MANTOVA – Qual è oggi la reale situazione politica e sociale dei Balcani, al di là dei soliti stereotipi? A questa domanda hanno cercato di rispondere i protagonisti dell’incontro “Che succede nei Balcani?“, che si è tenuto oggi pomeriggio alla Tenda Sordello nell’ambito di Festivaletteratura. Sul palco si sono confrontati Christian Elia, giornalista, scrittore e redattore della rivista R/EST, e l’illustratrice e fumettista Anna Dietzel, autrice del graphic novel “Qui io non conto“.
R/EST è un nuovo progetto editoriale che, a partire dal settembre 2026, si propone di offrire un’indagine sociale e narrativa sul sud-est europeo in otto numeri monografici: un viaggio esplorativo dalla Slovenia alla Turchia, passando per la ex Jugoslavia, l’Albania, la Romania, la Bulgaria e la Grecia. “Parlare dei Balcani evoca spesso scenari cupi – ha esordito Elia – ma non tutto è così. È difficile trovare spazi di dibattito che superino i pregiudizi. Ciò che la narrativa istituzionale ci ha tramandato è una visione parziale e miope di Paesi che, pur segnati da tragedie storiche, sono oggi attraversati da un vivo fermento politico, intellettuale e culturale. C‘è grande partecipazione da parte della popolazione di questi Paesi: in tanti occupano piazze e scendono in strada per battersi per una nuova stagione politica e su temi di grande importanza, non ultimo quello ambientale”. 
Accanto a Elia, l’illustratrice e fumettista Anna Dietzel, nata da padre tedesco e madre italo-slovena che ha all’attivo collaborazioni con testate importanti ed ha pubblicato l’intenso graphic novel “Qui io non conto”, dove le memorie familiari di esuli sloveni nel periodo fascista si intrecciano alle drammatiche vicende storiche dell’epoca. “Nel mio libro parlo dell’esperienza della mia famiglia, ricordando mia nonna che ha incontrato nella sua vita grandi vicende storiche, dal fascismo al regime di Tito, costretta a spostarsi senza mai riuscire a lasciarsi alle spalle la condizione di straniera. Ho realizzato man mano che non si trattava solo di raccontare la storia di mia nonna, quanto piuttosto quella di stranieri che non finiscono mai di essere tali e che non si sentono mai parte di qualcosa”.
Ritorna il tema dei confini e dei luoghi dell’Europa dell’Est, infatti nel romanzo si narra la vicenda della città di Gorizia, divisa in due dal confine nel 1947 e dove all’epoca viveva la protagonista. La sensazione di essere sempre stranieri è al centro del racconto: “È per questo che quando è arrivato il momento di scegliere un titolo ho ripreso una frase che mia nonna aveva scritto dietro una cartolina: “Qui io non conto”, ricorda l’autrice.
L’incontro tra i due autori è stato molto partecipato e intenso, sottolineato da numerosi applausi: ha riaffermato l’importanza del racconto diretto e della memoria storica come strumenti indispensabili per abbattere le barriere culturali, ma anche la necessità di comprendere da vicino l’evoluzione dei Paesi nostri vicini aldilà dell’Adriatico.

















