in cui il bagno sarà sempre meno una stanza con una funzione precisa e sempre più un luogo personale di rigenerazione. Ed è forse questo il passaggio più interessante per il design: non progettare semplicemente prodotti per il wellness, ma utilizzare il design per creare nuove esperienze di benessere attraverso i prodotti”.
(di Alessia Trivelli)
















