(Adnkronos) – Un tempo percepito come una parentesi formativa o, nella migliore delle ipotesi, come un costo importante da sostenere, l’anno scolastico all’estero si è trasformato per le famiglie italiane in un vero investimento educativo e professionale. Le partenze crescono, il passaparola tra famiglie diventa il primo motore della domanda e chi rientra porta a casa competenze linguistiche, autonomia e una sicurezza nell’affrontare il mondo del lavoro difficilmente raggiungibile attraverso un percorso scolastico lineare.
A raccontare questa evoluzione è Vanessa Rota, founder & Ceo di Mlc Education, agenzia specializzata in percorsi di studio e crescita internazionale per studenti italiani: “Negli ultimi anni la consapevolezza delle famiglie italiane su cosa significhi davvero un’esperienza di studio all’estero è cresciuta moltissimo, e l’effetto più grande lo genera il passaparola. Le esperienze di chi torna sono così illuminanti, sotto tutti i punti di vista, che finiscono per contaminare positivamente anche chi è rimasto a casa: vediamo ragazzi rientrare con una marcia in più non solo nelle lingue, ma anche nel coltivare i propri hobby e i propri talenti, qualcosa che le università di stampo anglosassone sanno valorizzare moltissimo, per tutti. È un cambio di paradigma reale: da costo, l’anno all’estero è diventato un investimento per le famiglie, con un ritorno che si vede negli anni successivi”.
Secondo l’Osservatorio Astoi Confindustria Viaggi dedicato al comparto Education, la formula più richiesta dagli studenti italiani resta l’anno scolastico completo all’estero, seguito da semestre e trimestre. In Europa le mete preferite si confermano Irlanda, Regno Unito e Spagna, apprezzate per l’equilibrio tra qualità dell’offerta scolastica e vicinanza culturale; fuori dal continente, gli Stati Uniti restano il riferimento principale, seguiti da Canada, Australia e Nuova Zelanda.
L’impatto dell’esperienza internazionale non si esaurisce con il rientro in Italia. Secondo un’indagine di AlmaLaurea sugli esiti occupazionali dei laureati, a cinque anni dal titolo ha trovato un impiego oltre confine il 18,5% di chi ha vissuto un’esperienza di studio all’estero, contro appena il 3% di chi non l’ha mai fatta. Anche l’Erasmus Impact Study della Commissione Europea, condotto su quasi 80mila tra studenti, laureati e aziende, evidenzia come le imprese associno a queste esperienze competenze trasversali sempre più richieste: autonomia, flessibilità e capacità interculturali.
Non è solo un fenomeno di costume: negli ultimi due anni l’istruzione internazionale è diventata una delle scommesse più convinte dei grandi investitori istituzionali. Nell’ottobre 2024 un consorzio guidato da Eqt, con Neuberger Berman e Canada Pension Plan Investment Board, ha completato l’acquisizione di Nord Anglia Education – la più grande rete al mondo di scuole private internazionali, oltre 80 istituti in più di 30 Paesi – per 14,5 miliardi di dollari: una valutazione più che triplicata rispetto ai 4,3 miliardi del 2017. Anche l’Italia è entrata nella mappa di queste operazioni: nel 2025 lo stesso gruppo Nord Anglia ha acquisito le scuole internazionali di H-Farm, segnando il suo debutto nel mercato italiano.
Percorsi di crescita simili si registrano per altri operatori globali come International Schools Partnership, la cui valutazione è passata da 1,9 a circa 7 miliardi di euro in quattro anni. Un segnale chiaro: i grandi fondi scommettono su una domanda di istruzione internazionale destinata a crescere ancora, esattamente ciò che raccontano ogni giorno le famiglie italiane che scelgono l’anno all’estero per i propri figli.
Sul nodo delle competenze linguistiche interviene Laura Basili, fondatrice di Women at Business, community e piattaforma dedicata al lavoro al femminile: “Soprattutto per le donne, il vero scoglio è spesso la sicurezza con cui ci si propone nel mondo del lavoro. La formazione scolastica è fondamentale, ma arricchirla con esperienze all’estero, corsi, certificazioni e percorsi extracurricolari aiuta a sviluppare autonomia, capacità di adattamento e maggiore consapevolezza del proprio valore. Non significa soltanto rendere il curriculum più completo, ma costruire un profilo capace di distinguersi e cogliere nuove opportunità. Anche strumenti gratuiti come Women Plus possono trasformare questa volontà di crescere in un percorso concreto e continuativo”.
Per le famiglie che non possono, o non se la sentono di sostenere una spesa così importante, Vanessa Rota indica una strada alternativa: già dal primo anno delle scuole superiori è possibile costruire un percorso parallelo che porta al doppio diploma, uno internazionale e uno italiano, accantonando anno dopo anno oppure concentrando nell’ultimo anno un percorso scolastico online. “Non ha lo stesso peso dell’esperienza personale di vivere un anno all’estero, ma sul piano della spendibilità nel mondo del lavoro il doppio diploma arriva ad avere lo stesso valore”, sottolinea Rota.
Cresce così, tra Italia ed estero, una nuova consapevolezza: l’anno scolastico all’estero, nelle sue diverse forme, non è più soltanto un’esperienza di crescita personale, ma un vero e proprio investimento sul futuro professionale dei ragazzi: un trend in cui, ormai, credono anche i grandi capitali internazionali.


















