MANTOVA — Quasi 69 milioni di euro in più in un anno per fare rifornimento, con un aggravio medio di 5,7 milioni al mese sulle tasche delle famiglie e sui bilanci delle imprese mantovane. Il caro carburanti presenta un conto pesante anche alla nostra provincia: secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2026 la spesa complessiva per benzina e gasolio nel Mantovano raggiungerà i 406 milioni di euro, contro i 338 milioni del 2025. Un aumento del 20,3%, che significa spendere circa un quinto in più pur consumando la stessa quantità di carburante.
Il tetto ai prezzi introdotto per ottobre da Eni e da altre compagnie petrolifere non basta, dunque, a cancellare il divario con lo scorso anno. Gli sconti temporanei possono alleggerire il costo del rifornimento, ma si inseriscono in un quadro nel quale gli aumenti hanno già inciso profondamente sulla spesa per gli spostamenti e per le attività economiche.
La provincia occupa il 73° posto nella graduatoria nazionale degli aumenti in valore assoluto e il nono fra le dodici province lombarde. Una posizione che va letta tenendo conto delle dimensioni dei territori e dei volumi di carburante consumati: la classifica indica dove si concentra la maggiore spesa aggiuntiva complessiva, non dove il singolo automobilista paga di più alla pompa. Sul piano percentuale, infatti, il rincaro mantovano del 20,3% supera la media lombarda, ferma al 19,5%, ed è sostanzialmente allineato a quella italiana, pari al 20,4%.
Confrontando il dato mantovano le province, a Cremona la maggiore spesa annua è stimata in 88 milioni di euro, con un incremento del 20% e un aggravio medio mensile di 7,3 milioni. A Verona il conto aggiuntivo sale a 256 milioni, pari al 20,8%, mentre a Brescia raggiunge i 374 milioni, con una crescita del 20,9%. Nel Bresciano il rincaro medio mensile è di 31,2 milioni di euro: il quarto più elevato d’Italia dopo Roma, Milano e Napoli.
Allargando lo sguardo alla Lombardia, la maggiore spesa stimata sfiora i due miliardi di euro. Il conto regionale per benzina e gasolio passerebbe dai 10,092 miliardi del 2025 ai 12,059 miliardi del 2026, con un aggravio di 1,967 miliardi e una media mensile di 163,9 milioni. È l’aumento più alto in valore assoluto fra tutte le regioni italiane. Seguono l’Emilia-Romagna, con 111,1 milioni in più al mese, e il Veneto, con 106,1 milioni.
All’interno della regione il peso maggiore ricade su Milano, dove la spesa aggiuntiva annua è stimata in 594 milioni di euro, seguita da Brescia e Bergamo, quest’ultima con 203 milioni. Mantova presenta importi complessivi più contenuti, ma un incremento percentuale superiore a quello milanese, pari al 18,6%, e leggermente più alto anche rispetto al 20% di Bergamo. Il rincaro, quindi, resta significativo anche nei territori che occupano posizioni più basse nella graduatoria degli aumenti assoluti.
Per l’Italia la previsione indica una spesa complessiva di circa 80,6 miliardi di euro nel 2026, rispetto ai 66,9 miliardi del 2025. La differenza è di quasi 13,7 miliardi, equivalente a oltre 1,1 miliardi al mese. Le grandi aree metropolitane guidano la graduatoria provinciale: Roma registra un aggravio medio mensile stimato di 68,5 milioni di euro, Milano di 49,5 milioni e Napoli di 39,6 milioni.
Per le famiglie mantovane la pressione si concentra su una spesa alla quale spesso è difficile rinunciare. Chi utilizza l’auto ogni giorno per andare al lavoro deve continuare a fare rifornimento, anche quando i prezzi aumentano. La Cgia sottolinea soprattutto la condizione dei pendolari che abitano in zone poco servite dal trasporto pubblico, dove trovare un’alternativa all’automobile è più complicato. In questi casi il carburante assorbe una quota maggiore del bilancio familiare, riducendo le risorse disponibili per gli altri acquisti.
Il problema riguarda anche le imprese che impiegano mezzi per trasportare merci, raggiungere i clienti o svolgere il proprio lavoro: tra le categorie più esposte gli autotrasportatori, gli agricoltori, i taxisti e le piccole aziende di servizi. L’aumento del carburante fa crescere i costi di gestione, ma non sempre può essere trasferito sulle tariffe e sui prezzi applicati alla clientela. La conseguenza è una pressione sui margini e sulla liquidità delle attività.
Il calcolo prende come riferimento, per il 2025, prezzi medi di 1,733 euro al litro per la benzina e di 1,653 euro per il gasolio. Per il 2026 vengono invece stimati valori medi annui rispettivamente di 1,950 e 2,050 euro. Sono importi inferiori a quelli rilevati nella settimana dal 21 al 27 settembre, quando il prezzo medio sulla rete stradale in modalità self service era di 2,16 euro al litro per la verde e di 2,35 euro per il diesel. La previsione annuale è costruita ipotizzando che questi ultimi livelli restino costanti nel periodo ottobre-dicembre.
Il gasolio mostra la crescita più marcata. Secondo il rapporto, rispetto al periodo immediatamente precedente allo scoppio del conflitto nel Golfo Persico, il prezzo medio alla pompa è aumentato del 36,6%, contro il 29,1% della benzina. Percentuali che descrivono un confronto diverso da quello tra le spese complessive del 2025 e del 2026, ma che danno la misura della tensione accumulata sui carburanti. La Cgia collega questa dinamica alle difficoltà delle forniture, all’incertezza sulle rotte del greggio e alla volatilità dei mercati energetici.
Di fronte a questo scenario, l’associazione chiede interventi più incisivi per contenere la spesa. Nel rapporto ricorda che dal 19 marzo il governo ha adottato tredici provvedimenti contro il caro carburanti, con riduzioni delle accise costate allo Stato 2,1 miliardi di euro. A questi si aggiungono circa 500 milioni di crediti d’imposta per autotrasportatori, agricoltori e pescatori, portando il valore complessivo degli interventi oltre i 2,6 miliardi. Interventi di minore entità rispetto ai 7,3 miliardi impiegati dal governo Draghi nel 2022 per ridurre le accise durante otto mesi consecutivi. Pur riconoscendo le differenze fra i due scenari economici, Cgia chiede una risposta più ampia e sollecita maggiore flessibilità europea sui vincoli di bilancio. Fra le proposte anche il recupero di risorse attraverso la riduzione di sprechi e inefficienze della spesa pubblica e una razionalizzazione delle agevolazioni fiscali.


















