(Adnkronos) – Negli ultimi cinque anni il costo del caffè verde è aumentato dell’80%. L’Arabica, la varietà più pregiata, è passata dai 170 centesimi per libbra del 2021 ai circa 300 centesimi registrati nelle ultime settimane. Nello stesso periodo sono aumentati anche i costi dell’energia e della logistica, aggravati dalle tensioni geopolitiche e dalle difficoltà legate al canale di Hormuz. Una combinazione che rende sempre più difficile per le imprese continuare a comprimere i margini.
Dopo il caro carburanti, dunque, si riaccende l’allarme sul caro caffè. A fare il punto sul settore è Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illycaffè, che in un’intervista ad ADNFinance dagli studi di Milano avverte: fino alla fine dell’anno non sono attesi nuovi rincari significativi della tazzina al bar, ma da gennaio il prezzo potrebbe tornare a salire.
“Siamo di fronte a un cambiamento ormai strutturale dei costi”, spiega Scocchia. “Ogni azienda ha dovuto chiedersi come reagire. Noi di Illycaffè abbiamo deciso di assorbire la maggior parte dell’aumento dei costi di produzione e di trasferirne a valle soltanto una piccola percentuale, perché riteniamo che le aziende debbano fare la propria parte in un momento in cui l’inflazione pesa sulle famiglie e ne riduce la capacità di consumo”.
Il mercato, tuttavia, si è inevitabilmente mosso verso l’alto. “I dati ci dicono che abbiamo raggiunto una media nazionale di circa 1,25 euro, con grandi differenze territoriali: a Bolzano siamo già intorno a 1,50 euro, mentre a Messina siamo ancora a circa un euro”.
Per i prossimi mesi Scocchia non prevede ulteriori aumenti significativi, ma il quadro potrebbe cambiare con l’inizio del nuovo anno.
“Non penso che da qui alla fine dell’anno ci sarà un rincaro
della tazzina. Temo però che possa esserci a partire da gennaio perché, se il prezzo del caffè verde dovesse stabilizzarsi intorno agli attuali livelli, le aziende potrebbero essere costrette a ritoccare leggermente verso l’alto i propri listini”.
La principale incognita resta il Brasile, primo produttore mondiale di caffè. “Spero che non ci siano aumenti da qui a Natale, ma in questo momento ci sono preoccupazioni legate al meteo in Brasile e queste tensioni stanno spingendo verso l’alto il prezzo del caffè verde”.
Ci sono però anche segnali positivi. “Il costo dei fertilizzanti che transitano attraverso Hormuz sta tornando verso i livelli pre-conflitto e questo dovrebbe contribuire a ridurre il prezzo del caffè verde. Soprattutto, gli studi indicano che quest’anno potremmo avere una produzione record, tra le più alte degli ultimi quattro-cinque anni”.
Se le previsioni sull’offerta saranno confermate, secondo Scocchia le normali dinamiche di domanda e offerta dovrebbero limitare ulteriori rincari.
“Il mercato globale è stimato in crescita tra il 3% e il 5%. Se l’offerta sarà davvero così elevata come previsto, non dovremmo assistere a nuovi forti aumenti. Bisogna però capire quale sarà l’impatto delle tensioni geopolitiche
sull’inflazione”.
Il problema non riguarda soltanto le materie prime. “Abbiamo avuto difficoltà legate al canale di Hormuz, da cui transitano fertilizzanti molto utilizzati nelle piantagioni, e abbiamo visto i loro prezzi salire rapidamente. Di conseguenza è aumentato anche il costo del caffè verde. A questo si aggiunge la logistica: anche quando una rotta non passa direttamente da Hormuz, il blocco o la minore disponibilità dei container finisce per aumentarne il costo”.
È il classico effetto domino delle economie globalizzate: “Basta che un settore abbia un problema perché le conseguenze si trasmettano rapidamente agli altri comparti, generando inflazione dei costi”.
Tra i mercati con le maggiori prospettive di sviluppo c’è la Cina, dove il consumo di caffè continua a crescere a doppia cifra.
“Si stima che nel 2026 il mercato cinese possa crescere del 20%, molto più rispetto ai mercati maturi, dove la crescita è compresa tra il 3% e il 5%. I volumi, però, sono ancora molto piccoli: in Cina ogni persona consuma in media appena 24 tazzine di caffè all’anno, contro circa 600 negli Stati Uniti e 700 in Italia”.
La Cina rappresenta quindi soprattutto una scommessa sul futuro. “Per il momento Europa e Stati Uniti restano molto più importanti. Non è soltanto una questione di quantità, ma anche di tipologia di consumo. L’Europa, e in particolare Paesi come Italia e Spagna, è molto focalizzata sull’espresso. Negli Stati Uniti hanno un peso importante le bevande ready-to-drink, mentre in Cina sono diffuse formulazioni con gusti e note locali, dal gelsomino alla frutta fino al caffè instant, prodotti più lontani dal cuore di un’azienda come Illycaffè, che resta l’espresso”.
Parallelamente cresce anche Illycaffè. “Negli ultimi quattro anni, tra il 2022 e il 2025, l’azienda è cresciuta del 40%, passando da 500 a 700 milioni di euro. Lo abbiamo fatto investendo in marketing, comunicazione, innovazione e crescita internazionale”.
La strategia ora è proseguire sulla stessa strada: “Vogliamo continuare a investire e aumentare la penetrazione e la distribuzione del nostro marchio, soprattutto fuori dall’Italia”.
Resta sul tavolo anche il progetto di quotazione. Un’ipotesi che Illycaffè non ha abbandonato, ma che non si concretizzerà nel 2026.
“Dobbiamo essere razionali: per quotarsi servono due presupposti. Il primo è che l’azienda sia pronta e abbia i risultati giusti, e noi siamo pronti. Il secondo è che ci sia una finestra di mercato adeguata”.
Ed è proprio questo secondo elemento a mancare. “La finestra di mercato non dipende dall’azienda, ma dalle condizioni geopolitiche e macroeconomiche. Noi siamo pronti, il mercato nel 2026 non lo è. Quindi non ci quoteremo nel 2026”.
La porta resta però aperta. “Potrebbe essere il 2027, potrebbe essere il 2028, oppure potrebbe non accadere mai. Oggi non possiamo dirlo. Sicuramente è un obiettivo strategico e non nascondiamo che ci stiamo lavorando, ma tra lavorare su un obiettivo e concretizzarlo nel giro di pochi mesi c’è una grande differenza. Sono valutazioni ancora in corso”.
La crescita passa anche dall’Italia. “Siamo fieramente italiani”, sottolinea Scocchia, ricordando il piano da 120 milioni di euro di investimenti a Trieste.
“Siamo arrivati a circa due terzi del programma: abbiamo già investito 80 milioni dei 120 previsti per raddoppiare la capacità produttiva a Trieste e questo ha portato all’assunzione di oltre 100 persone. Arriveranno altri investimenti e altre assunzioni”.
L’organico sta aumentando anche all’estero, ma il cuore degli investimenti resta in Italia. “Credo che il successo sia sempre un successo collettivo. Sono soprattutto orgogliosa della mia squadra e di tutto l’equipaggio, perché i risultati raggiunti nascono dall’impegno quotidiano di migliaia di persone che remano nella stessa direzione”.
Da qui anche la decisione di condividere parte dei risultati con i dipendenti. “Abbiamo previsto un premio di risultato fino a 1.800 euro per tutti i nostri collaboratori, impiegati e operai. È un modo concreto per rendere davvero tangibile per tutti questo successo collettivo”.

















