MANTOVA – Mantova è tra le dieci province italiane più virtuose per puntualità nei pagamenti tra imprese private. Il territorio virgiliano occupa infatti il nono posto nazionale nella graduatoria elaborata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base dei dati Cribis relativi al secondo trimestre del 2026. Davanti a Mantova si piazzano Sondrio, Bergamo, Belluno, Lecco, Brescia, Forlì-Cesena, Padova e Reggio Emilia; chiude la top ten Vicenza. Sul fronte opposto, tra le province meno virtuose figurano Crotone, Agrigento, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Palermo, Trapani, Caltanissetta, Catanzaro e Siracusa.
Il dato mantovano assume ancora più rilievo se inserito in un quadro nazionale nel quale i ritardi continuano a rappresentare un problema per molte aziende, soprattutto quelle di dimensioni più contenute. Nel secondo trimestre dell’anno, infatti, solo il 42% delle transazioni commerciali tra imprese private è stato saldato entro la scadenza prevista, due punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo la Cgia, l’allungamento dei tempi di pagamento praticato dalle grandi aziende committenti sta diventando una criticità strutturale, con conseguenze sulla liquidità e sulla competitività dei fornitori.
La situazione cambia sensibilmente anche in base alle dimensioni dell’impresa. Le più puntuali sono le micro aziende, che rispettano le scadenze nel 42,7% dei casi, seguite dalle piccole al 41,8% e dalle medie al 35,7%. Le grandi imprese si fermano invece al 21,1%: in pratica, poco più di una su cinque paga entro i termini contrattualmente stabiliti.
Secondo l’Ufficio studi della Cgia, proprio i grandi committenti privati tenderebbero in diversi casi a utilizzare la dilazione dei pagamenti come una forma di finanziamento a costo zero, trasferendo sull’anello più debole della filiera il peso finanziario del ritardo. Per molte piccole imprese questo significa dover ricorrere ad anticipazioni bancarie o al factoring per coprire il periodo che intercorre tra i costi già sostenuti e l’effettivo incasso delle fatture. Un fenomeno tutt’altro che marginale, considerando che il valore economico delle fatture elettroniche relative ai rapporti commerciali tra aziende private viene stimato in circa 3mila miliardi di euro all’anno. La Cgia chiede per questo maggiore trasparenza sui tempi medi di pagamento delle grandi aziende e meccanismi di premialità fiscale per chi rispetta le scadenze.
Sul piano regionale è la Lombardia a guidare la classifica italiana: il 51,6% dei committenti paga i propri fornitori entro i termini previsti. Seguono Emilia-Romagna con il 51,2%, Veneto con il 51%, Marche con il 49,7% e Trentino-Alto Adige con il 44,3%. In coda si trovano invece Toscana con il 29,2%, Sicilia con il 27,2% e Calabria con il 26,7%. Tra i settori nei quali vengono registrate le peggiori abitudini di pagamento figurano le costruzioni, la grande distribuzione, bar e ristoranti e i servizi alla persona.
Il quadro delineato dalla Cgia contiene però anche un altro elemento: oggi la Pubblica amministrazione paga mediamente più velocemente delle imprese private. Nel 2025 il tempo medio di pagamento dopo il ricevimento della fattura è infatti sceso a 27,2 giorni, contro i 29,9 del 2024. Negli ultimi anni, anche per effetto degli obiettivi europei legati al Next Generation Eu, i tempi della Pa si sono ridotti sensibilmente e buona parte dei comparti pubblici si colloca ormai entro i limiti fissati dalla legge.
Ma il miglioramento nasconde un problema ben più consistente. Lo stock dei debiti commerciali di parte corrente della Pubblica amministrazione italiana ha infatti raggiunto nel 2025 i 64,2 miliardi di euro, pari al 2,8% del Pil. In rapporto alla ricchezza nazionale, nessun altro Paese dell’Unione europea presenta un dato peggiore: la media dei 27 Stati membri si ferma all’1,6%. Nel 2022 lo stock italiano era di 56,1 miliardi, salito a 60 miliardi nel 2023, sceso a 58,8 nel 2024 e poi balzato a 64,2 miliardi nel 2025.
Il paradosso, evidenzia lo studio, è dunque che la Pa paga più rapidamente le fatture correnti, ma non riesce a saldarle tutte. Nel 2025 l’Amministrazione statale ha ricevuto 3,6 milioni di fatture, pagandone circa 3 milioni, pari all’82% del totale. Ancora più significativo il dato economico: a fronte di 27,8 miliardi dovuti ai fornitori, ne sono stati effettivamente saldati 21,1. Il risultato è stato un incremento del debito commerciale di 6,7 miliardi di euro in un solo anno, perché le fatture non pagate si accumulano su quelle arretrate.


















