MANTOVA – «Abbiamo l’urgenza sentimentale di dedicare un luogo della nostra città a Maria Zuccati». Le parole pronunciate oggi pomeriggio dal segretario della Cgil di Mantova Michele Orezzi raccontano forse meglio di tante altre il senso di una giornata nella quale il ricordo di Maria si è intrecciato alla volontà di lasciare un segno concreto della sua presenza nella storia di Mantova. Un luogo che porti il suo nome e che possa continuare a raccontare alle nuove generazioni chi è stata e quanto ha fatto.
E non poteva esserci data più significativa dell’8 settembre, per lei che proprio dall’8 settembre 1943 aveva fatto iniziare il racconto della propria Resistenza e che a quella ricorrenza era rimasta profondamente legata per tutta la vita.
La conferenza, molto partecipata, ospitata alla Camera del Lavoro ha ripercorso la storia di una donna che ha dedicato l’intera esistenza all’impegno civile e politico: dalle battaglie per i diritti delle donne a quelle per far riconoscere il ruolo delle mantovane nella Resistenza, fino alle tante sfide affrontate da amministratrice pubblica. Nel 1957, a soli 28 anni, Zuccati divenne la prima donna assessore della Provincia di Mantova, per poi ricoprire a lungo incarichi da consigliere e assessore anche nei Comuni di Mantova e Virgilio. E ancora l’impegno nell’Anpi e nell’Udi, l’Unione donne italiane, senza mai smettere di difendere quei valori nei quali aveva creduto fin da giovanissima.
“Un luogo per Maria senza attendere dieci anni”
Orezzi ha sottolineato la volontà di arrivare all’intitolazione senza attendere che trascorrano i dieci anni dalla morte previsti dalla normativa, chiedendo al Comune di Mantova di attivarsi per ottenere la deroga consentita dalla stessa legge. E ha avanzato anche una possibile proposta. Ricordando come Maria, ormai ultranovantenne, avesse voluto essere presente al presidio delle lavoratrici della Corneliani, il segretario della Cgil ha ipotizzato che a Zuccati possa essere dedicato proprio il piazzale davanti all’azienda, precisando però che spetterà all’Amministrazione comunale individuare il luogo più adatto.
L’idea di intitolare uno spazio pubblico a Maria Zuccati era già stata lanciata nell’aprile 2025 dall’allora sindaco Mattia Palazzi, nei giorni in cui la sala consiliare del Comune aveva accolto la camera ardente. E proprio oggi, a latere della conferenza e prima dell’intervento di Orezzi, il sindaco Andrea Murari ha evidenziato come la possibilità di dedicare un luogo della città a Maria Zuccati sia all’attenzione dell’Amministrazione comunale.
La conferenza è stata promossa da Camera del Lavoro di Mantova, Spi Cgil Mantova, Coordinamento donne Cgil Mantova, sezione Anpi Cgil “Rippa-Veronesi”, Anpi provinciale e Arci. Sono intervenute anche Rita Bonizzi, segretaria dello Spi Cgil, Paola Longari, presidente provinciale dell’Anpi, Tania Righi di Arci Mantova e Rosanna Grandi, cugina di Maria Zuccati. Presenti in sala, tra i numerosi presenti, anche la deputata Antonella Forattini e il consigliere regionale Marco Carra.
Quel suo 8 settembre, quando a 14 anni salvava i soldati
Bonizzi ha ripercorso alcuni dei passaggi fondamentali della vita e dell’impegno politico e civile di Zuccati. Una storia che porta inevitabilmente a quel settembre del 1943, quando Maria aveva appena 14 anni. Dopo l’armistizio, d’accordo con la madre, accoglieva in casa i soldati italiani che riuscivano a fuggire dalla caserma che si trovava di fronte alla loro abitazione di via Cairoli. Li aiutava a togliersi la divisa e a indossare abiti civili, poi usciva con loro fingendosi la fidanzata, così da non attirare l’attenzione dei tedeschi e dei fascisti. Li accompagnava verso la stazione o fino alla periferia, aiutandoli così a mettersi in salvo. Un gesto coraggioso compiuto quando era poco più che una bambina e che avrebbe segnato per sempre la sua vita.
«Sono certa che l’8 settembre le facesse tornare alla mente la sua giovinezza e la sua famiglia d’origine, ma anche la consapevolezza di essere stata protagonista di quella Resistenza civile che contribuì alla nascita della democrazia e di aver fatto parte di un processo che cambiò radicalmente il Paese», ha ricordato Tania Righi. Parole confermate poco dopo anche da Rosanna Grandi, l’affezionata cugina di Maria. «L’8 settembre era importantissimo per lei: iniziava a lavorare alle cerimonie già mesi prima. Per Maria era certamente una ricorrenza ancora più sentita del 25 aprile, una data che peraltro coincideva con un ricordo drammatico della sua vita: proprio quel giorno suo fratello Giovanni venne ferito e morì due giorni dopo».
Una memoria consegnata alle nuove generazioni
L’8 settembre ’43 rappresentò dunque per Maria il punto di partenza del suo impegno civile che sentiva il dovere di continuare a raccontare.
Lo ha fatto per decenni incontrando generazioni di studenti nelle scuole, partecipando a incontri, cerimonie e assemblee, raccontando ciò che aveva visto e vissuto. E insistendo soprattutto su un aspetto che considerava fondamentale: non permettere che dalla memoria della Liberazione scomparisse il contributo delle donne.

È proprio alla Resistenza che è tornato anche il pensiero della presidente provinciale dell’Anpi Paola Longari, che ha ricordato il contributo dato da Zuccati pure alla realizzazione di libri e pubblicazioni dedicati alla Liberazione.
Poi, quasi a chiudere idealmente il cerchio tra il passato vissuto da quella ragazzina di 14 anni e le inquietudini del presente, Longari ha affidato alla sala le parole della stessa Maria Zuccati. Una frase che oggi assume quasi il sapore di un lascito: “Una nuova resistenza si profila tra noi: resistere agli attacchi che si stanno portando alle conquiste ottenute, resistere alla qualunquistica convinzione che tutto sia acquisito o facilmente acquisibile”.


















