MANTOVA – Una grandissima emozione questa mattina nelle sale monumentali di Palazzo Te per accogliere un capolavoro inestimabile: “Autoritratto in veste di Bacco o Bacchino malato, l’opera di Caravaggio, giunta in prestito straordinario dalla Galleria Borghese di Roma che arriva a Mantova a poche ore dal taglio del nastro della grande mostra “Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio” previsto domani pomeriggio con apertura dell’esposizione da sabato.
A presenziare nella Sala dei Capitani allo svelamento dell’opera c’erano il sindaco Andrea Murari, il presidente della Fondazione Palazzo Te Giovanni Pasetti e il direttore Stefano Baia Curioni, oltra alla funzionaria della Galleria Borghese Lucia Calzona e ai due curatori Guido Rebecchini e Barbara Furlotti.
L’arrivo della tela arricchisce in modo unico e prestigioso il percorso espositivo promosso dalla Fondazione Palazzo Te, offrendo ai visitatori un dialogo irripetibile tra il genio caravaggesco, la natura e le architetture dei Gonzaga. Il “Bacchino malato” occupa un ruolo di snodo concettuale fondamentale, poiché incarna una delle rivoluzioni più profonde e audaci del rapporto tra arte e natura, tema centrale della mostra. Con questa opera infatti Michelangelo Merisi introduce il concetto di una natura non più idealizzata, ma colta nella sua cruda verità. 
Stefano Baia Curioni ha commentato così l’arrivo del Caravaggio: “Siamo fieri e onorati della collaborazione con Galleria Borghese, è un’occasione eccezionale avere quest’opera mai venuta a Mantova e che viaggia molto raramente: il Bacchino malato ha un’intonazione un po’ malinconica e ‘appassita’ che si sposa perfettamente con ciò che la mostra vuole raccontare”. Un sentito ringraziamento alla Galleria Borghese è arrivato anche da Giovanni Pasetti che ha sottolineato: “Questa è un’acquisizione fondamentale per la mostra perché sintesi di molti suoi aspetti, la meraviglia della natura e anche questa sottile inquietudine che lo caratterizza. Siamo onorati che la Galleria Borghese ci abbia concesso il prestito dell’opera che non a caso è stata inserita come immagine della mostra. Insieme a tutti gli altri gioielli presenti, è un diamante che ci sorprende”.
“Il Bacchino malato è un’opera straordinaria che nobilita un’esposizione di grandissimo valore – ha commentato Andrea Murari – Palazzo Te è patrimonio della città ma evidentemente anche dell’umanità e faremo in modo di farlo vivere sempre di più come luogo di partenza per esperienze che vanno a contaminare anche altri siti di storia e cultura del territorio mantovano”.
Il tema della mostra, “Inventare la natura”, trova nel capolavoro caravaggesco una chiave di lettura potente: Caravaggio non “inventa” la natura attraverso la fantasia, ma trova un nuovo modo artistico di guardarla, trasforma la pittura da semplice imitazione di modelli accademici a registrazione della realtà quotidiana. Il giovane Bacco non è una divinità classica immune al tempo e alla fragilità, ma un corpo umano reale, segnato dalla malattia, dal pallore del volto e dalle labbra cianotiche. Nel contesto delle sale affrescate di Palazzo Te, l’opera mette in dialogo così la natura scenografica e monumentale di Giulio Romano con una visione dell’arte partecipe della vita e dello scorrere del tempo.
La storia del Bacchino Malato
La tela faceva parte della collezione di quadri sequestrata nel 1607 a Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino, accusato dai fiscali di Paolo V di detenzione illegale di alcuni archibugi. Il dipinto, insieme a “Giovane con canestra di frutta” e altre 105 opere, fu prelevato dalla sua bottega e donato dal Pontefice al cardinale Scipione Borghese, entrando a far parte della ricca collezione del potente prelato.
L’opera, una delle prime tele del Caravaggio, fu eseguita certamente a Roma, la sua identificazione fu a lungo discussa e poi attribuita con certezza nel 1927 da Roberto Longhi, a cui spetta il merito di averle dato il titolo con cui oggi è conosciuta e di aver interpretato il soggetto come l’autoritratto del pittore. Secondo lo studioso il colore della pelle e delle labbra rimanderebbe a una vicenda personale, la convalescenza del pittore dovuta a circostanze non definite. A questa interpretazione ne sono susseguite molte altre di diverso tipo, gli effetti dell’ebbrezza, un’allegoria della malinconia, una prefigurazione di Cristo, un omaggio a Dioniso. Come individuato dalla maggior parte degli studiosi, la datazione è attorno al 1593, le recenti ipotesi la spostano in avanti di qualche anno, ma al di là degli esiti del dibattito, il Bacchino malato è riconosciuto da tutti come uno dei primi, se non addirittura il primo dei quadri del Caravaggio al momento conosciuti.

















