MANTOVA – Si chiude con una riduzione di pena il processo d’appello a carico del 33enne mantovano accusato di aver inseguito e speronato con l’auto lo scooter sul quale viaggiavano l’ex compagna e un amico della donna. La Corte d’Appello di Brescia ha rideterminato la condanna in 7 anni e 4 mesi di reclusione, rispetto agli otto anni inflitti in primo grado con rito abbreviato. A carico dell’imputato sono state inoltre disposte provvisionali per complessivi 18mila euro in favore della donna e della figlia.
La vicenda risale alla notte del 27 luglio 2024 a Villa Poma. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il 33enne avrebbe seguito la sua ex compagna mentre questa stava tornando da una serata trascorsa in discoteca insieme a un amico. L’inseguimento si sarebbe concluso con lo speronamento volontario dello scooter da parte dell’automobile guidata dall’uomo.
L’urto aveva provocato conseguenze particolarmente pesanti per entrambi gli occupanti del due ruote. La donna, che all’epoca aveva 33 anni, aveva riportato lesioni giudicate guaribili in circa due mesi. Ben più gravi le conseguenze per l’uomo che si trovava con lei, rimasto con danni permanenti e la parziale amputazione di una gamba.
L’indagine aveva inizialmente portato a contestare al 33enne il duplice tentato omicidio. Nel procedimento di primo grado il giudice aveva però riqualificato il fatto come lesioni personali gravissime, condannando l’imputato a otto anni e assolvendolo, invece, dalle ulteriori accuse di stalking e maltrattamenti.
Contro quella decisione erano stati presentati due appelli. La difesa dell’imputato aveva chiesto una nuova qualificazione giuridica dei fatti, puntando a ricondurre l’episodio nell’ambito delle lesioni stradali. Sul fronte opposto, l’avvocato Arianna Monelli, costituita parte civile per la donna, aveva impugnato la parte della sentenza riguardante l’assoluzione dalle altre contestazioni.
Lo scorso luglio i giudici bresciani avevano quindi disposto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, procedendo anche all’esame dell’imputato, prima di arrivare alla decisione.
Il pubblico ministero non aveva invece presentato ricorso contro la sentenza di primo grado. Sul piano risarcitorio, alla donna è stata riconosciuta una provvisionale di 10mila euro, mentre altri 8mila euro sono stati riconosciuti per i danni riflessi subiti dalla figlia della coppia.
Il 33enne, secondo quanto emerso nel procedimento, si trova tuttora agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
















