MANTOVA – Un rapporto padre-figlia vissuto per anni dentro una quotidianità chiusa, segnata dall’isolamento, dalla dipendenza economica e da una libertà che Rosa Capuano, secondo la ricostruzione degli investigatori, ha sentito di non avere mai avuto. È attorno a questo quadro che nell’ultima udienza del processo per l’omicidio di Francesco Capuano, ucciso a colpi di pistola il 23 dicembre 2024 nel garage del condominio di via Biolcheria a Suzzara, si è cercato di ricostruire il possibile movente del delitto. Davanti alla Corte d’Assise presieduta da Gilberto Casari, con Giulia Cammareri a latere, è tornato a deporre il luogotenente Giovanni Gostoli, del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Mantova, chiamato dalla pm Alessia Silimbani a ripercorrere gli elementi emersi dalle indagini.
Al centro dell’attenzione sono finite soprattutto le intercettazioni e il rapporto tra Rosa Capuano, oggi imputata per omicidio volontario aggravato, e il padre con il quale ha vissuto per tutta la vita.
Una vita vissuta accanto al padre
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, padre e figlia hanno vissuto in una sorta di microcosmo, con rapporti molto limitati anche con gli altri familiari. Rosa è stata descritta come una “figlia di famiglia”, rimasta accanto al padre per accudirlo, mentre i fratelli si erano costruiti una vita autonoma. Dalle intercettazioni è emerso però anche il desiderio della donna di cambiare radicalmente la propria esistenza. In una telefonata registrata dopo l’omicidio, Rosa Capuano ha ripetuto più volte di volere «una vita», sostenendo di non averla avuta «fino al 23 dicembre». Parole che, secondo l’accusa, possono assumere un peso nella ricostruzione del possibile movente. Gli investigatori hanno evidenziato anche la forte dipendenza economica dal padre: a 46 anni Rosa avrebbe ricevuto una sorta di “paghetta” mensile di poco superiore ai cento euro, mentre Francesco Capuano avrebbe mantenuto il controllo delle disponibilità economiche familiari.
A questo si è aggiunto il tema dell’eredità. Dopo la morte dell’uomo è emerso infatti un testamento che ha indicato Rosa Capuano come erede universale.
I sospetti dei fratelli e le frasi dopo il delitto
Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati anche i fratelli dell’imputata. Ciro Capuano, che vive a Suzzara, ha raccontato di aver avuto rapporti sporadici sia con il padre sia con la sorella. Lucia Capuano, costituita parte civile insieme a Ciro, ha invece riferito di aver trovato Rosa «fredda e distaccata» dopo la morte del padre. La stessa definizione è stata utilizzata anche dalla cognata Claudia Murolo.
Lucia ha raccontato inoltre che i familiari avevano iniziato quasi subito ad avere dei sospetti e ha riportato alcune frasi che avrebbe sentito pronunciare dalla sorella dopo l’omicidio, tra cui «me lo sono tolto dalle palle» e riferimenti alla propria condizione di erede universale.
Anche Ciro Capuano ha riferito in aula di aver sentito dalla sorella una frase simile, «finalmente me ne sono liberata». Particolare attenzione è stata dedicata anche a un episodio avvenuto nel gennaio successivo all’omicidio, quando Rosa si trovava a Giugliano, in provincia di Napoli, a casa della sorella Lucia. Secondo quest’ultima, dopo aver saputo che una perquisizione eseguita a Suzzara non aveva portato al ritrovamento dell’arma, Rosa avrebbe reagito con un’espressione di giubilo.
La pistola ritrovata nel portagioie
L’arma indicata dagli investigatori come quella utilizzata per il delitto è stata successivamente trovata proprio nell’abitazione di Lucia Capuano, all’interno di un portagioie che Rosa aveva portato con sé da Suzzara. Si tratta di un revolver calibro 22 di fabbricazione statunitense risalente ai primi del Novecento. Secondo quanto raccontato dalla famiglia, Francesco Capuano lo aveva trovato anni prima mentre lavorava come netturbino a Napoli e lo aveva poi conservato illegalmente. La presenza dell’arma era nota in famiglia, anche se nessuno avrebbe saputo indicare dove fosse stata custodita negli ultimi tempi. Gli accertamenti balistici hanno stabilito che i proiettili recuperati durante l’autopsia sono stati esplosi da quella pistola.L’udienza ha quindi concentrato l’attenzione soprattutto su quello che l’accusa considera il possibile intreccio tra bisogno di emancipazione, dipendenza economica ed eredità. Elementi che dovranno essere valutati dalla Corte nel corso del processo. Il prossimo passaggio è fissato per il 24 settembre, quando sarà la stessa Rosa Capuano a sottoporsi all’esame davanti alla Corte d’Assise.


















