MANTOVA – La Lombardia paga un prezzo altissimo per l’inquinamento da PM2.5: secondo uno studio europeo, il costo sanitario ed economico legato alle malattie e alle morti premature causate dal particolato fine ammonta a 33,4 miliardi di euro l’anno, pari al 7,3% del Pil regionale. Una cifra che corrisponde a 3.360 euro per ogni cittadino, neonati compresi. Lo rivela l’analisi citata nell’esposto che Cittadini per l’Aria Ets ha presentato alla Procura regionale della Corte dei Conti, chiedendo di accertare un possibile danno erariale dovuto alle scelte e alle omissioni della Regione Lombardia in materia di qualità dell’aria.
I numeri del danno economico
Lo studio “Italian (North), Lombardia Region Case Study: The health burden and the associated economic cost of PM2.5”, realizzato nell’ambito del progetto europeo Valesor, quantifica per la prima volta l’impatto economico del PM2.5 sulla popolazione lombarda. Secondo il documento, solo le spese sanitarie dirette — cure, visite, ospedalizzazioni e farmaci — pesano 1,4 miliardi di euro l’anno. La malattia più costosa è la demenza, con 2,4 miliardi di euro di spesa annuale, seguita dalla Bpco (899 milioni).
Le contestazioni: ritardi, deroghe e piani insufficienti
Nell’esposto, l’associazione evidenzia come la Regione abbia disatteso per anni i propri obblighi di tutela della salute pubblica, nonostante: tre condanne della Corte di Giustizia Ue; tre procedure di infrazione ancora aperte; il richiamo della Corte europea che ha respinto la giustificazione delle “avversità orografiche”, chiedendo invece piani più rigorosi.
Il documento cita inoltre: ritardi nella pianificazione e nel controllo delle misure; finanziamenti insufficienti per i trasporti; deroghe che hanno prolungato l’uso di impianti a biomassa obsoleti; l’aumento di 130.000 capi bovini tra il 2016 e il 2020, con conseguente incremento delle emissioni di ammoniaca, precursore del PM2.5.
Il confronto con la Francia
L’esposto richiama il caso francese: tra il 2015 e il 2023, il Conseil d’État ha condannato lo Stato a pagare 45 milioni di euro per il mancato rispetto dei limiti UE, spingendo politiche efficaci che hanno ridotto del 66,4% la mortalità da PM2.5. In Italia, invece, la riduzione si è fermata al 43,4%, segno — secondo l’associazione — di una “inazione strutturale”.
La richiesta alla Corte dei Conti
«Chiediamo di accertare i fatti e valutare le responsabilità erariali dei vertici regionali dal 2010 a oggi», afferma Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. L’obiettivo è verificare se le politiche adottate abbiano prodotto un danno economico ingente e se vi siano i presupposti per un risarcimento.
L’associazione
Cittadini per l’Aria, nata nel 2015, promuove il diritto a respirare aria pulita attraverso ricerca scientifica, advocacy e azioni legali. In Italia l’inquinamento atmosferico provoca decine di migliaia di morti premature ogni anno, un’emergenza sanitaria che l’associazione considera non più rinviabile


















