MANTOVA – La forza della parola contro quella delle armi, il coraggio di cercare il dialogo e un messaggio capace di parlare a chi professa fedi diverse. È da questa lettura della figura di San Francesco che nasce il nuovo spettacolo di Maurizio Corniani, direttore artistico del Centro Teatrale Corniani, pronto a debuttare domenica 4 ottobre alle 18 nella Sala dei Cavalli di Palazzo Te a Mantova.
Nell’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi, “San Francesco, una storia di luci e ombre” intreccia le vicende di Francesco e Chiara in un racconto rivolto ai bambini e alle famiglie. Burattini, attore, sagome, ombre e musica dal vivo danno forma a una rappresentazione che guarda al presente, segnato dalla quotidianità della guerra, e invita ad ascoltarsi per trovare un punto d’incontro. L’appuntamento, a cura di Le Stanze di Igor – Centro Teatrale Corniani, rientra nella rassegna Animando Mantova 2026. A raccontare come è nato il progetto e quali scelte ne hanno guidato la realizzazione è lo stesso Corniani.
L’ottavo centenario della morte di San Francesco è stato uno spunto per dedicargli uno spettacolo. Ci sono stati anche altri motivi?
Sì, ci sono stati anche motivi di carattere sociale e interculturale. San Francesco non parla soltanto ai cristiani, ma anche a popoli che professano altre religioni. Questo è un aspetto importante, perché permette di avere una visione del mondo aperta a tutti, senza distinguere tra chi appartiene alla Chiesa cattolica e chi segue altre fedi.
Quali altri aspetti la affascinano di Francesco, pensando anche alla sua figura di uomo?
Direi che Francesco è stato un uomo molto audace e coraggioso. È stato un antesignano nel riconoscere l’inutilità delle guerre, una lezione che non abbiamo ancora imparato. Soprattutto, ha mostrato che non serve la forza: serve la parola. Il suo invito è continuo: “Parliamoci, ascoltiamoci”. Soltanto ascoltandosi si può raggiungere una mediazione, trovare un punto in comune.
Ci può descrivere lo spettacolo?
È uno spettacolo di teatro di burattini, con un attore che interpreta un Francesco moderno, sagome e ombre. Siamo partiti dalla storia più intima di Francesco e Chiara, dall’incontro tra due pensieri che confluiscono in una visione comune. Raccontiamo anche il loro percorso di raccoglimento e isolamento, mostrando come il coraggio e la forza provengano dal profondo, anziché dal bisogno di dimostrare qualcosa agli altri.
È dunque una storia di Chiara e Francesco vista a modo nostro, nella quale compare continuamente una figura dissacrante: un diavolo che vuole spezzare questo equilibrio, distruggere tutto. È una figura che richiama, in qualche modo, le guerre che continuano a ripresentarsi. Nella scenografia c’è una croce rossa che, all’inizio dello spettacolo, ondeggia mentre si sentono i rumori dei combattimenti. Quel movimento ritorna in alcuni momenti, per ricordare le guerre ancora presenti oggi.
Quali linguaggi teatrali avete scelto di utilizzare?
«Burattini, attore, sagome e ombre, con una prevalenza dei burattini, perché è il linguaggio che caratterizza maggiormente il nostro teatro. I burattini sono di per sé dissacranti: possono fare e dire quello che l’uomo non può. Anche per questo ci siamo permessi di inserire dei diavoli che dissacrano un po’ la storia e il percorso di Francesco e Chiara».
Tra il pubblico ci saranno tanti bambini. Che cosa può lasciare loro questo spettacolo?
Un bambino lo vede innanzitutto come la storia di due persone che parlano tra loro, ma anche con un essere al di sopra di loro. Quando questa presenza parla, qualcosa si illumina e si comprende che c’è qualcun altro. Ma i bambini si divertiranno anche, soprattutto in alcuni passaggi. Per esempio, quando Francesco attraversa una battaglia disarmato, con il solo saio addosso: lì gliele danno di santa ragione e si vedranno le bastonate che riceve mentre cerca di raggiungere il sultano. Nel nostro racconto, visto che la Chiesa non lo ascolta, va dal sultano per cercare di farsi intendere da lui.
Come mai ha scelto ancora una volta Palazzo Te?
Palazzo Te ci ha offerto un’occasione importante. Abbiamo proposto di debuttare lì con “San Francesco” e la proposta è stata accolta favorevolmente. Ogni anno abbiamo un appuntamento fisso a Palazzo Te e cerchiamo sempre di portare uno spettacolo importante.
Ci sarà anche un musicista dal vivo, Francesco Borghi, che suonerà percussioni, tamburi medievali e marocchini, oltre alla tastiera. Io sarò in scena come attore e burattinaio, con la collaborazione di mia moglie per la scenografia e le voci che completeranno lo spettacolo. È quindi un progetto piuttosto articolato».
Per assistere allo spettacolo la prenotazione è obbligatoria: è possibile scrivere a info@cornianiteatro.it o cornianiservizio@gmail.com, oppure contattare via WhatsApp il 340 585 2007.


















