GONZAGA – A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, la direzione dell’istituto comprensivo Gonzaga – Pegognaga, ha deciso di rimescolare le classi seconde della scuola primaria “Don Milani”, modificando radicalmente la composizione dei gruppi di bambini rispetto all’anno precedente. Una scelta che ha colto di sorpresa le famiglie, comunicate soltanto tre giorni prima dell’avvio delle lezioni, generando perplessità e preoccupazione tra i genitori. La decisione appare ancora più rilevante considerando che nell’anno scolastico precedente i bambini avevano avuto il tempo di costruire relazioni significative, legami di fiducia con i compagni e gli insegnanti, e di raggiungere equilibri importanti per la loro crescita e il loro apprendimento.
Il nuovo sistema e le preoccupazioni dei genitori
La nuova organizzazione prevede che gli alunni vengano suddivisi in tre gruppi per le attività del mattino, mentre nel pomeriggio tornano nelle sezioni di provenienza dell’anno precedente. Una soluzione ibrida che, secondo i genitori, modifica significativamente gli equilibri relazionali ed educativi faticosamente costruiti durante l’anno precedente. I genitori non mettono in discussione il principio dell’integrazione né il lavoro svolto dagli insegnanti, ma ritengono che una modifica così importante necessitasse di una comunicazione tempestiva e di un confronto preventivo con le famiglie, piuttosto che di una comunicazione lampo a pochi giorni dall’inizio della scuola.
Le giustificazioni della scuola e le rivendicazioni delle famiglie
La dirigente scolastica Rossella Auriemma ha motivato la decisione spiegando che “un monitoraggio effettuato dagli insegnanti ha evidenziato la necessità di equilibrare l’eterogeneità delle classi per garantire a tutti i bambini le medesime opportunità di apprendimento, crescita sociale e inclusione effettiva”. Una motivazione legittima, riconoscono i genitori, ma che non giustifica le modalità di comunicazione adottate. Le famiglie chiedono chiarezza sui criteri utilizzati per la riorganizzazione e sulle ragioni per cui una scelta così rilevante sia stata comunicata con così poco preavviso. Il nodo centrale del contendere non è quindi la decisione in sé, ma il mancato coinvolgimento delle famiglie in un processo che le riguarda direttamente. I genitori sottolineano come il rapporto tra scuola e famiglia debba fondarsi sulla collaborazione, sulla fiducia e sulla comunicazione tempestiva, non su decisioni calate dall’alto a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, quando ormai non vi è più spazio per discussioni costruttive e valutazione di soluzioni alternative nell’interesse dei bambini.

















