MANTOVA – Uno sportello bancario su quattro ha chiuso nel Mantovano in poco meno di dieci anni: dai 287 presenti in provincia nel 2017 si è passati agli attuali 219. È uno dei dati emersi al 23° congresso provinciale della Fabi, il sindacato dei bancari, durante il quale la coordinatrice territoriale Noemi Imperi ha tracciato un bilancio delle trasformazioni del credito e chiesto alle istituzioni un “patto sociale” per tutelare occupazione e servizi sul territorio.
«Il settore bancario mantovano ha subito profonde trasformazioni negli ultimi anni», ha osservato Imperi. La riduzione della rete è stata significativa: «In poco meno di dieci anni uno sportello ogni quattro è stato chiuso».
Nonostante le difficoltà del settore, Mantova ha conservato quella che la coordinatrice ha definito una «felice anomalia»: 54 sportelli ogni 100.000 abitanti, contro una media lombarda di 37, anche grazie all’eredità e al radicamento storico del Monte dei Paschi di Siena (ex Banca Agricola Mantovana). Una presenza rilevante in un territorio a forte vocazione produttiva e agricola.
Aggregazioni bancarie, la richiesta di un patto sociale
Guardando alle possibili aggregazioni societarie che potrebbero coinvolgere Mps, Intesa e Bper, Imperi ha ribadito la priorità della tutela dell’occupazione. Le operazioni potrebbero interessare quasi il 60% dei bancari mantovani e il 44% degli sportelli locali. Per la Fabi, eventuali esuberi dovranno essere gestiti esclusivamente su base volontaria, attraverso il Fondo di solidarietà. La coordinatrice ha quindi chiesto alle istituzioni, a partire dal sindaco e dal presidente della Provincia, di sottoscrivere un “patto sociale” a tutela della tenuta dei servizi ai cittadini, del sostegno del credito alle imprese e del valore umano del lavoro. La proposta è stata apprezzata dal leader della Fabi, Lando Maria Sileoni, che ha richiamato l’origine storica della banca e la sua funzione di servizio fondamentale per i cittadini. Nel suo intervento, Sileoni ha delineato il quadro del risiko bancario e delle conseguenze delle operazioni straordinarie, ringraziando i dirigenti per il lavoro svolto sui territori.
«Il confronto continuo con i territori è uno dei valori aggiunti che ci contraddistinguono», ha dichiarato. «Dal dialogo con i dirigenti locali arrivano indicazioni, riflessioni e idee preziose per le scelte che dovremo compiere».
Sileoni ha poi richiamato l’impegno del sindacato nella fase di cambiamento: «Abbiamo davanti cambiamenti profondi, legati anche alle operazioni straordinarie in corso, e la Fabi si farà trovare pronta. Affronteremo insieme le sfide che ci attendono, con l’obiettivo di tutelare fino in fondo tutti i lavoratori che rappresentiamo con orgoglio».
Tecnologia e lavoro, verso una banca più relazionale
Al centro del confronto congressuale anche l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione. La riflessione ha riguardato il rapporto tra l’efficienza degli algoritmi nelle attività ripetitive e il valore dell’empatia, dell’etica e della capacità di comprendere i bisogni delle persone. L’intelligenza artificiale è stata indicata come uno strumento per liberare i bancari dalle mansioni a più basso valore aggiunto e restituire tempo alla consulenza e al rapporto diretto con la clientela. L’obiettivo ribadito dall’assemblea è stato il passaggio da una banca «transazionale» a una banca sempre più «relazionale».
In questo percorso, i risultati economici delle banche dovranno tradursi anche in maggiori retribuzioni, tutela dell’occupazione e salvaguardia della presenza fisica delle filiali sul territorio.
Fabi, 1.270 iscritti nel Mantovano
Durante il dibattito, Imperi ha ricordato che la Fabi si è confermata il primo sindacato del territorio, con 1.270 iscritti attivi, pari a circa il 63% dell’intera popolazione bancaria mantovana, e punte superiori all’80% nelle banche di credito cooperativo. Il radicamento locale ha consentito anche di rinnovare la squadra, con l’ingresso di sei nuovi dirigenti sindacali e due rappresentanti sindacali territoriali.


















