Dal Risorgimento a oggi: Mantova e l’Arma dei Carabinieri festeggiano 160 anni insieme

MANTOVA – 12 ottobre 1866: Mantova, libera dal dominio asburgico, accolse i Carabinieri. Il primo comando trovò sede a Palazzo Soardi, mentre la città si affacciava alla nuova stagione dell’Italia unita. Cominciò quel giorno un legame destinato ad attraversare generazioni, accompagnando la vita della comunità mantovana tra vicinanza alla popolazione e tutela della legalità.
A centosessant’anni da quell’ingresso, un Teatro Sociale gremito ha ospitato questa mattina la celebrazione, riunendo rappresentanti dell’Arma, sindaci, autorità e cittadini, insieme a duecento studenti. Ad aprire la cerimonia è stato il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Pancrazio Dario Vigliotta, che ha ripercorso le origini di questo lungo legame oggi alimentato dalla presenza di 500 uomini e donne al servizio del territorio mantovano, in 41 comandi di stazione.

Al Sociale autorità e 200 studenti per celebrare il legame con l’Arma

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il prefetto Roberto Bolognesi, i parlamentari locali e i consiglieri regionali, il vicario generale della Diocesi di Mantova monsignor Alberto Formigoni, il presidente della Provincia Carlo Bottani, il sindaco di Mantova Andrea Murari e numerosi sindaci del territorio. Hanno partecipato anche il presidente del Tribunale Gilberto Casari, il procuratore della Repubblica Giulio Tamburini, il questore Guglielmo Toscano, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Antonello Cefalo, il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco Francesco Martino, nonché i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Carabinieri con le sezioni della provincia. Erano presenti anche alcune delle più alte cariche dell’Arma: il generale di corpo d’armata Riccardo Galletta, comandante interregionale Carabinieri “Pastrengo” di Milano, e il generale di divisione Giuseppe De Riggi, comandante della Legione Carabinieri Lombardia. Alla cerimonia ha inoltre preso parte il procuratore militare presso il Tribunale militare di Verona, Luca Sergio. A testimoniare il valore della memoria anche per le nuove generazioni, hanno partecipato ducento studenti dell’Istituto Superiore Strozzi e delle scuole medie Sacchi e Bertazzolo, accompagnati da insegnanti, dirigenti scolastici e dal provveditore agli studi Daniele Zani

Mantova e i Carabinieri nella nuova Italia: il racconto di Bonora e
Della Nebbia

Sul palco sono poi intervenuti il generale di brigata Alessandro Della Nebbia, già direttore del Museo storico dell’Arma dei Carabinieri e capo dell’Ufficio storico del Comando generale, e Claudia Bonora, presidente dell’Istituto Mantovano di Storia Contemporanea. I loro interventi hanno ripercorso una pagina cruciale della storia risorgimentale, tra il tramonto dell’epoca asburgica e l’avvio del nuovo capitolo unitario.
Bonora ha sottolineato il valore simbolico del 1866: «È un anno di profonda cesura: segna la fine del dominio straniero e l’inizio di una fase nuova, intensa e complessa. Mantova era una vera città-fortezza, la cui struttura urbana e sociale era plasmata dai presidi militari: un imponente avamposto difensivo che affrontò la Terza guerra d’indipendenza, uscendo infine vittoriosa».
Sebbene le origini dell’Arma risalgano alla Restaurazione, la sua storia a Mantova si è intrecciata direttamente con la fine del dominio asburgico e l’ingresso della città nel Regno d’Italia. Nell’excursus storico di Della Nebbia sono stati ricordati anche i rigorosi requisiti di accesso dell’epoca: «Nell’Ottocento era richiesto di saper leggere e scrivere e di avere un’altezza minima di 1,72 metri. In un periodo in cui l’analfabetismo era diffuso e la statura media molto più bassa, i Carabinieri contribuirono concretamente alla formazione dell’identità italiana, perfino sotto il profilo linguistico. Erano inoltre tenuti a rispettare rigide norme, mantenendo una condotta irreprensibile nell’abbigliamento, nei comportamenti e nei rapporti sociali».

Una provincia divisa, le prime stazioni e l’ingresso nella città liberata

Come ha ricordato Vigliotta, al termine della Seconda guerra d’indipendenza la provincia mantovana si trovò divisa: 33 Comuni erano già italiani e 34 ancora sotto il controllo austriaco. In quel territorio di confine, teatro di aspri scontri, le prime stazioni dei Carabinieri svolsero un fondamentale ruolo di presidio strategico, controllando i movimenti nemici e infrastrutture essenziali come ponti e linee telegrafiche.
Diversi militari si distinsero nelle fasi della battaglia di Custoza del 1866, sul ponte di Monzambano, e nei combattimenti di Motteggiana. Con la firma del Trattato di Vienna e il definitivo abbandono delle truppe austriache, Mantova accolse poi ufficialmente e in modo permanente l’Arma sul proprio territorio.
Durante la cerimonia sono state proiettate fotografie dal 1866 che ritraevano i carabinieri sia nelle attività quotidiane che durante importanti eventi come in occasione dell’arrivo di re, presidenti della Repubblica e di papa San Giovanni Paolo II. Le immagini sono frutto di ricerche storiche e documentali presso l’Archivio di Stato e la Gazzetta di Mantova. Sono stati anche ricordati il maresciallo Mariano del Re, comandante della Stazione di Asola, che nel 1973 morì in servizio durante i rilievi di un incidente, e il maresciallo Filippo Merlino, comandante della Stazione di Viadana, caduto nella strage di Nassiriya il 12 novembre 2003.
A coronare la rievocazione storica è stata l’esibizione della Fanfara del 3° Reggimento Carabinieri “Lombardia”, che ha conquistato la platea con “La Fedelissima” di Luigi Cirenei, “Le quattro stagioni” di Antonio Vivaldi, “Cavalleria leggera” di Franz von Suppè e “Nessun dorma” di Giacomo Puccini. L’Inno di Mameli ha concluso la celebrazione.