MANTOVA – Il messaggio di pace di San Francesco ha riempito la Sala dei Cavalli di Palazzo Te. Ha debuttato ieri pomeriggio con il tutto esaurito “San Francesco, una storia di luci e ombre”, la nuova produzione del Centro Teatrale Corniani, realizzata in collaborazione con Le Stanze di Igor nell’ambito della rassegna Animando Mantova 2026.
Una prima nazionale che, nel giorno dedicato al patrono d’Italia e nell’ottavo centenario della sua morte, ha avvicinato bambini e adulti alla storia di Francesco e Chiara. La rappresentazione, patrocinata dal Comune di Mantova, dalla Provincia e dalla Fondazione di Palazzo Te, è stata introdotta da Maurizio Sali e dall’assessore alle politiche giovanili Alessandra Riccadonna.
In scena anche tre attori: Matteo Isalberti, Elisa Gemelli e Maurizio Corniani. Burattini, sagome, ombre e musica dal vivo con Francesco Borghi, hanno accompagnato un racconto nel quale la vicenda dei due protagonisti si è intrecciata con temi che interrogano anche il presente: il rifiuto della violenza, l’accoglienza, il rispetto e la ricerca del dialogo.
La parola e il dialogo contro la violenza
La parola come alternativa alla forza è uno dei punti da cui Maurizio Corniani, direttore artistico del Centro Teatrale, è partito per ideare lo spettacolo. «Francesco è stato un uomo molto audace e coraggioso. È stato un antesignano nel riconoscere l’inutilità delle guerre, una lezione che non abbiamo ancora imparato», aveva spiegato presentando il progetto.
Un insegnamento riassunto nell’invito «Parliamoci, ascoltiamoci»: soltanto attraverso l’ascolto diventa possibile trovare un terreno comune. La scelta di raccontare Francesco ha avuto quindi anche una motivazione sociale e interculturale. Per Corniani, il suo messaggio raggiunge persone di religioni diverse e offre una prospettiva aperta, capace di superare le distanze tra le fedi. Al centro della rappresentazione è rimasto l’incontro tra Francesco e Chiara, due figure capaci di mettere in discussione le convenzioni del proprio tempo. Francesco attraverso una scelta radicale di fede e il legame con ogni forma di vita, espresso nel Cantico delle Creature; Chiara con la difesa della propria libertà e della dignità femminile in una società che lasciava alle donne possibilità molto limitate se non nulle.
Burattini e ombre per parlare alle nuove generazioni
A insidiare il loro percorso è comparsa una figura dissacrante, il diavolo, intenzionato a romperne l’equilibrio. Un richiamo ai conflitti che continuano a ripresentarsi, reso anche dalla croce rossa della scenografia, oscillante al suono dei combattimenti. Il linguaggio dei burattini ha consentito di alternare passaggi poetici e momenti comici, rendendo la storia adatta anche ai più piccoli.
Tra gli episodi raccontati, il lupo di Gubbio ha restituito con particolare chiarezza il senso della rappresentazione: di fronte a un essere considerato una minaccia, Francesco ha scelto di cercare un incontro. Il superamento della paura attraverso il dialogo è diventato così un messaggio rivolto al pubblico di oggi. Anche il cammino disarmato verso il sultano ha riportato al centro il coraggio di tentare la via della parola in mezzo alla guerra.
Dopo il debutto a Palazzo Te, Corniani auspica che anche la Diocesi di Mantova possa interessarsi allo spettacolo per portarlo nelle parrocchie mantovane, e che un analogo interesse possa arrivare dagli enti locali. Un’occasione per far conoscere ad altri bambini e famiglie questa lettura di Francesco e Chiara, affidata alla fantasia del teatro e alla forza ancora attuale del loro messaggio.


















