MANTOVA – Luciana Littizzetto è tornata al Festivaletteratura dopo più di vent’anni e lo ha fatto oggi con una prima volta: quella da romanziera. Sul palco, insieme a Chiara Valerio, ha portato “Il tempo del la la la” , il libro con cui Mondadori l’ ha messa alle prese con un’età che, più che una cifra, sembra una domanda: che cosa succede quando arrivano i sessant’anni e non ci si riconosce più del tutto nello specchio, nel corpo, nei desideri e nelle parole?
La Littizzetto che sale sul palco è, inevitabilmente, quella che il pubblico conosce e che ne apprezza i divertenti aneddoti e le gag. La Queen dell’ironia televisiva è capace di infilare una battuta dentro qualsiasi argomento e di trasformare il quotidiano in una piccola esplosione comica. Una carriera cominciata negli anni Novanta con Avanzi e proseguita attraverso Zelig, Mai dire gol, Quelli che il calcio e, soprattutto, Che tempo che fa, dove dal 2003 è una presenza ormai familiare. Ma dietro quella sicurezza scenica, dietro la lingua affilata e il ritmo da stand-up ante litteram, c’è anche una Teenager: una donna che continua a interrogarsi, a inciampare nelle proprie fragilità, a non avere sempre una risposta pronta.
Il “la la la” di una vita che cambia
È forse questo il punto più interessante del suo esordio narrativo. “Il tempo del la la la” parte da una sensazione che conosciamo tutti: quel momento in cui le parole sembrano venir meno. “È quel momento della vita in cui ti fermi e non sai più da che parte andare”, ha raccontato Littizzetto. Come quando una canzone perde il testo e resta soltanto un “la la la” per riempire il vuoto. Oppure quando stai facendo un discorso e non ti vengono le parole.
Al centro ci sono Lola, Maura e Ida, tre amiche che si sono scelte e che nella sorellanza trovano una forma di resistenza. Il romanzo attraversa la menopausa, i cambiamenti del corpo, la paura dell’invecchiamento, ma soprattutto racconta il tempo che passa senza rinunciare alla possibilità di riderci sopra. I 72 sintomi della menopausa diventano così materiale narrativo, compresa la brain fog, la nebbia mentale che fa dimenticare il nome dell’amministratore di condominio mentre, per fortuna, lascia intatta la memoria delle poesie imparate a scuola.
Una nuova adolescenza tra fragilità e consapevolezza
È una Littizzetto meno monolitica, che accanto alla battuta lascia spazio alla vulnerabilità. Una scrittura che conserva il suo marchio di fabbrica, ma allarga il campo ai percorsi umani delle protagoniste. E poi c’è Torino, la sua città, raccontata quasi come un personaggio: concreta, affettuosa, riconoscibile, percorribile attraverso una mappa che accompagna il lettore nelle strade insieme alla voce narrante.
Anche l’autrice sembra attraversare il proprio romanzo come una nuova adolescenza. “È la terza impresa della mia vita”, dice parlando della scrittura, dopo essere diventata attrice. La prima, forse, è stata imparare a stare davanti agli altri; questa volta si tratta di stare dentro una storia e lasciarla parlare.
A dialogare con lei Chiara Valerio, scrittrice, matematica, editor e conduttrice radiofonica, interlocutrice ideale per una conversazione che può muoversi liberamente tra letteratura, corpo, età e linguaggio. Due autrici apparentemente lontane, ma unite dalla capacità di prendere sul serio le domande senza prendersi troppo sul serio.
E così a Mantova arriva una Littizzetto sospesa tra due identità. Un po’ Queen, perché il palco resta il suo regno. Un po’ Teenager, perché a sessant’anni, davanti a un libro nuovo e a una vita che cambia, può ancora capitare di non sapere bene cosa dire. E allora, quando le parole non bastano, resta il “la la la”.
Fiorenzo Cariola


















